Un mistero chiamato Calenda

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La paradigmatica e rapida parabola di Carletto Calenda, già coordinatore della lista ultraliberista – e mai decollata – di Montezemolo.

  1. Si candida nella lista ultraliberista di Monti (Sciolta Civica): sdeng! trombato!
  2. Letta lo fa viceministro allo Sviluppo Economico.
  3. Renzi silura Letta ma conferma Calenda e gli dà una delega in più.
  4. Calenda lascia Sciolta Civica, dice che si iscrive al PD, ma non lo fa
  5. Renzi (anche se non ci va d’accordo) lo promuove rappresentante italiano presso l’Unione Europea. I diplomatici italiani s’incazzano.

Per giustificare la nomina anomala (Carletto non è un diplomatico) il governo Renzi spiega che è una misura eccezionale “come in tempo di guerra”.

Questo post nasce come thread (una catena di tweet) pubblicato il 10 giugno 2019 da Collettivo Inconscio, pseudonimo di un utente Twitter che non risiede a Roma

2013, Conferenza ministeriale del WTO a Bali. Foto diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

Attenzione:
Gennaio 2016: nomina di Calenda come rappresentante presso l’Unione Europea.
Marzo 2016: entrata in ruolo di Calenda.
Maggio 2016: Calenda molla l’incarico e torna al Mise, dove viene promosso Ministro.

In sintesi: senza nessuna carriera politica pregressa lo nominano prima in ruoli di governo; poi, senza nessuna carriera diplomatica, in ruolo mai coperto prima da politici: accetta solo dopo due mesi, dopo altri due si dimette e diventa ministro.
Capita a tutti?

Fine 2016. Al referendum costituzionale vince il no e Renzi si dimette obtorto collo.
Sale Gentiloni: anche lui conferma Calenda ministro.
Fateci caso:
Montezemolo.
Monti.
Letta.
Renzi (che lo nomina per un un ruolo importantissimo).
Gentiloni.
Tutti lo appoggiano.
Ma torniamo al curriculum politico di Carletto.

2016. Incontro informale dei ministri del Commercio durante la presidenza slovacca della Ue

5 marzo 2018: il Pd di Renzi muore definitivamente alle elezioni politiche.
Con la delicatezza e l’eleganza di uno sciacallo dalla gualdrappa il 6 marzo 2018 Calenda riannuncia (l’aveva fatto tre anni prima) l’iscrizione al Pd: “Non c’è bisogno di fare un altro partito ma lavorare per risollevare quello che c’è. Domani mi vado a iscrivere al Pd”.

L’umile Carletto detta la linea politica a un partito di cui ha appena (pochi minuti prima) preso la tessera (partito che da quattro anni lo promuove in ogni ruolo possibile senza che lui avesse esperienze passate).
Il segretario Martina si felicita con lui.

9 marzo 2018: Carletto spiega che non straccerà la tessera che ha appena preso (soltanto 3 giorni prima).

25 aprile 2018: Calenda minaccia però di stracciare la tessera presa appena 50 giorni prima.

Un passo indietro.

27 marzo 2018 (21 giorni dopo l’iscrizione). Calenda fa l’offeso e dice 2 cose:

1) “mi hanno fatto fare (in 3 settimane, ndr) due riunioni e una direzione (non si capisce a che titolo) ma non mi hanno più chiamato”
Che cosa voleva? la corona?
2) “Se sarò il leader di un fronte moderato sarò io a dirlo”. Frase sibillina. Ti sei appena iscritto a un partito, lo vuoi guidare, e in più fai capire che potresti formare una nuova coalizione o partito politico.
Ricordiamoci che stiamo parlando di un rapporto tra un partito politico e una persona che non ne ha mai fatto parte, ma che quel partito in tutte le sue incarnazioni (Letta, Renzi, Gentiloni, Martina e ora Zingaretti) ha portato in palmo di mano.

21 maggio 2018. Calenda dice che il Pd rischia di finire, ma stavolta (sembra una comica) non ha intenzione di “stracciare la tessera”, anche se “il Pd non basta più” (ovvero serve un altro partito).

Carletto si è iscritto da due mesi a un partito che ora dice non bastare più.

2019, Pontignano Conference Italia-UK. Foto diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

Inizia la bizzarra pantomima del “fronte repubblicano“, Calenda si autoproclama leader di un partito che non c’è di cui il Pd costituirà una parte, per farlo usa un giornale della destra liberale.
Ps: sono solo 3 mesi e mezzo che si è iscritto al Pd.

Il manifesto di Carletto dice in sostanza che il modello capitalista occidentale è in crisi e va salvato. Sarà mica che quando è entrato nel Pd (che fu sinistra decadi addietro) sapeva già che avrebbe fondato il fronte repubblicano? O ci ha pensato dopo?

Le intenzioni di Calenda sono trasparenti:
“Entro in un partito, me lo fanno scalare, lo trasporto in un partitone unico liberale che unisca Forza Italia e Pd e Bonino”.
Non è chiaro è che interesse abbiano i maggiorenti del partito a farsi scalare da Calenda, perché autodistruggersi?

Gennaio 2019. Il fronte repubblicano cambia magicamente nome in “Siamo Europei”. A maggio Calenda viene candidato da Zingaretti come capolista alle Europee del Pd, ma prima annuncia che si iscriverà a un gruppo diverso da quello socialista.
Per Zingaretti è tutto normale.

26 maggio 2019: Carletto diventa eurodeputato del Pd: stavolta lascia passare due giorni e annuncia che potrebbe fondare un suo partito.

Tralascio (perché sono esausto), tutta la relazione tra Calenda e primarie Pd, tralascio le sue critiche (pseudo “voltairiane”) contro chi si oppone ai nazifascisti come Bannon e Salvini, tralascio il personaggio che ha costruito per rappresentarsi: quello di un uomo qualunque, che porta il figlio alle manifestazioni comuniste, la figlia a bussare dai vicini per i dolcetti scherzetti, che fa la coda come gli altri, che è disoccupato. Si rappresenta così il nostro Carletto, e la gente ci crede.

Per spiegare cosa voglio dire: qualche giorno fa fa Calenda viene qui per una manifestazione elettorale per le comunali a sostenere il candidato Pd, un’amica va a vederlo e mi scrive: “Calenda mi ha detto che da ragazzo aveva la tessera della Fgci. È stato molto empatico. Da anni non sentivo qualcuno del Pd parlare così. Ha parlato a braccio per 20 minuti e ha fatto la fila con noi per comprarsi una birra… L’avevo forse giudicato con troppa superficialità. Mi è piaciuto”.

Ecco, volevo chiudere dicendo che ho tralasciato l’operazione “uomo qualunque” che purtroppo in Italia funziona sempre, anche spacciando un aristocratico (la nonna di Carletto era principessa) come uno del popolo.
L’ho tralasciato perché questo thread aveva un’altra intenzione: quella di mostrare l’anomalia di un uomo che, dal nulla, si trova grazie a un partito di cui non fa parte, prima la via spianata come politico e diplomatico, poi quella all’interno dello stesso partito (che lui minaccia di distruggere).

 

15-10-2020 | © Riproduzione riservata

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