Diario senza 13/02/2022

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Zona nord ha avuto la sua educazione sentimentale a Prati. Quartiere costruito dai piemontesi sui terreni della nobiltà romana per ospitare la migliore borghesia dell’epoca e prima grande operazione di speculazione immobiliare della capitale. Qui ho vissuto per un po’ e qui ho perso un amore novecentesco. Ora mi capita di andarci raramente.
Il suo cuore è il Palazzaccio. Gigantesco edificio in travertino che ospitava i tribunali. C’è rimasta solo la Cassazione, come segnala una scritta in bronzo che lo sovrasta e che, a dire il vero, sembra più l’insegna di un vecchio hotel, però tant’è. Prati è pieno di persone, bella gente, tutte indaffarate in mille cose che di solito mi sfuggono. Qualche tempo fa mi capitò di attraversale in bici durante il semilockdown della zona rossa. Comunque era pieno di macchine, di traffico, di uomini e di donne di tutte le età. Potete stare certi  che in quel poligono che si dipana tra Castel Sant’Angelo e Piazza Mazzini, set di mille film come quasi ogni metro quadrato di Roma, troverete tutto quello che vi serve dal cibo più esotico, alla pizza romana scrocchiarella, a quello strano bulloncino che avete girato trenta ferramenta e….

 È un bel posto, i suoi palazzi umbertini dalle facciate ben tenute vi accoglieranno con una condiscendenza cortese d’altri tempi

Mi fermo a mangiare da Achilli, elegante ‘bistrot’ romano. Il pranzo avrebbe dovuto durare un tre quarti d’ora, ci dilunghiamo per quasi due ore, è tanto tempo che non ci vediamo e ci dobbiamo raccontare tante cose, belle e brutte, si aggiunge un commensale: un passerotto che accetta di mangiare del pane dalla mia mano, la cosa mi diverte oltre misura, poi torna e si porta via una fetta intera con aria soddisfatta.

Molti degli avventori sono incravattati o comunque ben accessoriati, bei telefoni, belle borse, belle scarpe e orologi. Molti di loro hanno lo sguardo chino sullo smartphone, ormai metà della vita passa di lì, il che è un problema per quella restante che invece resta di qua.

Prati è popoloso quanto snob, e questo lo rende unico e particolarmente vivo forse tutto sommato, ironia a parte, il mio posto preferito nell’universo peculiare di Roma Nord. Le persone stanno vicine, sono tante, sul web e anche di qua è un fiorire di battute sull’impossibilità di trovarci parcheggio.

Chissà se Flaiano pensava a Prati quando diceva  “Tuttavia Roma è la mia città. Talvolta posso odiarla, soprattutto da quando è diventata l’enorme garage del ceto medio d’Italia. Ma Roma è inconoscibile, si rivela col tempo e non del tutto. Ha un’estrema riserva di mistero e ancora qualche oasi.” Comunque se cercate un garage ne troverete uno in Piazza Cavour tra l’Adriano e il Palazzaccio.

Diario senza 22/1/2022

Fare anticamera. Era un po’ che non mi capitava, in parte perché per qualche tempo le persone con cui avevo bisogno di parlare si rendevano subito disponibili ed eventualmente ero io che qualche volta dovevo farle aspettare. Un po’ perché nell’ultimo periodo non ho incontrato quasi nessuno che possedesse qualcosa di simile a una lobby.  Da qualche settimana, per ragioni che non sto qui a spiegarvi, invece mi capita. Roma è una città piena di salottini, lobby, anticamere, boudoir, sale d’attesa. Ne ho visitate molte tra i palazzi del centro, dell’Eur e, ovviamente, di Roma Nord.  Ce ne sono di istituzionali, di mediche, d’affari, avvocatesche, ecclesiali e personali. In tutte il tempo sembra sprecato e si ha la sensazione sgradevole di dover superare una piccola prova prima dell’agognato incontro. Che spesso non è foriero di nulla ma a volte sì. Alcune di queste sale sono bellissime, altre un po’ meno.

Per molti è una necessità in altri casi è un esercizio, si spiega facendoti aspettare che c’è una differenza di status in quel luogo, tra te e quella persona. L’anticamera che non dimenticherò mai però, ammesso che la si possa definire così, è quella piena di staff e gabinettume di Palazzo Chigi. Luogo in cui si sono costruite e disfatte carriere e in cui quasi mai ho sentito parlare di politica o di governo.

L’ho frequentata durante quattro diversi governi della Repubblica.

Funziona così: quando inizia il Consiglio dei Ministri a Chigi, così per brevità il popolo dell’anticamera chiama rispettivamente il palazzo e il consiglio, c’è una sorta di extra omnes e solo i ministri e i commessi possono entrare nella sala con il tavolo rotondo che abbiamo visto tante volte in tv.

Noi staff dei relativi ministri restavamo in due sale adiacenti che si trasformavano in sale di un’attesa indefinita, alcuni CDM durano 30 minuti altri ore. Una, la più bella è quella in cui si fa la cerimonia del campanello, il passaggio di consegne tra un Presidente del Consiglio e l’altro, che si chiama significativamente il Salone delle Galere.

Lì si restava a disposizione, nel caso dal CDM fosse arrivata qualche richiesta, che comunque avrebbe fatto l’ultimo metro con un commesso. Certo con gli smartphone potevamo già varcare facilmente le spesse mura.

Era una sala affollata piena di uomini in completo blu e  qualche donna in tayer, si poteva bere qualche caffè se si conoscevano i potentissimi commessi, sulle scale adiacenti, in meraviglioso travertino bianco, si poteva anche fumare.

Tra noi c’erano, con un’aria sempre indaffarata e un aspetto marziale, anche gli uomini della sicurezza che segnalavano gli spostamenti dei membri del consiglio con nomi di città creando uno strano effetto taxi, «Siena in movimento, ripeto Siena in movimento».

Era un luogo affollato, ambito e in cui il distanziamento sociale (allora non necessario) esisteva ma non fisicamente, non è che tutti parlassero con tutti. Di solito io passavo la maggior parte del tempo a lavorare al telefono ma qualche chiacchiera piacevole l’ho fatta anche io. C’era sempre un vociare formidabile, un po’ come quello dei cortili delle scuole a ricreazione o quello nei giorni di piena nell’anticamera più grande d’Italia: il Transatlantico della Camera dei Deputati.

Un giorno mentre gli astanti partecipavano al grande brusio una voce inconfondibile zittì tutti: «Silenzio! Cos’è questa confusione? Cos’è forse un Bunga Bunga»?

Era Lui! Zio Silvio con un bel cappotto, un buon quantitativo di fondo tinta e un sorriso eccezionale. Tutti risero e tacquero.  Erano i giorni dello scandalo di Ruby rubacuori e credo lui volesse vedere che effetto facesse buttarla in ridere. Mi si avvicinò mi diede la mano, casualmente, ero il più prossimo; poi entrò in consiglio dove immagino l’efficientissimo Gianni Letta avesse predisposto tutto nel migliore dei modi.

Diario senza 16/1/2022

Per ragioni diverse e non collegate tra loro, se non dal fatto che in un modo o nell’altro mi riguardano, nell’ultimo periodo frequento molto Roma nord. Vivo dalle parti di Viale Trastevere, ho sempre lavorato più o meno in centro o al massimo all’Eur: fantastica quinta cinematografica bianca adagiata all’estremo sud della città verso il mare.

Quando vado lì a Nord mi sento un po’ turista. Piazza Vescovio, Corso Trieste, il Flaminio, Piazza Sempione, Talenti, Corso Francia, Collina Flaming. Le ragazze all’uscita di scuola passeggiano tra la fontana di Piazza Caprera e il Tabaccaio lì vicino. Si dicono le eterne cose che si sono sempre dette le loro mamme e le loro nonne, con quell’accento un po’ diverso dal mio che mi colpisce sempre. Parlano d’amore e d’amicizia dei piccoli torti e delle piccole delusioni che si infliggono tra loro.

Incontro Hipster in maniche di camicia, con il telefono perpendicolare alla curatissima barba, come si usa per registrare un audio da inviare su WhatsApp, che spingono mail con allegati progetti di cui non afferro il senso ma colgo la soggettiva importanza dal tono e sempre da quell’accento del Nord un po’ più ieratico grazia alla barba che lo fa vibrare. Le signore sono sedute ai tavolini, moltiplicati dal distanziamento anche qui, a bere latti macchiati e a mangiare fette di torta. Inappuntabilmente vestite e truccate, sorridono e fingono di ascoltarsi ma sembrano pensare ad altro.

Per arrivarci devo prendere la macchina qualche volta mi perdo e mi imbatto nel nord periferico, palazzoni enormi che riflettono la luce del sole e, spesso mi è capitato, del tramonto.  Mi sembrano belli anche i palazzoni.

Mi comincia a piacere il Nord.

 

 

13-02-2022 | © Riproduzione riservata

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