Quanto costa l’acqua a Roma

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La settimana scorsa, i sindaci della ex provincia di Roma hanno adottato lo schema regolatorio relativo all’aggiornamento delle tariffe di Acea fino al 2023, il programma degli interventi, il piano economico finanziario per i prossimi quattro anni e la convenzione integrata per l’affidamento del sistema idrico integrato. 

Una decisione contestata dal Coordinamento romano per l’acqua pubblica, secondo cui ci saranno “aumenti enormi” nei prossimi anni e i romani saranno presto costretti “a bere l’acqua del Tevere in grande quantità (3500 litri al secondo)”. Ma secondo il Movimento Cinque Stelle, che governa il Campidoglio, azionista di maggioranza di Acea: “per il 2020 non è previsto alcun aumento mentre dal 2021, per chi non accederà al bonus idrico, l’aumento si sostanzierà in 1,5 euro al mese”.

La questione è complessa. Per certo, sappiamo tre cose: in Italia e anche a Roma si pagano tariffe inferiori a quelle di molti altri Paesi Ue, anche se sono cresciute costantemente negli ultimi anni; il consumo di acqua italiano è il più alto d’Europa, e però anche le perdite del sistema idrico (anche quello laziale) sono in media maggiori rispetto a diversi paesi europei:oltre il 40% dell’acqua va sprecata. Anche se a Roma negli ultimi anni la situazione è migliorata, e la percentuale è scesa sotto il 40.

 

Foto di Rossella Bevivino diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

Quello dell’acqua è un tema sensibile per la maggioranza degli italiani e dei romani, tanto che nel 2011 il cosiddetto referendum sull’acqua pubblica – che tecnicamente abrogava almeno in parte la “adeguata remunerazione del capitale investito” – superò il quorum, e il sì vinse.  Ma oggi, nove anni dopo, per i sostenitori del referendum le grandi società idriche continuano a fare profitti e a distribuire ampi utili, mentre gli investimenti per ridurre le perdite ed ammodernare la rete incidono meno.

L’acqua è di proprietà pubblica. Ma le aziende che gestiscono le fonti idriche possono essere pubbliche (circa il 53% in Italia), miste o private. Nel caso di Acea, si tratta di una società mista quotata in borsa, controllata al 51% dal Campidoglio, al 23% circa dalla francese Suez e per il 5% dal gruppo Caltagirone (quello del “Messaggero”, per intenderci). Il resto dell’azionariato è sparso tra varie proprietà minori. Una società che è la prima in Italia per l’acqua, ma che gestisce anche energia elettrica, gas e altri servizi. Anche se il settore idrico resta la voce principale del business.

Per Acea il dividendo 2020 è stato di 0,78 euro ad azione, in aumento del 10% rispetto a quello del 2019. E il dividendo 2019 (0,71 euro ad azione) era cresciuto già del 13% sul 2018. Per il 2021 la previsione minima è di 0,81 euro, ancora in aumento.

Gli utili sono aumentati, insomma. Ma sono cresciuti anche gli investimenti complessivi: nel piano 2019-2022 erano 4 miliardi di euro (+900 milioni rispetto al piano precedente), di cui 1,6 miliardi per la parte idrica; nel piano 2020-2023 sono diventati 4,7 miliardi (+700 milioni di euro), di cui 2,2 miliardi per la parte idrica.

Foto di Rossella Bevivino diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

In base agli investimenti, un gestore idrico può chiedere tariffe più alte.
Con le nuove regole fissate nel 2017 da Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), anche per rispettare una specifica direttiva Ue, per le utenze domestiche è fissata una quota fissa, indipendente dai consumi, per coprire i servizi di acquedotto e fognature, che può aumentare in base al livello degli investimenti. C’è poi una quota variabile per la quale viene applicata una tariffa sulla base del numero di componenti la famiglia, dunque pro-capite. Normalmente viene considerata una famiglia di tre membri, e dal quarto scatta la tariffa più alta già dal primo litro di acqua consumata.

Secondo il M5s, “ad oggi la tariffa idrica nella Città metropolitana di Roma è tra le più basse d’Italia (circa il 20% in meno rispetto alla media nazionale) a fronte di investimenti per abitante che sono il doppio della media nazionale”.

Secondo Arera “per il 2019 la spesa media annua sostenuta da un’utenza domestica residente tipo (famiglia di 3 persone, con consumo annuo pari a 150 metri cubi), ammonta a 312 euro/anno a livello nazionale (2,08 euro per metro cubo), con un valore più contenuto nel Nord-Ovest (244 €/anno; 1,62 €/m3 ) e più elevato nel Centro (389 €/anno; 2,59 €/m3 ).

Secondo Cittadinanzattiva, l’organizzazione per la promozione dei diritti dei cittadini e degli utenti, la spesa media del 2019 sarebbe stata invece di 434 euro a famiglia, considerando una famiglia tipo sempre di tre componenti ma con un consumo annuo di 192 metri cubi. Le regioni centrali nel 2019 registravano le tariffe più alte in Italia con 595 euro annuali (+2,7% rispetto al 2018). Nel Lazio si pagavano in media 498 euro, a Roma 378 euro (+10,7% rispetto a un anno prima). Quindi probabilmente è su questi dati che si basa la stima sulle tariffe pagata dai romani fatta dal M5s.

Foto di Rossella Bevivino diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

Alcune fasce sociali disagiate possono ricorrere al cosiddetto bonus idrico. Si tratta di persone con indicatore ISEE non superiore a 8.265 euro, o, se ci sono almeno 4 figli a carico, non superiore a 20.000 euro, oltre ai beneficiari di Reddito di cittadinanza o Pensione di cittadinanza. Per queste categorie, dice il M5s, la cifra del bonus raddoppierà da 2 a 4 milioni di euro all’anno.

Il Pd ha rivendicato l’ampliamento del plafond per i meno abbienti come un proprio successo, spiegando che grazie a un suo emendamento i due gruppi Isee vedranno tagliati i costi delle bollette rispettivamente del 90% e del 50%. E che Acea riparerà nei prossimi tre anni circa 200 km di rete idrica.

Ma nuovi aumenti della fattura dell’acqua a Roma ci sono stati già, quest’anno, quando a maggio Acea ha inviato i maxi-conguagli perché ha applicato retroattivamente (da gennaio 2019) e in un’unica soluzione la nuova tariffa approvata a novembre 2019 dai sindaci dell’area metropolitana romana (Ato 2) e autorizzata da Arera.

Secondo le opposizioni di sinistra, nei prossimi tre anni la tariffa crescerà ancora del 19%, non tanto per finanziare gli investimenti, quanto i dividendi degli azionisti. A inizio novembre a stessa sindaca di Roma Virginia Raggi, avrebbe proposto agli altri primi cittadini dell’Ato 2 un aumento del 2,04 % nel 2020, del 5,6% nel 2021, del 5,7% nel 2022 e del 5,5% nel 2023. Ma il M5s ha smentito la circostanza.

Sta di fatto che dell’aumento dei dividendi beneficia comunque anche il Campidoglio, che detiene il 51% della proprietà.

Per il Coordinamento romano per l’acqua pubblica poi, Acea preleverebbe gli utili dalla controllata Acea ATO 2 restituendoli sotto forma di prestito a tassi di interesse maggiori a quelli di mercato, “ricavandone cospicui proventi finanziari”. In questo modo, dicono gli attivisti dell’acqua pubblica, si crea “una spirale debitoria che tende vertiginosamente verso l’alto creando un costante aumento dell’indebitamento con incremento dei costi finanziari che pesano fortemente sulla tariffa. In questo modo il gestore riesce indirettamente a remunerare il capitale investito che il referendum 2011 ha abrogato”. 

Per quanto riguarda la provincia di Roma, cioè l’Ato (ambito territoriale ottimale) 2, il Forum per l’acqua pubblica ha calcolato costi “eccedenti” (cioè “oneri finanziari” che avrebbero sostituito la voce della remunerazione del capitale, abrogata dal referendum) caricati sulle tariffe che, solo nel 2017, sarebbero ammontati a 186 milioni di euro.

Su questo, è difficile ottenere riscontri.

 

Foto di Rossella Bevivino diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

E la questione di potabilizzare il Tevere? Il primo impianto, quello di Grottarossa, ultimato a fine del 2018 per un costo di 10 milioni di euro, dovrebbe distribuire acqua del Tevere a 350.000 cittadini romani. Si è parlato di un secondo impianto in progettazione, ma non ci sono dati ufficiali: secondo il Coordinamento romano per l’acqua pubblica, sarebbe in grado di coprire le necessità di 1.750.000 utenti. 

L’idea di bere acqua del Tevere non entusiasma molti, data la qualità ambientale del fiume (che rischia peraltro di peggiorare, con prelievi idrici massicci). E considerato che nel frattempo le condutture romane e laziali continuano a perdere il 40% dell’acqua che trasportano. Acqua che potrebbe essere recuperata investendo maggiormente sulle riparazioni, si dice giustamente. Ma oggi in Italia gli investimenti idrici vengono finanziati soprattutto dalle tariffe, come chiede del resto Arera, secondo cui in questo modo c’è maggiore trasparenza. Una serpe d’acqua che si morde la coda, insomma.

[La foto del titolo è del’archivio storico Acea]

03-12-2020 | © Riproduzione riservata

2 Comments

  1. Non serve lasciare un commento. Non abbiamo voce. Come cittadini non esistiamo. Causa prepotenze interesse. Abuso

  2. Non avevo dubbio che il commento precedente, doveva essere approvato . Non picchiatemi anche voi grazie. E scusate

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