L’epopea dei Marek

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Vento di scirocco. Il Tirreno, compagno placido di romantici tramonti, ha oggi l’aspetto spaventoso di una montagna, liquida e violenta come a volte sa essere la vita. Onde di tre metri. 

Poseidone, re dei mari, ha trascinato via con sé una statua in suo onore, schiantata via dalla mareggiata. Ostia sembra un vulcano di pioggia, un magma di flutti, di granelli di sabbia che, come lapilli, arrivano sulle teste e sulle strade, trasportati dal mare e dal vento.

Alla prima tregua, quando il vento scende e le onde paiono ritirarsi, qualcuno conta i danni. Eppure sul pontile c’è chi sembra immune dal pianto e dalla paura. 

La spiaggia ha inghiottito il selciato. “Il clima è impazzito! Dove finiremo?” Lui no, non se ne cura. Si inginocchia a guardare i granelli. Li soppesa. Ne valuta la consistenza.

Si chiama Marek, quell’uomo. Nomen omen. Lo vedono spesso da queste parti, però lui viene da lontano: la Slovacchia, paese senza bagnasciuga.

Anche in Slovacchia fra poco è Natale e tutta quella sabbia servirà per il presepe. Un bel presepe con le case a punta e tanti abeti sui monti, proprio come quelli della terra in cui è nato.

Si mette al lavoro Marek, per rendere poesia un disastro, per fare arte di un mucchio di granelli, ormai lontani dal loro elemento. 

E’ un gesto inutile e sublime, per un’opera che forse durerà un giorno, forse un’ora, forse un niente. Impalpabile e meravigliosa come è la vita. Eternamente effimera. Un Mandala monocromo, fugace e indispensabile.

Lo disse anche Papa Bergoglio, un anno fa, davanti al presepe di sabbia che ornava San Pietro: “La sabbia, materiale povero, richiama la semplicità, la piccolezza, la fragilità”. 

Marek è un uomo povero, un uomo semplice, un uomo fragile. Proprio come noi. E come Ostia, che oggi il mare ha graziato. 

Domani è un altro giorno e ritornerà il sole.

[Le foto sono state scattate da Gianluca Poscente e Sabrina Livieri]

25-11-2019 | © Riproduzione riservata

1 Comment

  1. … l’Arte che vive ovunque, cammina sui nostri piedi e si serve delle nostre stesse mani.
    L’Arte che non è roba dei ricchi nè dei poveri, rende prezioso ciò che tocca, e trasforma in semplice ciò che è complesso.
    La vedo, la mano di questo scultore, mentre lavora la sabbia, proprio come fanno i bambini al mare: che bel regalo aver ricevuto, oggi, questa bella notizia, un tocco di delicata dolcezza.

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