Movida e vecchi merletti

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È interessante notare come alcuni fenomeni sociali siano letti ormai da oltre venti anni con le lenti della sicurezza.
Vent’anni fa, con gli attentati alle Torri Gemelli, molti commentatori espressero in modo più o meno chiaro il concetto che di fronte alla sicurezza avremmo tutti dovuto cedere quote di libertà personali. Tale approccio viene spesso ripreso nelle cronache cittadine legate alle vicende della cosiddetta mala-movida. Che ormai pare rientrare a pieno titolo nella cronaca nera, al pari di omicidi e ferimenti.

Ci sono zone della nostra città quotidianamente oggetto di attenzione da parte della stampa e dei cittadini per gli effetti oggettivamente dannosi recati da tali fenomeni. Centro storico, Trastevere, Pigneto, San Lorenzo, Piazza Bologna le zone più citate e interessate dal fenomeno. Numerose associazioni, comitati civici, singoli cittadini, si stanno mobilitando per chiedere maggior decoro e sicurezza, e soprattutto tranquillità notturna, una regolamentazione efficace e interventi pronti e risolutivi. Anche Cittadinanzattiva Lazio, nelle sue Assemblee Territoriali, ha avviato diversi percorsi su questo tema. E anche alcuni politici hanno promosso iniziative in questo senso.

Detto ciò, vorrei tentare di fare un ragionamento sulle cause e sulle possibili soluzioni, con la massima disponibilità a correggere il mio pensiero.

Intanto credo che la movida sia il frutto e non la causa di un fenomeno di svuotamento dei contesti urbani da un lato e dall’altro della incapacità di governare le “botteghe” da parte della pubblica amministrazione. Il combinato disposto di queste due fattispecie produce un humus territoriale favorevolissimo al dispiegarsi della movida a cielo aperto.

Mi spiego meglio. Il Centro di Roma a più riprese ha visto una costante emigrazione di abitanti, se non una deportazione in periferia di interi rioni. Il Centro stato utilizzato prima per realizzare sedi e servizi legati al funzionamento dello Stato, dei Ministeri, delle delegazioni estere, ma anche uffici privati. Poi dalle “grandi firme” della moda, delle multinazionali che hanno svuotato la città di botteghe artigiane, sostituite da venditori di ricordi per arrivare, ai giorni nostri, al proliferare dei B&B ultima frontiera di un turismo mordi e fuggi che pretende come necessario corollario il divertimento a ogni costo, o ogni ora e senza regole alcune.

L’accettazione miope delle diverse amministrazioni di un modello di sviluppo della città ha nei fatti tolto il Centro storico ai residenti, che sono diventati quasi soggetti in via di estinzione”.

Apro una parentesi per dire come le modifiche dell’urbanistica possano incidere in modo rilevante sui servizi di una città. Molti ricordano che in Centro, proprio in una via laterale di Via del Corso, era operativo fino a pochi anni fa l’ospedale San Giacomo. Senza entrare nelle polemiche e nella diatriba circa la chiusura del nosocomio, voglio però sottolineare come la ASL di riferimento del Centro, allora era la ASL RME, oggi ASL RM1, aveva nella sua stragrande parte della popolazione persone ultra 65enni. E parliamo di 15 anni fa.

La crescita dei B&B ha spostato anche l’asse della economia sul divertimento legato allo sballo. Perché Roma è anche la capitale anche del flusso, del consumo e del passaggio di droghe. E poi, Il fiorire di negozietti che vendono alcolici – e che spesso hanno preso il posto di botteghe artigiane: una vera e propria mutazione genetica –  ha reso possibile un’offerta 24 ore su 24. E consente profitti legalissimi a chi vende: basta comprare al supermercato una cassa di birra da 12 bottiglie in offerta a 0.89 cent e rivendere ogni bottiglia a 3 euro per avere un bel margine di guadagno.
In più, sembra una beffa, chi vive in Centro, grazie alla mancata riforma del Catasto, in pratica paga meno tasse di chi vive in periferia, e dunque il locatore di un locale di 30 mq diventa soggetto economicamente interessato a questo mercato.
E allora si continua così con buona pace dei residenti. In attesa magari dell’ultima emigrazione, fino a lasciare il centro di Roma un desolato Luna park senza divertimento.

Esiste poi una altra questione che mi preme affrontare: quella giovanile. È un dato di fatto che la movida riguarda parecchi giovani (oltre a molti quarantenni e oltre), ma basta questo per criminalizzare un’intera generazione, presentata come un insieme soggetti deviati, sbandarti e senza regole?
In fondo se guardiamo la nostra città i nostri giovani quali spazi di socialità hanno a disposizione? Si può dire che Roma sia una città per loro, costruita, pensata o immaginata per loro?

Ecco credo che su questo si debba aprire un dibattito franco, perché la movida è il frutto avvelenato di una economia malata volta al solo guadagno, senza alcun interesse per un sano equilibrio tra storia, cultura, bellezza e residenzialità. Il rischio che corriamo tutti noi nel leggere i quotidiani sui fatti della “malamovida” è quella di fermarci al titolo e non vedere che le cause vengono da lontano.

In fondo l’urbanistica è un’arte “politica”, e il suo mancato esercizio rappresenta un colpo durissimo anche alla vita democratica dei nostri quartieri e delle diverse sensibilità. Costruire Roma allora assume un significato “profetico”: per combattere le diseguaglianze è necessario riconnettere i quartieri, i rioni, le comunità in una trama di socialità, residenzialità e innovazione legata al proprio territorio per la costruzione di servizi pubblici adeguati, per la riconnessione delle comunità e per il recupero dell’ormai “mitico” territorio.

Se vogliamo spostare la movida dalla cronaca alla politica, intesa come cura per la città, credo sia il momento giusto. Altrimenti continueremo a leggere di lanci di bottiglie, di tafferugli e rifiuti lasciati in giro nei soliti quartieri notturni di Roma.

È evidente anche che questo del degrado sarà uno dei cavalli di battaglia per avere micro-ritorni elettorali. Anche questo è un aspetto deleterio, che fa il paio con chi non ha saputo in questi anni intervenire su commercio di prossimità, turismo e sviluppo della città.

Chi cerca voti, consenso o visibilità, legittimamente, tra i residenti stanchi dei disagi, compie un’operazione identica a quella di chi, sempre legittimamente, cerca consenso gridando contro i migranti. I problemi sono molto più complessi di un semplice slogan o di una passerella social. La politica è materia troppo seria che tocca la carne, il sangue e il futuro di intere generazioni.

[Elio Rosati è segretario di Cittadinanzattiva Lazio]

 

[La foto del titolo è di Lorenzo Blangiardi, è stata scattata nel 2009 ed è stata diffusa su Flickr.com]

28-08-2021 | © Riproduzione riservata

1 Comment

  1. L’analisi la trovo assolutamente corretta, ma mi lascia molto perplesso la parificazione dei residenti, che cercano legittimamente di difendere il loro diritto a vivere in un contesto civile e sono una “forza “ utilizzabile il un contesto di ricostruzione della città, all’inaccettabile razzismo di chi si oppone all’integrazione dei migranti. Vorrei capire se si può continuare a ritenere Cittadinanzattiva uno dei soggetti in prima linea per difendere i residenti, pochi ormai nel centro storico ma ancora numerosi negli altri centri della movida, e un’idea di città come luogo in cui è possibile vivere in modo civile, valorizzando le grandi risorse, culturali e ambientali (penso ai parchi) di Roma.

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