Colosimo: una “ribelle” per Roma

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La campagna elettorale per il Campidoglio non è ancora iniziata ufficialmente: anche se il mandato della sindaca Virginia Raggi è ormai in fase di scadenza, la data delle elezioni amministrative potrebbe slittare a causa della pandemia. Le forze politiche ne discutono, ma non c’è ancora una decisione.
Da tempo, però è iniziato il gioco mediatico e dei palazzi della politica, per capire chi, nei vari schieramenti, potrebbe essere il candidato più adatto nel concorrere all’incarico di primo cittadino.
Nel centrodestra, oltre a quelli di Guido Bertolaso, Giulia Bongiorno, o di Massimo Giletti, quest’ultimo evocato in un primo tempo ma presto ritiratosi dalla scena, un nome ripetuto da mesi e con una certa insistenza dai quotidiani e negli ambienti politici, è stato quello di Chiara Colosimo.
Esponente di Fratelli d’italia, nonostante abbia da poco superato i trent’anni  può vantare una lunga militanza politica nella cosiddetta destra sociale romana, una militanza iniziata fin dai banchi del liceo. Già più giovane consigliera regionale d’Italia, l’abbiamo intervistata via email, per capire quanto siano fondati quei rumors sul suo conto e per conoscere le sue idee e le sue proposte per la città.

Nei mesi scorsi, nel totonomi per la poltrona di primo cittadino della Capitale, quello di Chiara Colosimo è apparso spesso sui media, tra i più gettonati nell’area di centrodestra. C’è qualcosa di vero in quelle voci? Possiamo considerarla tra i possibili candidati a futuro sindaco di Roma?
Potete considerarmi in prima linea per Roma a prescindere da chi la coalizione di centrodestra sceglierà di candidare alla fine. Per me è un onore e in questa campagna elettorale metterò in campo tutto l’amore che ho per la mia città e per i romani. Fratelli d’Italia sarà la punta di una squadra che, oltre all’orgoglio dell’appartenenza, metterà a disposizione dei cittadini la forza della competenza e il radicamento territoriale.

Mi sento orgogliosamente una Patriota con una spiccata vocazione sociale

Chi è Chiara Colosimo? Come è nata la sua passione politica?
Ho 34 anni, sono la prima figlia di un neuroradiologo ed una microbiologa, fin da giovane mi sono innamorata della Politica – che mi piace pensare sempre con la P maiuscola – una passione nata al liceo e sbocciata nelle assemblee studentesche, esplosa nella sezione della Garbatella e diventata molto presto, a 23 anni, anche un incarico elettivo quando sono diventata il consigliere regionale più giovane d’Italia. Mi sento orgogliosamente una Patriota con una spiccata vocazione sociale.

So che lei ama molto libri come “Il trattato del ribelle” e “Il gabbiano Jonathan Livingston”, personaggio che rappresenta anch’esso uno spirito ribelle, trasgressivo. Si sente un po’ così? Ribelle?
Ad onor del vero, devo confessare che da qualche anno sul mio comodino il libro fisso è Don Chisciotte. Ma sì, quello a cui più tengo è mantenere vivo il mio spirito ribelle, quello che ai muretti mi fece preferire i manifesti, quello che ai lunghi capelli mi fece scegliere di tagliarli cortissimi, quello che oggi non ho bisogno di manifestare esteriormente, ma che tiene i miei piedi nudi nonostante il tacco dodici e le mie mani libere di menare forte contro le ingiustizie.

In questo spirito ribelle e trasgressivo c’è anche la passione musicale per un gruppo come i Modena City Ramblers. Una passione inattesa in chi ha il cuore che batte a destra.
Adoro le ballate, di più quelle impegnate. Ho scoperto questo gruppo per la loro bella canzone sull’Irlanda “In un giorno di pioggia”, ma mi hanno conquistata con il testo di “Coi piedi per terra”. Ho paura che loro non apprezzeranno molto questa mia pubblicità (eheheh).

Veniamo a Roma. Quali ritiene siano oggi le priorità per la nostra città e quali le possibili soluzioni ai suoi problemi?
Decoro, trasporti, rifiuti e sicurezza sono le priorità nel quotidiano e nell’immediato. Solo il decentramento, e quindi avere una buona squadra nei municipi, può aiutare a gestire bene l’ordinario. Ecco perché, come dicevo prima, noi siamo intenzionati a mettere in campo i nostri migliori dirigenti in ogni quartiere della città perché loro avranno il compito di gestire l’ordinario e sollevare il Campidoglio dal non governo grillino.

La pandemia, quanto ha cambiato lo scenario cittadino?
Il Covid non ha fatto altro che evidenziare le criticità che già c’erano. Roma è in piena emergenza, ma lo era anche prima della pandemia.

Settori che un tempo erano il fiore all’occhiello dell’economia romana, come il turismo, il commercio, la cultura, lo spettacolo, sono oggi in forte sofferenza. Cosa dovrebbe fare il nuovo sindaco per evitarne il collasso?
Questi sono i settori che hanno pagato il prezzo più alto dell’emergenza. Vedere la Capitale d’Italia senza turisti fa male al cuore, così come è deprimente non poter andare a mangiare fuori, o a un cinema, o a un teatro. Senza parlare poi della crisi del commercio, con tanti imprenditori davanti lo spettro del fallimento. Ebbene, davanti a questo scenario desolante, il compito della politica è quello di dare fiducia. Nel concreto significa fare tutto il possibile per allievare queste “sofferenze”. Penso quindi a una riduzione della pressione fiscale e a provvedimenti che vengano incontro alle richieste di queste categorie. Poi, quando sarà possibile, dovrà essere dato un notevole impulso alle manifestazioni culturali e sportive. Roma deve tornare a mettersi in vetrina.

Molti elettori di destra sembrerebbero preferire un nome alla guida del Campidoglio: quello di Giorgia Meloni. Lei ritiene che una candidatura Meloni a Roma sia auspicabile? Oppure il ruolo nazionale tenuto attualmente dalla leader del suo partito, rende preferibile una scelta diversa?
Sinceramente a me non sembra, TUTTI gli elettori di Fratelli d’Italia vorrebbero Giorgia Meloni Presidente del Consiglio e in generale gli elettori di centrodestra mi sembrano aver chiaro che ora lei ha un respiro nazionale e, non scordiamoci, anche internazionale. E poi i romani sanno che su Giorgia potranno contare a prescindere, perché è qui che il suo cuore batte sempre.

Si parla di un possibile rinvio delle elezioni romane: lo ritiene probabile?
Temo di sì. Se in queste ore rientrerà la crisi di governo, probabilmente la maggioranza tenderà a rimandare, con le stesse scuse che abbiamo sentito a livello nazionale sul perché non si possa votare.

Il centrodestra potrebbe scegliere il proprio candidato o la propria candidata con le primarie? O ritiene che questo tipo di percorso sia da escludere?
Fratelli d’Italia nasce, ormai diversi anni fa, proprio a seguito della richiesta di primarie, quindi non siamo contrari. Ma i leader del centrodestra sono ormai diversi mesi che lavorano al profilo del candidato sindaco quindi non credo che questo percorso sia percorribile in questa occasione.

Solo il decentramento e quindi avere una buona squadra nei municipi può aiutare a gestire bene l’ordinario

Da molte parti si comincia a dire che il Comune di Roma non è più sufficiente e che occorre una Roma più ampia: una Roma Città Metropolitana o addirittura una Roma Regione. Contemporaneamente vengono anche richiesti maggiori poteri per quelli che ora sono i Municipi. Lei, che auspica una stretta collaborazione tra sindaco e presidenti di Municipio, cosa pensa in proposito?
Quando prima parlavo di decentramento, mi riferivo proprio a questo. Roma ha bisogno di più risorse e più poteri! Le due cose vanno di pari passo e devono essere realizzate al più presto. Non si capisce perché chi ha governato in questi ultimi anni non abbia fatto un solo passo in questo senso e si è ricordata solo ora, a pochi mesi dalle elezioni, che Roma è la Capitale d’Italia. Roma deve rinascere e il punto di partenza minimo è quello di avere almeno uno status speciale, come tutte le altre capitali europee.

Il centrodestra ha già amministrato la città dal 2008 al 2013, con Alemanno. Un’eventuale futura giunta di centrodestra in cosa dovrebbe riallacciarsi a quell’esperienza passata e in cosa dovrebbe differenziarsene?
Va ripreso lo spirito iniziale di quella tornata, la rabbia e l’amore che portarono a vincere il Campidoglio. L’errore più grande e da non rifare per nessun motivo è stato la selezione del personale, apicale e non. Governare richiede serietà e intransigenza, cose che in troppe occasioni mancarono.

La politica è anche visione. Lei come immagina Roma futura, fra un anno, fra cinque anni, fra dieci anni, se il centrodestra dovesse vincere? Quali progetti vorrebbe venissero realizzati nel breve, nel medio e nel lungo periodo?
Mi auguro che Roma torni presto in piena ripresa. Mi piace immaginare le buche già chiuse e i parchi già sistemati, le serrande tornare a tirarsi su e le strada ricominciare a popolarsi. Alla fine del prossimo mandato Roma avrà ricominciato a splendere, saranno potenziati i trasporti, senza funivie e con metro europee, i congressi e i concerti avranno riportato vita e movimento, le liste d’attesa per il SAISH (Servizio per l’autonomia e l’integrazione della persona disabile) saranno azzerate e le politiche sociali saranno il fiore all’occhiello. Ristoratori e commercianti saranno i primi ad essere fautori del gioiello Roma. Tra dieci anni saremo non solo la città più bella del mondo per le sue bellezze storiche, ma per la sua pulizia, il suo funzionamento, la sua capacità di ammodernarsi senza annacquarsi. Lo so, sono un’inguaribile ottimista.

Virginia Raggi è stata la prima sindaca donna e anche la più giovane a ricoprire l’incarico. Per una giovane donna come lei è dunque più semplice presentarsi oggi per affrontare un ruolo così importante e delicato, oppure questo precedente, paradossalmente, potrebbe creare maggiore diffidenza?
Sicuramente la seconda, premesso che odio questa necessità di sottolineare che si sia donne e magari pure giovani. La Raggi ha devastato Roma, mai arrivata così in basso, quindi è indubbio che l’esempio della Raggi non aiuta una giovane donna a ricoprire l’incarico. Ma, lasciatemi dire che auspico che i romani scelgano chi è innamorato ed arrabbiato e vuole mettere questi sentimenti al servizio della sua città, insieme a competenza e una buona squadra. Il resto, anche e soprattutto l’aspetto, non conta.

Per concludere, cosa si augura per Roma, indipendentemente da chi ne diverrà in futuro il primo cittadino?
Mi auguro che Roma sia un gioiello da valorizzare. Non esiste donna che, ricevuto in dono qualcosa di prezioso, non veda l’ora di farlo brillare. Ora tocca a Roma tornare ad essere luce per le genti e per il mondo, a maggiore ragione dopo la pandemia che ha spento tutto e tutti.

 

01-02-2021 | © Riproduzione riservata

2 Comments

  1. Posso testimoniare la non comune disponibilità ed il pragmatismo, oltre che la preparazione, della Consigliera Colosimo sulle tematiche sociali. Sono convinto che Roma possa amministrarsi con meno difficoltà coinvolgendo attivamente i municipi con adeguati poteri di intervento e iniziativa sul proprio territorio, visibili agli occhi e udibili alle orecchie dei cittadini, oltre che con una buona dose di semplificazioni del quotidiano cittadino. Siamo la capitale della burocrazia causa di ingenti inutili dispendi di risorse ai danni della collettività. Conterà una squadra competente, ben strutturata e coordinata intorno al sindaco, non certo improvvisata.
    In bocca al lupo!

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