Monica Lozzi, la candidata “REvoluzionaria”

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Monica Lozzi è dal 2016 la presidente del settimo Municipio di Roma, un territorio difficile, nell’area sud-est della Capitale, una zona abitata da oltre 300mila romani e caratterizzata anche da presenze ingombranti, come quella del clan Casamonica. Lozzi si è distinta fin da subito per uno stile piuttosto diretto, da pasionaria, capace di affrontare battaglie difficili e spesso non ha lesinato critiche, anche forti, al Campidoglio, nonostante la sindaca Virginia Raggi facesse parte del suo stesso movimento politico.
Di critica in critica e di scontro in scontro, a luglio del 2020 la rottura fra Monica Lozzi e il Movimento 5 Stelle è diventata ufficiale. Lei non si è persa d’animo, anzi ha rilanciato la sfida e ora, alla guida del suo neonato movimento REvoluzione civica, si prepara a combattere la battaglia più difficile: quella per la poltrona di prima cittadina di Roma.
L’intervista che pubblichiamo è stata realizzata via email.

Presidente del VII Municipio, eletta con il M5s, a fine luglio lei ha lasciato il movimento, in aperta polemica con la sindaca Virginia Raggi. Cosa l’ha delusa di quella esperienza politica?
Ho lasciato il M5S quando ho preso coscienza del fatto che il movimento di cui facevo parte, che sosteneva di voler cambiare il modo di fare politica e di voler stimolare un cambiamento culturale, era solo un’illusione. Ho capito che la tanto sbandierata meritocrazia era una bugia, che l’unica preoccupazione per molti eletti è la conservazione di rendite e posizioni, che non c’è alcun confronto democratico sulle questioni più importanti e che a decidere sono i soliti noti, quasi sempre i più esposti mediaticamente.
Dal Movimento non arrivano segnali di priorità ai programmi elettorali, ma solo ai possibili apparentamenti per vincere le elezioni.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’indisponibilità a parlare di un futuro di Roma che valorizzasse territori e cittadini, basato su un programma elettorale serio e su persone competenti. Non c’è stata la volontà di analizzare con sincerità quanto si era riusciti a fare durante questa Amministrazione e cosa invece era stato un palese fallimento. Si è voluti andare sull’usato sicuro, replicando un’esperienza non proprio di successo… A questo punto ho preferito andar via.

Dal M5s non arrivano segnali di priorità ai programmi elettorali, ma solo ai possibili apparentamenti per vincere le elezioni

Una bocciatura senza appello.
Il mio giudizio sulla giunta Raggi non è affatto positivo. Roma è una città difficile da governare ma questa amministrazione non ha mai avuto una visione di città che le permettesse di programmare la propria azione amministrativa. Si è persa dietro le emergenze basando la propria attività sugli argomenti tirati in ballo di volta in volta dai media.
Non si è lavorato sul decentramento amministrativo che avrebbe dato maggiore capacità d’azione ai Municipi che sono gli enti territoriali più prossimi ai cittadini e devono poter dare risposte immediate alle problematiche della città. Poco e nulla è stato fatto sulle politiche abitative avendo, ad oggi, 13.000 famiglie in lista d’attesa per l’assegnazione di una casa. Non sono riusciti a portare in approvazione una delibera che sbloccasse 50 milioni di euro fermi nelle casse dei consorzi opere a scomputo che potevano essere utilizzati per realizzare opere e servizi nelle periferie, oggi abbandonate come sempre. Nulla è stato fatto per la valorizzazione e riutilizzo del patrimonio immobiliare pubblico, la proposta di regolamento sui beni comuni è in attesa di approvazione da quattro anni. Sul problema dei rifiuti abbiamo assistito ad un continuo rimpallo di responsabilità tra Comune e Regione senza alcuna proposta concreta di soluzione. Hanno evitato il fallimento di ATAC ma il servizio offerto è ancora scadente per gli standard di una Capitale. Ci sarebbe potuta essere una maggiore collaborazione tra Campidoglio e Municipi cosa che è sempre mancata.
Potrei continuare con un elenco infinito di cose che si sarebbero potute fare e non sono state fatte ma servirebbe a poco visto che la realtà dei fatti è sotto gli occhi di tutti.

Roma è una città difficile da governare, ma questa amministrazione non ha mai avuto una visione di città

Dopo un breve sodalizio con Gianuligi Paragone, un altro ex grillino allontanatosi da M5S, oggi lei può essere considerata a tutti gli effetti una indipendente. Anche la collaborazione con Italexit, il partito sovranista fondato da Paragone, può dirsi conclusa?
Assolutamente sì. Nella mia scelta ha pesato la decisione di Paragone di voler presentare il simbolo di Italexit per la campagna elettorale della Capitale. Per quanto mi riguarda credo fermamente nel percorso civico che stiamo portando avanti con REvoluzione, perché Roma non può essere utilizzata come trampolino di lancio da nessuno e non può più essere campo di battaglia dei partiti per guerre che si svolgono ad altri livelli istituzionali. Inoltre, Italexit si stava sempre di più connotando come un partito conservatore su determinati temi, come quello dei diritti civili, che io non condividevo. Ho deciso per questo di impegnare tutte le mie energie nel progetto di REvoluzione Civica.

Italexit si stava sempre di più connotando come un partito conservatore su determinati temi, come quello dei diritti civili

Chi è Monica Lozzi? Quali esperienze ha fatto e come è nata la sua passione politica?
Sono nata a Roma il 27 gennaio del 1972, ho conseguito la Laurea in sociologia nel 2006 e dal 1996, anno in cui ho superato un concorso, sono assistente giudiziario presso il Tribunale Ordinario di Roma.
La mia esperienza politica inizia nel 2013, quando sono stata eletta come consigliera del Municipio VII nelle liste del M5s. Sono stata membro delle commissioni che si occupavano di Urbanistica, Ama, Aree Verdi, Politiche Sociali, Lavori Pubblici, Mobilità e Trasporti, Decentramento Amministrativo. Nel 2016 sono stata eletta presidente del Municipio VII, il municipio più popoloso di Roma con i suoi 308.000 abitanti. Da allora ho affrontato molte battaglie e, fortunatamente, molte le ho vinte. Da cittadina che si è avvicinata spontaneamente alla politica, e che ha improntato la propria azione all’ascolto dei bisogni del territorio, aspiro a riportare anche in Campidoglio l’esempio di una politica fatta dal basso, dai cittadini e per i cittadini, contando sulla forza della squadra e non dell’uomo/donna soli al comando.

Il VII è un’area della città con molti problemi, molte criticità. Come giudica questi cinque anni di amministrazione di quel territorio? Di cosa va più orgogliosa e cosa invece, se potesse, non rifarebbe?
Direi che sono stati quattro anni e mezzo molto impegnativi, ma anche densi di soddisfazione. Io e la mia squadra non abbiamo lesinato energie, dedicando tantissimo tempo al territorio ed ai nostri cittadini. Siamo riusciti ad ottenere molti risultati anche se siamo consapevoli che tanto deve ancora essere fatto. Quando possibile abbiamo fornito pronte risposte alle emergenze, e nel contempo ci siamo concentrati sulla programmazione dell’attività amministrativa cosa che ci ha permesso di realizzare nuove opere con il coinvolgimento dei cittadini nella fase progettuale, realizzando tutto nella massima trasparenza.
Siamo stati una delle poche strutture di Roma Capitale a utilizzare negli ultimi tre anni il 100% dei fondi stanziati in bilancio, trasformandoli in opere e servizi: un risultato senza precedenti. Ponendo il focus su alcuni obiettivi centrati, non si può non menzionare la demolizione delle ville dei Casamonica a via del Quadraro e a Gregna Sant’Andrea, i 35 chilometri di infrastrutture ciclabili, tra quelle completate e quelle in fase di realizzazione – compreso l’ambizioso percorso ciclopedonale che scavalcherà il GRA e il cui progetto è giunto in Conferenza dei Servizi – a tutto vantaggio della mobilità sostenibile; l’enorme lavoro svolto sul fronte della sicurezza stradale, utilizzando strumenti già presenti altrove, ma scarsamente utilizzati a Roma, come attraversamenti luminosi o rialzati e incroci rialzati.
Abbiamo volto lo sguardo su pezzi di città dimenticati da tutti: piazze e strade periferiche, come piazza Rosarno, piazza Castrolibero, la piazza di via dei Levii, via Flavio Stilicone, sono state riqualificate o pedonalizzate; mercati vecchi e fatiscenti, come quello al IV Miglio e a Piscine di Torre Spaccata sono stati riqualificati nell’ottica di renderli uno spazio di valorizzazione socio-culturale. Con beni confiscati alla mafia sono state realizzate case di semiautonomia per donne vittime di violenza. Tutto fatto con fondi municipali.
E abbiamo riversato entusiasmo e fondi negli ambiti dedicati ai giovani realizzando campetti polivalenti, aree ludiche e fitness, riqualificando 17 palestre scolastiche, intervenendo sulle scuole con opere di adeguamento antincendio e impermeabilizzazione. Ci siamo impegnati nelle aree di nostra competenza e, qualora ce ne fosse data la possibilità, lo stesso impegno lo metteremmo nel cercare soluzione ad alcuni dei problemi irrisolti della nostra Città, come i rifiuti ed il trasporto pubblico. Rifarei tutto, non ho rimpianti di alcun tipo.

In varie occasioni, alcuni media hanno accusato la sindaca Raggi di prendersi come propri i meriti di iniziative che, in realtà, sono state realizzate soprattutto dalla giunta del VII Municipio. Penso, ad esempio, ai famosi abbattimenti delle ville dei Casamonica di cui parlava, oppure, più di recente, ai marciapiedi in cemento scolpito realizzati in viale Appio Claudio. È davvero così?
È purtroppo vero che spesso i risultati conseguiti grazie all’impegno e ai fondi del Municipio siano stati attribuiti alla sindaca, e l’abbattimento delle ville dei Casamonica, sia in via del Quadraro che a Gregna Sant’Andrea, ne è l’esempio più evidente.
L’abusivismo edilizio è una specifica competenza dei Municipi ed è un settore che abbiamo voluto aggredire fin dal nostro insediamento. Appena eletti abbiamo dato ai nostri uffici un chiaro indirizzo politico: riprendere in mano le carte relative agli abusi più vecchi e assolutamente non condonabili. Tra gli immobili che ricadevano in questa casistica c’erano proprio quelli riconducibili alla famiglia dei Casamonica.
Ripresi in mano fascicoli anche degli anni Ottanta, abbiamo sollecitato gli uffici municipali per il completamento dell’iter amministrativo, abbiamo deciso di stanziare le somme necessarie nel nostro bilancio municipale per i bandi delle demolizioni poi effettuate da nostre ditte, abbiamo pagato i traslocatori, i fabbri, i container per metterci il materiale tolto dalle abitazioni, abbiamo coinvolto l’Osservatorio Municipale di sicurezza presieduto dal Viceprefetto, abbiamo attivato la Polizia Locale del VII Gruppo e, infine, organizzato materialmente le demolizioni. Il Gabinetto del Sindaco ha attivato il Comando Centrale della Polizia Locale e dell’SOS Sociale per sostenere le persone che venivano allontanate dalle abitazioni. Risultato di tutto questo lavoro? All’anniversario dell’abbattimento dei Casamonica è mancato poco che non fossimo nemmeno invitati…

È vero che spesso i risultati conseguiti grazie all’impegno e ai fondi del VII Municipio siano stati attribuiti alla sindaca

Qualche tempo fa lei ha annunciato di voler correre per la guida del Campidoglio, con una lista civica. Conferma la scelta, oppure gli ultimi rimescolamenti politici, romani e nazionali, hanno in parte modificato lo scenario?
Confermo il percorso tracciato nei mesi precedenti che ci vede in corsa per il Campidoglio con la lista REvoluzione Civica, che è un progetto civico per la città di Roma che non intende connotarsi né a destra né a sinistra, proprio perché vogliamo concentrarci solo sui temi più importanti del territorio, senza sottostare a logiche di partito o a interessi di parte.
In caso di vittoria dialogheremo in modo costruttivo con tutte le istituzioni, Governo e Regione, al di là della forza politica che li governa, per cercare di portare risultati positivi per i cittadini. Su Roma i nostri possibili alleati saranno altre liste civiche che condividano con noi la visione di città e le idee programmatiche.

Con chi pensa di poter condividere il suo progetto? Ci sono contatti aperti con i fuoriusciti dalla squadra che collaborò nel 2016 alla vittoria di  Raggi e che, come lei, ne sono rimasti delusi? Oppure ci sono dialoghi avviati con altre forze politiche?
Come ho già specificato, il nostro è un progetto civico aperto a chiunque condivida con noi la visione di città e le idee programmatiche. Molti ex attivisti del Movimento hanno deciso di seguirci in quest’avventura, e alcuni di loro ricoprono anche un ruolo importante in questa consiliatura. Mi riferisco ad esempio ad Agnese Catini, presidente della commissione Politiche Sociali, che recentemente è entrata a far parte della compagine di REvoluzione Civica. La consigliera Catini ha deciso di allontanarsi dalla maggioranza dopo mesi di completa assenza di condivisione delle scelte della sindaca con il gruppo.
Per quanto riguarda le altre forze politiche, non abbiamo dialoghi avviati per il motivo già espresso, ossia per la volontà di liberarci dal giogo dei partiti, delle alleanze, degli apparentamenti fra comitati affaristici e grandi gruppi di interesse. Qui l’unico interesse a cui badare sono i cittadini e i territori. Finché osserveremo inerti il balletto di destra e sinistra, con la gentile accondiscendenza del M5S, l’intero Paese rimarrà fermo, preda di odi e contrasti.

Lei ha ripetuto spesso: “né destra, né sinistra”. Ritiene che le forze politiche tradizionali siano superate? Quale deve essere la chiave con cui affrontare le nuove sfide della città?
Noi siamo fermamente convinti che destra e sinistra siano logiche ormai superate. REvoluzione Civica vuole portare avanti un’idea di politica che sia concentrata sul proporre soluzioni attuabili nel costante confronto con le realtà civiche che da sempre operano per la valorizzazione di questa città. Siamo fermamente convinti che Roma non possa essere governata da una persona sola al comando, serve una squadra coesa e competente. Noi siamo pronti a lavorare per cambiare questa città con un programma ambizioso ma concreto in collaborazione e in costante confronto con i territori e i cittadini, valorizzando competenze e professionalità di cui questa città è ricca.

Dal quasi completo silenzio degli schieramenti tradizionali, si potrebbe ipotizzare un rinvio della tornata elettorale

Si parla di un possibile rinvio delle elezioni romane: crede che sia probabile o pensa che si voterà comunque a giugno, alla naturale scadenza?
Dal quasi completo silenzio degli schieramenti tradizionali, si potrebbe ipotizzare un rinvio della tornata elettorale. Quasi nessuno ha scoperto le proprie carte e non c’è nessun nome di peso in campo, ed è strano, visto l’approssimarsi di giugno. Ad ogni modo, qualunque sia la data prescelta, noi ci faremo trovare pronti.

Oltre a lei, si parla anche di altri presidenti di Municipio che potrebbero candidarsi a guidare il Campidoglio. Penso a Giovanni Caudo, presidente del terzo Municipio, a Sabrina Alfonsi, presidente del primo, ad Amedeo Ciaccheri, presidente dell’ottavo. Avere amministrato un Municipio è forse un valore aggiunto indispensabile per poter aspirare ad essere un buon sindaco?
È indubitabile che l’aver guidato un Municipio rappresenti un buon banco di prova per un amministratore, perché ne ha conosciuto difficoltà e necessità, ma anche le sue infinite potenzialità. Nel caso del “mio” Municipio VII, queste potenzialità ci hanno permesso il raggiungimento di tanti e prestigiosi obiettivi.

Se dovesse un giorno guidare Roma, quali ritiene siano le priorità per la nostra città e quali le possibili soluzioni ai suoi problemi?
I problemi sono davvero tanti, ma bisogna necessariamente partire da pochi temi fondamentali e concentrarsi su quelli per portare a casa un risultato tangibile. Pensiamo ai rifiuti, al verde e alla mobilità.
Il tema dei rifiuti non è stato minimamente affrontato da questa amministrazione. In quattro anni si è assistito ad un continuo rimpallo di responsabilità tra Comune e Regione che ha portato ad un nulla di fatto nella soluzione del problema. Sicuramente la carenza impiantistica di AMA ha conseguenze sulla raccolta e il permanere dei rifiuti in strada ma anche il non aver incrementato e migliorato la raccolta differenziata in città ha contribuito a rendere critico lo smaltimento del rifiuto indifferenziato. Sicuramente dal punto di vista impiantistico bisogna procedere ad una riconversione dell’esistente e alla realizzazione di nuovi impianti e questo potrà avvenire nel medio e lungo termine. Ciò che si può fare subito è migliorare ed incrementare il servizio di raccolta differenziata.
Bisogna estendere il più possibile il “porta a porta” cosiddetto spinto a tutte le aree urbanisticamente idonee e migliorare il sistema di raccolta differenziata stradale sostituendo i cassonetti con mini isole ecologiche, postazioni di conferimento presidiate, cassonetti intelligenti. Deve essere separato l’umido dal secco all’origine stimolando il più possibile l’utilizzo di compostiere domestiche e di comunità. Bisogna migliorare l’informazione e la comunicazione verso i cittadini così da renderli protagonisti e parte attiva nel percorso di miglioramento e incremento della raccolta differenziata e prevedere riduzioni della TARI per i cittadini più virtuosi.
Ai Municipi deve essere decentrata la funzione di controllo sull’attuazione del contratto di servizi e di sanzione nel caso del non raggiungimento degli standard richiesti nel contratto medesimo. Queste sono alcune delle proposte che stiamo mettendo in campo con l’aiuto di tecnici ed esperti del settore, e lo stesso approccio lo stiamo avendo per i temi che riguardano una diversa mobilità, più dolce e smart, e per il patrimonio verde della nostra Capitale.

La pandemia ha cambiato lo scenario cittadino? In che modo?
La pandemia ha notevolmente peggiorato la condizione di chi già viveva in ristrettezze economiche a causa di lavori precari o del tutto assenti. Molte aziende sono fallite, troppi negozi hanno chiuso le serrande, intere famiglie non sanno come sbarcare il lunario. La solidarietà e l’assistenza di enti e associazioni non sono mai mancate, ma la situazione è talmente disperata che il supporto istituzionale o privato non basta più. C’è tanto da fare, soprattutto in chiave di politiche abitative. Penso all’aumento di immobili ad uso residenziale pubblico attraverso la riqualificazione del patrimonio esistente, o l’acquisto di immobili in dismissione da parte degli Enti pubblici, e ancora l’acquisizione di immobili sul mercato privato a prezzi calmierati.
Bisogna incentivare e sviluppare percorsi di cohousing e rivedere le politiche per il contributo all’affitto tenendo conto della realtà sociale ed economica odierna.
È fondamentale attuare interventi a favore delle persone in difficoltà, delle vecchie e nuove povertà, attraverso la creazione di nuove borse lavoro e attuando delle serie politiche di inclusione sociale rivolte a chi vive in uno stato di indigenza.
Bisogna garantire l’accesso ai servizi sociali a tutte e tutti, superando le barriere culturali e linguistiche, valorizzando le diversità delle cittadine e dei cittadini italiani e stranieri, attuando una reale inclusione nel tessuto sociale, possibile grazie all’assunzione fondamentale di nuovi mediatori culturali, che favoriscano i processi di accoglienza ed inclusione.
Quello che è mancato, sicuramente, in questi anni è stata una vera cabina di regia che possa coordinare, valorizzare ed efficientare le risorse che non sono solo risorse economiche, ma anche risorse umane, per migliorare la qualità della vita di chi Roma la vive e la abita.

Vista la sua esperienza da Presidente di Municipio, crede che l’attuale struttura amministrativa capitolina sia da modificare? I poteri dei Municipi, ad esempio, vanno bene così come sono o vanno potenziati? E quelli del Comune? C’è chi parla di ampliare i confini di Roma all’intera Città Metropolitana, o addirittura a tutta la Regione.
Il primo punto del programma che presenteremo riguarda proprio questo, ossia il decentramento amministrativo che agevoli e valorizzi l’attività dei Municipi. Senza una riorganizzazione burocratica e amministrativa nessun Sindaco/a sarebbe in grado di governare Roma. Tutte le grandi capitali nel mondo hanno un’organizzazione decentrata dell’attività amministrativa senza che questo vada ad inficiare l’unità identitaria delle loro città. I Municipi sono medio/grandi città italiane con una struttura politica/amministrativa che li mette in grado di poter gestire in modo efficiente ed efficace tutte le attività gestionali tipiche dei comuni.

 

 

Lei come immagina una ipotetica Roma futura, fra un anno, fra cinque anni, fra dieci anni? Quali progetti vorrebbe venissero realizzati nel breve, nel medio e nel lungo periodo?
Fra un anno Roma non sarà molto differente da ora, perché i cambiamenti non possono essere fatti in modo repentino, probabilmente potremmo vedere un’amministrazione un pochino più agile, un po’ più concentrata sul risolvere i problemi piuttosto che crearli.
Fra 5 anni si può cominciare veramente ad apprezzare una città molto più decorosa, molto più curata, perché in 5 anni si può lavorare in modo serio sulla questioni che riguardano i rifiuti, la manutenzione del verde. Fra 10 anni auspico una città che si muova in modo differente, tramite mobilità alternativa, dove mezzi pubblici e ciclabilità la fanno da padrone al posto delle auto.

Fra 5 anni si può cominciare veramente ad apprezzare una città molto più decorosa, molto più curata

Virginia Raggi è stata la prima sindaca donna. Per una donna, quindi, è oggi più semplice candidarsi a guidare la città, oppure proprio questo precedente potrebbe creare maggiore diffidenza tra i potenziali elettori?
Il fatto che a capo della città ci sia stata una donna non costituirà né un vantaggio né uno svantaggio per le altre donne. Un candidato e potenziale sindaco si valuta dalle proprie capacità e competenze e non certo dal sesso di appartenenza.

Per concludere, cosa si augura Monica Lozzi per il bene di Roma?
Mi auguro che qualsiasi sindaco/a vinca e qualsiasi forza politica prevalga, si cominci realmente a lavorare per il bene della città, per risolvere le annose problematiche della Capitale.

 

04-03-2021 | © Riproduzione riservata

1 Comment

  1. Il VII municipio non ha solo quartieri periferici, la Presidente dovrebbe fare un giro anche nelle zone a ridosso del centro e rendersi conto (forse) del degrado la sporcizia, l’incuria nonché l’olezzo in cui versano strade e marciapiedi con erbacce che crescono a dismisura vedi es. Via Pannonia dove ci sono cumuli di foglie dei platani dello scorso autunno miste a “monnezza” E questo è solo un esempio in zona San Giovanni e Appio latino che è abbandonata completamente in maniera vergognosa

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