Rimbocchiamoci gli alberi

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Qualche tempo fa, camminando lungo una via vicina a quella in cui abito, mi sono reso conto che tutti gli alberi, fusti piuttosto giovani, avevano una targhetta e una dedica. Il marchio era quello di ReTree Porta Metronia, mentre le dediche erano a persone care, vive o scomparse, oppure ai propri vicini. Prima dei nuovi alberi, per anni la strada era rimasta praticamente sprovvista di verde. Degli alberi piantati dal Comune qualche decennio fa, erano rimaste solo le piazzole. Anche la piccola macchia d’alberi che un tempo sorgeva alla fine della via è sparito da tempo, per far spazio a un parcheggio sotterraneo privato. Resistono invece alcuni grandi fusti nel piccolo giardino della scuola media. 

I nuovi alberi non fanno ancora ombra, sono troppo giovani, ma con la cura necessaria, assicurata dagli stessi cittadini che hanno pagato per far piantare quei fusti, l’ombra arriverà.

Ma è normale, mi chiedo, che, mentre continuiamo a parlare dei pericoli della crisi climatica, delle ondate di calore e delle bombe d’acqua che non risparmiano Roma, debba essere un’associazione, e non il Comune, l’istituzione pubblica, a piantare alberi, come misura di intervento prioritaria?

Non ho ancora la risposta a questa domanda. Nel frattempo, però, è importante che qualcuno lo faccia, che si piantino alberi, anche nelle strade di Roma. Come dice il mio amico Marcello, un ricercatore del Crea esperto di patologie degli alberi, oltre a preoccuparsi della questione più generale della CO2 e del ruolo delle piante nell’assorbirla, bisognerebbe ricordarsi anche che gli alberi fanno ombra e abbassano la temperatura, in città. Un altro mio amico agronomo, Luca, che da anni si occupa di agricoltura biologica, mi ricorda invece le tre cose importanti per un uomo: fare un figlio, scrivere un libro, piantare un albero. 

In attesa di piantare il mio, di albero, ho cercato di capire come funziona ReTree, che non è un’associazione né un’azienda o un franchising, ma è piuttosto un metodo.

Nato nel 2019, nel’ambito del Comitato Mura Latine, ReTree ha piantato finora oltre 300 alberi nel quartiere di Porta Metronia, e ha ispirato iniziative analoghe in altre zone di Roma: per ora, a Ottavo Colle, nell’VIII Municipio, e a Prati (un centinaio gli alberi previsti sui circa 1000 da rimpiazzare), a breve a San Paolo e a Centocelle, grazie anche alla collaborazione con Retake, l’organizzazione di volontari che combatte il degrado urbano. 

Retree non è un’associazione né un’azienda o un franchising, ma  piuttosto un metodo

Ma chi c’è dietro ReTree? Una persona, Tommaso Iorio, di professione consulente esperto in Fondi strutturali. Qualche anno fa, Tommaso si è chiesto che fine avessero fatto gli alberi attorno a casa sua, e ha deciso di ripiantarli, a partire dai due che si trovano giusto sotto casa sua. Per farlo, ha dovuto studiare. Non tanto botanica, quanto i regolamenti del Comune di Roma, i tipi e i prezzi degli alberi, i costi della manodopera (che sono diversi anche se c’è ancora o no la ceppaia, cioè il ceppo tronco dell’albero che c’era prima), come gestire la campagna di raccolta fondi; e poi, dopo, come occuparsi degli alberi piantati, etc.
Alla fine, Tommaso ha scritto una guida per insegnare ad altri come fare a ripiantare alberi nella Capitale, partendo dal
progetto. Perché non è che domattina vado in un vivaio, compro un albero a caso e me lo faccio piantare dove dico io. No. ReTree ha il patrocinio del Dipartimento Tutela Ambientale, e i suoi progetti di rinverdimento vengono prima inviati al Dipartimento, al Municipio di competenza e all’Assessorato all’Ambiente per il nulla osta.

La mappa interattiva di Retree Porta Metronia

 

Gli alberi si piantano da metà ottobre a fine marzo, si può scegliere tra una serie limitata di specie (leccio, platano, albero di Giuda, paulonia, Ligustrum variegata, etc), i prezzi variano dai 90 ai 350 euro a fusto.
Il finanziatore non soltanto sostiene la spesa (che comprende anche trasporto e manodopera del fusto, e può essere divisa ovviamente tra più persone, con un crowdfunding o una più classica colletta) ma si impegna anche ad innaffiare l’albero regolarmente.

Tornando alla questione che ponevo, quella della necessità che sia il Comune a piantare alberi, Tommaso è convinto che “in realtà, il Comune ne pianta tantissimi ogni anno, ma lo fa in zone poco o per nulla urbanizzate, nei parchi, ecco perché non si vedono”. Ma, dai dati, non è così. Secondo l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale (cioè un ufficio del Campidoglio) gli alberi romani sono tanti, circa 315.000. Il 54% di questi si trova nei parchi, il 36% lungo le strade. Se poi si guarda ai dati degli alberi messi a dimora, il quadro è però sconfortante: erano 1.158 nel 2013, scendendo a 148 nel 2018, ultimo anno su cui si hanno dati. Decisamente pochi, pochissimi. Soprattutto pensando che nello stesso anno, nel 2018, ne sono stati abbattuti 1.072.
Forse anche perché nel frattempo la città si è trovata a combattere contro
l’invasione della cocciniglia, che ha ucciso un numero imprecisato di pini. Secondo l’esperto Pierfrancesco Malandrino, circa 50.000 pini della Capitale (cioè un terzo di quelli esistenti) rischiano l’abbattimento.

A  Roma, nel 2013, il Comune ha messo a dimora 1.158 alberi. Nel 2018 solo 148

È vero che intanto il Comune ha concluso l’assegnazione del bando per la piantumazione di 2500 alberi (costo complessivo: oltre 1 milione di euro) in quattro zone: Villa Borghese ed i Municipi XIII, XIV e XV; Villa Ada e i municipi II, III e IV; i municipio V, VI, VII e VIII; infine, Villa Pamphilj e i municipi IX, X e XIII. Mentre il VII Municipio ha annunciato in primavera di averne piantati 500 usando solo fondi propri, e intende piantarne altri 150 a settembre.
AGGIORNAMENTO: Il Campidoglio ha anche vinto un bando del Ministero della Transizione Ecologica per i Boschi urbani: in tutto 5.300 alberi da piantare, tra Serpentara (Municipio III, 1300 alberi), Pietralata (1369 alberi, Municipio IV) e Torre Spaccata (2700 alberi, Municipio VI).

Nella primavera di quest’anno, poi il progetto Ossigeno, finanziato dalla Regione Lazio, ha stanziato fondi per la messa a dimora di 42.000 alberi. Otto dei progetti approvati riguardano il territorio del Comune di Roma, ma non è stato reso noto al momento lo specifico numero di fusti piantati.

Ma la questione è che servono più alberi, molti di più. Il piano attuale del Comune di Roma, nell’ambito del suo Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) prevede di raddoppiare il numero di alberi entro il 2030: a conti fatti, significherebbe circa 35.000 nuovi fusti ogni anno per 9 anni. Fattibile? Se si cambiasse radicalmente metodo rispetto agli ultimi decenni, sì. Del resto, lo studio di architettura olandese B+B, lo scorso anno aveva proposto di piantare 3 milioni di fusti, uno per ogni abitante, nel suo progetto Rome Reforested – l’albero come cura per le strade urbane:  è una questione di scelte e priorità, che dovrebbe trovare spazio già in questa campagna elettorale.

Tommaso Iorio vorrebbe esportare il metodo ReTree in tutta la città, “realizzando una mappa in cui tutte le associazioni caricano in autonomia i fabbisogni dei quartieri”, gestendo la piantumazione a livello centrale ma utilizzando un modello di finanziamento misto, privato-pubblico. “Questo è un bene comune di tutti, è fondamentale per il nostro futuro, soprattutto nelle zone urbanizzate. Serve la spinta dei cittadini”. E poi, aggiunge, nell’adottare gli alberi c’è un fatto psicologico che aiuta a sentire di più la questione, spinge a fare qualcosa.

Il piano attuale del Comune prevede di raddoppiare il numero di alevri entro il 2030: a conti fatti, significherebbe 35.000 nuovi fusti ogni anno per 9 anni

Nel frattempo, accanto a ReTree (e a Retake) esistevano già o si sono affiancate altre iniziative. Le Brigate Verdi, per esempio, rivendicano di aver messo a dimora almeno 130 alberi. Alberi In Periferia, punta a piantare “alberi in contesti urbani periferici da riqualificare, piantiamo partecipazione, socialità e una narrazione diversa delle periferie, che non sono solo degrado ed emarginazione, ma anche impegno e buone pratiche di difesa del bene comune”. Al Nomentano, l’associazione Daje de Alberi ha annunciato la piantumazione di 30 alberi in autunno. Mentre l’associazione Amuse pianta alberi nel Municipio II (ne ha piantati una ventina questa primavera), e il comitato di quartiere di Torpignattara ha messo a dimora una trentina di alberi, chiedendo ai cittadini di adottarli.

Un rendering del progetto Rome Reforested dello studio olandese B+B: Via Tuscolana

RiforestiAmo Roma, braccio locale di un progetto nazionale, si propone di piantare nella Capitale niente meno che 10 milioni di alberi, immaginando di costruire una rete di vivai di quartiere (non sappiamo però quanti ne abbia piantati nel frattempo).
Ma piantare alberi è anche una buona azione di marketing, per aziende impegnate sul fronte green: è il caso di Misura (il brand del Gruppo Colussi per i prodotti di “benessere alimentare”) che mesi fa ha piantato 100 pioppi nella Riserva Naturale Valle dell’Aniene, tra Ponte Mammolo e Ponte Nomentano.

[La foto del titolo è tratta dal blog delle Brigate Verdi]

 

27-08-2021 | © Riproduzione riservata

1 Comment

  1. Ma quando negli anni scorsi il comune piantava gli alberi non credo che oltre le tasse comunali chiedesse contributi volontari ai cittadini. Come cittadino vorrei avere un report analitico sugli impieghi delle risorse ottenute dalle tasse di noi cittadini.

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