Da Roma Nord al mare, in bici

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Allora, lo dico subito: questo non è un percorso proprio per tutti/e. Innanzitutto servono le ruote giuste, perché la prima particolarità di questo bellissimo one day trip è che incontra qualsiasi fondo stradale possibile: dall’asfalto, alla sabbia, ai campi coltivati, e poi ciottoli, dossi, brecciolino, buche, fango. Quindi attrezzatevi a dovere perché ne vale assolutamente la pena.
Il secondo avviso è che serve un minimo di allenamento fisico, perché il percorso è pieno di up and down anche molto piacevoli ma a tratti lievemente spezzagambe, e serve anche  destrezza nel traffico, perché anche se i tratti di strada sono pochi quelli che ci sono non sono per principianti, né per bambini: Cassia, Braccianense e soprattutto il punto più brutto è la via di Boccea, strada stretta trafficata e con curve in salita. Ma è molto breve e ripeto: ne vale, assolutamente, la pena.

Dopo la premessa, parliamo della parte bella: un giro di 50 km che questa volta non è ad anello chiuso, parte da una stazione del trenino urbano e arriva più o meno dritto ma in modo super avventuroso al mare, e poi a riprendere il treno a Maccarese. Alla fine vi daremo più opzioni e varianti, ma calcolate una giornata intera se ve lo volete godere proprio, come abbiamo fatto noi (quella che descriviamo qui è la traccia che trovate su Garmin che in Umap è fatta da tratto di verde + giallo con due trattini viola finali, ma che contiene una serie di errori tra cui il passaggio in una proprietà privata: vi consigliamo quindi di seguire la traccia komoot o le opzioni di Umap che non contengono errori).

Noi ci siamo dati appuntamento alla stazione del treno urbano di Ottavia (biglietto 1 euro per persona + 1 euro per bicicletta), raggiungibile da ogni stazione del treno dell’anello ferroviario. Fate attenzione solo che il treno che prendete abbia il vagone biciclette: quando non ce l’hanno è a discrezione del capotreno ammettervi o meno (e fatemi dire ‘tacci loro, perché noi siamo stati rimbalzati, a ritorno e stanchi, col treno peraltro vuotissimo, e non abbiamo piantato un casino solo perché ne arrivava un altro dopo 5 minuti).

Siamo partiti alle 10 di mattina dalla Stazione di Ottavia, dove abbiamo fatto colazione e ci siamo riforniti di acqua e di banane (altro avvertimento utile: dopo Olgiata si incontra solo una fontanella oltre la metà del percorso – la vedete in blu sulla traccia Umap – e solo un paio di bar non sempre aperti, quindi portatevi dietro tutto!), abbiamo percorso tutta via della Stazione di Ottavia, che è una strada a senso unico non troppo larga, ma poco trafficata e abbiamo attraversato il Raccordo Anulare (un atto dovuto nei nostri giri perlustrativi) servendoci di un ponte che sembra chiuso, dove abbiamo trovato un signore che molto gentilmente ci ha detto ‘ndo annate, questo ponte non porta da nessuna parte’. Invece il buon Andrea che aveva studiato il percorso prima ci ha portati, superata una sbarra, all’imbocco di un grande prato (il primo dei moltissimi) che si affaccia su una campagna a perdifiato e che abbiamo attraversato su un sentierino sottile circondato da erba alta e papaveri, ancora increduli di cotanta vegetazione intorno a noi. Qui il fondo comincia a essere molto selvaggio e se avevate sbagliato bicicletta ve ne accorgerete subito e farete in tempo a tornare indietro (scherzo!).

Proseguendo lungo il percorso a un certo punto abbiamo intravisto un enorme branco di pecore sulla nostra destra e cominciato a sentire abbaiare il grosso pastore maremmano che ci ha accolti arrivati alla fine della discesa dove dovevamo superare una rete. Lì la tecnica suggerita ha funzionato: siamo scesi tutti dalle bici (anche perché dovevamo superare il cancello) Sven l’ammaliatore di cani pastori si è messo a parlare con lui mentre noi lemme lemme ci avviavamo fuori dalla sua vista a spinta, poi siamo saliti in sella e abbiamo affrontato la prima di mille salite. Usciti dal boschetto si sbuca su Via Giuseppe Clemente che prendiamo a sinistra (per errore sulla mappa Garmin siamo andati a destra ma ci siamo trovati in una proprietà privata dove non si può passare), giriamo a destra e poi in fondo a sinistra proseguiamo nel lungo viale alberato.

Proseguendo a destra e poi a sinistra oltre il viale ci troviamo su Via della Torre di Spizzichino, strada tranquilla che costeggia una zona residenziale che percorriamo in tutta la lunghezza fino ad imboccare un sentierino sulla destra: qui occorre tenere d’occhio la traccia per non perdere il bivio, e superare un cancello da un’apertura sulla sinistra (si fa, si fa). Il sentiero sterrato prosegue in salita (solo a piccoli tratti impegnativa) in mezzo al verde, supera un paio di casali, con due curve a U, fino ad arrivare a un cancello sempre aperto (se non è aperto spingete) che dà su un ponticello che supera la Braccianense, per prendere un vicoletto che costeggia la ferrovia e giunge alla stazione della Storta.

 

Qui entriamo in stazione, superiamo i tornelli, arriviamo in fondo al tunnel, prendiamo a sinistra la scala mobile, e seguiamo le indicazioni per l’uscita. Poi andiamo a prendere Via della stazione della Storta, per raggiungere poi la Cassia a Piazza della Visione (dove c’è il nasone con la targa ‘benvenuti a Roma’). Facciamo un piccolo pezzo di Cassia a velocità sostenuta (noi ma soprattutto le macchine che ci superano), prendiamo a sinistra a Piazza del Dazio la vecchia Braccianense che ci porta a superare la ferrovia con un sottopassaggio, superiamo la Braccianense statale e seguiamo un piccolo sentiero in discesa sulla destra e passiamo dentro un cancello che ha le sbarre aperte e che ci porta a una strada in salita a sinistra che supera dei palazzoni nuovi (altro elemento ricorrente delle nostre cicloperlustrazioni) con affaccio sulla Storta.

Qui il percorso si ricongiunge con l’altra traccia (gialla su Umap), quella che parte dalla stazione di Olgiata, e in questo modo si accorcia di una decina di chilometri. Superati i caseggiati giriamo a destra e poi di nuovo a destra imbocchiamo una strada semisterrata, via del Casale di S. Nicola, un piacevolissimo e lunghissimo viale verde che attraversa rapidamente queste zone residenziali, dove incrociamo pochissime macchine e abitanti. Lo percorriamo quasi fino in fondo e giriamo su Via di Savigliano che ci porta con una salita un tantiello impegnativa fino a Via Ceva.

Svoltiamo a sinistra e percorriamo Via Ceva a velocità sostenuta in discesa, e poi proseguiamo sempre a velocità sostenuta in Via Cherasco, la percorriamo tutta, a i nostri lati molto verde e rari caseggiati. In fondo sbuchiamo su Via della Storta che è leggermente più larga e trafficata, ma sempre in modo ragionevole e ancora essendo asfaltata e in piano-discesa ci permette di andare veloci. Al bivio di Via di Boccea giriamo a destra e facciamo molta attenzione: questo è il tratto di strada decisamente più brutto perché la strada è stretta, sale in curva ripida e le macchine corrono come se non ci fosse un domani. Poi si regolarizza (almeno l’altitudine).

Noi qui abbiamo fatto sosta pranzo in un auto-grill abbastanza squallido, perché Sven moriva di fame e lo abbiamo dovuto accontentare: ma il personale si è rivelato molto cordiale, i prezzi onestissimi, quindi in caso di disperazione ve lo consigliamo come sosta. Più avanti sulla Boccea ci sono altri ristori forse migliori, ma sono comunque le ultime tracce di civiltà che troverete per un po’ quindi tenetene conto.
Proseguendo sulla Boccea, dobbiamo prendere il bivio all’altezza di Monte dell’Ara-Valle Santa, quindi occhio alla traccia e giriamo a sinistra in Via Francesco Ercole e poi subito a destra prendiamo tra i campi Via di Cecanibbio, che percorriamo per più di 1 chilometro fino a prendere un sentiero in mezzo ai campi in salita (qui fate molta attenzione alla traccia noi abbiamo sbagliato ben due volte in questo punto).

Il sentiero finisce in una zona con delle case dove prende il nome di Via della Riserva del Bamboccio. Poi sbuca in Via Castel di Guido che attraversiamo imboccando un sentierino che entra in salita nel bosco e sbuca su Via Gaetano Sodini, uno sterrato che prendiamo a destra e proseguiamo oltre al ponte sull’Aurelia in un tratto super verde tra papaveri e fiori gialli e viola da sturbo.

Qui a un certo punto le due tracce si biforcano e vi consiglio di seguire assolutamente quella di Open Street Maps, perché il nostro percorso di Garmin ha proseguito dritto, dietro consiglio di un cortese giovane che abbiamo incontrato, per andare a vedere quella costruzione fantascientifica a forma di palla da golf gigante che ci affascinava molto, ma in cambio abbiamo dovuto attraversare un terreno che non era un sentiero, e non aveva niente di affrontabile con una bicicletta: cumuli di terra a zolle alternate a buche profonde, una specie di inferno.
L’unico che ne è uscito indenne è stato come sempre il nostro Sven, aiutato dalla pedalata assistita e dalle ruote da trattore con cui va in giro. Va detto che la bici cafonazza l’ha sfangata sempre, in questo percorso.

Quindi dicevamo qui seguite la traccia che prende a sinistra per Via di Maccarese, che tra l’altro è più boschiva e più fresca del percorso che abbiamo fatto noi. La seguite tutta, nell’ultimo tratto le due tracce si ricongiungono, e finiscono su Via della stazione di Maccarese, che prendiamo contromano, con la dovuta attenzione. Entriamo in stazione e la attraversiamo nel sottopasso, che purtroppo ha uno svariato numero di scalini e una certa pendenza sia in giù che in su, ma è comunque meglio, più breve e più sicuro, della strada.

Usciti dalla stazione prendiamo a sinistra Viale Tre Denari, altra strada dove fare attenzione, ma per un breve tratto e poi giriamo a destra e ci facciamo in leggerezza tutta la lunga e dritta ciclabile che porta fino a Maccarese. Qui attenzione, svoltiamo a destra a Via del Buttero e poi preseguiamo su Viale Rospigliosi, fino a prendere a sinistra viale delle Pagliete e poi di nuovo con attenzione seguire la traccia a sinistra che si avventura lungo un canale (occhio a non finirci dentro eh!) passando da un lato all’altro grazie ad un ponticello (segnalato su Umap). Il fondo stradale qui è a prova di bicicletta e di gambe affaticate. Come al solito l’ha spuntata solo Sven, guardandoci dall’alto in basso come a dire: poveracci.

Qui noi abbiamo fatto una tappa rigenerante da Riccardo, l’amico di Andrea, che ci ha offerto una birra ghiacciata. Se vi è piaciuto il canale e ne volete fare un altro seguite la traccia gialla perché l’ultimo tratto merita, altrimenti fate come noi, svoltate a destra su Viale Maria e poi subito a sinistra su Via di Praia a Mare vi mancheranno poche pedalate per arrivare dritti dritti e gioiosi al mare!!!

Qui la traccia Garmin (che segue fedelmente il nostro tracciato compresi gli errori, tra cui il passaggio in una proprietà privata: non ripetete gli errori!)

Qui invece il percorso su komoot che parte da Olgiata che vi consente di saltare il tratto con i maremmani e le strade de la Storta, così sarete subito nel tratto di campagna che va al mare.

Qui la mappa su Umap con tutte le varianti, i cancelli, e i punti di difficoltà.

  • in verde il tratto che parte dal Santa Maria della Pietà aggiungendo 3 km al percorso di Garmin che abbiamo fatto noi;
  • in giallo il percorso ufficiale di 37 km che è anche quello di komoot
  • la prima deviazione viola è più bella, meno strada, ma leggermente più faticosa;
  • in color acquamarina abbiamo inserito una variante da verificare che porterebbe il tratto sulla boccea a soli 1,5 km, tagliando il tratto in salita, questa è solo per avventurosi come noi!!!
  • il secondo tratto viola è quello che sconsigliamo che abbiamo fatto noi, qui vi consigliamo di seguire la traccia gialla;
  • l’ultimo tratto viola lo abbiamo fatto a ritorno per tornare in stazione, potete farlo all’andata se volete evitare i canali, ma sono davvero molto belli esteticamente, sapevatelo! 😉

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[Le foto sono di Andrea Romagnoli e Alessandra Grasso]

19-05-2021 | © Riproduzione riservata

2 Comments

  1. Giro interessante
    quando è stato effettuato?
    Perché il biglietto ad 1e sono 10 anni che non c’è più quindi forse non molto attuale

    • Peccato che il biglietto nella tratta urbana di RFI è 1 euro, se poi lei ne spende 1,5 perché fa il bit il problema è suo..

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