RR Sound: Dieci ragazze per me

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Punto sulle donne, per il 2021. Punto sulle briciole di pane, a volte veri e propri filoni, lasciati in giro da questo novero di signore e signorine. Ragazze che suonano ma soprattutto cantano. Storie diverse, tagli diversi ma alla base la medesima volontà di costruire, immaginare, progettare dalle macerie un mondo nuovo. Sono spesso voci pacate come se il fuori, questo fuori da noi tanto spaventoso e devastante, abbia ridotto in musica le urla allo stretto indispensabile e ridato respiro al dentro.
Vengono da ogni parte del mondo: Olanda, Sud Africa, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Stati Uniti. Tengo da parte l’Italia, per il momento.
E quindi punto sulle donne del mondo, nel 2021. Queste leggiadre, tostissime, vellutate, rarefatte e indomabili ragazze che volteggiano tra i colori, i timbri, i suoni, le tecniche e i generi.

[Ecco il link alla playlist su Spotify, gratis. In fondo al post, invece, il player per ascoltare direttamente]

Solo in alcuni casi i colori diventano olii e sono pastosi e caldi, tendenti al nero come nel caso di Kovacs, Sharon Kovacs, un’olandese che ha un timbro schizzato di soul e compone pezzi perfetti per le colonne sonore di James Bond. Mata Hari è il suo ultimo pezzo, settembre 2020.

Ama le tinte chiare Alice Phoebe Lou, anche se è nata in Sudafrica e prima della musica è stata “ballerina del fuoco”. Ha già la strada spianata. Già notata da Hollywood. Forse ha perso un po’ della cattiveria sgraziata, obliqua degli esordi ma ha talento, anche pop, nel cantare le streghe. Segnatevi l’indirizzo, ogni tanto ricordatela. La canzone è Witches.

Faye Webster arriva dalla Georgia e deve aver ascoltato un sacco i Rem e le belle melodie. Ha una faccetta pulita, fa musica pulita, ed è così semplice da risultare perfino inquietante, a tratti, per questo mi piace.  Better Distractions.

Viene proprio dall’altra parte del globo Hanna detta Aldous Harding. È nata a Lyttelton (in maori: Te Whaka Raupo) che apprendo da Wiki essere “una città portuale della regione di Canterbury nell’isola del Sud in Nuova Zelanda, intitolata a George Lyttelton, aristocratico e politico britannico”. È talmente divertente e imprevedibile da giocare con le identità, vestirsi come una eroina de “Il mondo nuovo”  di Aldous Huxley ibridata con qualche creatura dei Momus. L’ha notata John Parish che l’ha portata alla 4Ad. The Barrel è un piccolo gioiello, lei è incantevole anche quando canta “L’onda dell’amore è un dolore transitorio, l’acqua è il guscio e noi siamo il nodo”.

King Hannah è una band. I maschi del gruppo sono Craig Whittle e i comprimari Ted White, Jake Liepic e Olly Gorman, ma il re è Hannah, Hannah  Merrick, originaria di un paesetto  del nord del Galles e trapiantata a Liverpool. C’è questo loro Ep Tell Me Your Mind And I’ll Tell You Mine che è denso come una gomma da masticare che si appiccica alla suola dell’anima. Lei, il re, ha questa voce tagliata, secca, ipnotica, questo incidere regale e oscuro, un mood sensualissimo senza mai mostrare nulla oltre essenziale. Bill Tench. 

Laura Pauline Veirs (Colorado Springs, 24 ottobre 1973) fa dischi dalla fine degli anni Novanta. E’, diciamolo, una ragazza deliziosa, la compagna di banco più amata, quella che ti passa i compiti e ti porta a casa, lucidissima, dopo la sbronza collettiva. Con la sua chitarra gentile, una voce che indica che c’è una luce in casa e qualcuno ti aspetta, restituisce un po’ di sogno a questi tempi cupi. C’è da qualche parte un altro tempo e un altro spazio per fare una corsa assieme sotto alberi grandissimi nel prato verde dove “nascono speranze“.   Another space and Time

Il primo pezzo del 2021 l’ha firmato Noga Erez, israeliana, bella come una diva, bravissima a prodursi, a proporsi, a mescolare ritmi e a farsi notare. Tra rap e pop contemporaneo vedrete che questo singolone presto diventerà la musica per qualche spot pubblicitario d’alto bordo.  End of the road.

E fin qui tutto bene, tutto molto piacevole e accattivante. Poi quando il gioco si fa più duro escono fuori i veri, assoluti talenti. Nel jazz in particolare e nelle musiche di commistioni.

Camila Meza è cilena, suona la chitarra ispirandosi a George Benson e Pat Metheny. E canta. Canta con una voce di chiaroscuri, sempre in bilico tra luce e tragedia. Il suo è un latin jazz elegante e sorprendente che talvolta si sposa con la grande canzone d’autore. Un incanto di musicista. All Your Colors

Emma-Jean Thackray, da Londra, è pazzesca. Trombettista (e non solo), compositrice, produttrice, polistrumentista, cantante e DJ. Più che un astro nascente: è davvero una luna che brilla fulgida nella scena nu-jazz. Un genio. Movementt

E infine lei da Portland, Oregon: Esperanza Spalding, contrabbassista/bassista (ma anche clarinettista e oboista), vocalist, nera, meravigliosa. Quando nel 2016 suonò alla Casa Bianca davanti ai coniugi Obama disse: “Vengo qui a portarvi il jazz, che è la voce degli Stati Uniti”. Due Grammy, collaborazioni di grande livello, amata da Jack DeJohnette e Joe Lovano, capace di ibridare generi, ritmi, una tecnica portentosa. La speranza del futuro ha i capelli di Angela Davis e la potenza di una pantera che graffia uno spartito. Gigantesca. Move Many

[Daniela Amenta è una giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica. Ha scritto di musica e molto altro, è stata caporedattrice dell’Unità. Tra i suoi ultimi libri, La ladra di piante, Freak Out – Psicofisiologia di un genio, Malatempora-Roma ai tempi di Virginia Raggi. Con Conchita De Gregorio anima il podcast Cactus]

[La foto del titolo, con Daniela Amenta e Antonello Salis, è tratta dal sito JUSTBAKED]

 

 

 

27-01-2021 | © Riproduzione riservata

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