La cartolina / 29

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Per essere certi che il riflesso vero del lampione si rifletta davvero nella vetrina illuminata a prescindere, non c’è che andare sul posto.
Da lì, appresa la verità, la si potrebbe comunicare con una cartolina.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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Capita, a volte, di separarsi.
Ciascuno cercando di raggiungere un sopra.
Rimane in qualche caso il ricordo del sotto da cui siamo partiti.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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Sarà che siamo abituati al contrario.
Rimane il fatto che stupisce, d’istinto, l’idea di una religione che ci guardi dal basso.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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Difficile trovare, per la raggiera di pancali, una motivazione pratica.
Dunque si fa strada l’ipotesi che stiano lì, davvero, a imitazione del sole.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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Sarà che la bellezza è contagiosa.
Sarà che il ferro un po’ ci piace, come dimostra il gazometro.
Così non è escluso che l’imbragatura, che sta alle colonne come l’apparecchio ai denti, piano piano venga voglia di tenercela.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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Possibile che a spostarlo nel museo giusto, con la luce giusta, il quadro salirebbe di molti gradini.
Possibile che il segno lasciato dalla sua rimozione, nella folla delle vernici intorno, paia esso stesso bellezza.
Valla a capire, l’arte.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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C’è stato un tempo in cui i piccioni frequentavano in esclusiva le piazze del centro.
Ora stanno in ogni quartiere, periferie comprese.
Anche questo, a pensarci bene, li rende romani.
Timorosi, qualche volta, di scendere ancora.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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È Roma anche lo specchio, il bianco, la scala a tortiglione.
L’immagine riflessa, soprattutto, lo svela.
Scombinata come dentro un Picasso, magari per lo sfizio di adattarsi al nuovo.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

 

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C’è qualcosa di circolare nel discorso della città, che ogni volta sembra finito, e invece ricomincia.
Si tratta, in effetti, di capire se e quanto ce ne importa.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

 

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Una pozzanghera, dopo la pioggia, si può trovare in qualunque città.
Quasi mai però è possibile vederci dentro i sampietrini che ricamano il cielo.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

 

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La piccola scala domestica è affacciata sulla grande scala di città.
Come volesse, a modo suo, farsene prosecuzione. 
Il confronto con i migliori è a volte fonte di ispirazione e sogno.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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Alla fine, soprattutto, siamo questo.
Clamorosa e in parte casuale bellezza poggiata sulle rovine del tempo.
Oltre che, a conti fatti, una squadra.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

 

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Appare croce, con tutto il rispetto, anche l’antenna.
Immagine riflessa di un credo abituato alla mondovisione.
In mezzo il pino, comunque la si pensi sul mondo e ogni altrove, è di sicuro simbolo di Roma.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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“Questa città è una giungla”, qualche volta, può anche essere un complimento.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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Non si può essere tutti re, o regine.
Anche di pedoni è fatta una città.
Come i “dissuasori”, lì a impedire che qualcuno in macchina si sfranga per le scale.
Ci vuole spirito di squadra, e occhi aperti.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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Qualche volta proprio il fiume, da cui nasce questa città che chiamiamo eterna, sembra parlare di pace, e di lentezza.
Dev’essere che se uno è eterno non c’è tanto bisogno di avere fretta.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

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Non è nota la destinazione del cammino.
Quello della fede, con ogni evidenza, è già intrapreso.
Tra le ipotesi figura una panchina che basti per tutte.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

 

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Roma è primatista mondiale di scritte in latino.
E piena di graffiti come mille altre città.
È quasi sempre difficile capire le une e gli altri.
Vantiamo dunque, quasi senza rivali, un’ignoranza che spazia tra i millenni.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

 

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A pensarci bene, una delle cose migliori che si possono fare in una città, una delle più alte, forse è proprio giocare.

Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro

 

 

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Non ha rivali, Maria, in termini di culto cittadino.
Forse perché madre, come la lupa per i gemelli.
Basta farsi un giro.
Quasi ovunque la vediamo assistere muta ai nostri quotidiani sforzi.

(Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro)

 

 

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Le curve di design della spider. Il graffito. I manifesti strappati che fanno pensare a Mimmo Rotella. La scritta in alto, perfino.
“Arte” è una parola che può voler dire tante cose diverse. Come “città”.

(Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro)

 

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Giungla, presepe, ghetto, ferro, piuma.
La città è quasi sempre un misto tra quello che ne facciamo e quello che ci sembra di vederci.

(Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro)

 

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Abbiamo gabbiani. E poi piccioni, cornacchie, storni, pappagalletti verdi, rondini quando è stagione.
Non c’è traccia di colombe della pace, che invece servirebbero come il pane.

(Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro)

 

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Lento ma inarrivabile, il tram è grande esperto della città.
A volte si ha perfino l’impressione che riconosca i posti.

(Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro)

 

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A piedi, o in bicicletta, si può vedere cosa succede un po’ più in là: se i due percorsi si incontrano, e come; se questo pezzo di Roma, che sembra ovunque, è veramente Roma.
A sinistra, oltre la vegetazione, dovrebbe esserci un fiume.
Se a prescindere dal colore ci parrà biondo, allora sì.

(Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro)

 

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A chi cammina in città tanto per farlo, il percorso può sembrare poetico, di suo.
Accade a volte di ricevere un bonus, come il goccetto regalato dall’oste a fine pasto.

(Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro)

 

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Ciascuno fa i conti con le proprie inclinazioni.
Il colonnotto storto e il cartello sul ponteggio ce lo ricordano.
Quasi simmetrici, e almeno in apparenza, meno soli.

(Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro)

 

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Roma è anche il luogo che persone nate altrove hanno contribuito a far diventare ciò che è.
Ad alcuni di loro – un patriota piemontese, un calciatore armeno – la città tributa forme diverse di riconoscenza.
Ci si può leggere, sottinteso, un elogio del movimento.

(Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro)

 

§

I sampietrini in primo piano, il travertino del parapetto, l’andatura mossa di chi è adagiato sui colli.
Tre indizi fanno una prova.
Se una città ha il suo stile, uno spiraglio a volte basta e avanza.

(Foto di Fabio Bedini, testo di Alessandro Mauro)

 

12-08-2022 | © Riproduzione riservata

36 Comments

  1. Ecco fatto: ti bastano quattro parole e sono tremila anni di storie… Non scriverò mai come te Alessandro Mauro.

    • Un intimo rapporto tra parole e immagini che parlano di una romanità tanto vera quanto poco visibile a chi, assorbito dalla quotidianità, ha perso la consapevolezza dell’unicità della città che li accoglie. Fabio e Alessandro ci regalano delle composizioni romantiche della nostra città tramite un raffinato estetismo.

  2. grazie di illuminare, con immagine e parole, la faccia accogliente di questa città dalle mille anime; Roma, così, la vedi proprio capace di riconoscerle e amarle tutte

  3. Povero colonnotto. Penso già a quando il 110% sarà alle spalle e smonteranno il ponteggio…Se riuscirò a individuare la via e la gradinata magari andrò a trovarlo io, che di storto ho tutto.

  4. Ecco, passeggiare qui la mattina del venerdì è già poesia. Ma Garbatella oggi ha deciso di esagerare e regala senso alla giornata…Perfino l’oste che offre il goccetto a fine pasto. Siete speciali FABIO BEDINI e ALESSANDRO MAURO

  5. Il tram di sicuro riconosce i luoghi molto meglio di me e me li racconta ogni volta. E questa cartolina parla quasi con la sua voce. Bravi sempre, Fabio Bedini e Alessandro Mauro.

  6. Il tram di sicuro riconosce i luoghi molto meglio di me e me li racconta ogni volta. E questa cartolina parla quasi con la sua voce.

  7. Difficile descrivere a parole la (grande) bellezza di queste cartoline, distillati di poesia urbana pieni di grazie e ironia. Meriterebbero, perché tutti possano goderne, l’affissione nei luoghi immortalati. Ci pensate voi o devo farlo io?

  8. Umana, come il tocco di una mano. Ferro o piuma. Roma, ti riconosco. Che bello questo appuntamento del venerdì.

  9. La bellezza più viva è quella involontaria, che incanta per davvero. Mi sa che hai ragione, Cartolina 9

  10. Senza intenzioni sacrileghe, né di sarcasmo di bassa lega: siete imbattibili pure voi come coppia. Questa foto più commento, di una tenerezza e di una umanità…Daje. Bravi

  11. Giocare, da sempre mia vocazione istintiva, da oggi acquista un valore in più: scopro che guardare a fondo e riflettere bene conduce alla mia stessa visione delle cose. Grazie, Fabio Bedini e Alessandro Mauro.

  12. Esatto, anche io cittadina ignorante. Però curiosa: chissà se i graffiti rispondono alla epigrafe in latino? Daje, mi piace immaginarlo. E mi piacciono sempre più queste cartoline da Roma. Daje al quadrato Fabio Bedini e Alessandro Mauro.

  13. Chi l’avrà individuata per primo, questa provvidenziale panchina, voi o loro? Bravi, un lungo cammino merita sempre un conforto.

  14. Il respiro infinito di pezzetti quotidiani di realtà. C’è da essere bravi come voi , Fabio Bedini e Alessandro Mauro per farne vibrare tutta la vastità.

  15. Da pedona atterrita, applaudo a contenuti e immagine. La pedona nota che un mancorrente e, ancor di più, una spazzatina al fogliolame che in caso di pioggia pare parecchio di aiuto a sfragnersi nella discesa. Spirito di squadra da perfezionare:)

  16. Da pedona atterrita, applaudo a contenuti e immagine. Sempre da pedona noto che un mancorrente e, ancor di più, una spazzatina al fogliolame aiuterebbe anche la mia categoria a non sfragnersi nella discesa. Spirito di squadra da perfezionare:)

  17. accidenti se lo è un complimento, quando perfino in Amazzonia ogni minuto scompaiono aree di foresta. Bella bella questa cartolina di Fabio Bedini e Alessandro Mauro, ritratto di un habitat ribelle che torna a crescere e infittirsi malgrado tutto.

  18. Eh già, come se amplificare il segnale potenziasse il senso. Magari, invece, basta mostrarsi per quel che si è. Come il pino. Che pure ha inventato un modo tutto suo per salire in alto. Come i punti di vista su questa città. Grazie Fabio Bedini e Alessandro Mauro

  19. La squadra che redime dai disastri ci sta tutta nella settimana di Coppa. Daje Fabio Bedini e Alessandro Mauro, casuale o meno la bellezza esalta. Intanto esultiamo, poi si vedrà.

  20. Perciò mi piacciono le vostre cartoline, Fabio Bedini e Alessandro Mauro: ispirano a guardare con occhi affettuosi e fiabeschi.

  21. E chissà mai cosa ci vedreste in una pozzanghera di Benares, di Maputo o Santarém? Fabio Bedini e Alessandro Mauro, voi vedete cose buone e speciali che restano trasparenti al mondo. Grazie

  22. Qualche volta pare che sia la città a suggerirci cos’è che proviamo davvero e a concludere le scritte. O, magari, voi due, Fabio Bedini e Alessandro Mauro

  23. Favoloso bianco e nero di frammenti in improbabile dialogo tra loro e con la città che crediamo di conoscere. Grande ritratto Fabio Bedini e Alessandro Mauro di scenari straniati e imprevedibili.

  24. Per la prima volta dissento: l’unico piccione timoroso l’avete beccato voi, Fabio Bedini e Alessandro Mauro. Del romano secondo me il piccione ha “la tigna” e “la strafottenza”, caratteristiche che, vivendo Roma con amore, mi vanto moltissimo pure io di rappresentare.

  25. E chi la vuole capire, l’arte? Basta trovarsela davanti, viva, museo a cielo aperto. Come la faccia di Roma che ci mostrate voi, Fabio Bedini e Alessandro Mauro.

  26. Uh è vero. Un’idea di vulnerabilità che le rende più sexy e meno “colonne”. A me, chissà perché, evoca il film Crash, di Cronenberg, e la soddisfazione “metallica” dei propri desideri. Ma questo solo perché sono tocca.

  27. Uh che suggestione, con quei raggi di sguincio nella foto. Una specie di Dolmen dei giorni nostri? Cattedrale megalitica per Millennial. Lo penso anche io Fabio Bedini e Alessandro Mauro: al fondo ci sono sempre le stesse cose.

  28. Questa mi commuove. Quasi mi insegnasse a tornare piccola. E giusto imboccando la strada di Roma che amo di più. Grazie.

  29. la prima scena di una storia, questa. Ci lasciate con la voglia che il racconto prosegua: cioè, come fate sempre Fabio Bedini e Alessandro Mauro

  30. Persa nell’ illusionismo dell’immagine, mi incanta perfino la luce del lampione. Sicuro che a Roma sia ancora così intensi? Dove, cioè, non devono reggere il confronto con il Palazzo della Luce.

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