Le leggende della Roma

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Non è un libro per atei devoti, Le leggende della Roma: anche perché, come sa ogni romanista, la Roma non si discute, si ama. Bisogna essere dei consacrati, dei fedeli i cui dubbi devono essere espiati partita dopo partita, a fianco della propria squadra del cuore. Essere della Roma significa essere devotissimi, i tiepidi non hanno cittadinanza tra i lupi capitolini. Di conseguenza la devozione, quando si è giallorossi, diventa leggenda, come racconta Valeria Biotti nel suo libro che dalle origini (sul mitico campo Testaccio) arriva sino a Francesco Totti.

 

I brevi ritratti contenuti in “Le leggende della Roma” rassomigliano agli exempla medievali, quel genere che come scopo aveva degli intenti di carattere educativo in termini religiosi e morali. Infatti il lettore viene edificato e confermato nelle sue convinzioni calcistiche e al tempo stesso i catecumeni possono intraprendere un percorso formativo nel pantheon giallorosso.
Metti per esempio Agostino Di Bartolomei: volerlo “comprendere a ritroso, attraverso la lente sfocata e sghemba dei suoi ultimi istanti è la maggior ingiustizia che gli si possa rendere”. Perché Ago, lì, “in mezzo al campo ha rappresentato i timidi, gli introversi, i riflessivi. Con la sua intima eleganza, ha reso evidente che il mondo non è solo di chi alza la voce, di chi è in primo piano, chi non può fare a meno delle luci della ribalta”.

Il racconto dell’inespugnabile Campo Testaccio, l’accenno alla vicenda del presidente (ebreo) Renato Sacerdoti durante il ventennio fascista, l’incedere delle vittorie (5 a 0 contro la Juve il 15 marzo del 1931), e quell’inno, Campo testaccio appunto, che ancora oggi “s’intona nel pre-partita”, rivela Valeria Biotti. Tra l’altro c’è un’incisione di Daniele Silvestri di qualche anno fa.

Ma poi c’è anche la confessione, quel mea culpa tutto romano che smorza a tempo scaduto le intemperanza di un momento, e allora di Daniele De Rossi può scrivere: “…il rimpianto di non averlo amato abbastanza, di avergli chiesto sempre qualcosa di più o di diverso (…) di fatto, non ne abbiamo passata una. Non gli abbiamo perdonato di non essere perfetto, di non essere come avremmo voluto, di non essere Totti”.

Eh, sì. Scrivere di lui, come si fa? Quello che Mario Draghi in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais definì “un filosofo” del calcio. È quasi impossibile. Biotti si affida all’elencazione, al captare qua e là segni di un oggetto numinoso, perché Totti è quanto “si è stratificato – nel tempo – negli occhi e nel cuore di ogni tifoso. Anzi, di più: di chiunque lo abbia visto almeno una volta o ne abbia anche solo sentito parlare”. T-o-t-t-i è “un luogo dell’anima, un’idea platonica”.

Valeria Biotti con Massimiliano Rosolino in una foto del 2019

Vicende, aneddoti, che colgono in poche pagine il personaggio e il momento in cui si è trovato a indossare la maglia giallorossa. Ci sono Pruzzo, Falcao, Ancellotti, Cerezo, Santarini, Rocca, Manfredini, Candela, Cafu e altri ancora. In totale, 29 ritratti.
Ma, per esser chiari, ed è necessario, “ognuno ha la propria Roma”, come spiega Valeria Biotti. Nessuno può avvalersi della pretesa di parlare a nome di tutti, perché si tratta di amore e quello per la Roma si coniuga al singolare. Passano gli uomini, passano le squadre, quello che “resta, sempre, sono i Colori e la Maglia”.

Le leggende della Roma, Valeria Biotti, Diarkos editore, 17 euro

[Nella foto del titolo, il Campo Testaccio negli anni Trenta]

14-02-2021 | © Riproduzione riservata

1 Comment

  1. Valeria Biotti ha riportato su carta e di suo pugno una passione per la Roma che sembra di altri tempi, ha ricordato persone che hanno indossato quella maglia che hanno fatto la storia di questa società. Abbiamo vinto poco, è vero, ma annoverare questi campioni descritti così bene dall’autrice vale molto più di qualche coppa. Brava Valeria Biotti.

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