Via del Teatro di Marcello

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Il Colosseo non si batte, quasi come la lupa coi ragazzini sotto; il Gazometro brilla di fascino mutante e postindustriale, che nella città quasi immobile sembra futuro pur essendo passato; il Colosseo quadrato, all’Eur, seduce per essenziale eleganza.

Ma per chi fosse in cerca di simboli un po’ meno gettonati, le rampe appiccicate l’una all’altra, che portano rispettivamente alla basilica di Santa Maria in Aracoeli e in Campidoglio, sono un interessante pezzo di Roma.

Più irta e compatta di scalini l’una, assai più morbida l’altra, che si chiama “cordonata” e quasi si può fare in bicicletta, come a ribadire che la strada per il cielo è più tosta di quella per il consiglio comunale.

Che infatti l’una – verticale per nome e vocazione – guarda l’altra dall’alto in basso. Non sia mai.

L’altra, e con essa la piazza sovrastante firmata Michelangelo, a ogni buon conto è rivolta verso San Pietro, vero centro politico della città. Ovviamente all’epoca.

Si racconta che un tempo la scalinata dell’Aracoeli fosse da percorrere in ginocchio, per buona fortuna dei giocatori di lotto e delle donne in cerca di marito.

L’attiguo Campidoglio, quartier generale del Comune di Roma, è sede ancora oggi di nozze civili; comprese quelle omosessuali, che qualcuno fragorosamente boccia.

Il matrimonio impossibile resta così il segno, e forse il destino, di questa strana coppia di scalinate: gemelle diverse che nascono insieme e poi vanno ognuna per conto suo, pur rimanendo in serrata prossimità: in pratica una marcatura a uomo sul governo cittadino.

Le scale dirette ad Aracoeli e Campidoglio disegnano una V in cui si biforcano il sacro e il secolare.

Non è difficile immaginarle come le gambe, divaricate, dei piedi che Roma tiene in due scarpe, se non di più.

02-01-2021 | © Riproduzione riservata

1 Comment

  1. Con la macchina da scrivere hanno coperto la storia – si potrebbe lasciare il luogo dove riposa il MILITE IGNOTO e rimattere in luce Roma – E tutti quei metri cubi ricoperti con travertino bresciano come il ministro dell’epoca… SUCCEDE

    Te l’aritrovi, gajardi e tosti
    ‘sti buzzuri, arivati bbene armati
    poco rispettosi, male accurturati ,
    pijasse li mejo posti.

    Je dicheno
    nu’ se po fa’, anni de storia
    sfasciate civirtà gloria
    Dovete fanne a meno.

    Nu’ ce se fileno pe’ gnente,
    dicheno: ’na vorta ch’avemo bastonato,
    se mettemo a da retta ar perdente.

    Ar norde ch’avemo sempre scajato,
    state boni, avemo vinto,
    levateve, fateve de lato.

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