Piove, sindaco ladro!

di

Stavolta è toccata a Roma nord. Molti ricorderanno per un bel po’ il nubifragio dell’8 giugno. Corso Francia a Ponte Milvio sono state le zone più colpite da un temporale che ha trasformato le vie in veri e propri fiumi. Ci sono stati momenti di panico per diversi automobilisti e pedoni, rimasti intrappolati in strade perlopiù inagibili. Alcune scuole della zona sono state addirittura evacuate.

Un video degli allagamenti a Corso Francia

Purtroppo, come i romani sanno bene, non si è trattato di un evento eccezionale e imprevedibile, quanto di un copione ormai usuale, visto centinaia di volte e da almeno un decennio. Colpa sicuramente dell’incuria delle amministrazioni nella pulizia delle caditoie e nella cura delle strade, certo. Ma colpa anche di una tropicalizzazione del clima che rende sempre più intensi, sebbene limitati nel tempo, i rovesci piovosi.

L’area intorno a Ponte Milvio la mattina dell’8 giugno

Fatto sta che, nell’immaginario collettivo, ma anche nei profili social di molti politici locali e non, visto il clima pre-elettorale, si è scatenato il tiro al piccione contro il sindaco in carica, ritenuto il colpevole – anzi, la colpevole, visto che stavolta abbiamo una sindaca – del disastro verificatosi.

Anche questo però è un copione già visto, con l’opposizione sempre scatenata contro il Campidoglio, salvo poi trovarsi a fare analoghe figure barbine una volta diventata maggioranza. Ricordiamo brevemente gli esempi più recenti.

Chiamo esercito!

Era il febbraio 2012 quando una grande nevicata cadde su Roma. L’allora sindaco Gianni Alemanno fu colto del tutto impreparato e la neve paralizzò per giorni l’intera città. “È un evento del tutto eccezionale, che a Roma si verifica una volta ogni trent’anni” provò a giustificarsi il sindaco, dimenticando però che esattamente due anni prima, nel febbraio 2010, un’altra nevicata, di minori proporzioni, aveva imbiancato Roma e gli era valso un primo sfottò, con anche un bel video realizzato da un cineamatore capitolino, Dario Comel, in stile finto Cinegiornale Luce.

Il finto Cinegiornale Luce di Dario Comel

Le polemiche che monteranno nel 2012 fra Alemanno e la Protezione Civile, dopo la ben più problematica nevicata di quell’anno, faranno nascere invece una nuova parodia, firmata da Max Pajella, che finirà sulle tv nazionali, facendo nascere un tormentone di successo: “Chiamo esercito!”.

Il comico Max Pajella imita Gianni Alemanno

#Sottomarino

Anche a causa della brutta figura rimediata in quella occasione, Gianni Alemanno non viene rieletto alle comunali del 2013. Il Campidoglio torna così al centrosinistra, con il sindaco Ignazio Marino. Passano, però, solo pochi mesi ed ecco che, con le prime piogge, le strade di Roma cominciano ad allagarsi. Per contrappasso, dopo aver ironizzato sulla gestione Alemanno, è la giunta di centrosinistra a diventare il bersaglio dell’ironia social, con l’hashtag #sottomarino che comincia a spopolare sul web e un nuovo video ironico – in cui il sindaco Marino è paragonato a Noè – che comincia a girare in rete.

Un video ironico apparso in rete, contro l’allora sindaco Ignazio Marino

Tra le feroci e sarcastiche critiche che giungono in quei mesi a Marino, spiccano anche i tweet al veleno di una giovane e, in quel momento, poco conosciuta consigliera del Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi, che ad ogni nuova goccia di pioggia non lesina stoccate in direzione di quella giunta rispetto a cui, allora, lei si trova all’opposizione.

Tropico del Campidoglio

I vecchi tweet di Raggi, dopo i recenti allagamenti, sono ovviamente ricomparsi in rete, a indicare come sia facile parlare quando non si ha un ruolo attivo, ma come i migliori propositi finiscano per naufragare – mai verbo fu più adatto – una volta che ci si trova a guidare la giunta capitolina.

Però, a discolpa non solo di Virginia Raggi, ma di tutte le giunte che si sono succedute in questi ultimi anni, c’è da dire che, oltre all’oggettiva incuria delle strade di Roma, c’è un problema aggiuntivo con cui i sindaci, anche quelli futuri, devono cominciare a fare i conti: una progressiva tropicalizzazione del clima, causata dai cambiamenti climatici.

Le piogge romane assumono viva via un carattere di temporale tropicale, con le famigerate bombe d’acqua che riversano in pochi minuti una quantità di pioggia assai difficile da smaltire persino se le caditoie della città fossero davvero state tutte pulite da ogni ostruzione, senza l’aiuto dei famigerati fotoritocchi messi in rete, un mesetto fa, da un consigliere di maggioranza.

La città va dunque non solo pulita e manutenuta, ma va in molti cosi ripensata, per far fronte a situazioni climatiche diverse da quelle presenti nel momento in cui erano sorte le sue attuali strutture. Ad aiutare le città in questo compito difficile – che, ovviamente, è un problema che non colpisce solo Roma – da qualche anno la fondazione Rockfeller sta fornendo copiosi finanziamenti per aiutare le città a dotarsi di nuovi strumenti e di una figura professionale espressamente dedicata allo studio di queste problematiche e delle relative soluzioni.

Il progetto si chiama “100 resilient cities” – ovvero “cento città resilienti” – è partito nel 2013 e, fra le cento città cui è dedicato, è inclusa anche Roma, unica città italiana oltre a Milano. Il presupposto da cui si parte è che nel mondo ci saranno sempre più spesso degli eventi atmosferici potenti e imprevisti, pertanto capire come passare da una situazione di emergenza a dei veri e propri interventi strutturali è fondamentale.

Anche perché il problema non sono solo i disagi passeggeri causati dagli allagamenti. Secondo i dati presentati da Legambiente, negli ultimi dieci anni gli eventi estremi hanno provocato in Italia oltre 250 morti e l’evacuazione di 50 mila persone. Il bilancio diventa poi catastrofico se aggiungiamo un altro elemento causato dalla tropicalizzazione del clima: le sempre più frequenti ondate di calore, che, secondo lo stesso rapporto, tra il 2005 e il 2016, nel nostro paese hanno provocato oltre 24 mila decessi.

Questi eventi estremi colpiscono in modo particolare le popolazioni urbane, proprio perché in città tali eventi provocano con più facilità degli allagamenti, dei danneggiamenti alle infrastrutture, oltre all’interruzione del sistema dei trasporti e della rete elettrica. È per questo che in molti altri paesi si è agito prioritariamente proprio sulle città, investendo risorse importanti.ù

Per evitare, o perlomeno contenere questi eventi avversi, il progetto “città resilienti”, prevede per prima cosa l’individuazione di una figura ad hoc che analizzi gli interventi prioritari. Chi pensa che Roma non si sia dotata di questa figura, stavolta sbaglia. Al momento il ruolo è ricoperto da Franco Giampaoletti. Peccato però che egli sia contemporaneamente anche il direttore ad interim del Dipartimento Partecipate, e che svolga questo ruolo solo nei ritagli di tempo. Motivo per cui, la Capitale non si è ancora dotata di nessun piano in materia, coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Forse è arrivato il momento di prendere in mano la situazione e dare al ruolo una sua maggiore dignità, non facendolo svolgere quasi per hobby, ma come principale occupazione, individuando per questo compito delle figure altamente competenti.
Oppure possiamo restare inerti come finora è stato, attendendo la prossima pioggia, sicuri che a quel punto potranno scatenarsi in rete le ironie social contro l’attuale o il futuro sindaco, chiunque egli sia, con battute sempre più efficaci e divertenti e con disastri sempre più devastanti e irreparabili.

 

Le foto sono state diffuse su Flickr.com con licenza Cretive Commons.

09-06-2021 | © Riproduzione riservata

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*