E noi aspettiamo i cassonetti rossi

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Non di soli frigoriferi, mobili, sedie e altri rifiuti ingombranti. L’Ama, infatti, ha sospeso da un anno un altro importante servizio, la raccolta degli indumenti usati, quello dei famosi cassonetti gialli. Che però dovrebbero tornare, stavolta rossi, da inizio 2017.

Una raccolta non da poco, quella degli indumenti: secondo la stessa municipalizzata, nel 2011 erano state accumulate, e quindi sottratte alla discarica e avviate al riciclaggio, oltre 6.000 tonnellate di abiti. Nel 2015, secondo l’Antitrust, le tonnellate erano circa 10.000. Il ricorso al riciclaggio è una lunga tradizione per l’industria tessile italiana (pensate alla cosiddetta economia degli stracci a Prato). Ma nel 2015, a livello nazionale, solo il 12% dei tessuti gettati è stato recuperato.

Insomma, se si calcola che ogni anno l’industria italiana produce in media 25.000 tonnellate di tessili, si arriva alla conclusione che la Capitale, da sola, potrebbe recuperarne dai cassonetti quasi la metà, o anche di più. Ma perchè, a fine 2015, l’Ama ha sospeso un servizio così utile? A causa di un mezzo raggiro combinato dai due consorzi affidatari, sanzionati dall’Antitrust, insieme all’Ama, per pratiche commerciali scorrette.

Sui cassonetti gialli infatti erano stati apposti adesivi con scritte come “i materiali in buono stato saranno recuperati come indumenti”, “aiutaci ad aiutare” “grazie per il vostro aiuto”, lasciando pensare a una destinazione umanitaria della raccolta. Ma non era così. Come ha accertato poi l’autorità garante della concorrenza, gran parte degli abiti finivano altrove: il 60%, infatti, ripuliti, diventavano indumenti usati da rivendere. Il 35% invece venivano rifilati e utilizzati per produrre pezze. (Incidentalmente, uno dei due consorzi è finito nel mirino della Procura di Roma per l’inchiesta Mafia Capitale, e il suo presidente è stato condannato nei mesi scorsi per turbativa d’asta in relazione a un’altra vicenda).

Ma quando riprenderà il servizio? Nel marzo scorso l’Ama aveva annunciato un rilancio entro l’estate, con il posizionamento di 1.800 contenitori, per la raccolta differenziata di abiti e scarpe. Ora una fonte dell’azienda dice che bisognerà aspettare l’inizio del 2017, forse già gennaio, perché le varie gare non sono terminate. Quella per l’acquisto dei cassonetti (rossi) si è fatta, quelle per la raccolta e per la vendita sono invece in corso. L’idea infatti è che l’Ama stavolta guadagni qualcosa dalla vendita degli indumenti, al contrario di quanto avveniva di fatto in passato, come ha accertato l’Antitrust. Ma intanto ci sarà da ammortizzare l’acquisto dei cassonetti (a marzo era prevista una spesa fino a quasi 1,5 milioni di euro).

Nel frattempo? Nel frattempo, ma anche dopo, personalmente consiglierei di non gettare affatto i vestiti che non si indossano più, ma di donarli, se sono in buone condizioni e puliti, alle parrocchie o agli enti di volontariato per farli avere a persone che ne hanno bisogno (Certo, quante volte abbiamo sentito girare storie su indumenti per i poveri che poi finiscono a Porta Portese? Ma bisognerà pur fidarsi ogni tanto). Oppure, si possono scambiare con amici e amiche, per sé o per i figli. È un buon modo di riusare ed evitare acquisti spesso costosi.

(La foto, pubblicata in Creative Commons, è di James Tsal, si intitola Second-hand Clothing Fundraiser 1 ed è stata scattata nel 2014)

03-11-2016 | © Riproduzione riservata

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