Storia del San Camillo (e dei suoi nomi)

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Il San Camillo è considerato l’ospedale pubblico per eccellenza dei romani, anche se poi nella Capitale sono numerose le strutture sanitarie con una storia importante e con un’utenza affezionata. Probabilmente quello che colpisce è il carattere più popolare del San Camillo, un ospedale che è stato “pensato” oltre un secolo fa, quando il sindaco era Ernesto Nathan; è stato costruito durante il fascismo e ha subito poi una serie di trasformazioni nei decenni successivi.
Qui pubblichiamo una breve storia del nosocomio, del suo architetto, nonché delle figure della storia della medicina italiana che hanno dato il nome ai diversi padiglioni. Si tratta di un lavoro già apparso “a puntate”, nell’arco di diverse settimane, sulla pagina Facebook dell’azienda ospedaliera San Camillo Forlanini.

 

La storia centenaria del San Camillo, nato anche grazie alla “spagnola”

Partiamo dal nome, San Camillo. È un omaggio a San Camillo De Lellis, patrono dei malati, degli infermieri e degli ospedali. Vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento (era nato nel 1550 a Bucchianico, vicino a Chieti) De Lellis era un soldato di ventura che scoprì la vocazione religiosa a 25 anni in Puglia e si dedicò poi all’assistenza dei malati a Roma, all’Ospedale di San Giacomo “degli Incurabili” (il San Giacomo, chiuso poi nel 2008).

Ma San Camillo è il nome che fu dato all’ospedale dopo la Seconda Guerra Mondiale, al posto di Ospedale Ernesto Nathan, dal nome del sindaco che guidò Roma a inizio secolo (questo nome restò solo per pochi mesi) e ancora prima di Ospedale del Littorio, come si chiamava all’apertura ufficiale nel 1929, durante il regime fascista.

 

L’idea di fondare un nuovo ospedale pubblico risale però all’inizio del Novecento. Nel 1903 fu elaborato il primo progetto, che rimase su carta fino a dopo la Prima Guerra Mondiale, quando si parlò del nuovo Ospedale della Vittoria. Era l’epoca della cosiddetta Spagnola, la devastante pandemia di influenza che provocò diverse decine di milioni di morti.

Per costruire l’ospedale, l’amministrazione capitolina acquistò i terreni di Vigna San Carlo dal Vaticano. I lavori però si interruppero nel 1919, anche per mancanza di fondi, per riprendere soltanto nel 1927. La struttura fu inaugurata finalmente il 28 ottobre del 1929, nell’anniversario della Marcia su Roma. Negli anni Cinquanta furono realizzati importanti lavori di ammodernamento e costruiti nuovi reparti. Oggi l’ospedale si estende su 40 ettari.

Nella stessa zona, fu inaugurato poi nel 1934 l’Ospedale Carlo Forlanini (dal nome del medico milanese che nel 1882 inventò lo pneumotorace artificiale, efficace nella cura della tubercolosi: ma all’inizio il nosocomio si chiamava Istituto Benito Mussolini), in origine un sanatorio per malati di tubercolosi. E nel 1936 il Lazzaro Spallanzani, specializzato nelle malattie infettive (vissuto nel Settecento, Spallanzani è considerato il padre della biologia sperimentale).

Oggi l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini comprende il solo San Camillo. Dal 1996 lo Spallanzani è autonomo, in qualità di Istituto Nazionale Malattie Infettive. Mentre il Forlanini è stato chiuso nel 2015.

 

L’architetto Emanuele Caniggia

Emanuele Caniggia è l’architetto romano che ha progettato l’ospedale San Camillo e diretto i lavori di costruzione.
Nato nel 1891 nella Capitale, studia all’istituto di Belle Arti e poi alla facoltà di Architettura di Valle Giulia. Da studente collabora al progetto della chiesa di Santa Croce nel quartiere Flaminio. Partecipa a vari concorsi e vince quello per il Monumento ai caduti di Velletri (1922). Si specializza in edilizia ospedaliera, e inizia la sua carriera da progettista nel 1927, con il progetto e la direzione dei lavori dell’Ospedale Civile di Ragusa.
Tra il 1928 e il 1929 realizza quella che è considerata la sua opera più importante, il nuovo ospedale di Roma da 1.200 posti letto.

L’ospedale è composto da un insieme di edifici disposto secondo la tipologia a padiglioni, allora utilizzata a Roma già per l’Ospedale Umberto I (inaugurato nel 1096), e si estende su un’area di 40 ettari, l’ex vigna di San Carlo a Monteverde, già di proprietà del Vaticano.

Non più gradito al fascismo, Caniggia smette praticamente di dedicarsi a lavori importanti fino al Dopoguerra.
Tra il 1958 e il 1965 Caniggia, insieme al figlio Gianfranco (nato nel 1933), si dedica all’ampliamento e alla ricostruzione dell’Ospedale di Isola Liri.
Si occupa anche di edilizia residenziale: realizza un complesso edilizio a Terni (1953-56), un edificio per abitazioni a Subiaco (1955-65), case di abitazione in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma (1956-58), alloggi signorili in via Trinità dei Pellegrini, sempre a Roma (1957). Insieme al figlio, alloggi dell’Istituto nazionale per le case degli impiegati statali in a Firenze (1960-61), un edificio condominiale a Velletri (1962-63).Nel 1963, anno in cui smette di esercitare, progetta le scuole elementari di Aquino e di Isola Liri.
Muore a Roma nel 1986.

 

Da dove vengono i nomi dei padiglioni

ANTONINI

A Giuseppe Antonini è dedicato il padiglione che attualmente ospita il centro per i donatori di sangue, Medicina trasfusionale, Medicina interna, Endocrinologia, Diabetologia, Rianimazione motoria, l’ambulatorio dei fisioterapisti.

Antonini, nato nel 1864, è stato un importante psichiatra, ma studiò anche la pellagra (una malattia causata dalla carenza o dal mancato assorbimento di vitamine del gruppo B).
Si laureò all’Università degli Studi di Torino nel 1888 con Carlo Forlanini, discutendo una tesi in clinica medica: “Sulla ventilazione polmonare dell’uomo sano in movimento ed in montagna”.
Divenne allievo di Cesare Lombroso e si dedicò alla psichiatria. Nel 1902 ottenne la libera docenza di Psichiatria all’Università di Modena, nel 1903 creò l’Ospedale psichiatrico di Sant’Osvaldo di Udine, considerato il primo esempio di manicomio non circondato da mura. Per vent’anni fu direttore dell’Ospedale psichiatrico di Milano, a Mombello di Limbiate. Volontario nella I Guerra Mondiale, organizzò a Mombello un ospedale medico di riserva.
Antonini viene considerato un anticipatore e divulgatore dell’importanza dell’igiene mentale, della medicina sociale e della profilassi dell’alcolismo, della criminalità, delle malattie nervose e mentali, ma anche il suo lavoro sulla pellagra è ritenuto molto importante, soprattutto per aver ispirato una serie di provvedimenti igienici e sociali per combatterla.
Morì nel 1938.

 

BACCELLI

Guido Baccelli – al quale è intitolato il padiglione del San Camillo in cui opera anche Cardiochirurgia – è stato un medico e un ministro. Figlio di un chirurgo, nacque a Roma nel 1830. Si laureò sia in Medicina e Chirurgia all’Università La Sapienza tra il 1852 e il 1853.
Nel 1862 assunse la cattedra di Clinica medica e la direzione della clinica omonima che aveva sede all’Arcispedale di Santo Spirito in Saxia (che oggi ospita un centro congressi, ed è vicino all’attuale Ospedale di Santo Spirito in Sassia), mantenendo poi entrambi i ruoli per fino alla morte.

Fu uno dei primissimi medici italiani a utilizzare lo stetoscopio e fu un pioniere dell’uso terapeutico delle iniezioni endovenose. È anche considerato l’inventore della pratica diagnostica di far dire “trentatré” al paziente, per provocare delle vibrazioni che favoriscono l’indagine sullo stato dei polmoni.
Baccelli, che fu anche medico del re Vittorio Emanuele II, è ricordato per i suoi studi sulle patologie cardiache e i grossi vasi, ma fu anche impegnato contro la malaria, che allora colpiva l’Agro Romano. Nel 1878 scrisse “La Malaria di Roma”, un testo di riferimento per l’epoca, e si impegnò poi da ministro nelle bonifiche delle aree paludose in Italia.
Per quasi 30 anni fu presidente del Consiglio Superiore di Sanità. Come ministro della Sanità promosse a Roma la realizzazione del Policlinico Umberto I e della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea.
Morì nel 1916.

 

BASSI

Agostino Bassi – a cui è intitolato il padiglione omonimo, che ospita il Centro Dialisi, l’ambulatorio di Nefrologia, gli ambulatori Malattie del Fegato, Endoscopia Toracica, Malattie Intestinali Croniche e Gastroenterologia – è stato un naturalista e botanico, considerato il pioniere nello studio dei batteri.
Nato nei pressi di Lodi nel 1773, nonostante la passione per la biologia, per volontà della famiglia si laureò in Giurisprudenza all’Università di Pavia.

Continuò però gli studi di medicina, biologia, zootecnia, pastorizia, bacologia, patologia animale e vegetale, pubblicando parecchie memorie. Il suo più importante lavoro è quello del 1835 sulla malattia del baco da seta. In quello studio dimostrò che il fattore che provoca la malattia è rappresentato da un fungo i cui germi sono nell’aria, crescono e si moltiplicano sul baco vivo, che a sua volta infetta altri individui sani. Una scoperta che rappresenta una pietra miliare nella storia della microbiologia. Bassi teorizzò che tutte le patologie contagiose animali e vegetali fossero causate da parassiti, come spiegò in uno scritto del 1844, precorrendo la teoria del contagio.
Si occupò anche di lebbra e colera. Per i suoi studi, fu insignito dalla Francia della Legion d’Onore nel 1840. Morì nel 1856.

 

BUSI

Ad Aristide Busi, pioniere della radiologia italiana, è intitolato il padiglione dell’ospedale dove ha sede il servizio di Radioterapia, Telemedicina, l’Archivio Radiologico, la Direzione Generale, Amministrativa e Sanitaria, il Day Hospital Oncologia mammella e Mammografia.

Nato a Bologna nel 1874, Busi si laureò all’Università della città emiliana nel 1900 in Medicina e Chirurgia. Fu assistente pediatra dell’Ospizio degli esposti dal 1901 al 1903, poi aiuto all’Ospedale Maggiore.
Seguendo il suo interesse per la radiologia, nel 1906 si trasferì all’Ospedale Civile di Trieste, all’istituto radiologico, e poi a Vienna per lavorare con i due pionieri austriaci del settore, Guido Holzknecht e Robert Kenböck.
Nel 1907 divenne direttore del gabinetto radiologico dell’Ospedale Maggiore di Bologna e due anni dopo ebbe il titolo di primario. Dal 1911 tenne corsi sulle applicazioni dei raggi X nella diagnostica e nella terapia. Scrisse i primi saggi di indagine radiologica dell’apparato digerente e lavorò in particolare sulla sella turcica (struttura ossea alla base dell’encefalo che contiene l’ipofisi). Nel corso della sua carriera fece molte scoperte mediche grazie all’applicazione della radiologia.
Nel 1913 fondò con Vittorio Maragliano la Società italiana di radiologia medica. Insegnò Elettroterapia e Radiologia dal 1919 al 1923 a Bologna, poi dal 1928 a Roma. Nella nostra città organizzò l’istituto radiologico del San Camillo (che allora si chiamava Ospedale del Littorio e poi quello del Policlinico Umberto I di Roma. Mmbro di numerose società scientifiche, fu preside della facoltà di Medicina di Roma dal 1929 al 1935. Nel 1939 fu nominato senatore del Regno, ma morì lo stesso anno.

 

CESALPINO

Andrea Cesalpino – al quale è dedicato il padiglione dell’ospedale che ospita tra l’altro i servizi di Ematologia, Medicina Trasfusionale e Cellule Staminali, Trapianti di midollo – era un botanico, medico e anatomista vissuto nel Cinquecento.
Nato nei dintorni di Arezzo, dal 1544 circa si trasferì per studiare a Pisa, dove si laureò nel 1551. Nel 1555 divenne prefetto dell’Orto botanico. All’Università insegnò per numerosi anni botanica e medicina. Nel 1582 divenne medico dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano (ordine militare e religioso fondato da Cosimo I de’ Medici).

In seguito a una serie di contese con altri docenti, nel 1592 si trasferì a Roma come medico di Clemente VIII (il Papa che fece bruciare Giordano Bruno) e lettore di Medicina alla Sapienza.
I suoi studi anatomici gli consentirono di formulare l’ipotesi che la circolazione del sangue è alimentata dal cuore e non dal fegato o dal cervello, tesi che resisteva dai tempi di Galeno (il medico greco vissuto nel II secolo d.C.). Tra i suoi vari libri, il “Praxis universae artis medicae” (Pratica di tutta l’arte medica) fu un manuale di medicina classica assai diffuso.
Morì nel 1603, a Roma.

 

FLAIANI

Giuseppe Flaiani – a cui è intitolato il padiglione che ospita Reumatologia, Urologia, Litotrissia e Oncologia – fu anatomista e chirurgo all’ospedale di Santo Spirito e medico di Papa Pio VI.


Nato nel 1739 vicino ad Ascoli, nel 1761 si laureò all’Università La Sapienza di Roma in Medicina e Chirurgia e Filosofia. Nel 1771 fu incaricato di organizzare il Museo anatomico e patologico presso l’Arcispedale di Santo Spirito in Saxia, dove già era chirurgo sostituto. Nel 1772 divenne chirurgo primario. Fu reso celebre dai suoi studi sul gozzo (cioè l’aumento di volume della tiroide), sulle fratture e sull’anatomia. In particolare, lo si ricorda per i contributi sulla cosiddetta malattia di Flaiani-Basedow-Graves, una malattia autoimmune che colpisce la tiroide.
Nel 1775 il Papa Pio VI lo nominò suo medico. Morì nel 1808.

 

LANCISI

Giovanni Maria Lancisi – che dà il nome al padiglione del San Camillo dove sono tra l’altro i servizi di Neurologia e Neurochirurgia – visse a cavallo tra il Seicento e il Settecento. Fu medico dei Papi Innocenzo XI e Clemente XI e fondò la nota Accademia Lancisiana (che è attiva ancora oggi) allo scopo di incentivare la pratica, la discussione e la condivisione della conoscenza della medicina e della chirurgia.

Iniziò a studiare Teologia e Filosofia presso il Collegio Romano dei Gesuiti (l’edificio che oggi ospita il Ministero dei Beni Culturali e il liceo Visconti), ma si rese conto che il suo vero interesse era per la medicina, e iniziò quindi gli studi alla Sapienza.
Si laureò in filosofia e medicina nel 1672, nel 1676 divenne medico assistente presso l’allora Arcispedale di Santo Spirito in Saxia (che oggi ospita un centro congressi, ed è vicino all’attuale Ospedale di Santo Spirito). Dopo anni di ricerca medica, nel 1685 ottenne la cattedra di Anatomia presso l’Università della Sapienza, nel 1695 passò a quella di Medicina Teorica e nel 1702 a Medicina Pratica.
Contribuì allo sviluppo della fisiopatologia cardiocircolatoria e studiò l’origine degli aneurismi.  Fu anche uno dei primi a sostenere la tesi della trasmissione della malaria attraverso le zanzare e incoraggiò la bonifica delle paludi dell’Agro Pontino.
Fu membro di numerose accademie, tra cui l’Accademia dei Fisiocritici di Siena, l’Accademia delle Scienze a Bologna, l’Accademia Tedesca Naturae Curiosorum e il Royal College of Physicians di Londra.
Nel 1715 fondò l’Accademia Lancisiana. Morì nel 1720.
Lasciò la sua biblioteca di volumi e di manoscritti all’Ospedale Santo Spirito, insieme ad una rendita che finanziò la realizzazione della Biblioteca Lancisiana.

 

MALPIGHI

Marcello Malpighi – a cui è intitolato l’omonimo padiglione che ospita il Centro prelievi, i laboratori di patologia, microbiologia, anatomia patologica e biologia molecolare – era un medico e un anatomista vissuto nel Seicento.
Viene considerato il padre dell’osservazione microscopica in anatomia, istologia, fisiologia, embriologia e medicina pratica, il primo ad osservare i capillari negli animali e a scoprire il legame tra le arterie e le vene. Fu anche il primo a osservare i globuli rossi sul microscopio.

Nel 1646, a 18 anni, si iscrisse all’Università di Bologna (era nato a Crevalcore), la più antica d’Europa. Si laureò nel 1654 in Filosofia e Medicina, e due anni dopo iniziò a insegnare nello stesso ateneo Logica. Sempre nel 1656 fu però insignito della cattedra di Medicina teorica a Pisa, dove si trasferì.
Nel 1659 tornò a Bologna a insegnare Medicina Teorica, e nel 1660 scoprì il funzionamento dei polmoni.
Nel 1662 si trasferì all’Università di Messina e pubblicò diversi studi importanti (sul senso del gusto, sul funzionamento del cervello e sul senso del tatto, ma anche sul sistema di follicoli, tubuli e vasellini dei reni).
Nel 1666 tornò ancora una volta a Bologna per insegnare Medicina pratica ed esercitare come medico. Cominciò a collaborare con la Royal Society britannica, che poi pubblicò tutte i suoi studi. Nel 1691 si trasferì a Roma per divenire medico del Papa Innocenzo XII. Morì nella Città Eterna nel 1694 per una grave malattia.

 

MARCHIAFAVA

Ettore Marchiafava – a cui è dedicato l’omonimo padiglione, che ospita tra l’altro il servizio di Fisiopatologia respiratoria – è stato medico della famiglia reale e almeno di due Papi, oltre che docente di Anatomia Patologica ed esperto di malaria.
Nato a Roma nel 1847, si laureò con pieni voti in Medicina e Chirurgia all’Università La Sapienza nel 1869, dopo aver studiato Filosofia. Dopo aver lavorato come assistente medico all’Ospedale Santo Spirito, nel 1871 iniziò a lavorare all’Istituto universitario di anatomia patologica. Studiò a Strasburgo e a Berlino. Nel 1881 fu nominato professore straordinario di istologia patologica. Nel 1885 fu nominato ordinario e dal 1886 iniziò a insegnare Igiene sperimentale.

Studiò a lungo la malaria, che era ancora molto presente a Roma. E anche la demenza degli alcolisti (nota come morbo di Marchiafava). Durante la Prima Guerra Mondiale fu consulente dell’esercito per i servizi antimalarici. Nel 1913 fu nominato senatore (lo restò fino alla morte, nel 1935) e nel 1918-1919 fu assessore all’Igiene del Comune di Roma. Medico di casa Savoia, fu frequentemente chiamato a consulto al Quirinale e in Vaticano, dove fu l’archiatra (cioè il medico di corte) di Leone XIII e di Pio X.

 

 MARONCELLI

A Francesco Maroncelli è dedicato il padiglione del San Camillo che ospita tra gli altri Nefrologia e Malattie del fegato. Medico e patriota, nato a Forlì nel 1797, è fratello del più famoso Pietro Maroncelli e come lui aderì alla carboneria, fu incarcerato e condannato all’esilio.
Studiò medicina a Forlì e a Napoli (dal 1815), poi chirurgia e medicina a Bologna (dove si laureò nel 1818) e si perfezionò poi a Pavia dal 1819, sempre grazie al sostegno economico della  Congregazione di Carità di Forlì, a causa delle difficoltà economiche della famiglia di commercianti da cui proveniva.
Nel 1815 Maroncelli aderì alla massoneria, come già aveva fatto il fratello due anni prima. Partecipò alla pubblicazione di una rivista clandestina a Forlì tra il 1819 e il 1820, e per anni fu sottoposto a indagini e controlli di polizia da parte dello Stato Pontificio, ma anche dei servizi segreti austriaci. Nel 1820 venne arrestato e resta in carcere per un anno e mezzo, ma nel marzo del 1822 fu poi rilasciato senza accuse e costretto a tornare a Forlì.
Nel 1824 si trasferì a Roma (sempre sotto sorveglianza dei servizi di polizia vaticani), seguito dalla madre, da due sorelle e due nipoti. Acquistò fama di buon medico e cominciò ad avere una vasta clientela. Era famoso anche per uno sciroppo per la tosse all’epoca decantato per i suoi risultati.
Alla fine del 1830, dopo la liberazione del fratello Pietro dal carcere austriaco, venne però espulso da Roma, e iniziò un lungo periodo di peregrinazioni tra diverse città. All’inizio del 1831 entrambi i fratelli si trasferirono a Parigi, dove Maroncelli esercitò la professione di medico tra gli esuli italiani. Nel 1832 andò a Londra e di lì poi a Costantinopoli (l’attuale Istanbul). Nel 1837 tornò a Parigi. Nel 1842, a Londra, conobbe Giuseppe Mazzini ed entrò nella Giovine Italia. Si recò spesso in Italia, ma nel 1845 si trasferì poi in Irlanda per lavoro. Si sposò con un’inglese, e nel 1853 insieme a lei si trasferì di nuovo, stavolta a Nizza, in Francia, dove probabilmente morì nello stesso anno.

 

MONALDI

Vincenzo Monaldi – a cui è dedicato un padiglione dell’ospedale, in attesa di abbattimento perché lesionato – è ricordato per le sue ricerche sulla tubercolosi e sulle malattie dell’apparato respiratorio, ma anche come parlamentare e ministro.

Nato in provincia di Fermo nel 1899, combatté nelle fasi finali della Prima Guerra Mondiale e nel 1920 anni fu nominato sindaco di Grottazzolina (il più giovane sindaco d’Italia dei tempi).
Nel 1925 si laureò in Medicina a Roma e divenne prima assistente e quindi aiuto nell’istituto di fisiologia dell’Università di Roma e contemporaneamente presso la clinica della tubercolosi dello stesso ateneo.
Il suo primo trattato, “Elementi di fisiopatologia dell’apparato respiratorio nella tubercolosi polmonare”, uscito nel 1934, ebbe quattro edizioni fino al 1956, e fu tradotto anche in spagnolo.
Nel 1945 fu nominato direttore dell’Istituto italiano sanatoriale “Principe di Piemonte” a Napoli. Nel 1946 fondò la rivista “Archivio di tisiologia e malattie dell’apparato respiratorio”, che esce tutt’ora in inglese.
Nel 1948 fu eletto senatore della Democrazia Cristiana (restò a Palazzo Madama fino al 1968). Nel 1953 fu nominato commissario straordinario degli Ospedali Riuniti di Napoli.
Gran parte dell’attività medico-scientifica di Monaldi ruota intorno alla tubercolosi, una malattia in quell’epoca particolarmente drammatica: negli anni Venti in Italia, a causa della malattia, morivano circa 60.000 persone l’anno, per lo più bambini e poveri, e quasi altrettanti se ne ammalavano. La tubercolosi era ritenuta, quasi per definizione, la malattia dei poveri e degli emarginati.
Vincenzo Monaldi morì a Napoli nel 1969.

 

MORGAGNI

Giovan Battista Morgagni, a cui è stato intitolato da decenni l’omonimo padiglione dell’ospedale che ospita in particolare Oculistica, Genetica Medica, Dermatologia, è stato un medico e un anatomista vissuto tra il Seicento e il Settecento. È considerato il fondatore dell’anatomia patologica.
Iniziò gli studi di medicina nel 1698 (a 16 anni) all’Università di Bologna, il più antico ateneo d’Europa, dove si laureò nel 1701 in filosofia e medicina.
Nel suo diario, iniziato nel 1699 e che tenne per quasi 70 anni, riportò osservazioni cliniche e anatomiche, riscontri autoptici, relazioni di colloqui e di discussioni, riassunti critici di letture con aggiornamenti, confronti e integrazioni anche a distanza di anni.

Dopo la laurea praticò all’Ospedale di Santa Maria della Morte (oggi Palazzo Galvani), a Bologna. Nel 1707 si trasferì a Venezia, dove lavorò anche nella Farmacia Santa Fosca. Nel 1709 tornò a Forlì, dov’era nato, per esercitare come medico. Nel 1711 venne chiamato a insegnare Medicina teorica all’Università di Padova, nel 1715 Anatomia. Intorno ai 30 anni era considerato il più importante anatomista del suo tempo e negli anni successivi ottenne numerosi riconoscimenti da università di altri Paesi.
Nel 1761 pubblicò la sua opera più importante, scritta in latino: “De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis” (Sulle sedi e le cause delle malattie studiate attraverso l’anatomia). Fu stampato in quattro edizioni e tradotto poi in italiano, francese e inglese.
Morì a Padova nel 1771.

 

PUDDU

Vittorio Puddu, a cui è stato intitolato l’omonimo padiglione che ospita tra gli altri Cardiologia, Radiologia, Ecografia, Angiologia, Medicina del Lavoro – è considerato il fondatore della cardiologia ospedaliera in Italia.
Nato ad Ancona nel 1909, si laureò a Roma e si specializzò successivamente a Vienna (seguendo l’attività dei professori Eppinger e Rothberger) e poi a Parigi, presso il professor Lauby.
Nel 1933, a soli 24 anni, rappresentò l’Italia al primo congresso internazionale di Cardiologia, a Praga.

Durante la Seconda Guerra Mondiale combattè in Russia. Dopo la guerra, tra il 1945 e il 1946, compì diversi viaggi di studio negli Stati Uniti, e nel frattempo cominciò a studiare reumatologia. Nel 1945 fondò a Roma la prima divisione italiana di cardiologia, di cui rimase il responsabile fino al 1976, anno del pensionamento.
Nel 1955 divenne uno degli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le malattie degenerative croniche e le malattie cardiovascolari.
Fu il responsabile della parte italiana del “Seven Country Study”, uno studio epidemiologico iniziato nel 1957 (su dati del periodo 1947-1972) in sette paesi Stati Uniti, Grecia, Iugoslavia, Paesi Bassi, Finlandia e Giappone (oltre all’Italia), sulle malattie cardiache e gli infarti in relazione in particolare a dieta e stili di vita. Fu uno dei primi cardiologi a occuparsi di epidemiologia e prevenzione.
Fu presidente dell’Associazione Medici Ospedalieri cardiologi ospedalieri, segretario generale e poi presidente della International Society of Cardiology, nonché membro d’onore di 19 società scientifiche in diversi paesi. Tra i vari titoli che gli sono stati conferiti negli anni, quello di Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia, Cavaliere dell’Ordine di Malta, Gran Croce dell’Ordine del Merito della Repubblica, la Croce di Guerra.
Nel suo curriculum risaltano due libri e 304 articoli scientifici in cui si è occupato anche di elettrocardiografia, vectocardiografia, malattie reumatiche, cardiopatie coronariche e congenite. Ma è soprattutto considerato un pioniere dell’epidemiologia cardiovascolare.
Morì a Roma nel 1991.

 

SALA

Nato nel 1576 a Vicenza da una famiglia di tessitori, Angelo Sala – a cui è stato dedicato il padiglione in cui hanno sede tra gli altri il Pronto soccorso ginecologico, Ostetricia, il Blocco parto, Terapia intensiva neonatale – fece un primo apprendistato da farmacista, imparando in particolare l’arte della distillazione, e poi studiò medicina da autodidatta.


Per motivi religiosi – era protestante – si trasferì prima in Valtellina, poi in Svizzera. Nel 1607 fu a Zurigo, dove condusse esperimenti alchimistici con il teologo e alchimista Raphael Egli (l’alchimia era una disciplina chimica e fisica a cui si accompagnava anche una filosofia esoterica).
Grazie a un altro teologo svizzero, Kaspar Waser, divenne medico cittadino di Winthertur (1607-09), località in cui scrisse i suoi primi libri sulla nuova medicina chimica e sull’analisi del vetriolo. Nel 1608 pubblicò la sua prima opera, “De variis tum Chymicorum tum Galenistarum erroribus”, nella quale criticò sia la medicina galenica sia quella paracelsiana. La seconda opera, un trattato chimico sulla composizione del vetriolo, dal titolo “Anatomia vitrioli”, fu stampata nel 1609 a Ginevra.
Successivamente si trasferì nei Paesi Bassi. Tra il 1612 e il 1617 esercitò come medico all’Aja, insegnò Chimica all’Università di Leida e fu medico personale dell’ambasciatore inglese. Nel periodo olandese scrisse diversi altri libri, tra cui un trattato sull’oppio e uno sulla peste. Si trasferì poi in Germania, a Oldenburg e ad Amburgo, concludendo la sua carriera come medico personale del duca del Meclemburgo e docente di Chimica all’Università di Rostock. Viene considerato uno dei primi esponenti della chimica di impronta razionalista e sperimentale.
Morì nel 1637 a Butzow.

24-07-2020 | © Riproduzione riservata

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