Tutti i sindaci del Re

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È il 20 settembre del 1870, le truppe italiane guidate dal generale Cadorna sono entrate a Roma attraverso una breccia aperta a Porta Pia. La storia millenaria dello Stato Pontificio sta per chiudersi definitivamente. Comincia quella di Roma capitale d’Italia.

Tra le prime questioni da risolvere, una volta conquistata l’Urbe, c’è anche quella di definire l’assetto politico della città. Il re Vittorio Emanuele decide perciò di istituire una giunta provvisoria e ne affida la guida al duca Michelangelo Caetani. Fine letterato e intellettuale, nonché ex ministro di polizia nel governo di papa Pio IX, è lui che (sebbene formalmente non abbia mai ricoperto questo incarico) può essere considerato, di fatto, il primo sindaco romano.

Michelangelo Caetani

Per uno di quegli strani paradossi di cui la storia è piena, il primo cittadino della futura capitale del laico e liberale regno d’Italia (un regno “scomunicato” e combattuto in tutti i modi dal Papa), è dunque un ex ministro papalino, un aristocratico e persino un acerrimo nemico di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, che aveva avversato durante il periodo delle lotte risorgimentali e della repubblica romana del 1849.

Il mandato di Caetani sarà molto breve, durerà pochi giorni: giusto il tempo di organizzare il plebiscito che sancirà l’annessione di Roma all’Italia. Sarà proprio il duca ad annunciarne ufficialmente i risultati al re Vittorio, con parole che del suo passato papalino conservano decisamente ben poco: “Roma, con le sue provincie, esultante di riconoscenza verso la Maestà Vostra gloriosissima per averla liberata dalla oppressione straniera di armi mercenarie col valore dell’esercito italiano, ha con generale plebiscito acclamato per suo Re la Maestà Vostra e la sua reale discendenza. Tale provvidenziale avvenimento, dopo sì lunga ed amorosa aspirazione di tutti i popoli d’Italia, compie con questa nuovissima gioia la storica Corona che rifulge sul capo della Maestà Vostra”.

A Caetani seguirà un nuovo commissario, il giovane Guido Orazio di Carpegna Falconieri Gabrielli, all’epoca appena trentenne. Quindi toccherà a Giuseppe Lunati, che alcune fonti considerano il primo vero sindaco della città.
Anche Lunati si presenta con un passato papalino, quale importante magistrato ed ex ministro delle finanze e degli esteri dello Stato Pontificio, però potendo vantare anche qualche “medaglia al merito risorgimentale”, poiché durante la repubblica romana di Mazzini, a differenza di Caetani, non si era schierato contro, accettando dal governo mazziniano l’incarico di capo della Corte di Cassazione. Quale sindaco resterà in carica solo un mese, per essere sostituito da un altro nobile ex ministro di Pio IX, il principe Filippo Andrea Doria Pamphili.

Filippo Andrea V Doria Pamphili Landi

Durante il suo breve mandato – terminerà già nel marzo 1871 –  a Roma accade un fatto destinato ad incidere fortemente sul futuro volto della città per come la conosciamo oggi. Il 29 dicembre 1870 il Tevere esonda, provocando fortissimi danni e molti lutti. Viene perciò istituita urgentemente una commissione, incaricata di analizzare e risolvere il problema delle troppo frequenti e devastanti inondazioni del fiume.
Dopo alcuni anni di studi e l’intervento addirittura di Garibaldi in persona (che, in qualità di senatore, presenterà un disegno di legge per far considerare “opera di pubblica utilità” gli interventi volti a preservare la Capitale dalle inondazioni), si decide che il corso cittadino del fiume va in qualche modo imbrigliato e partono dunque i lavori per la costruzione dei muraglioni del Tevere, quegli argini ancora oggi presenti e funzionali, che hanno fatto diventare le esondazioni fluviali un lontano e sempre più sbiadito ricordo. Nasce così il Lungotevere come lo conosciamo, i cui lavori di costruzione saranno ultimati a inizio Novecento.

Però, siccome ogni medaglia ha due facce, la realizzazione dei muraglioni può essere anche considerata la prima delle tante opere urbanistiche invasive, che sconvolgeranno il volto di molte zone di Roma, daranno luogo ad abbattimenti di case antichissime e di interi quartieri storici. Per la realizzazione degli argini, ad esempio, verrà demolito il vecchio porto di Ripetta, nonché numerosi palazzi medievali, rinascimentali e barocchi che sorgevano lungo il corso del fiume. I lavori alimenteranno anche fenomeni di corruzione e di speculazione edilizia, dando un imprevisto e forte potere ai costruttori romani, arricchitisi grazie al moltiplicarsi degli appalti e dei relativi fondi pubblici. Sono fenomeni di cui ancora oggi sentiamo pesantemente le conseguenze negative.

I primi anni Settanta dell’Ottocento sono tutto un susseguirsi di sindaci di nomina governativa (occorrerà attendere il 1889 per avere un primo sindaco eletto a seguito di una votazione) che restano in carica pochi mesi, o addirittura pochi giorni: è il caso, ad esempio, di Giuseppe Troiani, sindaco “bisettimanale”, dal 16 al 31 maggio 1872.
Comincerà a fare eccezione Pietro Venturi, primo sindaco “di sinistra” della capitale, che durerà in carica alcuni anni, nominato una prima volta nel giugno 1872 e poi di nuovo tra il 1874 e il 1877. Di lui non si ricordano scelte particolarmente importanti per la città, fatta eccezione per la medaglia d’oro conferita a Giuseppe Garibaldi per la difesa di Roma dagli attacchi franco-pontifici durante la repubblica romana del 1849. Quella medaglia era il chiaro segno di uno scontro, anche simbolico, ormai in atto fra lo stato italiano e il papato; uno scontro che avrà il suo culmine pochi anni dopo, con la costruzione in Campo De’ Fiori della statua in memoria di Giordano Bruno.

Tra il primo e il secondo mandato di Venturi, la lotta fra sindaci romani e papato si acuirà quando la guida capitolina viene affidata a Luigi Pianciani.

Luigi Pianciani

Massone ed ex mazziniano, una volta nominato sindaco di Roma, Pianciani diede vita a un duro scontro con la chiesa, al fine di ottenere la realizzazione di un impianto per la cremazione nel cimitero del Verano. Pianciani la spunterà, tanto che, alla sua morte, i suoi resti saranno cremati proprio in quell’impianto. I romani, però, possono essere molto grati a Pianciani soprattutto per un’altra ragione: è stato lui l’ideatore dei nasoni, le bellissime fontanelle pubbliche in ghisa, a forma di cilindro e con delle cannelle per far sgorgare l’acqua corrente, che ancora oggi adornano molte vie della Capitale. Le prime furono installate, a partire dal 1872, in Piazza della Rotonda, in via delle Tre Cannelle e in via San Teodoro.

Ed è sempre sotto la guida di Pianciani che a Roma viene concepito, nel 1873, il primo piano regolatore. Nel piano è prevista la realizzazione di una grande area industriale nella zona sud della città, fra Porta San Paolo e la Basilica omonima fuori le mura, lungo la via Ostiense. Favorivano questa scelta il territorio pianeggiante e la presenza di varie vie di comunicazione: la via Ostiense appunto, il fiume con il porto di Ripa, e la prevista ferrovia. E’ il primo passo di quello che diventerà il nuovo rione di Testaccio, la cui inaugurazione ufficiale avverrà però solo molti anni più tardi, nel 1921. Pianciani riuscirà invece ad inaugurare la stazione ferroviaria di Termini, un progetto iniziato durante gli ultimi anni dello stato Pontificio e ultimato fra il 1873 e il 1874.

Emanuele Ruspoli

A PIanciani e a Venturi, sindaci della sinistra liberale, succederà il principe Emanuele Ruspoli, esponente della destra storica, che resterà in carica per un suo primo mandato fino al 1880 e verrà poi rieletto, per un secondo mandato, diversi anni più tardi, nel 1892. Proprio quando è sindaco il principe Ruspoli avviene un nuovo fatto destinato a incidere fortemente sul volto di Roma: la morte di Vittorio Emanuele II e la salita al trono di Umberto I. Umberto, sebbene piemontese di nascita, a differenza del padre avrà un rapporto molto stretto con la città dei Sette Colli, finendo per cambiarne il volto, con la costruzione di nuovi edifici e nuovi quartieri, oggi perfettamente integrati nel tessuto urbano.

Sta per cominciare il periodo della cosiddetta Roma Umbertina e della retorica sulla Terza Roma (dopo la Roma imperiale e quella papale, la Roma italiana), che cercherà di trasformare quello che era ancora un paesone, un po’ provinciale anche se dal glorioso passato, in una moderna metropoli europea. Ma questa è una vicenda che racconteremo nel prossimo capitolo della nostra storia.

30-09-2020 | © Riproduzione riservata

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