I nuovi guardiani del Galaxy a Primavalle

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A Roma si parla spesso di come avviare un processo di recupero architettonico delle tante aree dismesse e inutilizzate all’interno delle ex caserme militari presenti in città. Non sappiamo se tutta la comunità potrà mai davvero beneficiare direttamente di quelle aree. Di sicuro, però, nel frattempo, il tessuto urbano deve anche fare i conti con la perdita quasi incontrollata di migliaia di metri quadri fino a poco tempo fa destinati al circuito delle sale cinematografiche, sempre più esiguo.

Nella sola capitale, dalla fine degli anni Novanta, si contano quasi una cinquantina di cinema in meno e la recente chiusura dell’Uci Cinema Marconi, dimostra che la tendenza purtroppo riguarda da vicino anche le più moderne e attrezzate multisala.
Dopo la pausa estiva, oltre al Fiamma di Via Bissolati non ha più riaperto nemmeno il Galaxy a Primavalle, storico polo di attrazione del quartiere e uno dei pochissimi rimasti ancora in vita nell’intero quadrante tra Monte Mario, Balduina e Torrevecchia e Trionfale. Aquanto pare, i proprietari del locale hanno avviato le trattative per affittare tutto lo spazio a un nuovo supermercato.

Consci della perdita che questo cambio di destinazione d’uso potrebbe costituire per la comunità, molti cittadini si sono subito riuniti nel Comitato per la riapertura del Cinema Galaxy.

Lo scorso venerdì 17 novembre una lunga serie di iniziative contro la chiusura della sala di via Pietro Maffi sono culminate nel convegno Un futuro senza cinema, ospitato dalla biblioteca Basaglia.  I numerosi ospiti, tra cui spiccavano il regista Mario Balsamo, lo storico Ugo Caruso, Ugo Baistrocchi e alcuni rappresentanti dei Ragazzi del Cinema America hanno dato vita ad un incontro che ci ha permesso di capire meglio non solo cosa può realmente accadere ora al Galaxy, ma quali scenari attendono noi semplici spettatori.

Chiaramente saremo sempre in prima fila per cercare di scongiurare la chiusura di qualsiasi luogo di aggregazione culturale. Va ammesso però che il mercato con cui si devono confrontare gli esercenti sembra davvero sottostare a tempi e regole sempre più spietati. Il fatto che un film atteso e promosso capillarmente come Blade Runner 2049 sia quasi scomparso dalle sale dopo nemmeno un mese di programmazione conferma come i ritmi e le scadenze delle proiezioni siano quasi troppo vorticosi per i ritmi spesso sonnolenti degli spettatori.

Negli atenei, tra i più giovani, tengono le iscrizioni al Dams e tutte le facoltà legate al mondo del cinema. Al botteghino però gli incassi crollano sempre più miseramente.
Proprio l’esperienza del Cinema America comunque ha dimostrato che quando l’offerta è strutturata e ha un filo logico divulgativo e coerente possano avere un’attrattiva sorprendente anche le proiezioni di film in seconda e terza visione.
Alcune esperienze all’estero hanno dimostrato che andando incontro al cliente con l’introduzione di abbonamenti annuali o l’apertura di sale on demand che proiettano pellicole scelte dagli stessi spettatori si possono promuovere nuovi stimoli e formule commerciali flessibili, ma remunerative.

È chiaro che in un periodo di crisi, almeno in Italia, l’intervento che risulta sempre più necessario è sempre quello dello Stato. Con la legge 220 del 2016 sono stati stanziati oltre 120 milioni di euro per la ristrutturazione e il recupero di nuove sale cinematografiche in cinque anni. Nessun finanziamento risulta ancora assegnato, e stando a quanto emerso dal convegno della scorsa settimana pare che non siano stati nemmeno ancora diffusi i moduli per la partecipazione ai bandi.
Ci auguriamo che parte dei fondi arrivi presto ad un investitore che risollevi le sorti del Galaxy  o proponga un’alternativa ai suoi tanti spettatori rimasti orfani.

[La foto, intitolata Cinema Roma, è di Rsb Cinemas ed è stata diffusa su Flickr il 18 giugno 2012 con licenza creative commons]

23-11-2017 | © Riproduzione riservata

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