La Vitti, il cinema, l’immondizia, Roma

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Mi è capitato, in questi giorni, di rivedere un film con Monica Vitti, “Dramma della gelosia”, in cui recitano anche Marcello Mastroianni e un giovanissimo Giancarlo Giannini, diretti da Ettore Scola. La storia – una commedia, non un dramma – è tratta dalla cronaca romana: una relazione “tossica” a tre in cui Adelaide, la fioraia comunista interpretata da Vitti, muore per quello che in fin dei conti è un femminicidio – anche se non voluto – per mano di Oreste, il compagno geloso, durante una rissa.

Nel film, che è del 1970, c’è però un’altra cosa che colpisce: la quantità di cumuli di rifiuti, di monnezza, soprattutto nella parte iniziale. Tra l’immondizia si svolge la Festa dell’Unità di quartiere. Tra l’immondizia di quella che si direbbe una discarica abusiva, o spontanea, si baciano, con naturalezza, Adelaide e Oreste, come se i rifiuti facessero parte del paesaggio. Anche se è una Roma di periferia, non è quella delle baracche di “Brutti, sporchi e cattivi”, che sempre Scola girò nel 1976 (e visto oggi, sembrano scene da un romanzo vittoriano). Qui il regista vuole denunciare con le immagini la Roma democristiana sporca? Oppure ci sta suggerendo che l’amore tra Adelaide e Oreste finirà male? O che l’amore può trionfare anche sui rifiuti?

Nel film del 1970, c’è una cosa che colpisce: la quantità di cumuli di rifiuti, di monnezza. Tra l’immondizia si svolge la Festa dell’Unità di quartiere. Tra l’immondizia di quella che si direbbe una discarica abusiva, o spontanea, si baciano, con naturalezza, Adelaide e Oreste, come se i rifiuti facessero parte del paesaggio

 

L’immondizia di Roma in quegli anni fa breccia anche nella cronaca televisiva. Nel 1967, un servizio della trasmissione Tv7 della Rai (ancora disponibile su YouTube) segnalava l’emergenza rifiuti e denunciava l’inefficienza di quella che si chiamava Nettezza Urbana, con meno di 1.000 dipendenti (su quasi 5.000 nel complesso) impegnati effettivamente a pulire le strade della Capitale. Eppure, tre anni prima, nel 1964, un documentario di Leandro Castellani (“Vanno, si trasformano, tornano”), con la calda voce narrante di Riccardo Cucciola, raccontava di Ponte Malnome, con i suoi impianti unici al mondo, più grandi del mondo, Sar e Slia, dove tutto era “preciso, ordinato, lucente”, dove “quasi per magia” i rifiuti si trasformavano, grazie alla tecnologia del recupero e del riciclaggio, in compost per l’agricoltura e altri prodotti, oppure bruciavano in enormi forni producendo vapore utilizzato per alimentare gli stessi impianti.

La domanda è: cosa è accaduto tra il 1964 e il 1967? Perché le strade di Roma, che sembrava una città destinata all’avanguardia tecnologica sui rifiuti, tornano a riempirsi di monnezza, che poi nel 1970 darà mostra di sé anche nel film con Monica Vitti? Chissà.

 

Nel frattempo, passando dagli anni Settanta agli Ottanta, il problema sembrava essere diventato, più che quello di Roma zozza, quello dei romani zozzi. Nel 1982 uno dei mostri sacri del cinema italiano, Nino Manfredi, aveva recitato in un ironico spot proprio per invitare i romani a tenere pulita la Capitale. L’anno dopo, sempre in una pubblicità, era scesa in campo allo stesso scopo la AS Roma con Falcao, Conti, Pruzzo, etc.

Passando dagli anni Settanta agli Ottanta, il problema sembrava essere diventato, più che quello di Roma zozza, quello dei romani zozzi

Quella era ancora l’epoca pre-Malagrotta. L’enorme discarica di 152 ettari realizzata sul vasto sito da dove erano stati tratti i materiali per costruire l’aeroporto di Fiumicino, sarebbe arrivata soltanto soltanto nel 1985. Poi, per quasi un trentennio – fino alla chiusura arrivata all’epoca del sindaco Ignazio Marino, a fine 2013 – avrebbe ingoiato circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti non trattati. 

Non che poi non ci siano state altre emergenze. Per esempio, durante il mandato del sindaco Gianni Alemanno, ma anche prima e dopo, fino alla giunta della prima cittadina Virginia Raggi, col suo monocolore M5s. Nel 2019 due attrici, Angela Finocchiaro e Maria Amelia Monti, girarono comunque uno sketch di appena un minuto (che onestamente, non faceva ridere) intitolato “La grande monnezza”, in cui discettavano di come fare la differenziata davanti a un enorme cumulo di sacchetti della spazzatura che ricoprivano i cassonetti. Ma nel 2017 un documentario dallo stesso titolo sorrentiniano aveva già raccontato la questione dei rifiuti romani e la lotta dei comitati di cittadini contro nuove discariche.

Raccontano poi le cronache recenti, nell’estate 2021, che l’accumulo di rifiuti stava addirittura per far saltare le riprese della serie su Aldo Moro del regista Marco Bellocchio. In realtà, la denuncia era partita dal segretario del Pd, all’opposizione, Andrea Casu, che aveva lanciato un monito non solo sullo sceneggiato di Bellocchio, ma su tutta una serie di produzioni. L’Ama però aveva prontamente replicato che i cassonetti stracolmi erano stati rimossi da via Mario Fani, dove si svolse l’agguato alla scorta dello statista Dc. Il problema, più che i rifiuti, in realtà riguardava la ricostruzione storica: perché i contenitori della differenziata, nel 1978, semplicemente non c’erano, nelle strade della Capitale. Arrivarono diversi anni dopo.

17-02-2022 | © Riproduzione riservata

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