Clelio Darida, l’ultimo Dc

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È il 12 dicembre 1969, sono le ore 16.55, quando una bomba esplode a Roma in un sottopassaggio che collega l’entrata di via Veneto della Banca nazionale del lavoro con quella di via di San Basilio, ferendo 14 persone. Pochi minuti dopo, alle 17.22, una seconda bomba scoppia alla base del pennone dell’Altare della Patria e alle 17.30 una terza, all’ingresso del museo del Risorgimento, in piazza Venezia.
Pochi minuti prima, alle 16.37, una bomba era esplosa anche a Milano, nella sede della Banca nazionale dell’agricoltura di piazza Fontana.

Cominciano così i sette anni da sindaco di Roma per Clelio Darida, esponente dell’area fanfaniana della Democrazia Cristiana, eletto da pochi mesi primo cittadino della Capitale, con una (risicata) maggioranza di centrosinistra. Darida si trova a dover gestire dunque un delicatissimo momento chiave della vita cittadina e nazionale, quello che segna il passaggio dai favolosi anni Sessanta al turbolento periodo dei cosiddetti anni di piombo, anni in cui la parola boom non fa più pensare alla grande espansione economica del decennio precedente ma ha il suono sinistro dei numerosi attentati che insanguinano sempre più spesso la penisola.

Darida diventa sindaco nel 1969, a seguito delle dimissioni della giunta del suo predecessore Rinaldo Santini, travolta da una serie di scandali. Il suo primo atto è la nomina di 240 consiglieri circoscrizionali, che avviano un’opera di decentramento amministrativo della città, divisa in 12 circoscrizioni (diventeranno in seguito 20, per poi essere, di recente, ridotte a 15 e ribattezzate con la nuova denominazione di municipi). Durante i suoi primi mesi da sindaco, viene acquisita al patrimonio comunale la storica Villa Doria Pamphilj, fino ad allora in gran parte privata, che diviene così il più grande parco pubblico della città. Nel 1970 iniziano poi i lavori per la realizzazione della cosiddetta Strada Panoramica, sulle pendici di Monte Mario.

Foto di Giorgio Rodano diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

È in quello stesso anno che si palesano una serie di problemi relativi alla costruzione della prevista linea A del metrò. Sono problemi che porteranno a una serie di stop e di forti ritardi, tali da rendere, da quel momento in poi, quasi proverbiali le lungaggini relative alla costruzione della metropolitana di Roma. Nel tratto Termini-Anagnina vengono infatti riscontrate gravi lesioni a numerosi edifici sulla Via Appia Nuova, con forti disagi alla popolazione residente e la conseguente interruzione dei lavori. Questi potranno essere ripresi solo una volta riprogettato lo scavo delle gallerie, da allora in poi eseguito mediante un apposito macchinario di nuova concezione: la cosiddetta “talpa”, resa famosa anche da una memorabile scena del film “Roma” di Federico Fellini, uscito nelle sale nel 1972.

Nonostante le elezioni comunali del giugno 1971 segnino una forte avanzata della destra, il 7 agosto 1971 Darida è riconfermato sindaco dal consiglio comunale. Viene perciò varata una prima giunta monocolore DC (che però resta in carica solo pochi mesi) e quindi, a partire dal 1972, una seconda giunta monocolore, che stavolta ottiene anche l’appoggio esterno dei partiti socialista, socialdemocratico, repubblicano e liberale (e per qualche periodo anche del partito comunista, in un’ottica di “solidarietà nazionale”, che proprio in quegli anni stava maturando anche a livello nazionale), rimanendo in sella fino al 1976.

La città che il sindaco Darida si trova a governare negli anni Settanta ha gravissimi problemi abitativi. Il censimento del 1971 ha registrato una popolazione di quasi 3 milioni di abitanti, il 30% in più rispetto ai cittadini di Roma censiti dieci anni prima e addirittura il doppio rispetto a quelli censiti nel 1951. Ecco perché questi anni di mandato sono contrassegnati da un forte incremento di interventi in materia di edilizia economica e popolare e soprattutto dall’adozione di una seconda “variante generale” al piano regolatore del 1962, ormai inadeguato.

Importantissimo è anche il cosiddetto “Piano Acea”, approvato nel 1974 e che stabilisce le linee guida per la progettazione degli impianti di depurazione delle acque di Roma, con la realizzazione dei depuratori di Roma-Nord, Roma-Sud, Roma-Est e Roma-Ostia. Nel 1976, Darida procede infine all’adozione delle prime “varianti circoscrizionali” al piano regolatore e a quella del piano delle zone industriali, nonché alla prima perimetrazione delle borgate abusive sorte a partire dagli anni sessanta.

Le dimissioni di Darida segnano la fine di una lunga epoca: quella dei sindaci democristiani, un’epoca durata ininterrottamente per trent’anni, dal 1946

Darida è anche il sindaco che, forse più di ogni altro, ha dato impulso allo sviluppo del sistema di trasporto metropolitano in città. Nel 1972 è la sua giunta che approva la seconda parte del tracciato della linea A, quella che da Termini raggiunge Ottaviano. Il percorso scelto in via definitiva è diverso da quello previsto inizialmente. La linea, anziché attraversare Via Cola di Rienzo e attestarsi a Piazza Risorgimento, nei pressi della Basilica di San Pietro, viene infatti spostata lungo Viale Giulio Cesare, anche su pressione dei commercianti della zona, spaventati dai lavori che, protraendosi per diversi anni, avrebbero quasi certamente allontanato i clienti di quell’area ad alta vocazione commerciale. Questa modifica viene comunque utilizzata anche come occasione per progettare subito un prolungamento della linea A, in direzione di via Cipro, fino alla circonvallazione Cornelia; un progetto avviato sotto la guida di Darida, ma che sarà inaugurato solo un quarto di secolo dopo, in occasione del Giubileo del 2000.

Foto di Nicola diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

Nel 1976 dalla giunta Darida viene anche approvato un nuovo tracciato per il prolungamento della linea B della metropolitana. Anche in questo caso si tratta di una variante rispetto al tracciato originario, con la scelta della direttrice verso Rebibbia, al posto di quella studiata in origine, che doveva procedere verso Montesacro.
Del forte legame fra Clelio Darida e la metropolitana di Roma i romani si accorgeranno però solo quasi venti anni più tardi, nel 1993, quando il metrò romano balzerà prepotentemente alla ribalta delle cronache, legato al nome di Darida, anche se per ragioni assai poco nobili. Sono quelli gli anni di “mani pulite” e Darida viene rinchiuso per diversi mesi nel carcere di San Vittore, con l’accusa di corruzione, nell’ambito dell’inchiesta “Intermetro” (dal nome del consorzio di società che realizzarono l’ampliamento della metropolitana di Roma), inchiesta che coinvolge diverse alte personalità, incluso l’allora manager della FIAT Cesare Romiti. Clelio Darida viene però prosciolto da tutte le accuse, scarcerato e infine risarcito per danni, con un ammontare di circa 100 milioni di lire.

Come hanno fatto in precedenza alcuni suoi predecessori, il 6 marzo 1976, Darida si dimetterà da sindaco, per partecipare alle elezioni politiche fissate il 20 giugno di quell’anno. Le leggi del tempo non permettevano infatti di mantenere contemporaneamente la carica di primo cittadino e quella di parlamentare, Da quel momento, per lui, inizia una nuova e importantissima carriera politica nazionale, che lo porterà ad essere prima sottosegretario e poi, per ben sei volte, ministro della repubblica.

Contemporaneamente, a Roma, le dimissioni di Darida segnano la fine di una lunga epoca: quella dei sindaci democristiani, un’epoca durata ininterrottamente per trent’anni, dal 1946 al 1976. Le nuove elezioni amministrative sanciranno infatti una svolta politica (che in quegli anni verrà percepita come “epocale”), con la vittoria dei partiti di sinistra e l’ascesa in Campidoglio di sindaci legati al Partito Comunista Italiano. Comincia per Roma una nuova fase e una nuova storia, che racconteremo nel prossimo capitolo delle nostre “Storie di Campidoglio”.

10-11-2020 | © Riproduzione riservata

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