RR Sound: Roma Underground

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“Il nostro è il suono che parte dal ghetto di Roma, dalla parte più sofferente. Noi siamo puri, siamo una manifestazione nata spontaneamente,  siamo nati per dare un’impronta musicale alle nuove generazioni, e non ci arrenderemo mai”.
Lory D – Mixer Rai 2 (1993)

Cafaggiolo o Aprilia, Aprilia o Cafaggiolo: dove è iniziato tutto?
Non importa: video recuperati da vecchie vhs lo mostrano in ambedue i luoghi, i primi rave fatti sul suolo italiano. Aveva i capelli lunghi, se non suonava era assorto a guardare i giradischi.

Technics SL- 1200, trazione diretta, la perfezione, la possibilità di suonare non uno ma tutti gli strumenti del mondo, non una ma tutte le canzoni esistenti: in quel temibile romanzo a cielo aperto che era la Città Eterna, arrivarono i vinili di Londra, Detroit e Chicago. Rispetto ad altre città italiane toccate dal fenomeno, a Roma i dj incominciarono subito a produrre musica e a creare etichette indipendenti.

Le feste si intensificavano, qualche furbo impresario ingrassava, i flyer dello studio Mariotti imbrattavano le strade e in via del Fiume nasceva Remix, un piccolo negozio che vendeva i dischi che i ragazzi ascoltavano il sabato notte, gli stessi che venivano passati su Radio Centro Suono.
Giovanissimi dj e producer stavano dando forma a qualcosa di nuovo.  Tra questi era lui, Mauro Tannino, che noi tutti chiamavamo “il Mago”.
In poco tempo e dopo diversi viaggi a Londra, Mauro e i suoi compagni crearono due etichette discografiche, con un profilo sempre basso, con i cervelli e le braccia costantemente impegnati a dar voce alle macchine Roland, Yamaha e Akai.
Poi il Colosseo venne stampato sul centrino di un vinile, The True Underground Sound Of Rome. Deep house, “Secret doctrine experience”. Stavano ancora registrando quando un attempato cantante romano uscendo dalla sala poco distante chiese: «ma che sete inglesi voi?».
Franco Califano si sarebbe presto ricreduto, Here come the Italians avrebbero detto poi gli americani: era il 1991 e nasceva il “Suono di Roma”.

 [Qui il link diretto alla playlist su MixCloud, in fondo al post il player per ascoltarla direttamente]

Roma diventò la città dove si organizzavano le feste più affollate, che ogni sabato notte attiravano migliaia di persone in capannoni industriali o megadiscoteche nella provincia. Mauro Tannino, l’inseparabile amico Stefano Di Carlo, Andrea Torre, Luca Cucchetti, Lory D, Leo Anibaldi e molti altri, in maniera quasi spontanea, avevano dato vita a una vera e propria sottocultura.
Per un periodo abbastanza lungo quella musica illuminò le periferie e le frange più marginali del tessuto metropolitano, consegnò a molti giovani luoghi e icone proprie, uno spazio aperto dove contava più la reputazione che la provenienza sociale. Simboli semplici che per la prima volta raggiungevano la tv generalista e le radio, che andavano oltre i confini regionali e poi nazionali.
Fu come alzare la voce dopo aver passato una vita muti.
La domenica mattina le famiglie fermavano incredule le auto sulla Cassia bis per osservare gruppi di ragazzi che ancora ballavano sulla collinetta poco distante.

C’ero anche io, ero piccolo e un po’ stravolto ma ricordo tutto, ricordo come guardava i giradischi, sembrava voler saggiare la perfezione del tempo, ricordo il suo sorriso e il nostro, anche se era sempre tardi, anche se sapevamo che prima o poi la festa sarebbe finita.
Ricordo di averlo incontrato una volta in via del Fiume, c’erano tutti i suoi dischi, si accorse che gli giravo attorno, me ne indicò uno e mi disse: «Quello suona anche a testa in giù», non capii, così prese uno dei piatti, lo posizionò verticalmente, vi inserì il disco, e lo fece girare. Suonava perfettamente.

Quella musica fece il giro del mondo: le compilation del Ministry of Sound, i dj americani e quelli europei, dalla Techno, alla House fino alla Progressive, in tutte le feste venivano suonati i vinili prodotti a Roma.
Mentre molti dei suoi compagni riversavano le energie e la creatività in sonorità più dure e di rottura, il Mago invece teorizzava e andava poi a scrivere un suono più caldo e sensuale, quello che poi verrà identificato come Progressive Dream. Goblin, Odissea, Celestia, con le melodie soavi del sogno trasportò tutti nella realtà del nuovo millennio, una realtà spirituale anche se dominata dalla tecnologia, una realtà in cui lui, però, non avrebbe mai arrestato il suo volo.
Il tempo del volo è come il tempo della musica: perfetto.

Il Mago, viveva per volare, durante il servizio di leva aveva scelto di fare il paracadutista, divenendo poi campione italiano e tra i nomi più noti a livello internazionale, con all’attivo migliaia di lanci.
Arrivò il nuovo millennio, il caldo si rifletteva ancora sulle campagne di Ravenna, il portellone si aprì facendo un grande rumore, la distesa verde apparve come un grande feto, «Cinquemila metri», sussurrava.
Il tempo del volo è come il tempo della musica, basta seguire i battiti e farsi trasportare dall’aria: buttarsi a testa in giù.

Fu così che Mauro volò via, a testa in giù, nella stessa maniera in cui fece girare la sua musica, lasciando che continuasse a suonare anche dopo il suo salto, un salto da cui non tornò più indietro, un disco che andò fuori tempo. Per sempre.

[Luca Moretti è l’animatore del collettivo di autori Terra Nullius e l’autore di romanzi come Cani da rapina e Il Canaro]

 

05-02-2021 | © Riproduzione riservata

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