In stadio d’abbandono: le Vele

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Corre l’anno 2005, quando il sindaco Walter Veltroni dà il via libera a un grande progetto nella zona sud est della città: la creazione della nuova Città dello Sport. Un progetto grandioso, che viene affidato ad uno dei massimi architetti viventi: lo spagnolo Santiago Calatrava. Il piano, da realizzare non distante dalla città universitaria di Tor Vergata, prevede la costruzione di una coppia di palazzetti dello sport, uno per il basket e la pallavolo, l’altro per il nuoto, entrambi a forma di vela, posti l’uno di fronte all’altro, di fianco a una coppia di laghi artificiali, così da formare un’elegante struttura a quadrifoglio.
Tutt’intorno, vengono poi ideati altri impianti e strutture: piscine all’aperto e al coperto, piste per l’atletica, una grande torre destinata al rettorato dell’università, un campus per ospitare gli studenti universitari e gli atleti delle gare che qui si sarebbero in futuro svolte. Costo totale dell’operazione: 60 milioni di euro.

Il progetto della Città dello Sport deve servire anche da rilancio sia per l’intera zona che per la seconda università di Roma, tanto che si comincia a ipotizzare anche un prolungamento della metropolitana, per raggiungere la struttura e dotare l’area di adeguati trasporti e servizi. La società che riceve l’incarico della costruzione, di quelle che, intanto, sono state ribattezzate le Vele di Calatrava, è la Vianini Lavori, del gruppo Caltagirone. Già all’atto dell’assegnazione dei lavori, il costo iniziale è intanto raddoppiato a 120 milioni; un importo che a fine 2006 sale ulteriormente del doppio, per attestarsi a 240 milioni di euro.

A inizio 2007 viene posta la prima pietra. Il tempo stimato per ultimare l’opera è di due anni, un tempo utile a poter far svolgere proprio in questo nuovo impianto i mondiali di nuoto, previsti a Roma nell’estate del 2009.
I lavori, però, procedono fin da subito a singhiozzo e con notevole lentezza. A dicembre del 2008, perciò, il nuovo sindaco Gianni Alemanno, vista l’incertezza sull’effettiva consegna della struttura prima dell’inizio dei mondiali di nuoto, decide di far svolgere al Foro Italico la competizione mondiale, stornando 45 milioni di euro per l’adeguamento dei vecchi impianti.
Senza più la pressione degli imminenti mondiali, con il 2009 i lavori della Città dello Sport vengono temporaneamente sospesi, per mancanza di fondi, nonostante, a quella data, sia stata già spesa una cifra quattro volte superiore al costo inizialmente previsto.

[IN STADIO D’ABBANDONO]
Puntata 1: Il Flaminio
Puntata 2: Il PalaTiziano
Puntata 3: La città del rugby

I lavori riprendono però nel 2011, anche in previsione di una possibile candidatura olimpica di Roma per le olimpiadi del 2020. Manca comunque una data certa per la consegna dell’impianto, mentre la cifra stimata per il completamento dei lavori, ha ora raggiunto i 660 milioni di euro, cioè undici volte il prezzo iniziale. Per coprire i costi, Alemanno annuncia l’arrivo di capitali privati, grazie alla manifestazione di interesse da parte di tre fondi internazionali. Sembra tutto risolto, ma passano gli anni e a dicembre 2014 i lavori sono di nuovo fermi. Intanto, la prevista candidatura olimpica di Roma è sfumata e le Vele non vengono più considerate un’opera strategica.

Anche l’inquilino del Campidoglio è nuovamente cambiato. Ora c’è Ignazio Marino, sindaco che, assieme al suo vice e urbanista Giovanni Caudo, pensa per la struttura a una destinazione totalmente diversa da quella originaria. Dopo un confronto con l’Università di Tor Vergata e con lo stesso architetto Calatrava, viene ideata una riconversione della Vela che ospita la piscina, per farne la sede della facoltà di Scienze Naturali, con la realizzazione anche di un avveniristico orto botanico. Il costo previsto per l’adeguamento e il cambio di destinazione, si aggira sugli 80 milioni di euro. Neanche questo nuovo progetto vedrà però la luce.

Le Vele di Calatrava sembrano dunque destinate a restare un suggestivo rudere quando, è storia delle settimane scorse, ecco che, un po’ a sorpresa, è il governo a farsi avanti, con uno stanziamento di 325 milioni, da inserire nella legge di bilancio in discussione in Parlamento. La somma prevista si dividerebbe in varie tranches. La prima tranche, necessaria per far ripartire il cantiere, servirebbe a chiudere il contenzioso che intanto si è creato tra l’Univeristà di Tor Vergata e la Vianini Lavori Spa. Un’altra parte dei fondi dovrebbe portare a termine un passaggio di proprietà, con l’Università di Tor Vergata che dovrà cedere il sito e le opere finora realizzate, ad una società pubblica, non ancora meglio precisata. Il grosso della somma servirebbe poi a concludere i lavori entro il 2023. Ma al momento, non si ha la certezza che poi lo stanziamento avverrà per certo.

Tutto risolto, dunque? Neanche per idea. Innanzi tutto, ancora non è chiaro se, una volta ripartiti i lavori, questi serviranno a completare l’opera così come inizialmente prevista, oppure con quelle modifiche che negli ultimi anni erano state abbozzate. In secondo luogo, in un momento di grave crisi come questo, c’è chi ritiene che i fondi stanziati siano sproporzionati. A capo delle voci critiche, c’è proprio quel Caudo, che fu autore della proposta di riconversione di una delle Vele e della sua trasformazione in sede universitaria e orto botanico: “Un costo esorbitante e ingiustificato”, ha definito i previsti stanziamenti, che costituiscono “più o meno il corrispettivo di un intero anno di investimenti in infrastrutture per tutta la città di Roma”.

 

[Le foto di questa pagina sono di Gian Luigi Perrella e sono state pubblicate su Flickr.com]

08-12-2020 | © Riproduzione riservata

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