Diario urbano (e inurbano)

di

6 – C’è grossa crisi

Mi ero appena ripreso dal trauma, che zac, nel bel mezzo di questa torrida estate, mi capita fra capo e collo un’altra notizia terribile. Una cosa proprio brutta, capace di abbattere un toro. Sì lo so della guerra in Ucraina. Sì ok che c’è la crisi di governo. E poi Taiwan, il Kosovo, le bollette alle stelle…

No ma dico, uno non fa in tempo a riprendersi per Totti e Ilary, che sbrang, come un fulmine a ciel sereno, non mi ti si separano pure Claudio Amendola e Francesca Neri? No, ma io dico, ma pure il papà dei Cesaroni?! Nun ce volevo crede!

Che poi, a pensacce bene, c’avrebbero pure un ‘età… Bella gnoccolona lei, bello gnoccolone lui, per carità… ma vanno tutt’e due per i sessanta. Dico ma dico fermete proprio! Vabbè che vabbè, ma chi ve s’aripija mo? Totti e Ilary c’hanno quasi vent’anni de meno. E dai su, fate pace, almeno voi!

È una roba così sconvolgente, che il grande capo Estiqaatsi ha dovuto interrompere le vacanze e tornare di corsa in città, per tentare di mettere una buona parola e risollevare la situazione. Ma nemmeno ha fatto in temo a provarci, che subito escono voci di divorzio pure fra Icardi e Wanda Nara. Ecco, nun c’abbastava la crisi economica e quella internazionale! C’abbiamo pure la crisi delle coppie famose.

Però per fortuna, fra tanti disastri e tante coppie che scoppiano, ce n’è forse qualcuna che si mette finalmente insieme. Che poi io lo dicevo da subito di quei due… e invece pareva che niente, che erano troppo diversi… e poi che non si mescola il lavoro e i sentimenti e perciò mai fra colleghi… E invece…

Fatto sta che Papa Francesco ha detto che mi sa che adesso si dimette pure lui. E io già me lo vedo che litiga con Ratzinger a Castel Gandolfo su cosa vedere la sera in tv. Bergoglio che protesta per la minestrina, perché lui vorrebbe il manzo argentino e il dulce de leche. E Ratzinger con la cuffietta in testa, quel bel camauro che a lui gli piace ancora tanto, che tira tardi la notte per preparare una nuova enciclica, mentre Jorge lo rimprovera.

“Ma che te li rovini a fare gli occhi a stare sveglio a scrivere fino a quest’ora, che tanto stiamo in pensione e non ce le pubblicano più le encicliche? E poi dai su, ma basta con questa piuma d’oca! Ma perché non usi mai il computer che ti ho regalato io?”

Me li immagino così: una casa Vianello in riva al lago. Una Villa Arzilla, centro esclusivo per ex Papi, pieno di suorine premurose, un po’ monastero, un po’ Amici Miei atto terzo, in attesa che rilevi la società il Sassaroli, portando finalmente un po’ di vitalità e un bel po’ di strappone al seguito.

Me li immagino così. Ma intanto Papa Francesco mica s’è dimesso davvero. E Claudio e Francesca mi sa che si separano. Proprio come Totti e Ilary. E in Kosovo fanno la guerra per le targhe delle macchine. E io a settembre non so proprio per chi votare. E fa un caldo da fare schifo.

Che estate di melma!

 

5 – Il senzatetto

Pare che a molti turisti non piace più il Colosseo. Lo hanno messo nero su bianco, eh! Hai presente quei siti specializzati dove fare commenti sui posti dove vai? Quelli dove puoi mettere le stellette, oppure dare un voto. Una roba tipo Quattro Ristoranti, ma senza Alessandro Borghese. Ecco, lo hanno scritto lì, su quei siti lì.

“Era tutto rotto! Ma non si occupano delle infrastrutture in Italia?” ha sentenziato uno. E, in effetti, come dargli torto? “Ha bisogno di una bella riverniciata e vanno rimessi a posto pure i sedili che sono scomodi e di pietra” ha commentato un altro. Già. Ma che figura ci facciamo? Con tutte le offerte di Poltrone e Sofà, ancora nessuno ci ha pensato a metterci dei bei divanetti? Uno invece dice che: “C’ero già stato trent’anni fa, ma non l’hanno ancora finito” Si sa come vanno certe cose in Italia, no? Probabilmente sono finiti i fondi. Oppure la ditta che ha preso l’appalto, ha avuto un po’ di problemi col bonus 110%.

A proposito di bonus 110%, ma il tetto? Ma non lo vogliamo proprio finire il tetto? “Non ha nemmeno il tetto né le porte e c’è una corrente terribile. Gli lascio solo mezza stella!” Poi uno dice gli sprechi di energia! Con quello che adesso costa riscaldare gli ambienti! Alla faccia della bioarchitettura e della transizione ecologica! “Quando sono andato lì non c’era nemmeno uno spettacolo dei gladiatori!” ha poi concluso un altro.

Insomma, hanno ragione i turisti. È solo un povero vecchio disgraziato senzatetto il nostro Colosseo! Pure Russel Crowe non ci lavora più da vent’anni. Lui ha capito l’antifona, si è licenziato e se n’è tornato a casa sua. Mentre i suoi colleghi rimasti, quelli vestiti da centurioni, ormai si limitano solo a farsi qualche foto. Sì, lo so che è tutta colpa degli animalisti! Maledetti! Quelli ormai non ti fanno fare più niente! Protestano ogni volta che ci massacri qualche elefante, lì al Colosseo, qualche leone, o qualche bel gruppo di cristiani!

E comunque, animalisti o no, insomma, alla fin fine, ma sto Colosseo ce serve o nun ce serve? Perché si ce serve, io lo voglio vivere e ce vojo pure andà a abità, signori. Ma si nun ce serve – e Io dico che nun ce serve – levamolo, sotteramolo! Al posto del monumento un grande parcheggio d’asfalto, a tre piani: come Los Angeles! Risultato, due punti virgolette: traffico azzerato, inquinamento disintegrato.

E già che ci siamo asfaltiamo pure il Tevere. Approfittiamone adesso che c’è la secca e che c’abbiamo i fondi del PNRR. Perché pure sto fiume, ma ce serve o nun ce serve? Io dico che nun ce serve! E visto che abbiamo fatto trenta, facciamo anche trentuno.

E allora a sto punto Roma, no perché dico proprio tutta Roma, co’ tutta la monnezza, co’ tutti i cinghiali, e poi san Pietro, er traffico, la festa de’ Noantri, Dybala, Lotito, lo stadio vecchio e quello nuovo, la metro rotta, i bus flambé, Fontana de’ Trevi, Torbella, Torpigna, Torrino, Torquato – che è n’amico mio de Centocelle – ma davero ce serve, oppure nun ce serve? E se forse nun ce servisse più?

 

4 – Inceneriti dall’inceneritore

Oh manco hanno ancora deciso dove lo faranno e già ne ha combinati di danni st’inceneritore. T’è spuntato dal nulla così, che Gualteiri aveva detto che no, ma me possimo cecamme, ma quale inceneritore? Ma non lo farò mai! Ma giurin giuretta. Poi, vinte le elezioni, eccotelo tiè che lo fa, che tanto un po’ cecato Gualtieri c’è già di suo e cambia poco se lo fa, me possino cecamme.

Poi scoppiano mille incendi a Roma, ed ecco che gli assessori, tutti preoccupati, dicono ai giornali: “Lo sappiamo noi chi è stato! Sono stati i mafiosi! Sì sì! Brutti zozzi! È stato il clan dei rifiuti, quelli che non vogliono l’inceneritore a Roma!” Ah sì? Ma che c’entra il clan dei rifiuti? Ma perché chi non vuole l’inceneritore a Pomezia, manda a fuoco gli sfasci di Centocelle? Ma non sta lontana Centocelle da Pomezia? Boh. Però, oh, se lo dicono loro…

E se pensì che è finita lì, te sbaji proprio, perché quando arriva Draghi in Parlamento te se ritrova l’inceneritore pure là dentro. Che uno dice: sì ma mo che c’entra l’inceneritore co’ Montecitorio e co’ Palazzo Chigi? Ma è che, finché lui non sa dove deve piazzarsi, finché non decidono la zona, st’inceneritore nun c’ha casa e allora gira dappertutto, che nun lo fermi proprio. Peggio de Zelensky ai tempi d’oro, ai primi mesi della guerra, che te lo ritrovavi pure al festival di Cannes e alle previsioni del tempo.

L’inceneritore è uguale, che magari c’avrà il papà ucraino pure lui, vallo a sapè. Magari l’hanno progettato a Chernobyl. E se c’è la crisi di governo te se ficca in mezzo pure lì, che poi così a Conte gli girano parecchio e gli girano a Draghi e pure a Mattarella. E lui ci gode a falli stranì. E li incenerisce. E insomma cade il governo per colpa sua. Dell’inceneritore dico.

Ma secondo me, porello, nun è cattivo. È che si sente solo. Che a lui de fa arrabbià Conte e Draghi, un po’ je dispiace pure. È solo un modo pe’ fasse notà. Che poi così quarcheduno se intenerisce. E gli trova casa. Se non altro pe’ tojeselo dai cojoni. Che me sa che porta pure un po’ sfiga. Mejo tenesselo bono. O forse pure quella è tutta na manfrina?

Aò, comunque sia, ma chiamalo scemo st’inceneritore!

 

3 – Anche i ricchi piangono (e non fanno la pizza)

Dice che, porello, ha dovuto chiude pure lui. Come chi? Ma Briatore, no? Chi, se no? Pare che giovedì è mancata l’acqua pure a via Veneto e allora, com’è come non è, lui s’è incazzato coll’Acea e per ripicca ha chiuso la pizzeria. Via tutti! Closed! Stop! Raus! E annate pure a magnà la pajata dar Buiaccaro, che qui la pizza oggi niente! Sì, sì, dico proprio quella pizza che costa tipo cinquanta euro. E che comunque pare ch’è buona. La pizza, sì. Però senz’acqua come la prepari? E c’ha ragione Briatore!

E c’aveva ragione pure quando tutti lo prendevano pel culo. Dico quando lui s’è lamentato, perché gli altri la pizza la mettono a cinque e lui deve metterla a cinquanta… e come fanno gli altri che la roba costa… e poi le tasse, e poi l’affitto, e il personale, e bla bla… Sì, ok, ma io dico: ma saranno cazzi suoi quanto la mette la pizza Briatore? A casa sua farà pure come gli pare, o no? Cinquanta euro per lui vanno bene? E allora pure per me! L’importante è poi non andarci da Briatore.

Ieri mi sono fatto due pizze con la bufala al Tufello: buonissime! Quindici a testa, compreso l’antipasto, due birre medie, l’acqua e il caffè. Sì, c’era pure l’acqua nel locale, mica come a via Veneto! Poi però, qualcun altro, sarà andato a spendere dieci volte tanto da Briatore. E allora? Si vede che quei soldi ce l’ha. E fa bene Briatore a farglieli cacciare! E fanno male tutti quelli che lo criticano. Lo criticano di che? E perché? Solo per invidia, mi sa.

Oh, sia chiaro: a me i ricchi stanno tutti sul cazzo, questo è certo. E per il semplice fatto di essere ricchi. Perché la proprietà è un furto! Sempre! Io, in questo, sono più comunista dei comunisti! Però, una volta che sei ricco, se poi ti metti, coerentemente, a fare proprio il ricco e quindi fai pure lo sborone e te la tiri e freghi i soldi ad altri ricchi, mettendo la tua pizza a cinquanta euro, perché stai lì, a via Veneto e, da un momento all’altro, lì possono passare Fellini e Mastroianni, ma che problema c’è?

L’importante è che trovi chi ci casca e quei soldi te li dà. Che poi, anche lì, se tu lo trovi o no, sono solo problemi tuoi, mica deve venire qualcun altro a fare le pulci e la morale, no?! Ah, ma mi dite che, comunque sia, Fellini e Mastroianni sono morti e quindi non passano? Sì, ma se qualcuno ancora non lo sa e ci crede che possano passare a via Veneto e i cinquanta euro me li dà, mica è colpa mia, no?

Insomma, più sul cazzo dei ricchi, mi sa che mi stanno solo i moralisti invidiosi. Quindi: bravo Briatore! E però, Briatore s’attacca se spera di vedermi alla pizzeria sua di Via Veneto. Cinquanta euro una pizza, oh, dico… ma chi se l’è persi? Ma che voi da me, Briatò? Io ce lo so che Fellini è morto, eh. E pure Mastroianni! Ah, e se poi volete venire con me a quel locale del Tufello dove fanno una bufala e pachino che è uno spettacolo, fatemi un fischio che ci mettiamo d’accordo. Offro io.

 

2 – Meno male, che adesso non c’è Nerone!

È qualche giorno che, dove mi muovo mi muovo, becco un incendio. Passo per Roma nord, faccio via della Bufalotta e mi bloccano, perché la strada è chiusa: c’è troppo fumo e hanno pure evacuato un po’ di case. Vado al mare a Ostia, che dico lì, con tutta l’acqua che c’è, lì mica può scoppiare un incendio, no? E poi, pure se scoppia, lo spengono subito. Invece no, mi ero sbagliato. C’è la vecchia torre di Michelangelo, all’Idroscalo, che manca poco che finisce in cenere pure lei. Insomma, un casino. E poi pure sull’Aurelia, che lì hanno appena spento il TMB di Malagrotta, pure sull’Aurelia, dico, ma che ce la facciamo mancare un altro po’ di diossina e di polvere venefica sparsa per l’aria? Tutto a fuoco anche da quelle parti.

Insomma oh, ma che niente niente, qui a Roma è tornato Nerone? M’è venuto questo dubbio, perché se no non si spiega. E allora, mi sono ricordato che noi di Romareport lo conosciamo pure di persona Nerone. Lo abbiamo intervistato qualche mese fa, quando si era presentato candidato per diventare sindaco. E se glielo chiedessi proprio a lui se c’entra qualcosa? Se lo chiamassi? Mi sembra una buona idea. Così almeno ci togliamo il dubbio. Mi faccio dare il numero dalla redazione e provo a fargli uno squillo.

“Ciao Nerò, ma hai visto che qua brucia tutto? Ma che sei stato tu?”

“So’ stato io de che? Ma che voi da me? Ma che me stai a pijà per BIP??”

“No, no! Qua brucia tutto sul serio. Dico: ma che sei stato te, come dumila anni fa?”

“Ao e mo vabbè che vabbè, ma me sa che allora te devo da ridì quello che v’ho già detto quando m’avete fatto l’intervista…”

“E cioè?”

“E cioè che nun c’entravo gnente manco dumila anni fa! So tutte feic nius, come se dice adesso. Che mica le feic nius so’ nate co’ internet eh. C’erano pure dumila anni fa, che te credi?”

“Ma che, dici davero??”

“E dico davero sì! Io quando scoppiò l’incendio stavo a Anzio. Ero annato a trovà i parenti. Che poi so’ tornato subito a Roma, pure co’ la Nettunense e la Pontina bloccata, pe dà na mano a li poveracci. J’ho pure aperto i giardini de casa mia, eh, a tutta quella gente che scappava, pe falli salvà.”

“Ma allora nun stavi a sonà la lira e a guardatte lo spettacolo, tutto contento?”

“Ma ancora ‘ste str…zate? E ‘namo su!”

“Quindi nun sei stato tu?”

“Ma te pare a te? Certo che no! E questo lo sanno tutti gli storici, ormai. E sai da quando? Dal millecinquecento. Già allora qualcuno pubblicò le prove che io ero innocente. Ma c’è poco da fa… Ormai me so fatto sta nomea e da dumila anni porto sta croce.”

“Una bufala, quindi…”

“Sì, messa in giro dai miei nemici politici in Senato. Perché io ero troppo democratico e je facevo perde tutti i privilegi…”

“Sti zozzi!”

“Eh. Era pieno de fijidena pure allora in politica, che te credi?”

“Hai capito sì? Mica ce lo sapevo. Ma quindi nun c’entri gnente manco stavorta?”

“Aridaje! Certo che no!”

“Ma allora, senti, ma famo ‘na bella intervista, così ste cose le famo sapé a tutti. Tu fai bella figura e io pure, che intervistà Nerone mica è da tutti eh!”

“No, no! Ma che intervista? Io ste cose te le sto a dì così, da amico. Nun vojo proprio sta più sui giornali, in tv. Basta. Co’ sto callo poi…”

“Sei sicuro?”

“Certo che so’ sicuro. Oh e vedi de nun sbatteme sur giornale de domani eh? Ste cose te l’ho dette da amico e basta.”

“Ma me possino ceccamme! Da amico… Certo… Daje Nerò, vabbè, s’aribeccamo n’antra vorta allora…”

“Sì, sì… s’aribeccamo…”

“Ciao Nerò!”

E mo? Mo che ce scrivo io sul giornale? Sarebbe stata pure bella l’intervista! Senti… ma lo sai che c’è? Ma un’intervista a Nerone, ma quando mi ricapita più? Io adesso la pubblico lo stesso. Magari la butto un po’ in caciara… la piazzo lì nel “Diario” che così si nota meno. Poi tanto, metti pure che Nerone se ne accorge e protesta, casomai fosse, dopodomani pubblichiamo la smentita a a posto così e stigranca… Ma che noi giornalisti siamo meno zozzi dei politici o dei senatori romani? Ma manco pe’ gnente! A noi ce spiccia casa, quella gente, quei fijidena… Vero Nerò?

 

1 – Non piove, governo ladro!

Ieri c’erano delle belle nuvole grigie nel cielo. Pareva proprio che dovessero venire giù due gocce. Giusto due, che tre sarebbero state di troppo. Perché la prima goccia affascina, la seconda strega, ma la terza boh. E invece niente, è stato solo un falso allarme. E così, le surfinie del mio terrazzo continuano a soffrire. In silenzio. Le nuvole sono servite solo a non fare andare un po’ di gente a Ostia. Meno male, dai. Anche perché a Ostia ci dovevo andare io – pure se per lavoro – e allora, perlomeno, non ho beccato il traffico.

Visti i quaranta gradi all’ombra, durante il tragitto, mi aspettavo di trovare il Raccordo bloccato dai ragazzi che lottano per il clima. Quelli di “ultima generazione”, che guai a chiamarli “extinction rebellion”, come fa qualche giornale, che poi ci restano male. Bravi, che un po’ di difesa del nostro italico idioma, oltre che dell’ambiente, ci vuole proprio! Invece no: ieri il Raccordo era libero e scorrevole. I ragazzi, loro ci erano andati al mare. O forse erano solo rimasti a casa, per fare vedere, orgogliosi, a mamma e papà, tutte le interviste video ottenute. E gli articoli che parlano di loro. E pure i like e le minacce social, quelle raccolte in questi giorni. Un successone indubbio.

Chissà perché, quei ragazzi che bloccano il Gra, il Sacro Gra, il Grande Raccordo Anulare che circonda la Capitale – e se nasce una bambina poi la chiameremo Roma! – non dicono “ao”, non dicono “famo”, non dicono “annamo”. Parlano tutti corsivo, ‘sti pischelli, proprio come va di moda adesso, con quell’insopportabile calata finto milanese, da saputelli, così simpatica che, appena la senti, ti tira fuori i ceffoni dalle mani. Ceffoni a grappoli, come se piovesse. Ma comunque no, non c’è verso neanche così: tanto proprio non piove.

Non piove, governo ladro! Prendersela un po’ col governo, dai, ci sta. Ci sta tutto. Anche perché, fa un caldo del cavolo e pure al supermercato qui sotto, quello che, ad agosto dell’anno scorso, usavo per rinfrescarmi un po’, hanno deciso che l’aria condizionata la tengono bassa. Così Draghi è contento, l’Italia vince la guerra – ai mondiali non ci siamo andati ma qualcosa dobbiamo pur vincere, no? – e a loro non gli appioppano una multa.

Però, porca paletta, adesso nemmeno posso farmi una doccia. Lo ha detto Fulco Pratesi: se mi faccio una doccia, poi muore il pianeta. E, al di là di tutto, io sono pure amico del figlio e della nuora. Di Fulco Pratesi, intendo. Dico sul serio, eh. Metti che li incontro, appena docciato, poi che cacchio di figura ci faccio? E allora niente. L’omo è omo e ha da puzzà. E ha da soffrire un po’. Che, comunque, Pratesi assicura che poi non si puzza. Perché, senza doccia, poi si è in odore di santità. E allora, non resta che aspettare il tramonto, perché col buio l’aria rinfresca e arriva un po’ di sollievo.
Intanto, domani è un altro giorno.

 

06-08-2022 | © Riproduzione riservata

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