A Roma serve la micromobilità
Col nuovo regolamento sui monopattini è passata finalmente l’idea che non si tratta solo di un mezzo per turisti, ma di una risorsa per la mobilità.
Quella che è stata presentata come un’ulteriore “stretta” sui monopattini a Roma, è anche un’operazione che ha degli elementi importanti per la mobilità pubblica.
È vero che si riduce a 9.000 il numero dei mezzi circolanti (3.000 per ogni operatore: Bird, Dott e Lime), ma è aumentata l’area di diffusione (anche lungo le direttrici delle metropolitane e delle ferrovie locali) e la distribuzione prevede ora un limite massimo nelle zone centrali di Roma e uno minimo in periferia.
In più, per gli abbonati Metrebus è prevista la possibilità di utilizzo gratuito a tempo. Per esempio, Bird e Lime offrono pacchetti gratis da 80 corse al mese, o 15 corse a settimana, per 30 minuti.
Insomma, è passata finalmente l’idea che non si tratta solo di un mezzo per turisti, ma di una risorsa per la mobilità. Anche se i prezzi orari per gli utenti restano comunque abbastanza alti, perché comunque gli operatori sono privati e cercano prima di tutto, comprensibilmente, il profitto. Il Comune dovrebbe investire più soldi nella mobilità, e magari gestire certi servizi strategici in prima persona, ma questo è un discorso più generale.
La micromobilità elettrica (in cui rientrano oltre ai monopattini le bici elettriche, gli hoverboard, i monowheel e i Segway), del resto, offre numerosi vantaggi alle città, e quindi anche alla Capitale. Consente ai singoli viaggiatori di spostarsi rapidamente senza dipendere dal trasporto pubblico o affrontare il traffico e i problemi di parcheggio delle auto. Dal punto di vista ecologico, contribuisce alla transizione verso un sistema più sostenibile grazie alle zero emissioni, se alimentata da fonti rinnovabili, e in ogni caso riduce l’inquinamento in città. Inoltre, i mezzi sono leggeri, consumano meno energia rispetto ai veicoli elettrici tradizionali, e sono anche di piccole dimensioni, riducendo la congestione del traffico e l’occupazione di spazio stradale. E poi favoriscono la multimodalità, perché possono essere combinati con altri mezzi di trasporto pubblico, facilitando il cosiddetto “ultimo miglio”. Infine, richiedono infrastrutture di ricarica semplici e poco costose.
Certo, rimane la percezione che i monopattini “danno fastidio” (anche le bici a flusso libero) perché li troviamo in giro, sui marciapiedi, spesso buttati a terra. Non a caso a Parigi – città dove però l’uso della bicicletta è oggi incredibilmente diffuso e incentivato – un referendum ha abolito il servizio delle “trottinette” (mentre sono autorizzati i mezzi di proprietà privata).
Sembriamo aver dimenticato quanti fastidi possano provocare le auto e soprattutto chi le guida male e le parcheggia peggio. Oppure ci aspettiamo da chi usa i monopattini e le bici elettriche un comportamento più rispettoso. Resta però anche il fatto che questi mezzi sono oggetto di un vandalismo senza precedenti. Tanti passanti sembrano provare gioia nel buttarle a terra. Ma ovviamente conta anche la progressiva “rieducazione” degli utenti. Per questo nel nuovo regolamento scattato dal primo settembre sono previste aree no parking e aree invece destinate al rilascio dei veicoli, oltre all’obbligo di fotografare il monopattino a fine noleggio.
(La foto è stata diffusa gratuitamente da Freepik)