Enrico e Simonetta, una coppia per la Capitale

di

Uno per uno non fa male a nessuno. Two is megl che one. Due facce della stessa medaglia o meglio ancora contro due non potrebbe Orlando. Alla fine il compromesso fu un ticket. Enrico Michetti e Simonetta Matone. Una coppia lui – lei, che fa tanto americano, giova all’immagine e mette d’accordo un po’ tutti.

Sono due persone diverse, che rappresentano pezzi diversi della società romana e del centrodestra in generale. Legati dalla conoscenza della legge, lei magistrato minorile lui avvocato amministrativista e professore a Cassino. E da una certa confidenza con i media. Lei ospite fissa di Bruno Vespa e lui opinionista di Radio Radio. Mi direte che i target sono diversi, ma certamente la loro comune esperienza con i media li aiuterà in campagna elettorale. Matteo Salvini li ha voluti vedere tutti e due e li ha benedetti entrambi. Giorgia Meloni ha manifestato la sua preferenza per il radiofonico che addirittura è l’uomo che risolve i problemi, il suo mister Wolf: poi, che i problemi in questione nel film “Pulp Fiction” (da cui deriva appunto il mr. Wolf di cui sopra, interpretato da Harvey Keitel) siano sangue e omicidi è ovviamente solo accidentale.

Lui è nato a Roma il 19 marzo 1966 e ivi residente, dice il suo cv, lei nel 1953 sempre a Roma, anche lei ivi residente.

Certamente i due si conoscono, probabilmente si stimano ma i punti di contatto non dovrebbero essere finiti qui. Il professore di diritto amministrativo e direttore di “Gazzetta Amministrativa” non è certo uno sprovveduto, e si occupa di Comuni da tempo.  Tra le molte cose che ha fatto, è stato docente di un corso di formazione dell’Anci “Studiare da sindaco”, curiosamente però riportata in un suo curriculum come Associazione italiana comuni italiani, quasi a voler sottolineare con la ripetizione l’italianità.

Lei, anche se pochi lo ricordano ha ascendenze socialiste. Lavorò per Giuliano Vassalli, il grande giurista socialista, uno degli ideatori dell’evasione di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat dal carcere di Regina Coeli dov’erano prigionieri del nazisti, nonché padre dell’attuale codice di procedura penale, dal 1987 al 1991 al ministero di Grazia e Giustizia. Nel 1979 Simonetta Matone era già vicedirettore del carcere delle Murate a Firenze, pieno dei terroristi di Prima Linea. Lì iniziò la sua carriera, che passò per il carcere romano di Rebibbia. Dopo l’esperienza con Vassalli diventò magistrato minorile. Poi fece anche il capo di Gabinetto della ministra delle pari opportunità, allora Mara Carfagna.

Michetti deve la sua popolarità al personaggio tribunizio che si è inventato a Radio Radio ma è una persona competente, magari non mister Wolf (speriamo), però imparagonabilmente più a conoscenza dei meccanismi amministrativi dei sindaci che hanno amministrato Roma negli ultimi anni.

L’allieva di Vassalli è una delle donne più preparate che la mia città possa vantare. Non so se li voterò, ma rappresentano certamente un salto di qualità, come candidati.

Allo stesso tempo guardo con curiosità all’esperimento del ticket del Biden e della Kamala romani, che ricorda campagne americane e prefigura un accordo futuro Salvini – Meloni o Meloni – Salvini.

 

09-06-2021 | © Riproduzione riservata

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*