Coronavirus, diario di crisi – Giorno 116

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Chiunque viva o abbia passato un lungo periodo a Roma sa che parte fondamentale della popolazione locale è composta dal clero, scuro o coloratissimo che sia; circostanza che dipende dai diversi ordini nei quali si è organizzata nei secoli la chiesa cattolica. Durante il periodo del confinamento anche loro, come era naturale, hanno smesso di solcare le strade con loro tonache, i loro sai, i loro clergyman, i loro sari e i loro veli e zuccotti.  Quando mi capitava di incontrare una suorina ne ero colpito e rallegrato. Ora che tutti siamo tornati per strada anche loro che di questa città sono, non voglio dire l’anima, ma certamente parte fondamentale di una identità composita, sono tornati. Provengono da tutte le parti del mondo, hanno più o meno tutte le età possibili gravitano per lo più in centro tra il borgo e Trastevere. Rivederli mi ha dato quelle sensazione di piacere che danno i luoghi e le visioni consuete. Insomma ora almeno un prete per chiacchierare si trova. Quando le cose andavano piuttosto male ricordo che una domenica il Papa, tutto vestito di bianco, andò a trovare una Madonna a lui cara in Via del Corso. Noi romani ne fummo molto colpiti. Dopo aver ripreso Ettore siamo andati a Piazza San Cosimato per un gelato insieme a Giuliano e Gianluca, loro amichetto di ritorno da una bella vacanzina.  Hanno riaperto anche le giostrine e il parchetto per i bimbi ed hanno montato il telo per il cinema all’aperto, a terra ci sono dei segni per le distanze. Ettore si scatena e ogni tanto cade e tocca per terra con le mani, io mi faccio prendere dal mio rinato igienismo e lo ripulisco tutto con l’amuchina. Giuliano è molto contento del suo libro sul corpo umano la cosa che non avevamo previsto era che questo si sarebbe incrociato con il “quetto come si cama” di Ettore che ora indica con una certa sicurezza le posizione dell’intestino e del cervello anche grazie alla complicità di Martina.

Per la scuola dopo la grande trovata delle rive buccali quasi tutto tace. Sappiamo tutti che serviranno più insegnanti ma non l’apparato politico-burcratico-sindacale non ha ancora stabilito un criterio per il reclutamento. Altro aspetto sono i test a campione tra gli studenti e per tutto il personale docente e non docente. Se si vuole fare però bisognerebbe cominciare a testare tra poco.

Nel frattempo l’America soffre, i vaccini sono lontani ed i focolai si accendono e si spengono come luci di un albero di Natale.

State bene e adelante con judicio.

Centoquindicesimo giorno senza scuola

“Mamma sono qui, mamma io sono qui.” Così il mio dolce Ettore ha protestato per l’assenza della mamma appena uscita per accompagnare il fratello al centro estivo. Poi si è ripreso e ha fatto il viaggio in bici tranquillo e beato. Le macchine, nonostante sia luglio, sono sempre più numerose e gli automobilisti sempre meno pazienti, ci suonano e ci sorpassano bruscamente più di una volta.

Ieri ci siamo dati ad una discreta abbuffata di libri alla Feltrinelli in Viale Marconi. Abbiamo comprato un libro di anatomia illustrato per bambini (Giuliano), Piperno (me), Amitav Ghosh (Martina), un libricino sui fantasmi (Ettore), un librone sui dinosauri (un po’ per tutti), Anna Frank (non me lo ritrovavo più).  Tutti gli avventori sopra gli otto anni portavano la mascherina. E’ stato bello era tanto che non andavamo in libreria tutti insieme. Giuliano voleva quel libro su suggerimento di una zia infermiera di Martina. La signora Domenica, che ha avuto le sue gatte da pelare in questo periodo, che durante il pranzo di famiglia di un paio di settimane fa gli aveva spiegato che anche così piccolo poteva studiare qualcosa che riguardava la medicina: anatomia e fisiologia.

Questa mattina ho fatto una riunione in un ristorante convertito in sala riunioni. Era per me la prima non in video conferenza da un po’. C’erano persone che venivano da posti diversi della penisola ognuno con un suo approccio al covid nostro. Qualcuno offriva la mano, qualcun altro il gomito, altri ancora si inchinavano. Io fino al gomito mi sono spinto oltre no. Tenere la mascherina per tutta la riunione era molto difficile, faceva abbastanza caldo, ma almeno una persona lo ha fatto. Le distanze sono state mantenute e la porta è rimasta sempre aperta. E’ stato bello rivedere persone che progettavano e si confrontavano, un segno di vitalità che mi mancava.  Quando torno in ufficio trovo una mascherina appesa come fosse un paltò all’attaccapanni. Trovo la cosa una  discreta sintesi dei diversi approcci al covid nostro.

State bene e adelante con judicio.

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Diciottesimo weekend senza scuola

Ieri era il 4 luglio e i contagi hanno ripreso un po’ a salire non solo in America. Il desiderio di molti di noi di voltar pagina purtroppo si scontra con numeri cocciuti ma chiari. La fase critica è finita in Italia grazie al duro lockdown cui ci siamo sottoposti ma il covid nostro esiste, resiste, fa ammalare e uccide le persone anche qui. Dobbiamo cercare di essere prudenti, il che significa usare le mascherine, non darsi la mano per salutare, non abbracciarsi per saluto, lavarsi le mani, cercare di rispettare le distanze ed evitare assembramenti.  Vedo che il mio giornale preferito, il Corriere della Sera, non esita ad usare la parola untore per descrivere il veneto che tornando dalla Serbia, pur sapendo di essere positivo, ha rifiutato il ricovero e partecipato a svariate occasioni sociali. L’uomo effettivamente non appare dotato di particolare senso civico però untore pensavo fosse un parola confinata nella storia della colonna infame del Manzoni.

ll vicentino ora è in terapia intensiva, non se la sta passando benissimo.

Ieri siamo andati al Lago di Albano, o Castel Gandolfo, c’erano pochissime persone nello stabilimento dove andiamo di solito. A tenere lontani i bagnanti però non credo fosse stato il covid nostro ma le previsioni del tempo e un cielo che a est era nero e cupo come solo poco prima di un temporale estivo.  Che puntualmente si è abbattuto su di noi. Un bagno e una mangiatina siamo riusciti a farli lo stesso ed Ettore e Giuliano ne sono stati contenti.

Per la scuola tutto sembra ancora in alto mare, la Cisl ha prodotto ieri un elenco di domande su igiene, distanze e spazi scolastici che se hanno ancora senso sono un brutto segnale, vuol dire che a parte ricalcolare le distanze fra le “rive buccali” non è stato fatto quasi nulla. Il Ministro della salute Speranza intanto annuncia che verranno fatti test sierologici sui lavoratori delle scuole e molecolari sulla popolazione scolastica. Il che tradotto dal burocratese significa tamponi ai ragazzi e prelievi agli insegnanti e al personale non docente. Non capisco se a tutti o a campione.

Per il momento con Giuliano facciamo un po’ di compiti e ci spariamo insieme ad Ettore con le pistole ad acqua sul terrazzo. Io e lui abbiamo una questione da dirimere, magari a pistolettate d’acqua, sul futuro di una pianta che abbiamo seminato durante il confinamento e che ora sta invadendo il pavimento del terrazzo e si arrampica sulle altre.  Io ne avrei decretato la fine in autunno lui è contrario e vuole che resti.

State bene e adelante con judicio.

Centododicesimo giorno senza scuola

Non trovavo le chiavi della bici, le ho cercate come un matto, erano semplicemente nei jeans che portavo ieri. Ho fatto tardi, con Ettore che mi girava intorno e aspettava di andare. Comunque poi siamo arrivati 10 minuti dopo il previsto ma siamo riusciti.  La notizia dei bimbi positivi al centro estivo del Caslino mi fa rabbrividire e spaventare un po’. Giuliano ed Ettore in queste settimane fanno una vita simile, e frequentano posti simili.  La zona è molto distante dai nostri luoghi abituali ma dispiace e preoccupa ugualmente. Che prefiguri cosa succederà a settembre a scuola? Per il momento hanno chiuso il ristorante in cui sembra ci sia stata una cena di classe “imprudente” e il centro estivo frequentato dai due bambini. Oggi Ettore 36,4 di temperatura. Risalgo trafelato in bici saluto i ristoratori che apparecchiano davanti all’asilo e che mi hanno un po’ sfottuto per il ritardo e passo davanti al piccolo centro di aiuto per i poveri che c’è lì in Via del Corso. <<Aoh  ma sei riuscito a dormì ar pronto soccorso der Policlinico. C’era na puzza che manco…>> Ascoltando i loro discorsi mi accorgo che scherzano e si prendono in giro con un grado di autoironia che non sospettavo.  In ufficio si lavora un po’, mi riesce anche qualche cosetta un po’ più complessa che mi andava di fare da un po’.

I capi della città pare che in campidoglio vogliano ridiscutere dell’invasione di tavolini in centro. Mi pare un po’ tardi per quest’anno mi parrebbe sensato sorvolare comunque loro sono capi magari hanno ragione.

State bene e  adelante con judicio.

Centoundicesimo giorno senza scuola

Prima della crisi, ero più o meno l’unico a portare mio figlio in bici a scuola. Ora quando arrivo all’asilo-centro estivo di Ettore sembra una tappa del Giro. Questa roba almeno a Roma ha mutato profondamene il nostro modo di muoverci. È pieno di persone in bicicletta e monopattino. Inizialmente li guardavo con un po’ di diffidenza, le cose nuove un po’ spaventano, ma in fondo non vedo perché no. Se questa orrenda vicenda ha qualche lato positivo, certamente il cambio della mobilità individuale è tra questi. Credo che un contributo lo abbiano dato anche gli incentivi, o almeno il loro annuncio, infatti pare che sia piuttosto complicato riscuotere questi bonus. C’è di buono che facciamo più movimento, inquiniamo un po’ meno e ci abbronziamo un po’. Più fu qualche negozio pensato per i turisti ha deciso di chiudere per un po’ o anche per sempre.

Giuliano ha scoperto che uno dei suoi compagni di centro estivo abita nel nostro stesso pianerottolo. Sono i nostri nuovi vicini di casa, si sono trasferiti appena prima del confinamento. Ettore invece chiede qualunque cosa a qualunque ora, di solito pasta al pesto, pizza o lecca-lecca, ed è stupito quando scopre che non la abbiamo: “Queta casa Plotta, casa Plotta gande!”. Per lui tutto è grande e totipotente.
L’America sta male e non so perché sento che il suo dolore e la sua società un po’ ferina ci riguarda più di prima.
State bene e adelante con juicio.

Centodecimo giorno senza scuola

Le lezioni della coppia che insegna musica e canto nel palazzo in cui c’è anche il mio ufficio sono riprese a pieno regime. Durante tutta la giornata i solfeggi e le ripetizioni monotone delle scale e degli accordi si susseguono. Il caldo è notevole ma lavorare si deve. Sbrigo un po’ di cose. I dati del covid nostro ieri in Italia erano piuttosto buoni.  Gli immunologi si sfidano in pubblici dibattiti in tv ma le cose vanno decisamente meglio in USA ci sono invece circa 50.000 casi nuovi al giorno. Mi figlio Ettore oggi all’ingresso aveva 36,4 di temperatura e Giuliano era felice di uscire.

Sono in bici In  Via del Corso, vedo un ragazzo di colore avvicinarsi ad una farmacia ed urlare senza un’apparente ragione, con marcato accento romanesco, “BUFFONA! SEI ‘NA BUFFONA”, e andar via. Il farmacista esce lo individua, lui si gira e ricomincia a gridare. Poco lontano davanti a un piccolo centro che distribuisce colazioni ai bisognosi un signore sulla cinquantina con uno zaino addosso si gira e dice : <<Aoh, là qualcuno urla, mi posso aggregare anche io.>>  Purtroppo il numero delle persone in difficoltà aumenta e anche quello dei buoni samaritani per fortuna.

Traggo dall’ANSA: “Caritas ha assistito nei mesi più difficili della pandemia, da marzo a maggio, quasi 450.000 persone, di cui il 61,6% italiane. Di queste il 34% sono “nuovi poveri”, cioè persone che per la prima volta si sono rivolte alla Caritas. Tra le risposte alle richieste: 92.000 famiglie in difficoltà hanno avuto accesso a fondi diocesani, oltre 3.000 famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, 537 piccole imprese hanno ricevuto un sostegno”. Lo spettro della povertà si aggira feroce tra noi e il covid nostro lo ha aiutato non poco.

State bene e adelante con juicio.

 

Centonovesimo giorno senza scuola

Oggi Ettore quando l’ho consegnato alle educatrici del centro estivo aveva 36,9 e io avevo 36,2. Credo sarebbe bastato un decimo in più per metterci tutti in allarme. I confini sono questo, alla fine risultano sempre un po’ arbitrari ma sono necessari. Per esempio qual è il confine tra la legittima preoccupazione per la propria salute e la psicosi? Qual’ è il confine tra la propaganda politica e lo sciacallaggio. Tra l’informazione e la disinformazione.  Finalmente il covid nostro è mutato, almeno semanticamente e politicamente; da distopia antileghista (bergamaschi che infettano il mondo respinti alle frontiere africane) a distopia xenofoba: qualche immigrato magari di etnia Rom che viene dall’est positivo ai test e potenziale veicolo di contagio.  Mi chiedo: l’atteggiamento rispetto al virus può essere diverso in base all’appartenenza politica? C’è stato un momento all’inizio della pandemia in cui chi era di idee progressiste tendeva a non credere al virus un po’ come Don Ferrante. Non sto qui a ricordare gli slogan raccapriccianti su città che non si sarebbero fermate o gli improbabili apericena forieri di contagi tra i dirigenti della sinistra italiana.  Poi è successo il contrario da destra dopo molto scetticismo addirittura qualche caso di negazionismo. Ora che l’untore può essere l’immigrato immagino un altro cambio di rotta. Il covid nostro è l’unico che mostra una totale e indefettibile coerenza, dove può si moltiplica e impesta tutti: rossi, gialli, blu, neri, bruni, biondi, verdi e arcobaleno. Senza alcuna distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Neanche fosse un articolo di una costituzione repubblicana.

State bene e adelante con judicio.

Diciassettesimo weekend senza scuola

E’ stato un lungo e caldo fine settimana. A Roma c’era anche la festa del patrono, che poi  da noi sono due Pietro e Paolo l’oriente e l’occidente, tre giorni di nuovo a casa tutti insieme. Siamo stati al mare a Fregene dove abbiamo avuto modo di vedere con occhi diversi la vita balneare del nostro litorale. Prenoto il giorno prima quindi mi spetta l’ombrellone secondo le distanze. Mentre cerco parcheggio, quelli dello stabilimento erano esauriti, Martina entra con Giuliano ed Ettore e vede che la signora alla cassa manda via più di qualcuno per esaurimento posti. Entro e trovo una situazione abbastanza normale, non abbiamo nessuno addosso e grazie al vento che tira sempre da quelle parti, nonostante siano le 12.00, non soffriamo troppo il caldo. Lo stabilimento è grande ci accomodiamo e sistemiamo le nostre cose. Stiamo bene con Ettore e Giuliano giochiamo un po’ con le onde. Dopo pranzo decidiamo di fare una passeggiata sulla battigia e ci accorgiamo che non funziona allo stesso modo in tutti gli stabilimenti e che c’è una marea di persone che si accalca un po’ ovunque. Credo che la discriminante sia l’arenile a disposizione, più ci spostiamo verso sud meno spiaggia c’è e più le persone stanno vicine. Siamo all’aria aperta, tira molto vento il virus qui nel Lazio è sempre meno presente, nonostante ci sia un focolaio proprio a Fiumicino.

La verità è che molti di noi pensano che sia meglio dire che sia finita, o almeno far finta che sia così, o addirittura negare completamente la vicenda. Cancellare tutto, 35000 persone morte solo in Italia mezzo milione in tutto il mondo, un’invenzione, in realtà morte di qualcos’altro. Lacrime di dolore, morte e povertà create ad arte dalle solite plutocrazie. Se qui va decisamente meglio in altri luoghi dove tutto è cominciato dopo siamo nel pieno dell’epidemia. In India, in America, in Brasile. La verità è che ne sappiamo ancora troppo poco per stare tranquilli.  Per ora non è stato trovato alcun vaccino e le terapia che va per la maggiore è un banale steroideo (più o meno cortisone). La vita non si può fermare ma far finta di niente mi pare poco sensato e anche irrispettoso, se ha senso, come ha senso, avere rispetto per chi non c’è più. Comunque possiamo stare allegri dal 10 luglio via la calcetto e alle discoteche in Lombardia. Ogni tanto mi chiedo se qualcuno di loro di senta come il sindaco dell’isola di Amity.

Per chiudere il weekend siamo stati in un bosco vicino Maccarese un’oasi gestita dal WWF abbiamo visto un po’ di animali e qualche famigliola. Niente assembramenti lì. Giuliano è convinto di aver avvistato un Barbagianni Comune, era bellissimo grande e bianco in cielo.

State bene e adelante con juicio!

Centocinquesimo giorno senza scuola

Ettore ieri ha ricevuto il suo diplomino e il tocco di cartone che da qualche tempo le maestre degli asili nido consegnano alla fine del ciclo, quando i piccoli un po’ meno piccoli, ma molto diversi da come erano quando arrivarono, lasciano il nido per la materna. La piccola cerimonia si è svolta nel giardino dove ora lui va a giocare tutti giorni con le educatrici del centro estivo. Era molto contento della mia presenza lì, mi ha mostrato tutti i suoi giochi e i suoi luoghi: tavoli colorati, scivoli, bruchi-tunnel, casette di plastica, panche, panchette e molto altro. Mi sono sentito io il bambino in visita al prestigioso ufficio del fiero papà. Credo che gli piaccia molto stare lì. Ho anche assistito a straordinari dialoghi tra duenni, pezzi di comicità assoluta.

<<Io sono Tettere, io chiama Tettere.>> E lei che risponde <<No! Io sono Daffe!>> Poi di nuovo lui <<E’ data via!!>> Osservandola mentre di spalle offesa si allontana.

Anche in questa occasione ho potuto ammirare la passione e l’amore che le insegnanti mettono nel loro lavoro. Nel frattempo le linee guida per la riapertura delle scuole si fanno sempre più tortuose. L’ultima novità è che per i bimbi delle elementari non si esclude l’obbligo della mascherina durante tutto il tempo di permanenza a scuola. Il Governo si è impegnato a far riesaminare la questione a settembre dal CTS, che non è la sigla di un’agenzia di viaggi per studenti. Nel testo si parla di “distanziamento fisico inteso come 1 metro fra le rime buccali degli alunni”. La scelta delle parole non è mai casuale e connata chi le sceglie. In ogni caso con le rive buccali la burocrazia guadagna una decina di cm tra alunno e alunno. Mia moglie mi rassicura un po’ dicendomi che fino a settembre cambierà tutto mille volte, il che non so se sia un bene o un male ma almeno resta al speranza di un miglioramento. La cosa che continuo a non capire è perché si sia scelto di rimescolare i bambini e i ragazzi anche con età diverse. Il principio dovrebbe essere l’opposto, dividerli per gruppi più piccoli e farli mescolare il meno possibile, in un’ottica di contrasto al contagio. Ma certamente sono io a sbagliarmi. Comincia a farsi strada anche il “cruscotto” mitica banca dati che dovrebbe contenere tutti posto a sedere delle nostre scuole. Faccio presente che nel frattempo in molti paesi europei la scuola ha riaperto e recuperato quel che poteva dell’anno 2019-2020. Da noi però ha ripreso il campionato di calcio.

State bene e adelante con judicio.

Centoquattresimo giorno senza scuola

Al Pantheon oggi c’era di nuovo una botticella, con Ettore ci siamo fermati a salutare cavallo e vetturino. E’ un piccolo segnale di normalità anche questo. Prima del covid nostro ne incontravano tre o quattro parcheggiate in Piazza della Rotonda ,e svariate trotterellanti per il Corso con sopra coppie o famigliole. Si comincia a vedere in giro anche qualche turista; con i pantaloni corti, lo zainetto e il cellulare in mano per le foto. Non credevo che mi sarebbero mancati, c’è stato un periodo della mia vita in cui mi infastidivano e battevo il piede a terra per scansarli come fanno i veneziani, che vivono di loro ma li considerano fastidiosi quasi quanto i piccioni.

Ettore comincia ad essere sempre più partecipe nei nostri viaggi in bici, se gli chiedo se va tutto bene mi risponde che lui sta bene e mi dice “Più veoce, più veoce papà.”

L’invasione di tavolini dei ristoranti e dei bar prosegue circondando un po’ tutto, dappertutto. Il caldo rende sempre più difficile tenere su la mascherina. Negli uffici nonostante i buoni proponimenti accendiamo l’aria condizionata.

La pandemia fuori dall’Europa è nel pieno del suo vigore e finché non ci sarà un vaccino purtroppo, nonostante tutti i vari negazionismi del caso, non potremo stare tranquilli. Focolai ci sono e ci saranno ancora in Europa e in Italia. Ora c’è il caso inquietante della Bartolini a Bologna.  In questi giorni ho pensato che con il distanziamento sociale l’igiene e le mascherine abbiamo dato un duro colpo non solo al covid nostro ma anche molti altri virus, più banali e frequenti. Ci raffreddiamo più difficilmente, potrebbe essere un risvolto positivo.

Speriamo bene e  adelante con judicio.

Centotreesimo giorno senza scuola

“Riconfigurazione del gruppo classe in più gruppi di apprendimento; articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso; frequenza scolastica in turni differenziati; per le scuole secondarie di II grado attività didattica in presenza e digitale integrata; aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari; estensione del tempo scuola alla giornata di sabato.” Cito dall’Ansa quanto stabilito nelle linee guida che il capo di gabinetto del Ministro dell’istruzione ha inviato via mail alle parti sociali e immagino ai capi delle regioni. Il che in partenopeo si potrebbe tradurre in Facite Ammuina.

All’ordine tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora:
chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta[…]

Questo mitico regolamento della marina del regno delle due Sicilie è un falso storico ma rende l’idea della nostra attuale condizione. Sostanzialmente si sta dicendo alle varie scuole di arrangiarsi, spostando gli alunni un po’ qua e un po’ la senza dar loro soldi e tantomeno docenti in più.

Giuliano è terrorizzato all’idea di perdere le sue maestre a causa di questi spostamenti io l’ho rassicurato. Però non so se ho fatto bene. Come faranno a separare le classi senza docenti in più? Il sabato a scuola ok, ma chi viene a fare scuola?

Discutendo della questione con un mio collega mi sono reso conto che il punto è molto più spiccio. Il padre esausto mi ha detto che per lui li possono mettere anche in uno scantinato, in una cucina a pelare patate l’importante è che a settembre se li “riprendano”. Ora a parte gli scherzi e le esagerazioni le famiglie di lavoratori hanno veramente bisogno della scuola anche per poter riprendere i ritmi consueti. La scuola fa parte della nostra organizzazione sociale.

Ettore e Giuliano intanto si stanno abituando ai nuovi ritmi, Giuliano ci racconto delle attività che svolge, dei ragazzi e dei bambini che incontra, ha incontrato un compagno di battaglie scacchisti online e un bambino con cui andava a nuoto. Ettore anticipa sempre di più la crisi di pianto che ormai si svolge prima di uscire da casa “P’lotta”.

 

Centoduesimo giorno senza scuola

Settantacinquesimo giorno senza scuola – Sono andato a far aggiustare la mia bici dal “ciclista” da cui vado da sempre a Porta Portese, più o meno dove De Sica ambienta alcune scene di “Ladri di biciclette”. Simone 88 mi tratta con la consueta bonomia nonostante sia nella posizione di potersi atteggiare quasi come un’archistar. Nel suo box ci sono sempre state decine e decine di biciclette in vendita, molte delle quali appese al soffitto con dei ganci, come prosciutti. Ora il box è sgombro. Niente biciclette le ha vendute quasi tutte, soprattutto le mountain-bike. Le persone per parlare con lui devono prendere un appuntamento, io ho dovuto chiamare prima anche per la banale sostituzione di una camera d’aria.
Anche oggi les deux sono nei loro centri estivi. Ettore si lascia accompagnare tranquillo. Giuliano è molto felice del suo corso di pallacanestro. In ufficio il lavoro è ripreso con ritmi quasi precovid.
Sulla scuola siamo sempre in alto mare, anzi sembra che per le superiori resterà in vigore la regola del 27. Cioè il divisore fra numero totale degli studenti e classi dove fare almeno 27 altrimenti le terze superiori si smembrano. Vogliono inoltre abolire più o meno ogni forma di distanziamento, assumere qualche bidello e fare le ore di 40 o 50 minuti. Insomma una roba votata al risparmio e, spero, non alla clientela che nulla ha a che vedere con il covid. Vedremo magari sono solo voci incontrollate. Gira anche l’ipotesi di chiedere agli insegnanti di lavorare 24 ore a settimana anziché 18, pagando loro la differenza. Nel dubbio si propongono un po’ di test sierologici per docenti e non docenti. Immagino che le presidi stiano già formando le classi seguendo le regole vigenti e con gli organici assegnati che non tengono in alcuna considerazione l’emergenza covid. Chiudere le scuole è gratis, apparentemente, riaprirle con criterio no.
In Via del Corso passo davanti al Plaza che ha i cancelli chiusi e rinserrati da catene per i motorini, ancora manca un po’ alla normalità.
State bene e adelante con judicio

Centunesimo giorno senza scuola

Per la prima volta da quando è iniziata la crisi sia io che mia moglie siamo potuti andare in ufficio, contemporaneamente. Giuliano è al centro estivo vicino casa ed Ettore al suo asilo – centro estivo in Via del Corso. Una piccola rivoluzione per il nostro ménage. Direi quasi un ritorno alla normalità. Anche Giuliano viene sottoposto alla misurazione della temperatura all’ingresso e deve tenere su la mascherina in alcune occasioni. La cosa che mi fa più piacere è che tornerà a nuotare. Economicamente è un piccolo sforzo ma speriamo di poter usufruire dei bonus baby sitter. Ancora nessun piano per la scuola ma i bambini, almeno alcuni tornano a stare insieme.

Io ed Ettore abbiamo bucato la ruota posteriore della nostra bici il che ci ha costretto, dopo un vano tentativo di rigonfiarla, a prendere uno dei numerosissimi taxi vuoti che affollano Piazza Belli. Ci troviamo separati dall’autista da una lastra di plexiglass con scritta tricolore, riusciamo ad arrivare in tempo, il tassinaro ci frega un euro in più sulla corsa con la scusa del resto mancante, penso che anche per lui non deve essere stato un bel periodo e lascio correre. Ettore entra contento dopo le consuete misurazioni e domande sulla nostra salute.

Nel frattempo in questo fine settimana un po’ sfrenato, era il solstizio d’estate, siamo fuggiti dalla nostra Trastevere, che pare aver dato il meglio e il peggio di sé e siamo andati nel paese di origine di Martina: Roccasecca. Lì in un agriturismo si è festeggiato il compleanno di una delle zie di Martina. Una riunione di famiglia iniziata con le mascherine e un po’ di timidezza e finita con una mangiata di tutto rispetto e molti brindisi augurali. E’ stata l’occasione per la grande famiglia di Martina per riunirsi e festeggiare la signora Assuntina ma anche tutta la famiglia in se. Pochi abbracci ma molti sorrisi e tante chiacchiere, una bella rimpatriata. Giuliano ha trovato dei quadrifogli che speriamo portino un po’ di fortuna a tutti.

Devo un ultima notizia ai miei affezionati lettori, ricordate Lello il rondone trovatello? In realtà non era fuggito molto lontano era solo caduto dentro una cesta di vimini che teniamo nel terrazzo per raccogliere la plastica. Sabato sentito il suo cinguettio lo abbiamo scovato e questa volta, portato alla Lipu a Villa Borghese. Lì il giovane volontario, anche lui con mascherina, ha confermato il riconoscimento fatto da Giuliano si trattava di un piccolo di Rondone Pallido ed aveva solo 15 giorni.

State bene e adelante con juicio

Novantottesimo giorno senza scuola

Lello ci ha abbandonato, nel senso che ieri sera ha preso ed è volato via. Le cure di Giuliano devono essere state efficaci. Questa mattina andando via Ettore ha urlato due o tre volte “vojo papà” ma poi è andato nel suo passeggino scarrozzato dalla mamma piuttosto contento fino al suo “asilo” dove ci dice “io piace Greta” che immagino debba essere una bella bambina.  Io e Giuliano abbiamo passato il nostro ultimo giorno casalingo insieme, da lunedì comincia il centro estivo. Andiamo a fare un po’ di spesa al marcato lui fa merenda con uno spettacolare supplì e pranziamo davanti alla televisione, cosa che lo manda in visibilio, essendo un avvenimento piuttosto raro, una delle cose che ho imparato dai miei genitori è che a tavola non si guarda la TV.

I colloqui di ieri con le maestre sono stati un bel momento, per la prima volta eravamo presenti sia io che Martina, uno dei vantaggi delle videoconferenze. Una delle maestre ci diceva che non capisce perché non si possa cominciare dal primo settembre, magari solo la mattina ma intanto. Devi dire che non lo capisco neanche io. Nel frattempo pare che le regioni non vogliano la divisione delle classi e neanche le mascherine. Se così sarà facciamo semplicemente tutto come prima e poche storie. Veramente non li capisco questi nostri capi così trepidanti per tutti e tutto così “tranquilli” per la scuola e i bimbi. Gli assessori regionali all’istruzione pare abbiano comunque più di qualche competenza quindi dobbiamo ascoltarli per comprendere cosa sarà. Settembre si avvicina e pare che noi non si voglia avere un piano se non la speranza che per allora tutto sarà finito. Il che non ha senso comune anche se la pandemia si estinguesse il terrore nelle classi rimarrebbe e riemergerà carsico ad ogni caso di influenza.

Nel pomeriggio andiamo a Villa Sciarra che con mia grande sorpresa scopro essere diventata un set per foto erotiche. Trovo due fotografi piuttosto in carne che ritraggono due fanciulle seminude, davanti ai bambini che giocano e corrono. Comprendo anche da questo che siamo ben oltre la fase tre. I bambini giocano vedo anche un inizio di parapiglia. Mi ricordo le Botte da orbi che mi davo da bambino. Alla fine vederli giocare financo litigare mi fa un gran piacere.

Cuidado e adelante con juicio

 

Novantasettesimo giorno senza scuola

Lello scorrazza sul terrazzo per la gioia di Giuliano. Domani lo portiamo alla Lipu. Che non so perché ricordavo fondata da Garibaldi, grande amante degli animali e della natura, che invece creò quella che oggi è l’ENPA, ente nazionale protezione animali. Quante cose si possono fare in una vita sola, l’eroe dei due mondi era anche un feroce cacciatore, come lo fu Folco Quilici. E’ molto carino il nostro piccolo balestruccio, che Giuliano ha scoperto essere in realtà un rondone, ma mangia e beve troppo poco e ho paura che noi non si sia in grado di aiutarlo abbastanza.

Ettore si è fatto un unico pianto da casa fino all’asilo – centro estivo, sembrava una sirena. Giunto lì si è calmato ha cominciato a chiacchierare e a sorridere.
In ufficio trovo un po’ di colleghi ed incontro altre persone, molti continuano ad offrirmi la mano in segno di saluto che io continuo, con un po’ di imbarazzo, a rifiutare.

E’ arrivata la pagella di Giuliano, tutti dieci, dall’anno prossimo niente più voti quindi è l’ultima volta che potremo godere del suo amore per la scuola e lo studio tradotto in numeri. In compenso oggi incontreremo in video conferenza le maestre. Alle quali sono grato per essersi misurate con strumenti non abituali per riuscire ad insegnare ancora ai nostri figli. Una di loro, la maestra scientifica, mi ha confidato che appena torneranno a scuola vuole spiegargli le divisioni a due cifre, previste di solito dopo Natale, perché nel caso di un ritorno alla didattica a distanza quelle le vuole aver già fatte. La cosa un po’ mi spaventa e un po’ mi fa capire quanto questa signora tenga a quello che fa.

La vera questione è cosa sarà di loro alla riapertura, appurato che non sarà anticipata, perché nessuno sente alcun senso di urgenza paragonabile a quello della maestra scientifica. Pare che gli spazi verranno fuori (figli che facciamo sono pochi le vecchie strutture scolastiche erano pensate per più bambini) l’idea è di dividere le classi, servirebbero però a questo punto altri insegnanti.

Mentre scrivo mi telefona Giuliano, felice per essere riuscito a nutrire con un po’ di omogeneizzato Lello, mi dice di come lo ha preso e lo ha messo nella scatola, di come chiudeva gli occhi mentre con il becco prendeva un po’ di cibo dalla siringa.  Quanto può essere bello il mondo raccontato da un bambino!

Ho visto che molto si è parlato dei festeggiamenti napoletani in seguito alla conquista della Coppa Italia, non capisco cosa ci si aspettasse. L’uomo tende ad assembrarsi, soprattutto quello pallonaro, ce ne dobbiamo fare una ragione.

State bene e adelante con juicio

Novantaseiesimo giorno senza scuola

Ettore oggi è andato via urlando: “Vojo casa Pllotta, vojo casa Pllotta”. Anche se le educatrici ieri mi hanno detto che è stato bravo evidentemente si deve ancora abituare ma si abituerà. Con Giuliano ci diamo al bricolage dal ferramenta gli regalano una piccola chiave inglese. Gli parla in romanesco con quel tono carezzevole e sfottente che hanno solo i bottegai romani. Non credevo fosse così complicato far entrare una guarnizione in un rubinetto. Comunque siamo riusciti. Dalla piscina mi fanno sapere che ci rimborseranno con un buono per le lazioni perse da mio figlio. Parlo con un po’ di negozianti non sono contenti della situazione molti di loro grazie a questa cosa della cassa integrazione anche per un solo dipendente hanno messo in cassa integrazione quelli che chiamano i ragazzi e si trovano loro dietro al bancone a fare caffè o a servire. Un piccolo carnevale di ruoli. Nel frattempo qualcuno lamenta di non aver ancora ricevuto la cassa. Non so se ad oggi sia ancora vero ma certamente non è stato un procedimento veloce. Ora aspettano come manna i nuovi contributi a fondo perduto. Tornando dalla spesa incontriamo in mezzo alla strada un pulcino di balestruccio, che decidiamo fi prendere e portare a casa. Ora è sul terrazzo lo abbiamo chiamato Lello, diminutivo di trovatello. Oggi la scuola ha dato un segno di vita ha consentito gli esami di maturità domani capiremo meglio come sono andati, qui a Roma ha anche piovuto quindi immagino che chi aveva approntato il cortile abbia dovuto ripiegare su palestre, aule o corridoi. Per la prima volta niente temi, niente scritti, commentare le tracce era un rito anche per chi lo aveva sostenuto da un po’. Covid nostro ha voluto dare un segno di vita anche lui facendo aumentare un po’ i casi oggi 338, ieri erano 210. Sono qualcuno di più purtroppo anche i morti.

State bene e adelante con juicio

Novantacinquesimo giorno senza scuola

Grande ‘sbiciclettata’ fino all’asilo – centro estivo di Ettore. Durante il percorso, là dietro nel seggiolino, un po’ è contento un po’ chiede della mamma. Giunti davanti all’ingresso ci misurano la febbre a pistolettate 36 io e 36,5, lui, poi si prendono Ettoruccio mio che urla come un disperato, “Vojo mamma” e cerca di aggrapparsi a me per resistere all’abbraccio delle educatrici. Oggi è andata meno bene di ieri, vado via ma continuo a sentire le sue urla per un bel po’. Domani lo riaccompagna la mamma magari andrà meglio.

Il covid nostro appare sotto controllo nelle italiche terre, il focolaio del San Raffaele sembra essersi raffreddato, La Lombardia fa ancora più dei due terzi dei casi nazionali ma siamo nell’ordine delle 300 unità in tutta la penisola. La cosa che preoccupa è quello che sta succedendo in Cina a Pechino con una recrudescenza le cui reali proporzioni per ragioni note ci resteranno ignote. La Cina ci angoscia per lo stesso motivo per cui all’inizio della nostra pandemia ci rassicurava, rappresenta quello che con ogni probabilità succederà tra qualche tempo qui, è il futuro del covid nostro; da Wuhan è andato via e questo ci ha dato speranza ora dovesse ritornare a Pechino ci scorerebbe.

Per pranzo esco per procacciarmi un panino e ritrovo un po’ di persone anche qui in centro,  qualche negozio ha chiuso ma a Piazza Navona sedute su una panchina vedo anche due bionde che potrebbero essere due tedesche o due danesi. Non verifico, non  è più quel tempo. Invece dopo un o’ è ora di andar a riprendere Ettore, mi fanno aspettare un po’; si entra per turni e si esce per turni. Non puoi arrivare prima, altrimenti ti assembri, per altro sotto al sole. Esce per ultimo, essendo entrato per ultimo, lo carico in bici e lo porto a prendere un enorme gelato nel quale fa un felice e fresco bagno di cioccolata e crema. Passiamo per Via Del Corso e troviamo anche un po’ di struscio.

State bene e adelante con juicio!

Novantaquattresimo giorno senza scuola

Nel centesimo dalla nascita di Albertone mi accorgo che Roma si sta trasformando in una grande tavolata all’aperto. I ristoratori e i baristi, complice covid nostro, hanno moltiplicato i tavoli fuori dai loro esercizi ed anche in centro cominciano ad avere un certo riscontro. Ettore oggi è di fatto tornato all’asilo, ufficialmente centro estivo. Martina che lo ha accompagnato mi ha raccontato che li hanno divisi per piccoli gruppi, di tre o quattro bambini, ogni gruppo è contrassegnato con un braccialetto di colore diverso. Una forma di distanziamento già praticata in Danimarca ed altri paesi del nord con i bimbi piccoli. Lui è stato molto contento, ha fatto solo mezza giornata ma era felice di stare con altri bambini e di giocare all’aperto. Le sue maestre non c’erano ma l’edificio e i compagni erano gli stessi degli ultimi due anni. Ha pranzato lì. E’ tornato molto elettrico. Il fratello maggiore ne ha sentito un po’ la mancanza, a pranzo mi ha detto che era stato tutto un po’ più triste senza Ettore. Ora sta facendo lezione di scacchi. Dalla scuola di Giuliano mi arriva una lettera molto preoccupata per l’inizio, si spera a settembre, della lezioni. Una commissione covid-19 dell’istituto di Giuliano, di cui non conoscevo l’esistenza, paventa una sorta di dimezzamento della scuola pubblica, e in particolare del nostro istituto, causa covid nostro e quindi chiedono più spazio e più docenti. La cosa non mi fa piacere “mezza scuola” in cosa si tradurrà? Metà delle ore? Mezza offerta formativa a distanza? Bah staremo a vedere. In teoria se si volesse nuovi spazi a Roma non mancherebbero, come si è accorto anche il nostro presidente del consiglio recentemente.
Ma la vera notizia del giorno è l’arrivo della Furia buia parte della nostra lista di Revenge shopping che ha suscitato grande gioia tra le deux.
State bene e adelante con juicio

Quindicesimo weekend senza scuola

Questo sabato per la prima volta ci siamo spinti là dove la terra finisce e il mondo cambia colore, forma e sostanza: a Torvaianica. Nonostante la giornata fosse un po’ ventosa, nonostante non fossimo proprio in una delle perle del Mediterraneo, siamo stati bene. Ettore, Giuliano e Gianluca si sono prodotti in una memorabile buca nella quale abbiamo perso temporaneamente anche le ciabattine del più piccolo.
L’acqua era freddina, e un po’ mossa, ma Giuliano e il suo amico hanno voluto fare lo stesso il bagno, sotto gli occhi vigili nostri e di un bagnino vestito con giacca a vento e pantaloni lunghi, che non credo si sarebbe mai buttato, aveva più freddo di me.

Quando arriviamo mi accorgo che una zona della spiaggia e contrassegnate da delle paline colorate, mi abbasso e faccio qualche foto. Il balneare si accorge della cosa e dopo un po’ viene a chiedermene conto, gli spiego che sono un giornalista e che sto tenendo un diario etc. Cambia tono e mi spiega che al sua è l’unica spiaggia libera attrezzata in cui ci son 5 metri tra un ombrellone e l’altro. A dire il vero a poca distanza invece c’è il resto della spiaggia, non gestito, in cui ci si può accampare liberamente senza distanze delimitate. Mi dice che lì è il Comune, come fossero i leoni in una cartina dell’antica Roma “Hic sunt Leones”.
Noi ci accampiamo fra i leoni in un delizioso modo zingaresco, borse a cerchio, bimbi in giro, asciugamani colorati ma niente fagotti, per il cibo ci rivolgiamo al chiosco del balneare che sul retro ha anche un discreto ristorante. Il personale che ci serve è rigorosamente mascherato. Anche a noi per andare in bagno, ed altre piccole incombenze, viene chiesto di mettere le mascherine ed igienizzarci le mani.

Questa cosa che l’eventuale riapertura delle scuole sia subordinata più o meno qualunque altra esigenza del Paese comincia a frustrarmi ogni giorno un po’ di più. Innanzitutto ci  sono le esigenze dei capi delle regioni che non vogliono perdere le loro prerogative, poi ci sono quelle degli operatori turistici che non vogliono che apra troppo presto per non compromettere la “stagione”, poi ci son di nuovo quelle dei capi delle regioni che le scuole le vogliono aperte sì, ma per far svolgere le elezioni amministrative. Poi ci sono quelle degli insegnanti precari e dei sindacati che hanno trovato il modo di organizzare uno sciopero l’ultimo giorno di non-scuola. Della formazione e dell’educazione dei bambini e dei ragazzi ci sarà sempre tempo di occuparsi.
La verità è che la classe dirigente del Paese ha spesso una biografia che poco o nulla ha a che vedere con l’istruzione, la cultura e la formazione. Quello che conta alla fine non è quello che sai, ma quello che hai e chi conosci. Mi girano un po’ ma questo è il mio Paese, che non è giusto ma sempre un po’ più sbagliato. Una sola cosa ormai sembra certa: il primo settembre le scuole non riapriranno.
State bene e adelante con juicio

Novantunesimo giorno senza scuola

Prima di andare in ufficio sono passato dalla scuola di Giuliano. Potevamo riprendere un po’ di cose rimaste in classe, prima che la trasformassero in un centro estivo. Sono andato via con un discreto bottino: vocabolario, quaderno raccoglitore ad anelli con leopardo in copertina e una quantità di romanzi di Roald Dahl di cui Giuliano è un vorace lettore.
Insisto per entrare nella sua classe, faccio bene perché sotto il banco trovo un altro libro di Dahl, credo “L’Ascensore di Cristallo”. Mi fa un certo effetto ma non ho troppo tempo per fare il romanticone, il senso pratico delle bidelle incombe su di me. Pulirsi le mani col gel, dare nome e cognome. Estraggo il mio, di gel, che preferisco, ed entro. A parte le bidelle che comunque fanno capannello e un po’ di allegria con le loro chiacchiere, i corridoi, le scale, percorse rigorosamente in mascherina, le aule sono vuote, linde, ordinate ma spoglie. I lavoretti, i manifesti, le cartine,  gli abbecedari non ci sono più. Quando salivo all’ultimo piano dove c’è l’aula di Giuliano per parlare con le maestre nei giorni di ricevimento, c’era sempre una gran confusione di bambini  e bambine che correvano e giocavano nell’attesa dei colloqui. Invece silenzio.

Ettore, che ha visto l’entusiasmo di Giuliano per la caduta di un dentino, vuole che gliene cada uno anche a lui. Gli spieghiamo che è presto ma niente:  “Anche anch’io dentino, anche anch’io vojo”. A casa nostra non vengono le fatine dei denti ma un più romano sorcetto che però, questa volta, bloccato dal lavoro arretrato prodotto dal confinamento ha tardato di un giorno. Oggi però Giuliano potrà spendere il suo piccolo premio per comprare qualcosa ed è di questo che parla da quando si è alzato. Da quando hanno aperto le regioni  anche il centro di Roma un pochino si è ripopolato. Certo i turisti non ci sono, e si vede!

Nel frattempo Conte ha firmato quello che speriamo tutti sarà il suo ultimo, o almeno penultimo, Dpcm sul Covid nostro. Le discoteche riapriranno un po’ più in là, dal 15 luglio e da quella data potremo anche fare congressi e fiere. Nel frattempo dal 15 giugno si potrà andare al cinema, a teatro o a sentire un concerto, con il distanziamento, ma si potrà. Mi pare di aver capito che potrà ricominciare il campionato, che per recuperare le giornate perse si giocherà quasi tutti i giorni. Partite ovviamente a porte chiuse.  Per molti appassionati sarà una grande gioia e una specie di bagno dionisiaco liberatorio in quello che per loro è uno degli elementi essenziali della vita: il calcio.  Comunque già litigano su diritti e rovesci tv, su chi vincerà e chi perderà come sempre e come, in fondo, è giusto che sia.

Cuidado y adelante con juicio!

Novantesimo giorno senza scuola

Oggi, ufficio. Passo alla Posta per fare un paio di cosette. La scelgo accuratamente dopo avere escluso tutte quelle che avevano una certa fila davanti. Togliendomi il casco che uso per la mia bici mi cade la mascherina a terra. La raccolgo ma non ho il coraggio di rimetterla, la metto in tasca ma non la uso. Il punto è che senza mascherina non mi fanno entrare da nessuna parte, altro che Poste.
Comincio a girare per farmacie, dove non mi fanno entrare perché non ho la mascherina. Urlo da fuori che come vedono ho dimenticato la mascherina e dovrei comprarla, mi propongono un pacco da 50 pezzi che è un po’ eccessivo per me.  Ma già al secondo tentativo trovo un pacco da 10 a soli 5 euro. Mi fanno anche entrare per pagare e ritirare la merce. Bisogna riconoscere che il molto criticato Arcuri dopo un po’ è riuscito.

In ufficio mi aspetta un po’ di lavoro; ieri mi sono rasato quasi a zero e il freddo improvviso che ha avvolto Roma e i goccioloni che colpiscono la mia crapa pelata mi fanno un po’ rabbrividire. Giuliano avrebbe voluto tanto essere rasato pure lui, ma la madre è contraria, quindi non gli ho fatto lo scalpo.  In compenso oggi è andato dal nostro barbiere insieme al fratello, alla mamma e alla nonna che li è andati a trovare.

In ufficio cominciano ad esserci anche i colleghi ed altre persone che vengono da fuori regione. Ognuno con la sua storia e le sue aspettative post Covid.  Mi sono sorpreso, con mio disappunto, a rifiutare la mano che mi veniva offerta in segno di saluto. Ho sorriso, mi sono financo inchinato per far capire che preferivo di no. Probabilmente sono stato inutilmente scortese ma per ora è così.

Il ministro Speranza dice che non sa se ci sarà una seconda ondata, apprezzo la sua mancanza di certezze in questo frangente.  Una fondazione sostiene invece che si facciano meno tamponi del dovuto, per dare notizie migliori, speriamo si sbaglino sarebbe grave e paragonabile ad una forma di censura.Cuidado y adelante con juicio

Ottantanovesimo giorno senza scuola

“Allora perché combatti?” “Perché un T-rex ha ucciso mia madre.” Questo è lo scampolo di un dialogo di gioco di mio figlio Giuliano. E’ lì sul tappeto che fa combattere i suoi dinosauri, smilodonti e altri animai preistorici e non.  Mi ha spiegato che ci vuole una buona memoria perché lui fa dei tornei molto lunghi e si deve ricordare gli esiti di tutti gli incontri.  I suoni, i versi che fa con la bocca e il fatto che faccia tutto questo in quella che quando era la mia stanza di bambino mi trascina un po’ indietro nel tempo. Anche io facevo cose simili, emettevo suoni analoghi. Anche se non giocavo con i dinosauri, passione che ho preso da Giuliano.

Il consueto centro estivo in cui lo iscriviamo ha aumentato un po’ i prezzi credo che comunque lo iscriveremo. E’ in quella che fu l’Opera Balilla di Roma Centro. Una bellissima e larga struttura, potrebbe fare anche un po’ di sport. Il covid nostro resta al centro del dibattito, potremo tornare a ballare ma solo all’aperto, Yuppy! Potremo anche tornare al cinema e a teatro, ma seguendo una serie di misure di distanziamento.

La magistratura lombarda, intanto,  ha cominciato da un po’ ad occuparsi di quello che è successo lì. Non so se ci siano responsabilità penali, certo tutti ci chiediamo cosa sia accaduto proprio lì e perché si sia scelto di chiudere tutta Italia, più o meno, piuttosto che chiudere, veramente, il distretto industriale di Bergamo. La verità è che forse tutti conosciamo la risposta ma non abbiamo il coraggio di ammetterlo nemmeno a noi stessi.

Intanto sembra che gli agognati assegni della cassa integrazione stiano finalmente arrivando. Le persone muoiono di meno ma sembra che più della metà dei cittadini della Bergamasca sottoposti al test sierologico (il 56.,9%) sia risultato positivo, cioè abbia contratto in qualche modo il virus. Per una serie di ragioni, sembra che non si tratti di un campione statistico particolarmente rappresentativo, certo un po’ impressione lo fa.

Il San Raffaelle, a Roma invece continua purtroppo a custodire nuovi contagiati dal Covid nostro. Che poi, questo santo così popolare tra i sanitari era un Arcangelo che curava tante cose (cecità, fertilità, follia) con le parti di un pesce catturato e ucciso dal suo protetto Tobia.
Comunque nel Lazio 18 nuovi casi di cui 13 provenienti dal santo del pesce miracoloso. Piccoli numeri ma significativi.
Cuidado y adelante con juicio!

Ottantottesimo giorno senza scuola

(post di martedì 9 giugno, in ritardo)
Martina mi ha raccontato che lunedì la maestra scientifica di Giuliano alla fine della lezione si è commossa. Chissà se immagina quanto mancherà il suo piglio e la sua voce ai nostri figli ed anche a noi.
Ettore è stato molto contento di potersi godere il fratello. Lo ha voluto sempre con se fino al pisolino che ha preteso iniziasse con lui. Abbiamo fatto una piccola passeggiata e abbiano comprato un paio di libri, uno per Ettore e uno per Giuliano. In Via San Francesco a Ripa c’è questa piccola libreria specializzata per bimbi e ragazzi, una delizia per piccoli lettori. Mi sono sorpreso per la prima volta nelle vesti di censore, Giuliano voleva comprare un libro di un autore che non amo, e stavo per impedirglielo. Poi ci ho ripensato, gli ho detto che mi vergognavo anche un po’ per quello che avevo detto e che se lo comprasse se voleva. Ma il danno era fatto. Il giudizio del padre a 8 anni è piuttosto significativo. Ha preso un altro libro che probabilmente era anche peggio, ma ho taciuto.

Ettore marciava fiero per Viale Trastevere con un bellissimo pezzo di pizza bianca e il fratello al suo fianco, che mi chiedeva quanto potesse essere scemo questo signore di cui io non volevo che lui leggesse il libro, per il resto tutto sembrava normale se non per le mascherine che io e quasi tutti i passanti ci ostinavamo a portare.
Ora credo cominci ad esserci anche un problema di smaltimento, ce ne sono tantissime ovunque e a qualunque prezzo. Meno male comunque almeno questo dopo un po’ si è riuscito a farlo. Purtroppo molte decorano con la grazia di un’infezione i nostri marciapiedi.
Giuliano, che ieri ha vinto il suo torneo a squadre di scacchi, continua a giocare le sue partite online, Ettore fa il suo pisolino ed io lavoro e scrivo un po’. Ho scoperto che a metà giugno ci saranno gli incontri con gli insegnanti. Mi chiedo se saranno in ‘presenza’ o in videoconferenza. Sono curioso vedremo.
Buon tutto e adelante con juicio!

Ottantasettesimo giorno senza scuola

Oggi sarebbe stato l’ultimo giorno di scuola. E in parte per Giuliano lo è, fa le sue ultime lezioni online.
Ritorno a casa prima di andare al lavoro dopo un paio di commissioni in Prati e lo trovo in quella che è stata la sua aula per tutti questi giorni: la nostra cucina. È lì con l’ormai suo tablet, un tempo il mio iPad, che corregge un’esercitazione Invalsi con la maestra scientifica. Ho portato un po’ di spesa, la mostro a Martina ed offro un uovo da bere a Giuliano, che se lo ingolla in un attimo. Ettore si aggira felice tra il fratello, la mamma e la televisione. Deve aver capito che tra qualche giorno tornerà all’asilo. “Tutti insieme, scuola andiamo.” Lo abbiamo iscritto ad un centro estivo che si terrà nella stessa aula in cui c’era l’asilo e in cui incontrerà gli stessi bambini che frequentava fino a marzo. Praticamente, riaprono il suo asilo sotto mentite spoglie.

Per quanto la situazione non sia ancora del tutto normalizzata, ed io sia un po’ spaventato, alla fine credo che sia giusto per Ettore ricominciare a vedere altri bimbi della sua età.
L’estate sembra essere alla fine l’unico vero antidoto trovato fin ora contro il Covid nostro. Che sembra essere stato spazzato via, almeno da noi, dal bel tempo e dal sole. Del resto si comportano più o meno così anche le più normali influenze stagionali. Passando in bici davanti al Ministero in Viale Trastevere incontro gli insegnanti che scioperano e manifestano, stretti, stretti sulle scalinate. Come sempre, come se non fosse l’ultimo giorno di non-scuola dei ragazzi d’Italia.
Trovo tra loro una vecchia conoscenza, Mauro Fortini, noto presenzialista che cerca di superare il record del maggior numero di comparsate TV. Gli chiedo se ha dovuto interrompere la sua attività e mi dice che si dopo 18 anni è stato a casa due mesi. La sua presenza lì mi sembra un ulteriore segno del ritorno alla normalità.
Le vie del centro a parte le manifestazioni, che si susseguono da un po’, restano semideserte, ogni tanto ascolto qualche discorso dei negozianti e dei pochissimi avventori e di quelli che un tempo i cronisti avrebbero definito sfaccendati. Si parla dei soldi che non ci sono, di quelli dei turisti e di quelli che Tridico, il presidente dell’Inps, gli ha promesso con la cassa integrazione, che ancora a molti non sono giunti.
Mi spavento anche un po’ perché si parla di schiaffi e botte. Se il Paese con l’estate guarirà dal Covid ci metterà un po’ di più per guarire dalle sue inevitabili complicanze.
Sabato abbiamo fatto una piccola gita all’orto Botanico creando un piccolissimo assembramento con i miei figli, quelli di mio cugino Federico, Francesco e Riccardo, e Gianluca, l’amico di sempre di Giuliano. Bellissima passeggiata tra bambù, e alberi di ogni foggia e feroci girini, peccato si cominci a vedere anche qui la crisi dei servizi giardini capitolini, e questo non credo sia a causa del Covid nostro.
Buon tutto e adelante con juicio!

Ottantaquattresimo giorno senza scuola

La maestra Francesca, che legge libri ai bimbi della sua classe al parco, ha la mia solidarietà, il mio affetto e la mia ammirazione. Dalle parti di Prato una maestra alla fine del confinamento e alla riapertura delle ville pubbliche ha deciso di trascorrere qualche ora all’aperto con i bimbi della sua classe, bimbi piccoli della materna. Al netto di tutte le inevitabili deformazioni della notizia, dovute ai media social e non social, di lei forse non avremmo sentito parlare se il sindacalista locale non ne avesse stigmatizzato il comportamento, perché fa sembrare le altre maestre delle ‘vagabonde’.

La storie è troppo rotonda per essere così come ce la raccontano, però io voglio credere che in questa fiera di vanità, plexiglass, ore di 40 minuti e convocazioni di stati generali esista veramente una Francesca che legge libri ai suoi scolari per amore e per passione.
Giuliano sta per concludere le sue lezioni online, che comunque abbiamo infinitamente apprezzato, come abbiamo apprezzato lo sforzo delle sue insegnati in questi ormai tre mesi di scuola live.
Oggi ho dato una bella ripulita alla casa, giocato con le costruzioni con Ettore preparato il pranzo e mangiato con loro. Ormai Giuliano mi caccia via letteralmente, quando fa scuola. “Papà ti posso chiedere di non stare qui quado ho lezione?”. Quando mi accomodo fuori, si alza e chiude la porta. Una roba seria.
Ettore orami qualunque cosa veda chiede “Come si cama? Ome si cama papà?” Dare un nome alle cose è uno dei privilegi dell’umanità e questa cosa che stiamo vivendo un nome suo vero non ce l’ha. Coronavirus, pandemia covid-19, Sars-CoV-2, sono nomi burocratici e scientifici nulla di reale e popolare.
Il più grande successo diplomatico della Repubblica Popolare Cinese è stato quello di impedire che tutto questo prendesse il suo nome o quello di una sua città. Nomina sunt consequentia rerum ma anche nome est omen dicevano i progenitori della Raggi e della Azzolina. Comunque meglio tornare a sistemare la cucina.
State bene e adelante con juicio.

Ottantatreesimo giorno senza scuola

In questi giorni sui giornali e in radio si parlicchia della possibilità di far incontrare i bambini per l’ultimo giorno di scuola. Però non a scuola, dove invece potranno frequentare un bel centro estivo a pagamento, ma nei parchi e nelle ville pubbliche. Un ultimo saluto, una foto di classe all’aperto da conservare e far vedere qualche anno dopo. Questo varrebbe in special modo per i bimbi alla fine di un ciclo, medie, elementari, materna, asilo.
Domenica scorsa ad Ettore è toccata un’esperienza del genere. Siamo andati a Villa Borghese dove le maestre, improvvidamente entrate a far parte della chat di classe, avevano dato appuntamento ai bimbi e ai genitori. Al laghetto, una bella giornata, un po’ di fango per la pioggia del giorno prima ma nel complesso una cornice perfetta per un incontro di bambini tra gli uno e i tre anni.
Con Giuliano stiamo un po’ in disparte, ad Ettore dopo un primo spaesamento piacciono molto i suoi vecchi compagni e si commuove quando rivede quella che doveva essere la sua maestra preferita. Si abbracciano, lei lo prende, lo scuote, lo lancia. Del resto non si può avere un rapporto con un bambino piccolo senza toccarlo abbracciarlo e baciarlo.
La cosa però suscita in me un moto di paura e di protesta. Sì, è vero, i contagi sono pochi a Roma, siamo all’aria aperta ma quello era decisamente un assembramento e stavamo violando molte delle regole sul distanziamento sociale ancora in vigore.
Penso che però quella maestra deve volere bene al mio piccolo Ettore se si esponeva così, non le dico nulla, lascio che lo baci e lo abbracci. Dopo un po’ prendo Giuliano e ci imbarchiamo sulla numero 13, una barchetta a remi che lui prova a governare, cosa che gli riesce abbastanza. Dopo un po’ ci raggiungono Martina ed Ettore. Mi sento più sicuro con tutta la mia piccola famiglia sulla barchetta.
Vedo sul viso di Giuliano un sorriso di felicità che mi riempie gli occhi e anche Ettore è contento. Finito il giro torniamo per il saluto al gruppo di “colleghi” di Ettore, inevitabile si presenta il rito della foto di classe. Protesto ma la mamma vuole farla, alla fine anche se un po’ distanti dal gruppo si mettono in posa. Andando via penso che a pochi centinaia di metri dal lì si sta svolgendo una manifestazione politica dove ovviamente le distanze non esistono. La verità è che le mascherine si stanno abbassando piano, piano ed una ad una. Io la mia la tengo ancora su, perché purtroppo la pandemia non è ancora finita, ma spero vivamente che non serva a nulla.
Oggi rimettendo in origine il terrazzo dopo le scorrerie di Ettore e Giuliano mi sono accorto che i semini che ho seminato all’inizio del confinamento sono diventati una rigogliosa pianta di basilico.
State bene e adelante con juicio.

Ottantaduesimo giorno senza scuola

Roma senza turisti è un po’ più triste, molto più povera ma assai più bella. Oggi dopo aver predisposto una comunicazione sulla sanificazione delle aziende e delle cabine degli automezzi, ché il Covid sembra insistere in tutta Europa, mi sono concesso una pausa pranzo a palazzo Braschi, luogo meraviglioso che racconta della Roma che fu e dalle finestre del quale si può ammirare Piazza Navona, già solo questo varrebbe il prezzo del biglietto.
Arrivo, mi mandano ad un altro ingresso perché ora quella è diventata l’uscita: ormai tutto ha un’entrata e un’uscita, anche il camioncino del bibitaro al Pincio; poi giunto alla biglietteria mi mandano via perché c’è un’altra persona dentro, aspetto, anche se mi chiedo a cosa servano due bigliettaie in questo caso. Giunto il mio turno, più o meno sconvolta una delle due signorine mi dice che non ho prenotato…. Chiedo se c’è una grande affluenza, con tono fermo e calmo, la signorina compulsa il PC e trova per me un ingresso esattamente due minuti dopo. Mi stampa il biglietto e mi raccomanda però in futuro di prenotare.
Comincio a girare per le sale, sono l’unico visitatore, incontro solo personale del museo. Il palazzo è bellissimo, anche se custodisce infauste memorie nere e poliziesche. In particolare mi colpisce un quadro che raffigura la mossa dei Cavalli Barberi a Piazza del Popolo. Il carnevale di Roma si celebrava così con una grande corsa di cavalli ”scossi” da Piazza del Popolo per tutta via del Corso, la via Lata, fino a Piazza Venezia. Dumas ne fa una descrizione spettacolare nel Conte di Montecristo.
Moccoli accessi e spenti, baci, maschere, rapimenti e assassinii. Penso a quante cose ha visto Roma e anche solo quel palazzo: prima di nobili romani, poi degli sbirri, poi dei fascisti, poi del Comune ed infine anche un po’ mio, unico visitatore ai tempi del Covid 19.
Mi giungono notizie da casa, Ettore abbeverando una “quaquila” ha scoperto che cambia colore con l’acqua e col sole. Giuliano me lo racconta con quella gioia della scoperta che solo i bambini, e gli Angeli, possono avere.
Rivado in ufficio pensando che i turisti torneranno ed anche la scuola riaprirà. Intanto ci arrivano dal Comune notizie dei centri estivi per i piccoli dei quali poco si capisce, se non che ce li dovremo pagare da soli. Tutte le promesse sugli aiuti alle famiglie con figli sembrano essersi sciolte al sole come sempre. Si vedrà forse nel 2021.
Leggo che qualche luminare tra gli uomini medicina si raccomanda di creare percorsi differenti tra i pazienti Covid e no nei pronto soccorsi. Rabbrividisco pensando che questo evidentemente non è ancora stato fatto. Mi affaccio e guardo Piazza Navona: non è più verde per l’erbetta, la natura è stata almeno da qui rimandata un passo indietro, un po’ dal sole e un po’ dai passi. Nel resto di Roma invece continua a crescere rigogliosa.
State bene se potete e adelante con juicio!

Tredicesimo weekend senza scuola

“Papà, papà vieni che c’è un Pavone che vuole fare sesso con uno struzzo”. Con queste parole Giuliano mi chiama ad una realtà fantastica che esce finalmente, almeno nell’immaginario, dall’incubo del coronavirus. Siamo allo zoo, più correttamente al Bioparco, e io sto tornando da un chiosco con due caffè e due ghiaccioli.
Effettivamente un pavone sta facendo una ruota spettacolare nella gabbia degli struzzi, e ad una prima occhiata sembra aver smarrito il senso delle proporzioni e delle cose perdendosi per l’enorme struzzo. Dopo un po’ però ci rendiamo conto che lì nella gabbia c’è, inizialmente nascosta dalla nostra prospettiva, anche una pavoncella bianca, vero oggetto d’amore del nostro scià.
È stato un lungo fine settimana di primavera in cui abbiamo potuto festeggiare la nostra Repubblica ognuno a suo modo, in una situazione di quasi normalità. Ettore si è molto entusiasmato per il drago di comodo, che non “puta fuoco” ma è comunque molto affascinante, per gli elefanti e la tigre.
Alcuni uomini medicina dall’aspetto signorile e un po’ dandy di chi ti dà la sensazione di non aver mai lavorato in vita sua, ci hanno comunicato che il virus non c’è più. Senza paura e senza rimorsi. Senza memoria e senza ragione noi li abbiamo ascoltati un po’ perplessi. Altri uomini medicina gli hanno replicato che niuna ragione vi è che lasci credere una cosa del genere, e che anzi non bisogna abbassare la guardia etc.
Altri simpatici signori si sono vestiti come Jarry Calà in Pony Express ed hanno proclamato che il virus non c’è mai stato e che si tratta solo di un complotto internazionale per non so cosa.
Ricominciano le manifestazioni dell’opposizione parlamentare che ha argomenti, si spera più ragionevoli, ricomincia la vita politica. Le distanze con i cerchi a terra e le linee gialle non sono e non possono essere più rispettati, una manifestazione è un assembramento per antonomasia.
Speriamo bene, speriamo che non succeda proprio qui proprio nella nostra Roma, in fondo graziata dal virus fino ad ora. Il Presidente della Repubblica invece va a Codogno a rendere un omaggio non scontato ai morti che purtroppo ci sono stati e al dolore che non è ancora finito.
State bene e adelante con juicio.

Settantasettesimo giorno senza scuola

Giuliano oggi ha fatto una sorta di assemblea scolastica online. Si è collegato con tutto il corpo docente e discente della sua scuola per ascoltare un breve discorso di saluto della preside. In cui pare abbia detto loro che siamo stati tutti bravi con questa cosa delle lezioni live, anche le famiglie, che però a lei non piace.
Me ne parla poi a pranzo e dopo, colpito soprattutto da numero delle persone collegate, 106, e dalle continue raccomandazioni di spegnere le telecamere per evitare che il collegamento cadesse. Pare che a settembre la scuola primaria sarà tutta in presenza ma con i dispositivi individuali per i bimbi.
Un terribile temporale ci coglie sul terrazzo, Ettore trova i trucchi della mamma e ne fa un uso circense.
Tutto si allenta e si appresta a finire, almeno socialmente, ma i nostri uomini medicina non sembrano avere nessuna certezza sulla fine della pandemia, che anzi nel nuovo mondo è in una fase di grande virulenza, se non che ne avremo ancora per un po’ e che molto dipende dai comportamenti individuali.
Lavarsi, mettere la mascherina, distanza.
Provo la mia nuova mascherina garibaldina e lavabile. Vorrei tanto andare con la mia famiglia “Chiccola”, come direbbe Ettore allo zoo, che in questi giorni riapre. Bisogna prenotarsi, il tempo però non promette bene. Giuliano è curioso di vedere se i rinoceronti sono cresciuti.
Faccio una riunione online in cui ne programmiamo altre.
State bene se potete e adelante con juicio!

Settantaseiesimo giorno senza scuola

Grande bagnetto collettivo per les deux. Hanno fatto una guazza quasi “inasciugabile” ma si sono divertiti. Poi vestizione con un paio di magliette nuove comprate ieri in una mini passeggiata a Viale Trastevere. Dato scorciatina ai capelli sugli occhi di Ettore. Scuola online, pranzo e giochi.
Poi aiuto Giuliano a fare una ricerca per il Due Giugno: l’emblema della Repubblica. Mi imbatto nella storia del valdese Paolo Paschetto, vincitore del primo e del secondo concorso bandito per la scelta del simbolo patrio (ed anche del terzo, indetto perché il suo lavoro non era piaciuto): mi immagino anche allora le cordate che brigano che fanno, il povero Ivanoe Bonomi che presiede la commissione preposta.
Scopro anche io un po’ di cose che non sapevo, come spesso capita quando mi metto ad aiutare il mio dolce Giuliano. Poi mentre lui si impegna a scrivere la sua ricerca per la festa della Repubblica tra stelle, ruote dentate, rami d’ulivo e querce, mi metto un po’ a lavorare anche io. Riunioni da organizzare, rigorosamente in teleconferenza, comunicati da scrivere, siti da aggiornare e piatti da lavare.
Ho scoperto da poco, grazie ad una circolare sul registro online della scuola di Giuliano, che quest’ultima riaprirà fisicamente appena finirà. Infatti ci viene proposto un centro estivo a pagamento fra le mura dello stesso edificio che invece ci viene precluso fino al giorno prima. In compenso dall’anno prossimo non ci saranno più i voti in decimi, gli alunni delle scuole primarie, ma dei giudizi descrittivi. Immagino già le povere maestre ad imparare a memoria dei formulari con giudizi descrittivi con affianco un numero.
Adelante con juicio! E senza scuola.

Settantacinquesimo giorno senza scuola

Questa mattina al nostro risveglio siamo stati accolti dal un piccolo blackout. Niente corrente elettrica. Pensiamo ad un contatto nel nostro impianto. Mia moglie fa per scendere per riattivare il contatore generale, ma si accorge subito che la luce manca anche fuori dal nostro appartamento. Guardo nel palazzo dirimpetto e anche lì nessuna luce, radio o televisione accesa. Ci mettiamo a cercare notizie sui cellulari e ci imbattiamo in un vecchio articolo del 2003 che però ci sembra attuale, ad un primo sguardo. La situazione descritta è catastrofica. Quello fu una roba grossa, tutta Italia senza energia elettrica tranne Capri e la Sardegna.
Capiamo subito che tutta la parte smart della casa se non torna la corrente va a farsi benedire, niente scuola, niente working, abbiamo un po’ di carica nei cellulari si potrebbe fare un po’ di hotspot ma non per moltissimo tempo. Per una strana forma di pregiudizio per i forni e i fornelli elettrici, che secondo me cucinano peggio, io ho ancora una cucina a gas, quindi con la moka due bei caffè si fanno.
Mi ricordo dei timori di Zuckerberg all’inizio della pandemia sulla possibilità che i server di FB e WAPP non reggessero lo spostamento della vita dal reale al virtuale. Cosa che non è avvenuta, i server hanno retto. Però senza energia elettrica sarebbe ancora peggio.
Le mie preoccupazioni si sciolgono fortunatamente prima del gelato in freezer, la luce torna e la nostra routine può riprendere.
Quando prendo la bicicletta e vado in ufficio Giuliano è già connesso, Ettore se la dorme e Martina è già al telefono per lavoro. In ufficio mi metto a litigare con il nuovo dispenser di gel disinfettante. Dopo numerosi assalti e l’intervento del mio collega Flaviano ne veniamo a capo, ora funziona, mano sotto ed immediata gelificazione.
Nel frattempo sembra che l’Unione Europea si faccia carico di aiutarci anche con questo nuovo fondo, il Recovery Fund di cui per la verità si parla da un po’. Speriamo che anche noi si sia in grado di usarlo, non è scontato che sia così. Le due signore tedesche che guidano l’Unione, ufficialmente e ufficiosamente, oggi sembrano numi benevoli, domani chissà. Le lunghe e complesse trattative brussellesi non sono pane per tutti i denti.
Sembra che il motto un po’ razzista circolato in questi giorni in certi ambienti “Aiutiamo i lombardi a casa loro” stia prendendo la forma di un’esclusione di questi ultimi dalla circolazione interna al paese. Non credo lo accetteranno. Nel frattempo il maestro di musica e canto nel palazzo del mio ufficio deve aver ricominciato ad impartire lezioni. Questa mattina grandi gorgheggi, scale e solfeggi. Lallallalalalalallalalla !!!
Adelante con juicio e state bene se potete!

Settantaquattresimo giorno senza scuola

Ettore si dispera per la fuga al lavoro della sua bellissima mamma fresca di parrucchiere. Poi, con un po’ di giochi e di Superpigiamini, ne usciamo. È di buon umore, mentre Giuliano studia con la maestra umanistica, siamo ai secoli sulla linea del tempo, Ettore costruisce e demolisce costruzioni.

Il buon Ciuchino, così si chiama il nostro robot aspirapolvere, si aggira per casa sospirando rumorosamente le sue aspirazioni.
Martina mi ha raccontato tutto il protocollo del parrucchiere, in fondo non irragionevole. Mascherine, grembiulini, teli, distanze, guanti e due clienti per volta nel salone, che non è piccolissimo. Pare che loro se la stiano passando non male, dopo la fine del confinamento.
La Repubblica dice che per il 70% delle donne è aumentato il lavoro domestico. Non fatico a crederci, non capisco perché solo delle donne poi ci pensò un attimo e capisco. Nel frattempo mi rendo conto che Ettore ha scoperto il frigorifero, come testimonia il ritrovamento di Saetta McCain accanto alle fragole.
Vuoi vedere che giusto sul finire della nostra storia di grida ed epidemie sbucano pure i bravi? L’idea stessa degli assistenti civici reclutati tra i migliori di noi produce in me un piccolo moto di ribellione. Penso sia una di quelle robe che mi rendono insofferente e un pizzico antipatriottico, e che mi sforzo sempre di reprimere. Poi scopro che non solo chi ha un animo liberale e un po’ anarcoide come me trova l’idea discutibile. Anche il ministro dell’Interno, quello della difesa è quasi tutte le persone dotate di un po’ di senso delle cose sulla scena pubblica hanno espresso più di una perplessità.
Nel frattempo l’amico Covid riesce a tenere prigionieri solo i bimbi. I casi in Italia come prima in Cina e in Corea sono precipitati sia per contagiati che per lutti. E della cosa non saremo mai abbastanza contenti.
Giuliano ieri era molto contento per l’esito di un torneo di scacchi a squadre. Pare che le lezioni, visto il successo tra i bimbi, si possano prorogare anche a giugno. Le facciamo! Per pranzo preparo loro uno spettacolare petto di pollo, con tasca di prosciutto di parma e stracchino, infornato con le mollichine. Grande successo lo rifarò. Ieri sera ho convinto Giuliano a vedere con me, dopo aver visto un po’ di cartoni, Easy Rider: gli è piaciuto, questa sera lo finiamo. Almeno così facciamo grandi giri on the road!
State bene e Adelante con juicio!

Settantatreesimo giorno senza scuola

Piazza Navona semivuota, qualche bambino che la percorre in bicicletta seguito dalla tata, bimbi che si aggirano con i nonni per Viale Trastevere. Così è se ci pare e anche se non ci pare.
Un po’ di movimento in ufficio. Finestre aperte e niente cannone del Gianicolo. Il mio paese è fatto così, non ama i bambini e li lascia un po’ al loro destino. Che tra via della Cuccagna e via del Paradiso è fare splendidi giri in bicicletta inseguiti dalla coppia di domestici, a Viale Trastevere è stare con la nonna e ad altre latitudini è stare per strada con chi capita o a casa dei vicini. Ci arrangiamo come possiamo.

Noi per il momento facciamo a turni, un po’ io e un po’ Martina. So che alcune coppie si scambiano i bambini e i ragazzi. Baby sharing, volendo ci sono anche siti specializzati. La totale assenza da questo punto di vista dell’unica vera agenzia educativa preposta allo scopo da qualche millennio mi rattrista oltre modo.

Nel frattempo ci prepariamo alla calata degli assistenti civici controllori e super controllori delle nostre distanze e confidenze. Saranno come al solito scelti tra i migliori di noi. Ci saranno brutti momenti con i ragazzotti della movida? Speriamo di no, la speranza che prevalga il buon senso c’è sempre.

Dodicesimo weekend senza scuola

Conoscete per caso Gallera? È quel signore con la faccia intelligente che tutte le sere, sorridendo felice, fa una conferenza stampa enumerando sullo stato del contagio in Lombardia. Credo sia l’assessore alla sanità, il nome ufficiale è welfare ma di fatto gestisce il pacchetto dei 20.064,8 milioni annui del fondo sanitario lombardo.
In tutti questi giorni non ha mai mancato un appuntamento, sempre sorridendo ed enumerando. Il sito del Corriere della Sera lo trasmette in diretta e mette il suo monologo nella parte alta della gerarchia delle notizie. Lo stesso fanno l’Ansa e quasi tutti media mainstream, pubblici, semipubblici e privati. Insomma quello che dice questo signore è importante quasi come il suo budget 20 miliardi di euro
Il dottor Gallera ieri ha cercato di spiegare ai suoi concittadini lombardi che ormai sono in una botte di ferro, quanto a possibilità di essere contagiati perché essendo “l’indice di trasmissibilità a 0,51 cosa vuol dire? Che per infettare me bisogna trovare due persone allo stesso momento infette e non è così semplice trovare due persone allo stesso momento infette per infettare me”.
È da ieri che tutti sui giornali e sui social ridono per questa affermazione, definita gaffe, che nulla ha a che vedere con la realtà, con la scienza, con la medicina, con la statistica, la matematica, con il virus o con il buon senso.
La tragedia è che non c’è nulla da ridere, l’avvocato Gallera è uno dei capi delle regioni, è una delle persone più autorevoli del sistema sanitario lombardo gestisce 20.064,8 milioni di euro. Ha preso alcune delle decisioni più importanti per il contrasto alla pandemia in Lombardia eppure dice che per contagiare lui ci vogliono 2 persone.
Colpisce anche il fatto che scelga come esempio la sua persona, ma evidentemente non è questo il problema. Come si fa a spiegare ai mitomani sui social, che sono diventati improvvisamente esperti di pandemie e virus e vogliono curare il Covid-19 con il limone, che conducono fiere battaglie contro le mascherine, che devono fidarsi delle autorità sanitarie preposte? Io ho un po’ di paura in più, da quando l’ho sentito.
Oggi sono andato con i miei due piccoli sulla pista ciclabile sul Tevere. Siamo scesi da quello che un tempo era il Porto di Ripa. Mai visti a Roma tanti ciclisti tutti insieme, neanche quando passa il Giro. Noi ci andiamo spesso ed eravamo quasi da soli, prima del lockdown. Ci divertiamo, anche se Giuliano si lamenta molto della lentezza di Ettore. Le persone cambiano abitudini e il Tevere a primavera è bellissmo, come sanno i fiumaroli.
Tornando mi fermo al super mercato lasciando les deux alla barriera delle casse. Coletta, la mia cassiera eroina, mi spiega che è preoccupata per tutte queste persone che escono per la movida, per le spiagge. Capisco che per lei sono molto più comprensibili gli errori dei giovinastri che quelli dell’onorevole Gallera, che per altro può fare anche lui un bel post di denuncia sui ragazzacci. E un po’ di ragione c’è l’ha, bisogna stare attenti.
Ieri Giuliano ha avuto la sua prima visita dopo il confinamento: il suo amico Gianluca è venuto a trovarlo, sono stati bene, devo dire che ha fatto un gran piacere anche a me. Per il compleanno passato riceve dal suo amico una bellissima scatola di Risiko che subito inauguriamo.
State bene se potete e adelante con juicio.
PS Forse ho capito chi è Pedro.

Settantesimo giorno senza scuola

Le voci delle maestre e del maestro di scacchi di Giuliano sono ormai entrate a far parte del mio universo domestico. Tra un po’ Giuliano non avrà più questa compagnia, perché il 5 giugno anche la scuola live chiuderà e il corso di scacchi finisce a maggio.

Di solito arrivavamo a questo punto con Giuliano stanco della scuola e pronto ad entrare nella dimensione estiva del riposo e del cazzeggio con gioia. Quest’anno sarà un po’ diverso. Ha passato sin troppo tempo in casa, come tutti noi del resto. Il centro estivo, potrà farlo? Sarà un carnaio? Ce la sentiremo di mandarcelo? Riusciremo ad andare in vacanza da qualche parte? Le distanze, le mascherine. Bah, speriamo bene. Una passeggiata al lago?
Intanto questa cosa del R 0 che diventa RT e stabilisce le visite tra le regioni sembra aver fatto imbufalire gli umbri, appena sfiorati dalla pandemia ma con la RT più alta insieme a Lombardia e Molise. Alcuni capi delle regioni sono usciti più forti e più affamati dalla pandemia. Altri decisamente no. Ma restano sicuri e pronti al loro posto. Una cosa li unisce, il gusto di insultare e minacciare gli adolescenti e i giovanotti che sbevazzano in giro. Mi ricordano i sottufficiali o graduati di truppa che ti minacciavano: “Ti sbatto dentro! Non ti faccio più uscire fino al Congedo!” E’ da allora che nessuno si era più permesso di dirmi che non posso uscire.
Vedo che ai capi delle Regioni e a quelli delle nazioni piace molto. Quattro ragazzotti al bar che bevono senza mascherine, incoscienti! Assassini! Continuiamo ad avere bisogno di individuare ed additare un nemico per comunicare e fare qualunque cosa. Un post, una diretta FB e giù duro contro gli untori. E dire che me li ricordo distintamente brindare a favore di fotocamera, fino a poco tempo fa.
Noi però dimentichiamo tutto e non ridiamo quando vediamo la stessa persona dire il contrario esatto di quello che aveva detto un attimo prima. Probabilmente siamo così anche noi.
Sempre per citare il caro don Lisander, speriamo non ci siano ora nuove colonne infami.
Poi, per carità, cerchiamo tutti di essere prudenti. Adelante con juicio!

Sessantanovesimo giorno senza scuola

Oggi Smart working vero! Ho moderato la mia prima assemblea tutta online dalla scrivania del mio studio di casa. C’erano anche importanti stakeholder istituzionali: presidenti, parlamentari, ex ministri, dirigenti. Insomma gente seria e ammodo. Io ero vestito di tutto punto con cravatta e giacca, sotto portavo dei comodissimi bermuda turchese.
Nel frattempo sentivo ogni tanto le vocine di Giuliano ed Ettore che stavano con la mamma e un po’ online anche loro, soprattutto Giuliano con le sue lezioni live. Poi finito tutto ancora lavoro sempre da casa: che dire, non c’è speranza per gli smartworker, le loro schiene si piegheranno anche dopo il Covid più in fretta e più in basso.
Una cosa mi ha incuriosito uno dei relatori si è presentato con la mascherina che ha tenuto per un bel po’. Probabilmente non era solo in stanza, non so. Comunque è stato divertente anche vedere come le persone cerchino di adattarsi a questo nuovo strumento con alterni ma inevitabili successi.

Sessantottesimo giorno senza scuola

Sono tornati! I miei concittadini sono tornati in giro per le strade. Su Viale Trastevere erano addirittura in doppia fila. E’ stato bellissimo risentire l’odore e il rumore della mia amata Roma. Pedalando ho percepito il fritto e lo smog attraversare la mia mascherina. In altri tempi forse mi avrebbe dato fastidio ma questa volta mi è sembrato l’odore della vita. Non vedevo tante persone tutte insieme da febbraio. Non ero più abituato al traffico che ho trovato a Ponte Garibaldi, nel tentativo di districarmi ho anche tamponato un ducato Bianco dal tubo di scappamento pestilenziale. Una bottarella non credo se ne sia neanche accorto io sì, ed è stato bellissimo.
Oggi davanti al Senato c’era addirittura una certa ressa. Discutevano della mozione di sfiducia individuale al Ministro Cinque stelle alla giustizia, al quale viene riconosciuta la buona fede che lui in passato non riconobbe ad altri. Renzi fa un po’ il duro ma dalla prima frase si capisce che lo grazierà. Folla di operatori, cameramen e giornalisti delle grandi occasioni. Il presidente del consiglio esce e non si sottrae. Fa un capannello d’altri tempi! Per bar e i ristoranti dei dintorni il ritorno dei politici e dei loro clientes è una manna.
In ufficio continuo a litigare con video piattaforme e social ma ne dovrei uscire vivo. Flaviano dai suoi due metri buoni di distanza cerca di terrorizzarmi con nefaste recrudescenze advenienti della pandemia, insomma la ormai mitica seconda ondata. Nel frattempo Giuliano ha cominciato a parlare in scacchese stretto: pedone isolato, difesa alla francese, pedone passato, pedone doppiato, apertura del drago, avamposto. Le lezioni online funzionano tra un po’mi spazzerà via ad ogni partita, mi devo preparare psicologicamente.
Adelante con juicio e voi rispettate le distanze se potete!

Sessantasettesimo giorno senza scuola

Le giornate passate in casa con il lavoro e i bambini sono sempre un po’ più faticose. Questa cosa dello smart working rischia di essere una sòla. Fatto sta che ora mi trovo il lavoro a metà, la casa in disordine e i bimbi scatenati.

Ho sempre chiamato i miei amori con tanti appellativi e vezzeggiativi. Non so se a causa delle mie origini siciliane o solo perché li trovo veramente delle meraviglie per i miei occhi e dei tesori incommensurabili per i miei destini. Fatto sta che Giuliano da piccolo mi guardava un po’ stupito ma contento quando lo chiamavo meraviglia dell’universo o amore mio spettacolare. Ettore invece mi fissa negli occhi e mi dice: “Io sono Tettere papà!”. Ricordandomi che nella vita l’importante e sapere chi si è tutto il resto viene dopo.
Martina torna dal lavoro con un tesoro di mascherine comprate al prezzo arcuriano in una farmacia vicino all’ufficio. E’ da quando è iniziata questa storia che non esco solo con mia moglie, magari solo per pranzo o per un caffè, mi manca. Mi dice che per le vie di Roma c’era un bel po’ di gente mi racconta di una sensazione di quasi normalità. Invece qui dallo smart working ci si barcamena tra social network, piattaforme per videoconferenze, per lavoro, per la scuola e per gli scacchi. Una vita per il monitor.
Ormai credo esista una nuova forma di stress che prima o poi verrà classificata con l’ennesimo anglismo o acronimo. Anzi probabilmente già lo è, ma io non lo so. Da ieri credo che le persone possano di nuovo pregare insieme mi pare importante, anche se io non lo farò.
A pranzo straccetti di vitella con spaghetti di carote e zucchine. Non male.
State bene ed adelante con juicio.

Sessantaseiesimo giorno senza scuola

Comprate qualcosa di nuovo oggi, se potete. Roma accoglie con una certa freddezza le grandi riaperture. Il tempo è grigio, file per lo shopping o grandi acquisti almeno in centro non ne vedo. L’unica coda che incontro è quella davanti a un centro che distribuisce cibo, vicino a Via dei Banchi Vecchi. Provo a fotografare gli avventori e loro giustamente si incazzano.
Mi capita di fare un giro tra Piazza Navona e Corso Vittorio, devo pagare una bolletta della luce, un po’ più alta del solito, del resto la nostra permanenza a casa è stata maggiore. Alla fine riesco, da un tabaccaio. Penso all’America della grande depressione che abbiamo visto in tanti film, topos cinematografico e letterario che va da Santa Giovanna dei Macelli del tremendo B. Brecht ad Anche gli angeli mangiano fagioli con Giuliano Gemma e Bud Spencer. Mi aspetto di vedere le divise dell’esercito della salvezza da un momento all’altro.
In ufficio lavoro un bel po’, tante cose da fare. C’è un certo fermento per la riapertura, fortunatamente non tutto il mondo è il centro di Roma. I commercianti aspettano tutti il ritorno dei turisti. Senza i quali non gli sembra aver senso neanche riaprire. Li sento che parlano fra di loro e si chiedono quando torneranno. “Dobbiamo riaprire i confini, sennò è la fine”.
Le frontiere, almeno quelle Ue, dovrebbero riaprire ad inizio giugno.
Durante la pausa pranzo mi concedo un caffè, unico cliente riverito di un delizioso bar e vado a comprare due piatti di un servizio “rustico” cui mancava il coperto per Ettore. Anche lì, sono l’unico avventore. Il gerente mi spiega che sta cercando di capire se gli conviene restare lì. Provo a dirgli che i turisti torneranno e che ci dimenticheremo di questa epidemia, però non domani. Alla fine il problema è il tempo: il padrone delle mura aspetterà? I creditori, i dipendenti aspetteranno?
Sulle scale dell’ufficio incontro l’unico residente nel palazzo, un maestro di canto che non suona più il suo pianoforte per i suoi allievi da un po’. Per chi non lo sapesse, cantare è un’attività che moltiplica le possibilità di contagio esponenzialmente. Perché cantare, ancora di più rispetto a parlare, trasforma le goccioline virulente in aerosol con grande efficacia.
Passando per Piazza Navona vedo due musicisti riprendersi un enorme violoncello e una rossa fisarmonica ed andar via, torneranno un giorno i viaggiatori torneranno e con loro anche la musica. Intanto adelante con juicio e state bene.

Undicesimo weekend senza scuola

“E’ arrivato l’arrotino, donne è arrivato l’arrotino. Affrettatevi donne! Aggiustiamo ombrelli, affiliamo coltelli. Donne è arrivato l’arrotino e l’ombrellaio. Aggiustiamo cucine a gas”.
Questa voce registrata e diffusa da un megafono che per gli archetipi che contiene sembra provenire direttamente dal secolo scorso mi ronza nella testa da questa mattina. Il ‘900, secolo troppo breve certamente per me, come mi manca, con le sue certezze ideologiche e il suo tempo accelerato e analogico. Comunque sono abbastanza certo che la registrazione del virile arrotino sia stata effettivamente fatta nel ‘900. Fatto sta che ho tormentato la mia famiglia con quest’urlo macho e corrivo per tutta la mattinata.
Capitava ancora che qualche camioncino, o addirittura qualche bicicletta, con il doppio passo ruote – macchina arrotatrice, si aggirasse per Trastevere diffondendo l’antico richiamo.
Chissà se succederà ancora. In questa modernissimo paese in cui migliaia di acronimi e anglismi si fanno strada nelle nostre vite di ex reclusi. Mi pare di aver capito che da domani riapre più o meno tutto, tranne le scuole: tanto, come dice il Ministero con cui confino, ora c’è la DAD. La didattica a distanza, nuova Mecca del sistema scolastico italiano. Si è trattato molto sulle misure, le distanze e tra le il governo che diceva 2 metri e le regioni del nord che dicevano 1, il compromesso è stato 1.
S
iamo stati a Villa Sciarra, un po’ di spazio c’era ma eravamo tanti. Comincia a fare caldo, le persone vogliono prendere un po’ d’aria, ed hanno ragione. I miei due, certamente violando più di qualche Dpcm e regolamento comunale, si sono messi a scavare una buca con dei bastoni vicino ad un albero. Dopo un po’ sono corsi verso di me, insieme ad un loro amico incontrato in loco, urlando di aver trovato una larva. Poi presi dall’entusiasmo ci hanno comunicato il ritrovamento di un osso, probabilmente un femore, quasi certamente di un dinosauro.
Tornando incontriamo due poliziotti a cavallo belli alti e senza mascherine.
I bambini sanno essere felici del poco e del molto che il mondo e le circostanze offrono loro di volta in volta, il che è un bene per loro e una consolazione per noi però si meriterebbero la scuola. Qual posto in cui Garrone, Enrico e il Franti hanno gli stessi banchi e le stesse sedie.
State bene se potete e adelante con juicio!

Sessantatreesimo giorno senza scuola

Roma è piena di esercenti di bar e ristoranti che fanno le prove per i tavoli, sono preoccupati e calcolano se gli converrà aprire o meno in base alle nuove regole di distanziamento e allo spazio in strada che gli verrà concesso. Il timore è quello di perdere soldi nel caso di apertura, di non rientrarci con le spese. La paura è quella di fallire.
Siamo spaventati e combattuti da una parte urliamo all’untore appena vediamo più di due persone in una piazza e dall’altra non vogliamo norme troppe restrittive se ci intralciano il lavoro. Il che è assolutamente normale, siamo tra due fuochi non è facile. Mai come ora avremmo bisogno di una politica in grado di misurarsi con l’arte del possibile ai tempi del covid 19.

Le fasi del lutto sono negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione. Voglio sperare che siamo almeno alla contrattazione. Anche se molti di noi si dibattono ancora tra la rabbia e la negazione. Io per esempio non riesco ancora a farmi una ragione del fatto che i miei figli non vadano più a scuola.
Agli argomenti di conversazione extra lavorativi tra colleghi si è aggiunto il vasto mondo dei dispositivi di produzione individuale. Alla chiacchiera sul modello di smartphone, sul calcio, sulla politica, sul cibo ora abbiamo tutti, chi più chi meno, aggiunto il tema delle mascherine ffp1 – 2 o 3, dei gel igienizzanti, dei guanti e delle visiere. Abbiamo cominciato anche ad apprezzare i diversi aromi dei disinfettanti per le mani. Comunque i miei portatori di mascherine preferiti sono i fumatori, con la loro aria un po’ equivoca e la sigaretta sempre in mano.
Nel frattempo i capi delle regioni e delle nazioni litigano proprio per via delle prossime riaperture e sembra che la Lombardia, il cuore del problema, sia stata abbandonata anche dal Veneto e dal Friuli. La scelta politica più importante fatta finora dal governo è stata quella di imporre regole uguali per tutti nonostante le situazioni fossero molto diseguali. La Lombardia chiede ancora che l’Italia le si adegui. Intanto pare che il 4 giugno potremo di nuovo girare liberamente per l’Italia.
A casa Ettore mi mostra in fantasmi o che gli ha disegnato la mamma è mi spiega che è suo. Giuliano è come al solito alle prese con le due lezioni online.
State bene e mi raccomando adelante con juicio.

Sessantaduesimo giorno senza scuola

Oggi il mio ufficio era tristemente vuoto. C’ero solo io, ieri invece pare ci sia stato il pienone.
Questa mattina, dopo aver sorbito il mio caffè, ho avuto il coraggio di pesarmi ed è stato un brutto momento. Avrei dovuto fare il runner anche io, dovevo rannare come direbbe qualcuno.
Finalmente il decreto Aprile ha visto la luce: la speranza è che possa aiutare un po’ la nostra provata economia, il timore è che come spesso capita da questa parti ci sia un’enorme distanza tra la carta e la realtà.
Devo organizzare un‘intervista in doppio remoto. Nel senso che sia il giornalista che l’intervistato mi sono remoti fisicamente. Lo facciamo con Zoom. Poi la video intervista registrata verrà messa online. Si può fare tutto, mi accingo con ottimismo. Non dovrebbe essere molto dissimile dall’organizzare un’intervista telefonica. La connessione dell’intervistato è ottima e anche la mia, la collega ha invece ha qualche problema. La vediamo comparire con dietro una veduta di Montecitorio che le fa da quinta. Mi ricorda vagamente il mio papà, che si collegava con sfondi simili per il TG2 e mi costringeva a videoregistrarlo, rinunciando per questa incombenza a vedere l’Uomo Tigre, mia passione assoluta.
Forse ho cominciato così a fare l’addetto stampa.
La falsa partenza si ripete tre volte poi la collega desiste e prova a riorganizzare la videochiamata. Credo cambiando il suo device. Mi ci wappo. L’attesa si allunga. Il rischio che la momentanea défaillance tecnica si trasformi in un problema per me aumenta di minuto in minuto. E la cosa peggiore è che non posso neanche fumare per ingannare l’attesa, perché non fumo più. Riesco a convincere l’intervistato, che peraltro è il presidente della confederazione per cui lavoro, a non dare forfait. Però se ne sono andati 45 minuti in attesa. L’ora di pranzo si avvicina. La collega ha cambiato location niente più sfondo con Montecitorio ma in compenso si sente un po’ meglio. Alla fine si riesce a fare, si capiscono, l’intervista si fa. Immagino che poi lei farà i suoi controcampi.
Sento mia moglie che mi ha mandato dei video spassosi de les deux in cui il maggiore fa il buffone e il piccolo Ettore ride a crepapelle. Giuliano in un momento di malinconia ha detto alla mamma che gli manca il rumore del gessetto sulla lavagna. Penso subito che so dove portarlo appena potrà.
Tornando passo per Piazza del Pantheon semivuota e dominata da due tavoli di un bar con gel antibatterico.
Adelante con juicio amici miei.

Sessantunesimo giorno senza scuola

Anche oggi casa. Giuliano studia un bel po’, lo aiuto in scienze, ecosistemi, nicchie ecologiche, biomi, habitat, comunità e popolazioni. Mi avvalgo della collaborazione di un vaso di basilico in terrazza che ospita discrete popolazioni di acari, vermi di varia taglia, un ragno e vari vegetali oltre al basilico che ci sto coltivando.
Con Ettore ci diamo alla pittura a dito e con pennello nel terrazzo in cui ormai passiamo più tempo che in casa. Poi si pranza, va tutto più o meno bene finché non mi piomba addosso il lavoro. Perché questa cosa dello smart working con i bambini alla coscia non è facilissima. Diciamocelo. Spiegare a mio figlio Giuliano che devo lavorare e non posso più dedicarmi a lui ed ai suoi compiti non è uno scherzo. Spiegarlo ad Ettore è quasi impraticabile.
Comunque pare che il decreto aprile non riesca a vedere la luce neanche oggi, tra un po’ Conte chiederà aiuto a Nanni Moretti, tanto consulente per consulente, che un’opera intitolata Aprile è riuscita a farla uscire.
In realtà il testo gira da giorni, ormai viene pubblicato anche sui giornali online.
I mitici ventilatori polmonari portatici dal buon vecchio compagno Putin prendono fuoco, uccidendo 6 persone in Russia, dove ora non si possono usare più. Torna mia moglie, Giuliano si rimette a fare video lezione ed io scrivo un po’.
State bene, adelante con juicio!

Sessantesimo giorno senza scuola

A casa coi pupi. Giuliano fa la sua video lezione del mattino. Non bisognerebbe assistere ad interrogazioni del proprio figlio, si soffre in un modo non consono. Passavo di lì per preparare il pranzo e ho assistito.
Chissà quando potrà ritornare a scuola.
L’inadeguatezza del mio Paese più o meno a tutto non mi fa essere ottimista. La vicenda delle mascherine nuovamente sparite non lascia sperare troppo per il meglio. Ora è quasi impossibile trovarne di chirugiche, cioè quelle per cui il commissario Arcuri ha fissato il prezzo a 50 centesimi più IVA. Invece, impazzano pezzi di stoffa non molto dissimili da quelli che vi potete fabbricare in casa. Oppure le ffp2 o ffp3, insomma tutte quelle che si possono prezzare liberamente. E dire che nei Promessi Sposi, libro mai troppo citato ed evidentemente troppo poco letto, succede anche questo. A un certo punto viene fissato da Ferrer il prezzo del pane ed indovinate un po’ che succede? Il pane sparisce. Il Gran cancelliere Spagnolo sta al pane come il super commissario Arcuri sta alle mascherine. Cosa ci dobbiamo aspettare ora? Che saccheggino i depositi di mascherine, già indicati da Arcuri come stracolmi di protezioni individuali. Nei Promessi Sposi succede.
Ho fatto una piccola passeggiata con Ettore e la sua biciclettina a spinta, mi sono fermato in un negozio di articoli sanitari ho chiesto mascherine di cui con un cartello in vetrina si decantava ampia disponibilità. Al dunque mi vendevano il pezzo di stoffa a cinque euruzzi cinque. Quando ho provato a chiedere quelle usa e getta, un eufemismo per chirurgiche, la signora mi ha guardato come se volessi il contenuto della cassa.
L’unica cosa che non ho capito in tutta questa situazione, è chi sia il Pedro di Arcuri.
Adelante con juicio, amici miei, e predetevi cura di voi stessi.

Cinquantanovesimo giorno senza scuola

Oggi dalla mia scrivania ho sentito di nuovo il cannone del Gianicolo. Ci stiamo assestando, almeno in centro, più o meno come se fossimo in una giornata di agosto. Comincio a vedere le cosiddette mascherine di comunità, cioè dei deliziosi prodotti sartoriali non molto dissimili da quelle che mi autoprodussi io quando erano introvabili. Però soprattutto quelle delle ragazze sono molto carine. Houellebecq aveva ragione, tutte velate però non per l’Islam, come in Sottomissione, ma per il covid-19.
Prima di uscire mi sono stirato una camicia da solo, quante cose utili abbiamo imparato a fare durante il lockdown.
In ufficio incontro altre quattro persone, mascherina e distanza. Faccio qualche telefonata, chatto, scrivo. Mi sorprendo a riflettere sul fatto che non sarà più possibile tornare indietro, il nostro modo di lavorare cambierà un altro po’. I dati a Roma e in Italia migliorano ogni giorno, in altre parti del mondo no. Chi ha cominciato dopo finirà dopo.
All’ora di pranzo esco ma non mangio nulla, non lo faccio dall’inizio di marzo, mangio solo in casa. Però mi addentro per i vicoli e le piazze intorno a Corso Vittorio Emanuele. La sensazione è quella di essere in un paesone, ogni tanto incontro qualcuno, una signora si affaccia dalla finestra, ma le presenze sono rarefatte. Un paesone con un bel centro storico che non viene a visitare nessuno, che ne so, tipo Offagna o Offida nelle Marche, luoghi meravigliosi ma nei quali non prenderei la residenza. Roma senza turisti, senza pellegrini, senza preti, senza bambini e belle fanciulle è un posto che non voglio riconoscere. E purtroppo non è una canzone di Conte. O forse sì.
Ettore invece ieri ha provato a far fare pipì al suo Batman; ha preso una formina di plastica dello stesso colore del suo vasino e vi ha posto sopra il suo alter ego supereroe. Sembravano soddisfatto tutti e due. Direi che con lo ‘spannolinamento’ ci siamo quasi!
State bene e prendetevi cura di voi, a domani.

Decimo weekend senza scuola

Questi due giorni sono stati quasi normali. Siamo andati in un parco, i bimbi hanno colto fiori, corso e tirato qualche calcio a un pallone. Casualmente abbiamo anche incontrato un amichetto cui Giuliano ed Ettore vogliono molte bene: Gialnluca, con la mamma. Tra il verde e il giallo del prato sotto il sole ci siamo anche un po’ abbronzati. Siamo stati bene.
A casa abbiamo fatto un po’ di compiti e mia moglie si è misurata con la sua seconda tinta casalinga. Operazione non semplicissima cui ho tenuto a partecipare anche io. Mai ho sentito parlare così tanto dei parrucchieri e dei barbieri come in questo periodo di forzato disordine tricologico.
Giuliano ha fatto un torneo di scacchi online. Devo riconoscere che il suo maestro è stato il primo ad offrire una sponda tecnologica ai bimbi rinchiusi in casa mentre la scuola si stava ancora organizzando. Non lo dimenticherò e credo neanche Giuliano. Oggi abbiamo anche imparato a ricostruire le grandi partite dei campioni sulla scacchiera.
Ettore è di ottimo umore, sarà la festa della mamma o la passeggiata di ieri. Martina è stata degnamente festeggiata con tagliata di chianina e prosecco. Queste ricorrenze molto consumistiche, ora che dal consumo siamo un po’estromessi, mi ricordano che se ce la caveremo lo dovremo l’uno all’altra e ai nostri bimbi.
Però in vista delle riaperture, in un momento di ottimismo, abbiamo stilato la nostra lista per il Revenge Shopping. Il catalogo è questo: scarpe per papà, magliette per mamma, calzini per mamma, furia buia per Giuliano, “drago puta fuoco” per Ettore, Risiko per eventuale nuovo lockdown, jeans bianchi per mamma, padella nuova per papà, ciabatte per tutta la famiglia, accappatoio per Giuliano, sandali con zeppa nere per mamma.
Della pandemia sappiamo sempre troppo poco; soprattutto non sappiamo se ci sarà o no la temuta seconda ondata, non sappiamo se l’andamento sarà simile a quello delle influenze stagionali, e molte altre cose. Sappiamo però che non è poco più di un’influenza, che il personale sanitario, indispensabile per contrastare il Covid-19, può anche essere un formidabile veicolo di contagio. E sappiamo che in un modo o nell’altro finirà.
Ne sapremo un po’ di più se faranno veramente questi test sierologici di massa.

Cinquantaseiesimo giorno senza scuola

Oggi Giuliano mi ha chiesto cosa sia il plasma. La cosa mi ha un po’ stupito ma evidentemente è colpa mia, parlo troppo. Ho provato a spiegarglielo e anche a spiegargli perché se ne parla tanto ora.
Come saprete l’ultima moda in tema di terapia anti covid-19 è appunto il plasma dei guariti, imposto in chiave antivaccinista dai socialmedia e da alcuni leaeder politici in difficoltà, come molte cose ormai.
Evidentemente per il momento non c’è abbastanza plasma per tutti, i guariti sono purtroppo 1.400.000 i contagiati quasi 5 milioni, nel mondo. Dobbiamo presumere che non tutti i guariti possano donare. Detto questo, speriamo che si riesca a curare tutte le persone possibili anche con il plasma. Certo, se si riuscisse a sintetizzare in laboratorio gli anticorpi, ne avremmo di più.
Comunque a Giuliano ho detto che è parte importante del sangue e che contiene molte cose utili alla vita tra cui gli anticorpi che le persone sviluppano per guarire dalle malattie, e che è già stato usato altre volte dai medici quando non sapevano come curare persone infettate da virus sconosciuti. E che a volte funziona e a volte no, come quasi tutto.
Nulla c’entra con il vaccino che serve ad impedire ai sani di ammalarsi.
Nel frattempo si susseguono le voci più diverse sulla manovra economica di aprile che ormai si farà a metà maggio e i capi delle regioni vogliono riaprire prima, non ho capito bene prima di chi, ma comunque prima.
Gli altoatesini hanno aperto oggi, prima di tutti, i loro bar e i loro ristoranti.
I milanesi passeggiano per i Navigli all’ora dell’aperitivo; il loro sindaco, che fino a qualche mese fa convinceva anche il nostro presidente di regione a farsi un’apericena da quelle parti, facendolo infettare, ora li rimprovera aspramente.
Ho incontrato una persona a me non congiunta al supermercato, mi fatto molto piacere. Si tratta di un vecchio amico, eravamo “travisati” tutti e due siamo riusciti a scambiare due chiacchiere. Mai avrei detto che avrei ricevuto amici al supermercato vicino casa. Al ristorante magari, ma al supermercato…
L’epidemia qui da noi sembra seguire più o meno il decorso di quella cinese e di quella coreana. Si sta spegnendo secondo alcuni per tornare quest’autunno, secondo altri per non tornare più. Nessuno lo sa veramente. Certo, la povertà fa ammalare anche lei.
State bene e se potete non buttate i guanti di plastica per terra. Adelante con juicio.

Cinquantacinquesimo giorno senza scuola

Abbiamo marinato la scuola on-line; abbiamo fatto sega! Questa mattina Giuliano aveva religione live invece siamo andati a Villa Sciarra. Les deux avevano veramente bisogno di camminare e correre un po’ in mezzo al verde e anche io ho apprezzato.
Arriviamo un po’ prima delle 10 e percorriamo tutto il perimetro della Villa, non enorme a dire il vero, ma piena di fontane, sfingi, fauni e aiuole. Da qualche anno è un po’ sgarrupata e mal tenuta, sostanzialmente dallo scandalo delle cooperative di “Mafia Capitale”. Però diciamo che nell’ultimo anno va un po’ meglio. Inizialmente incontriamo relativamente poche persone verso la fine della nostra visita invece cresciamo notevolmente in numero. Niente assembramenti, ma non eravamo pochissimi. Ettore quando ci addentriamo in una zona particolarmente verde decide di trasformarsi in Kung Fu Panda, fa delle strane mosse e ci sfida alla lotta. Cammina da solo per tutto il tempo senza chiedermi mai di salire in braccio, è cresciuto anche stando chiuso in casa. Giuliano insegue lucertole e guarda rapito la colonia di pappagalli che vive stabilmente sui pini e le palme della Villa. Mi invita ad osserva piccoli merli che zampettano sotto gli alberi. Ettore non resiste e tocca tutto, soprattutto la ghiaia che scava come fosse sabbia marina. Io mi sento morire e gli pulisco le mani con l’Amuchina una, due, tre volte. A un certo punto capisco che dovrei disinfettare tutta la ghiaia.
Tornati a casa pranziamo con uova al tegame, bieda e pasta all’olio. Ora Ettore dorme e Giuliano segue la sue lezione di italiano-live.
Nel frattempo un signore con un cognome altisonante, tipo Giovanni dalle Bande Nere Figà la Mancha, ci ha scritto a nome del Municipio I per questa storia dei centri estivi. In cui ci dice che non sa se li faranno ma se intanto vogliamo preiscriverci. Bah, proveremo.
Ieri tornando dall’ufficio ho comprato delle margherite per Martina vicino al ghetto in Piazza Cairoli, un’altra piccola cosa normale che si può fare. Credo le siano piaciute. Il mondo è un po’ meno grigio e un po’ più blu.
A domani e state bene se potete.

Cinquantaquattresimo giorno senza scuola

La grande notizia di oggi è che hanno riaperto Cecere, la pasticceria sotto casa mia. Ho potuto comprare bombe, sfogliatelle e crostatine per Martina e les deux. Avevano poca merce ma freschissima. Un pezzetto di sfogliatella tiepida l’ho assaggiato anche io ed era una piccola meraviglia.
La tintoria, in Via Ippolito Nievo, cui sono andato a fare visita subito dopo, ha invece inventato un modo per tenere i clienti fuori dal negozio ma servirli ugualmente: ha posto un carrellino all’ingresso che ostruisce il passaggio ma dà la possibilità di posare i capi da consegnare, semplice ma funzionale.
Sbrigate queste ed altre faccende domestiche che non sto qui a raccontarvi, ho preso la bici e sono andato in ufficio. I parcheggi sotto casa mia, bene raro e prezioso al mattino quando son aperti gli uffici, cominciano a scarseggiare, segno che le attività sono ripartite.
Ieri mentre facevo la spesa al supermercato, Coletta, la cassiera mia eroina, inseguiva chiunque tentasse di entrare senza mascherina o senza guanti. Con toni piuttosto spicci, che a parte il rispetto per gli altri è proprio obbligatorio, insomma! Poi ce l’hanno, non ce l’avessero ma ce l’hanno!
Il mondo ha ripreso ad avere un po’ dei suoi odori e a fare i suoi rumori. W il traffico almeno un po’, mi sto riabituando alle macchine e ai motorini. Arrivo davanti al Senato, oggi aperto, e trovo i due carabinieri in alta uniforme a guardia dell’ingresso con due belle mascherine chirurgiche celesti sotto i pennacchi. Il contrasto fa un certo effetto.
Vedo che nel frattempo i politici hanno ricominciato a litigare sui migranti, altro segno di normalità. Non ne stiamo uscendo migliori, direi proprio di no. Ho scoperto che il mio giornale preferito esce con allegata la mascherina, migliore tra i migliori.
Mentre lavoro mi telefonano Giuliano ed Ettore entusiasti per la visita della vicina che ha portato loro dei libri; mi parlano, soprattutto Giuliano, di Diario di una schiappa. Un gesto carino ma credo proibito da numerosi Dpcm. Ettore invece mi spiega che lui è Batman.
State bene, proteggetevi e godetevi un po’ di aria aperta che ne abbiamo tutti bisogno.

Cinquantatreesimo giorno senza scuola

Questa mattina sveglia presto. Giuliano doveva finire dei compiti. Colazione con uova e problemi di matematica in cui le persone vanno al cinema e fanno shopping forsennato, ironia della sorte. Dopo, lavaggio denti e vestizione. Alle 9.30 in aula virtuale. Verifica sui verbi, storia, letture, grammatica.
Insomma, un po’ lavorano.
Con Ettore ci dedichiamo a varie attività: colpire ripetutamente con un martello di legno la porta di casa, chissà che non ci fosse qualcosa di simbolico; colorare un enorme foglione bianco con tempere a dito, tirare fuori tutti i pezzi degli scacchi e metterli come capita sulla scacchiera facendo correre i cavalli e mostrando le torri, per lui castelli. Infine far scontrare Dusty pompiere con “Setta Quin”.
Preparo un piccolo brodo vegetale per fare un risottino zafferano e piselli. Immaginavo con l’inizio della fase due che avrei potuto provare a portarli in villa, ma con Martina in ufficio e Giuliano sempre online per le lezioni viene complicato. Magari nel tardo pomeriggio. Spero di riuscire ad andare almeno in tintoria.
La mia trasformazione in massaia di Voghera è quasi completata. Che poi a Voghera se la sono vista brutta questa volta le massaie il coronavirus ci è andato pesante.
Pranziamo in terrazzo, le deux hanno un sano appetito. Per Ettore è previsto il riposino, Giuliano ha un break di due ore poi lezione di scacchi e subito di seguito di nuovo scuola live.
Gli italiani e certamente i romani hanno mostrato in questi giorni una disciplina e un autocontrollo teutonico. I tedeschi invece hanno prodotto una sentenza della loro corte costituzionale che non ci aiuterà neanche un po’. E’ ironico come si sia sempre l’obiettivo della sovranità di qualcun altro, detto in modo più spiccio i “negri” di qualcuno. Certo, che in piena crisi da Coronavirus il paese più ricco e meglio organizzato dell’UE ci mandi a dire che non si potranno più comprare con i loro soldi i nostri titoli di stato non aiuterà.
La preoccupazione per i nostri piccoli, personali e poco significativi destini familiari ogni tanto mi assale. Dopo pranzo ci siamo buttati sul lettone un po’e vederli tutti e due lì intenti a giocare a “drago sputa fuoco” sul mio pancione mi ha rasserenato.
In queste ore è girato molto un murales di Mauro Pallotta al borgo. Ci sono Tom e Jerry con la mascherina e il topo che dice al gatto di stare a un metro di distanza. Bisognerebbe riuscire ad essere Jerry. C’è sempre un rovescio il punto e saperlo cogliere.
State bene e proteggetevi a presto.

Cinquantaduesimo giorno senza scuola

Maggio a Roma è forse il mese più bello e questo rende la Fase 2 meno tetra. Ho visto passare tanti tram e autobus, nessuno però pieno. Fuori cartelli con su scritto che bisognava aspettare di far scendere gli altri prima di salire ed altre norme, marker sui sedili.
Un po’ di persone a bordo le ho viste dalla mia bici, ma niente di paragonabile, almeno per oggi, a quello che c’è di solito in giro, tutti seduti e a una certa distanza.
Devo ammettere, anche se con dispiacere, che il mantenimento delle scuole chiuse aiuta a generare meno movimento. Ormai uso la mascherina anche a bordo della mia bici. Non vado in debito di ossigeno se non corro troppo.
Ieri abbiamo fatto una mini-passeggiata intorno al palazzo con les deux, le loro biciclette, io e Martina. Giuliano si è fermato vicino a un praticello su Viale Trastevere un po’ cresciuto di recente, speriamo che oggi le enormi ville pubbliche romane non si presentino allo stesso modo.
La riapertura dei bar per il take away toglie, almeno dalle strade del centro, l’effetto catastrofe post-atomica. Mentre arrivo in ufficio vedo un signore che scende da un taxi con la mascherina e una stampella, accompagnato da un ragazzo, forse il nipote. Mi immagino che tornino da un ospedale. Più avanti dei vigili discutono con qualcuno sugli autobus, macchine sui marciapiedi, per il momento della municipale e dei carabinieri.
I semafori tornano ad avere un senso e il traffico ad essere pericoloso. Il mondo riparte con un certo timore ma riparte. Per il momento niente app immuni e niente test sierologici o non sierologici di massa, ci restano la provvidenza e la prudenza. Adelante con judicio, come direbbe il cancelliere Ferrer dei Promessi Sposi.
Oggi a mezzogiorno dalla mia scrivania il cannone del Gianicolo non si sentiva più!

Nono weekend senza scuola

A me fare la spesa è sempre piaciuto. Ora è diventata a un’attività più complessa, quindi meno piacevole e spensierata. Di solito noi la facevano nei ritagli di tempo. Per esempio mentre Giuliano nuotava in piscina, andavo a fare una piccola spesa al supermercato lì vicino. Ora sai più o meno quando cominci, cioè quando ti metti in coda, certo non sai quando finisci.
Oggi sono andato nello stesso supermercato, ho trovato una bella fila e la piscina/palestra ovviamente sbarrata.
Complici le temperature in salita mi accorgo che la mascherina mi fa sudare la faccia, è una sensazione sgradevolissima che non potrà che peggiorare nei prossimi giorni. Guardo la fila davanti a me e dopo un po’ quella dietro di me e, complice la mia retina sempre più impressionabile, per la continua esposizione ai black mirror, mi sembrano il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo destrutturato.
In questo benedetto primo maggio senza bandiere e senza politica il Quarto Stato si è messo in fila indiana per fare la spesa, per comprare le medicine, per chiedere una piatto di minestra e un pacco alimentare se la spesa non la può più fare. Quante ne ho viste, di file di poveri e di ricchi.
Questo nostro fine settimana lo abbiamo passato studiando, leggendo, giocando e, ahimè mangiando. Con Ettore abbiamo fatto una pasta di sale che poi è piaciuta moltissimo anche a Giuliano. Ci abbiamo modellato cacchene (macchine in ettorese) di Formula Uno, omini e draghi che sputano fuoco e qualche bruco. Qualcosa lo abbiamo anche messo in forno.
Ci siamo dedicati anche a cacce al tesoro organizzate da Giuliano, strane tombolate e tornei di scacchi online.
I capi delle nazioni e delle regioni, come sempre non in perfetto accordo, ci hanno edotto su chi più o meno possiamo vedere e non vedere e su cosa possiamo fare e non fare. Dovremo stare attenti e cercare, regole o non regole, di evitare comportamenti che potrebbero aiutare il virus a diffondersi.
Mentre ero in fila ho visto passare quattro ragazzini in bici, che sembravano usciti da una sequenza dei Goonies o da Stranger Things. Erano bellissimi in sella alle loro bici, con i capelli un po’ lunghetti e le magliette a maniche corte. C’era quello un po’ più grande che guidava tutti e quello un po’più piccolo che ogni tanto urlava “Francesco aspettami, aspettami”.
Arrivano da un tratto di Viale Trastevere che fanno contro senso. Si infilano in un negozio di elettronica privo di fila, il più piccolo resta fuori a guardia delle bici, che ha finalmente riaperto dopo un mese di prudente chiusura. Vanno via con la loro preda, una cuffia mp3 coloratissima, bene in mostra lasciando noi vecchi lì in fila in attesa di conferire con il macellaio. Li guardo andar via e penso che per loro potrebbe anche essere una bellissima e lunghissima estate.
Chissà forse tra un po’ anche io potrò fare il mio revenge shopping, a dire la verità di un paio di scarpe avrei proprio bisogno. Comunque la bici è una delle vie per il contrasto al covid-19.
State bene e se potete da domani fate quel po’ che ci è di nuovo permesso senza mettervi a rischio.

Quarantanovesimo giorno senza scuola

L’odore delle melanzane mi ha sempre fatto impazzire. Le cucino per loro due, che nel frattempo si dedicano uno al cicloturismo in terrazza e l’altro alla chiacchiera in video conferenza. Mentre facevano religione si sono detti, ci vediamo al 24 della maestra di matematica. Ora sfruttano i vecchi link generati dalle maestre per rivedersi a fine lezione e parlare, giocare, mostrarsi gli schermi dei rispettivi device.
C’è un bel sole la radio parla di fase 2 e di Conte che riferisce alle Camere. Secondo l’ultimo sondaggio, citato en passant da chi conduce il GR, meno della metà della popolazione vuole usare l’app Immuni, e pochi fra noi sarebbero disposti a fare il vaccino nel caso arrivasse. Tantissime informazioni veicolate con una superficialità incredibile, anche dai media più accreditati, che sono purtroppo anche loro sensibili ai social e a quella che un tempo si chiamava disinformatia, rischiano di creare un rumore di fondo che copre tutto e mescola tutto.
Nel nostro civilissimo paese purtroppo esistono ancora sacche di diffidenza profonde nei confronti dei normali vaccini che facciamo da decenni, vorrei poter credere che per il covid-19 sarà diverso ma temo di no.
Ho avuto modo di confrontarmi con persone disposte a credere a tutto pur di fuggire dalla realtà. E devo ammettere che dalla realtà globale di oggi vorrei fuggire anche io. Però non riesco a credere che il limone e lo zenzero mi proteggeranno o che potrei farmi un’iniezione di disinfettante o che le persone muoiono di meno da quando c’è l’epidemia.
Devo ammettere che però anche gli scienziati qualche problema di polifonia lo hanno avuto, ogni giorno esce un’ipotesi di cura differente. Oggi un anziano professore, onusto di gloria e di storia, propone di vaccinarci tutti con l’antipolio, ieri proponevano antinfiammatori per la gotta, l’altro ieri un antimalarico. Potrei andar avanti per un po’.
Fauci, l’immunologo comandante in capo degli USA, sempre oggi parla di uno studio, fatto in doppio cieco su un migliaio di pazienti che confermerebbe l’efficacia del Remdesivir, che almeno è un antivirale.
L’umanità nel suo complesso si è mostrata terribilmente inerme e confusa di fronte a questi minuscoli esserini, che abbiamo qualche difficoltà a classificare addirittura come appartenenti al regno animale. Giuliano, che ora gioca a fare il maestro insieme ai suoi compagni, all’inizio di questa storia mi chiese se poteva schiacciare il virus con il piede e ucciderlo.
In ogni caso ci vorrà tanto tempo prima di avere il vaccino, o qualche altra medicina che lo schiacci come vorrebbe mio figlio, e lunedì prossimo saremo per strada per andare al lavoro in molti di più, senza vaccino ma solo con alcune regole da rispettare. Ci restano il distanziamento, l’igiene e i dispositivi.
La cosa che preoccupa di più per Roma sono i mezzi pubblici, che non sono il nostro fiore all’occhiello da un po’.
Alla fine le melanzane lo ho mangiate quasi tutte io, les deux hanno preferito pasta al sugo e un fiordilatte.
Sento il presidente Conte che dopo averci edotto sulla differenza tra doxa ed episteme si lascia andare ad un’apertura sulle scuole materne e nidi. Mi immagino di nuovo Il piccolo Ettore che saluta “Ciao Iujano io scuola”.
Comunque, come dice Checco Zalone, arriverà l’immunità di gregge e la pecora più bella sei tu.
Restate dove siete se potete e preparatevi ad uscire in sicurezza lunedì.

Quarantottesimo giorno senza scuola

Attraverso ponte Garibaldi con la mia bici e, con mio grande stupore, devo fare attenzione alle automobili e agli scooter che mi sfrecciano accanto facendo quel rumore che non sentivo da un po’. Saranno stati in tutto una decina di veicoli ma è già molto, rispetto all’effetto “Io sono leggenda” di qualche settimana fa.
Prima di uscire ho salutato i miei due bimbi e mia moglie pronti per un altro giorno di routine casalinga. Nell’androne incrocio una vicina di casa, mascherina, guanti non vedo l’espressione del suo viso, vi siete accorti che è più difficile capirsi da quando ci mascheriamo?
Vedo passare i bus e i tram con qualche persona in più a bordo. Pioviccica e non posso fare a meno di pensare che no non sono ancora pronto per risalire su un autobus. Né per farci risalire i miei figli. Ho passato, soprattutto con Giuliano ore sull’8, tram jumbo che collega Monteverde al centro passando per Trastevere, a chiacchierare e a giocare a indovina la parola. Ora non me la sentirei.
Come se non bastassero le ansie economiche e sanitarie che già viviamo, ieri il mio giornale preferito pubblicava un articolo sulla sindrome di Kawasaki legata al covid-19 che avrebbe cominciato a colpire i bambini a Bergamo e in UK. L’unica cosa che un po’ mi tranquillizzava era che il virus era più indulgente con i bimbi.
Oggi ho incontrato per varie ragioni più persone del solito ed ho avuto quindi più percezione del pericolo, in una parola più paura del solito. La fase due sarà anche questo più incontri quindi più occasioni di contagio, più timore. La paura non è una buona compagna di vita, può far fare cose brutte e stupide. A mezzogiorno dalla mia scrivania riesco a sentire il cannone del Gianicolo e mi rendo conto che siamo ancora in lockdown. Ritornando passo per Trastevere e in Piazza San Callisto davanti alla chiesa trovo una vecchietta che chiede l’elemosina, sembra una “zingarona”. Mi fermo e le do una moneta perché così si fa se si può. È un buon esercizio anche per le mie paure.
Restate dove siete se potete, ancora un po’.

Quarantasettesimo giorno senza scuola

“Entro la fine del Coronavirus”. Sento una bimba che durante una pausa della lezione della classe di Giuliano così pone una promessa nel tempo. Non capisco bene di che si tratti, nel frattempo sono nel terrazzo che gioco con le biciclette con Ettore. Dopo un po’ sento che parlano di slime e glitterini.

Ormai la prima mezzora di lezione Giuliano la fa insieme al fratellino che si mette lì e ascolta. Abbiamo una nostra routine scolastica anche senza scuola. Le maestre prendono sempre più confidenza con il mezzo, dei bambini inutile dire. Con Ettore leggiamo del compleanno di Topo Tip e della sua bicicletta, annaffiamo un po’ le piante e ci dedichiamo alla visione di CARS. Setta QUIN, come lo chiama lui, romba dalla televisione mentre Ettore lo incoraggia urlando veloce, veloce.
Nel frattempo vedo che le pressioni e le proteste delle persone e delle organizzazioni hanno ottenuto dal governo la possibilità di andare a fare l’amore, purché si abbia una relazione stabile (LOL), e qualche apertura sulle messe. Per la scuola, nisba.
Per i miei piccoli oggi a pranzo pasta al burro, coscette di pollo al rosmarino e melanzane a funghetto.
Giuliano ha scoperto che può usare i vecchi link inviati dalle maestra per le lezioni per vedersi e giocare con i compagni di classe. A me restano un bel po’ di piatti da lavare ma almeno hanno mangiato tutti e due. La mia trasformazione in massaia anni 80 procede celermente, mi manca solo uno di quei colorati vestiti a fiori che portavano le mamme dei miei amici.
Ieri mentre facevo la spesa ho sentito due signore che commentavano la qualità e la varietà della carne di un altro market lì vicino: devo ammettere di essermi perfettamente identificato, per altro concordavo con il loro giudizio.
Nel frattempo la curva del virus si indebolisce un po’ in Italia ma non nel mondo, abbiamo superato i 3 milioni di casi censiti di cui da noi circa duecentomila. Spero sempre che questa cosa se ne vada come è venuta ma gli uomini-medicina dicono che non sarà così e che anzi probabilmente con la prossima stagione influenzale, il prossimo autunno, arriverà la temuta seconda ondata. In Germania le cose peggiorano dopo il primo allentamento delle misure. Mi ostino a credere che non sarà facile e non sarà breve, ma finirà. Impressiona che anche il Papa ci chieda di stare buonini.
State bene e restate dove siete se potete, ancora un po’.

Quarantaseiesimo giorno senza scuola

Le scuole non riaprono, il presidente Conte ne parla un po’ su sollecitazione di una giornalista dopo la fine del suo lungo e articolato discorso, ma non sono evidentemente al centro del lavoro delle numerose commissioni e task force. Altro luogo che resterà tabù, pare d’aver capito, sono le chiese, in cui si potranno celebrare funerali ristretti ma non ancora le messe. Nel decreto è prevista per codice Ateco, la ripertura di molte attività produttive, diciamo così non essenziali: dilatate nel tempo ma sono previste, anche i centri massaggi potranno riaprire il primo di giugno, ma le scuole e le chiese no.

La cosa mi rattrista ma so che dovrò farmene una ragione e che come me se la dovranno fare i miei figli.
Giuliano mi dice che gli sembra passato un anno da quando è dovuto andar via da scuola.
L’altra cosa che mi pare poco sensata e che si debbano sottoporre alle medesime regole la Basilicata (appena sfiorata dal virus) e la Lombardia (il cuore del problema), ma tant’è. Si è scelto evidentemente di non creare divisioni tra nord e sud e tra le generazioni, nessuna particolare disposizione per fasce di età, anche se alla fine i più sacrificati restano i bambini e i ragazzi.
Qualcuno si ricorda cosa avrebbe a fatto a 16 o 17 anni per rivedere la propria ragazzetta. Io sì e sono felice di non aver vissuto gli amori della mia adolescenza prima giovinezza ai tempi del coronavirus.
Non ho più la grazia della fede da tanto tempo, sono un laico disgraziato, ma questa mattina ho sentito il desiderio di rivedere almeno per qualche minuto questo luogo proibito in cui si è costruita tanta parte dell’identità di noi occidentali ed in fondo anche per me consueto. Andando in ufficio passo per Via del Sudario e da qualche giorno ho notato che l’omonima chiesa è aperta. Scendo dalla bicicletta, non la lego neanche, mi avvicino e trovo affissi sulle porte parte dei Dpcm (allegato 1), in cui si raccomandano le regole di igiene contro il coronavirus.
Apro ed entro, trovo una suorina seduta credo con la Bibbia o il breviario in mano, un messale aperto sugli atti degli apostoli (Pentecoste) troneggia su un leggio e su in alto stuccato tra gli angeli, c’è lui con la barba che mi guarda. È proprio Dio con un bel drappeggio che lo circonfonde. Resto rispettosamente sull’uscio, la suora sembra sorridermi da dietro la sua mascherina. Non prego perché non ne sono più capace ma resto lì in silenzio, sull’attenti qualche minuto. Esco, rinforco la bicicletta e vado in ufficio.
Restate dove siete fino al 4 maggio e mi raccomando niente scuole e niente chiese.

Ottavo weekend senza scuola

Il tempo comincia a rallentare. La vetrina della cereria davanti casa mia espone ancora candele a forma di coniglietto e uova di ogni risma. Il nostro fine settimana del 25 aprile somiglia troppo a quello di Pasqua e temo somiglierà molto a quello del Primo maggio. Abbiamo mangiato la nostra lasagna, anche lei come la pizza migliora di festività in festività, fuori in terrazza per avere l’illusione della scampagnata. Mia moglie era bellissima, vestita di bianco con una minigonna azzurra, noi maschietti ci siamo messi pantaloni e camicie e abbiamo festeggiato fra di noi, come ormai è consuetudine un po’ per tutto, compleanni compresi. Un giorno li porterò in via Tasso, per ora ci si accontenta.
I romani tendono ad occupare, sarà retaggio dell’Urbe, gli spazi che trovano e ho notato che in questi giorni di confinamento e traffico semiazzerato molti hanno preso l’abitudine di camminare letteralmente in mezzo alla strada, perché il pericolo percepito è il prossimo a piedi con le sue goccioline di saliva non il Suv nero che potrebbe fare di te polpette.
Durante il giro del palazzo che ho fatto con il piccolo Ettore incontro un anziano signore con un cane che saluto e che di rimando mi dice che oggi tutti portano fuori i “regazzini”. Colgo un filo di fastidio nella sua voce gli sorrido, e gli dico che beh, anche loro, ogni tanto. Mi guardo intorno e vedo due fratellini che girano in monopattino e una coppia che porta un piccolo ovetto con un bebè.
Non sarà facile uscire da questa fase che prevede che gli altri siano il nostro inferno, letteralmente. “L’enfer sont les autres” perché possono causare il mio contagio e la mia morte. Questo pulsa dentro le nostre testoline, forse con un filo di esagerazione, però con un fondamento di verità. Dovremo reimparare a tollerarci, a frequentarci.
Leggo di questa idea di aprire i campi scuola e i centri estivi al posto delle scuole per i bambini da 0 a 6 anni. “A distanza di sicurezza”. Non si capisce ancora bene quale sarebbe l’idea, ma se alla fine Ettore dovesse tornare a scuola prima di Giuliano, per lui sarebbe un trionfo. “Ciao Nuano io vado a scuola!”.
Sembra tutto ancora un po’ confuso, l’unica cosa di cui tutti sono certi è che le aule resteranno chiuse fino a settembre e che andremo ancora avanti con le lezioni distanza da alternare alla presenza fisica. Giuliano è sempre andato ai centri estivi posti nei quali ha fatto sport, nuove amicizie e in cui si è molto divertito, certo non manteneva alcuna distanza di sicurezza. Vedremo…
Mi preparo a fare il giro del palazzo con Giuliano, gli accenno al fatto che forse le mascherine diverranno obbligatorie anche per lui. Non è contento mi dice che allora non esce proprio. Gli spiego che no, che esce, e che ci saranno molte cose che non ci piaceranno ma le dovremo accettare.
Restate dove siete se potete, anche se capisco che vi siate un po’ stufati.

Quarantatreesimo giorno senza scuola

Oggi insieme a Spiderman l’uomo ragno e mio figlio Ettore ho imparato finalmente a mettermi la mascherina senza che mi si appannassero gli occhiali. Non era difficile, è bastato piegare l’estremità superiore, che dentro ha un’anima flessibile che mantiene la forma, su naso e zigomi e son riuscito tenerla addosso per più di un’ora senza che mi si appannassero mai gli occhiali. Per me è stato piuttosto importante.
Poi con Spiderman l’uomo ragno ed Ettore siamo andati in missione-scarpe. Arrivando al negozio abbiamo visto quell’umanità dolente, di cui anche noi facciamo parte, dipanarsi per lunghe file per viale Trastevere, file davanti alle banche, ai panettieri, alle farmacie e naturalmente ai supermercati. Nel negozio di abbigliamento per bambini non c’era molta scelta, ma data la situazione non mi sono fatto troppi problemi e ho comprato le scarpine, semplici e monocolori, come se fossero l’ultimo modello di Sneaker di LeBron James.
Ettore e Spiderman erano più attirati dal cavalluccio e dallo xilofono, ma hanno collaborato il giusto. Sono contento di averlo portato lì perché avrei sicuramente preso il numero più piccolo, sbagliando.
Nel frattempo Giuliano era impegnato nella sua lezione online con la maestra umanistica, che ha dedicato la parte finale della lezione alla festa della Liberazione. Una breve lezione, mi riferisce mio figlio, per spiegar loro chi erano i partigiani, contro chi combattevano e cantare insieme “Bella Ciao”. Ho trovato la cosa giusta ed appropriata.
“Bella Ciao” a me l’ha insegnata mia mamma ed io l’ho insegnata, insieme a mia moglie, ai miei figli. La cantiamo in macchina quando facciamo dei viaggi un po’ più lunghi e ultimamente anche grazie alla “Casa di Carta” ci ha fatto da colonna sonora del confinamento. Il piccolo Ettore la canticchia storpiandone meravigliosamente le parole. Però ora mi risuona in testa il ritornello di Giovinezza, è che negli anni ho sviluppato una specie di allergia alla propaganda, anche alla mia.
Ciao, buon 25 aprile per domani, e state dove siete ancora un po’, se potete.

Quarantaduesimo giorno senza scuola

Il tempo è migliorato in mattinata per peggiorare nel pomeriggio. Ettore, dopo aver seguito parte della lezione di religione di Giuliano, si è messo a giocare con i nostri modellini di animali. Poi mi ha portato alla lavagna dove ha voluto che gli disegnassi degli squali che lui poi a modo suo ha migliorato.

La maestra parla ai bimbi della giornata mondiale del libro per aver modo di parlar loro della Bibbia, che lei definisce il libro più antico. Gli parla di Esaù e del suo piatto di lenticchie, di come Giacobbe divenne Israele lottando con Dio.
Io sono in giro per casa, un po’ ma sento e mi ritrovo. Perché alla fine quella storia, anche se non ci credi più, è una storia per te familiare, consueta e origine di molte delle tue convinzioni.
Nel libro dei libri c’è tutto ed anche il suo contrario. Una delle storie che mi piace di più è quella di Ezechiele, un profeta senza il dono della parola cui Dio ordina di mangiare un rotolo, un libro, dal quale prenderà quel che gli servirà per parlare al suo popolo. Credo sia la prima occorrenza di bibliofagia.
Per me i libri hanno sempre avuto un’aura magica, non solo quelli sacri. Credo di aver sofferto anche della sindrome di Emma Bovary e di aver confuso qualche volta la realtà con la letteratura, cosa di cui mio padre mi rimproverò da ragazzo, tutto sommato però questo ha reso più interessanti sia la prima che la seconda.
Ora che siamo tutti piombati in questo romanzo distopico-apocalittico, genere piuttosto in voga anche nei secoli scorsi, mi tornano in mente alcune pagine che ho letto e forse questa volta non sto confondendo i piani. Forse la lettura di Camus, piuttosto che di Manzoni o Mann mi ha anche aiutato a capire meglio e un po’ prima cosa stava succedendo.
Giochiamo un po’ a scacchi ed Ettore si sveglia dal suo pisolino piangendo e urlando contro qualcosa o qualcuno. Solo con l’aiuto di Giuliano riesco a capire che ce l’ha con due fantasmi che devono averlo disturbato nel sonno, capisco che centra anche Batman ma non so bene come. Propongo una merenda che il piccolo mi snobba. Quando Giuliano riprende le sue lezioni andiamo fuori in terrazza e vengo costretto su una piccola macchina cavalcabile per fare una gara con Ettore che ogni tanto si ferma e mi dice pronti, partenza, via.
I capi delle nazioni sembrano voler tardare a prendere decisioni, tra oggi e domani qualcosa dovremmo sapere. Anche loro, da tutta Europa, si vedranno in videoconferenza.
Giuliano urla qualcosa durante la lezione, sento tutti i bambini che parlano dei libri di Sepulveda. Non sarà lezione in classe ma ormai lo impegnano quasi tutto il giorno. Chissà che non ci si debba abituare per un bel po’ a questa modalità.
Ciao e state dove siete ancora un po’, se potete.

Quarantunesimo giorno senza scuola

Prima di uscire saluto mia moglie, che si sta truccando con cura davanti allo specchio. Le domando perché e mi spiega che ha delle videoconferenze e vuole farsi trovare in ordine. A me è sempre piaciuta tantissimo anche senza trucco, però capisco. Le nuove tecnologie, complice il Covid-19, permettono sempre di più al lavoro di entrare nelle nostre case e noi ci comportiamo di conseguenza. Qualcuno magari in questo momento si sta sistemando il nodo della cravatta prima di un importante incontro d’affari in cucina o in salotto. Tutto va bene purché si riesca a lavorare un po’.
L’apocalisse che sta colpendo il nostro sistema economico è di dimensioni a noi ancora sconosciute. Molte delle idee alla base del mercato e del liberalismo moderno sono già state spazzate via, non so se solo temporaneamente. Le preoccupazioni economiche delle persone sono più che giustificate. Il nostro Paese in particolare è, tra i più deboli, i peggio amministrati, i più indebitati e i più colpiti dal virus d’Europa. Se non verremo aiutati dalla parte più ricca, meglio amministrata, meno indebitata e meno colpita dal virus dell’Unione Europea sarà terribile.
Piove, devo prendere la macchina, parcheggio vicino a Piazza delle Cinque Lune, per arrivare in ufficio posso passare per Piazza Navona. La trovo verde, l’erba continua a crescere ogni giorno un po’ di più fitta tra i sanpietrini, e solcata dai runner che non si preoccupano molto della pioggia, un piccolo Circo Massimo. Il topos della natura che si riprende il suo è ampiamente rispettato.
Pare che ‪il 4 maggio riapriranno i parchi per i bimbi, chissà se qualcuno si è occupato della loro manutenzione. Provo a immaginare Ettore che riscopre l’erba e mi rallegro un po’. Tornando passò davanti al Raphaël , luogo abbastanza significativo per me, e lo trovo tutto sbarrato sotto le sue edere. La libreria antiquaria dirimpetto ha messo fuori dei libri che si stanno bagnando, gli urlo: “Si bagnano!”. Ma niente, solo il ticchettio della pioggia di rimando.
Ciao e state dove siete ancora un po’, se potete.

Quarantesimo giorno senza scuola

“Mamma togliti le scarpe! Mamma togliti le scarpe!”. Con questa ingiunzione Ettore ha tentato, questa mattina, di impedire che Martina uscisse per andare in ufficio. La sua operazione è fallita ma il tono era quello di uno che sapeva il fatto suo.
Dopo l’inevitabile partenza ci siamo fatti un pianterello, che però ci ha abbandonato appena cominciamo a giocare. Nel frattempo Giuliano si è collegato con i compagni e la maestra umanistica. Chiede loro di Pasqua, parlano anche di Sepulveda, che mio figlio subito chiarisce, nella sua spietatezza di bimbo, essere morto di Coronavirus. Dà loro da fare un fumetto se una una piccola ricerca su vita e un opera del maestri cileno.
Con Ettore facciamo collage, giochiamo con le spade laser e disegnamo con i pennarelli nuovi sulla lavagna. A un certo punto però, dopo essere sceso con me in portineria per ritirare delle mascherine che aspettavamo da un po’, presto seguite dai pigiamini, mi molla e va a sentirsi un po’ di lezione di Giuliano. Homo sapiens , homo erectus, capanne, fuochi. Cose incomprensibili per lui ma il fascino della scuola di Giuliano supera per Ettore queste banali questioni epistemologiche.
Pranziamo poi pisolino per Ettore compiti per Giuliano che nel pomeriggio a di nuovo lezione questa volta con la maestra scientifica. Cominciano addirittura con ginnastica, dopo un po’ di esercizi Giuliano propone il plank, un esercizio che gli ho incautamente insegnato in uno dei miei rari momenti ginnici. I bimbi e la maestra lo eseguono senza battere ciglio. Parlano discutono, giuliano si vanta della ginnastica che fa con la mamma e ogni tanto con me come, manco fosse Yuri Chechi. Si divertono molto mi pare. Poi però rappel à l’ordre e matematica per tutti.
Il tempo continua a essere bruttino.
C’è un posto vicino a casa mia dove tutte le primavere fioriscono dei ciliegi, è il nostro “Viale dei ciliegi”. Ieri mentre tornavo l’ho visto tutto ricoperto di un manto eccezionalmente compatto di petali rosa, la vita vince sempre.
Leggo che i capi delle nazioni hanno detto molte cose in sintonia o in distonia con quelli delle regioni, ma ancora nulla è stato deciso, pare però che le mascherine serviranno per un po’, e non solo quelle. Aspetto, preferisco non pensarci troppo per oggi. Martina è tornata e si è tolta le scarpe per Ettore e per me.
Ciao e state dove siete se potete, ancora per un po’.

Trentanovesimo giorno senza scuola

Oggi pioggia, ufficio, caffè e qualche chiacchiera con i colleghi, per un’oretta particolarmente numerosi: tre. Riusciamo comunque a mantenerci alla giusta distanza. Scopro che le teorie del complotto sono più popolari di quanto mi aspettassi, la cospirazione ha sempre il suo fascino. A questo va aggiunto il pressappochismo e la mancanza di rigore della comunicazione ufficiale.
Prima di uscire vedo il mio Giuliano connesso e pronto per la sua lezione: oggi comincia con inglese, è contento come sempre, si è dovuto anche svegliare a un’ora decente. Sul Lungotevere al primo rosso trovo una decina di macchine che si fermano, qualcuno in più comincia ad esserci. I dati indicano che le cose vanno meglio qui giù tra noi “sudici”. Di aperture differenziate però sembra non si possa parlare. Mi rendo conto che ci sia un tema di tenuta dell’unità del paese di cui i capi delle nazioni non possono non tener conto.
Il rapporto di Ettore con il vasino è decisamente migliorato, proprio ora che ero riuscito a procurarmi un quantitativo di mutandine in grado di far fronte ad ogni esigenza, un po’ come il super-ospedale alla fiera di Milano. Chissà potrebbe sempre esserci una seconda o terza ondata, dicono.
Lavoro un po’, leggo, scrivo, telefono. Aziende, reti, credito, ortaggi. Mi accorgo che mi manca molto fumare. Inutile e meravigliosa attività con la quale non ho più nulla a che vedere da più di un anno. Fumare e sentire il tempo passare erano per me quasi la stessa cosa.
Arriva dalla finestra ogni tanto il rumore di Roma quello delle macchine, dei passanti. Dopo un po’torna il silenzio a ricordarmi che ancora non è finita, forse però ci siamo quasi.
Restate dove siete se potete, ancora per un po’.

Settimo weekend senza scuola

Cercando delle scarpe per Ettore ho scoperto due cose: la prima è che in Viale Marconi non si trova parcheggio neanche durante il lockdown, la seconda è che hanno riaperto i negozi di abbigliamento ma non quelli di scarpe per bambini. Le uniche che trovo, le vende un negozio di abbigliamento ma non ho il coraggio di comprarle sia perché sembrano stare insieme con lo spago sia perché la taglia non è quella giusta. E dire che mi ero portato dietro una scarpetta di Ettore per prenderne una un poco più grande. Mi dovrò buttare sull’online, che però non è più celere come un tempo.
Sto aspettando da un po’ mascherine di vari tipi, pigiami per Giuliano e ad altre piccole non indispensabili cose. Sono riuscito comunque a comprare un po’ biancheria, che con lo spannolinamento è quanto mai necessaria.
Batman è sempre più presente nelle nostre vite, Ettore ci parla e lo invoca molto spesso. Ormai lo sento che ci discute, credo abbiamo anche dei momenti difficili. “Io Tettere no Batmann vai scuola in tua cacchena.”
I cumuloettore, concrezioni semispontanee presenti nella nostra casa di solito composte da giocattoli ed altri utensili casalinghi, cominciano a prendere forme particolarmente significative a volte anche patriottiche.
Invece ho scoperto che il repentino aumento di ore deciso dalla scuola di Giuliano, che sostanzialmente impegnerà i bambini sia la mattina che il pomeriggio cinque giorni a settimana, è stato preso da alcuni con entusiasmo e da altri con preoccupazione. La tremenda chat delle mamme, di cui so da Martina, ha parlato. La principale obiezione è che le ore sono troppe e che i bambini si rovineranno gli occhi davanti ai monitor. La maggioranza delle mamme però sembra contenta del cambiamento. Noi siamo grati alla tecnologia e alla scuola del tempo che possiamo far trascorrere a Giuliano studiando e imparando quel che si può.
Don Milani diceva che la scuola sarà pur sempre meglio della merda, e che ogni parola in meno che un bimbo impara è un calcio in culo in più che prenderà nella vita. Qui l’alternativa non è quella di andar a spalare letame ma è quella di veder trascorrere il tempo dell’infanzia in routine comode e noiose come una convalescenza interminabile.
Nel frattempo vedo che le associazioni di genitori cominciano e chiedere ai capi delle nazioni e delle regioni qualche certezza in merito alla riapertura fisica delle nostre amate scuole. Continua a sembrarmi assurdo che si voglia far ripartire il sistema sociale e produttivo escludendo la scuola.
Questa domenica ci siamo dedicati di nuovo alla pizza ,che viene un po’ meglio ogni fine settimana. Il tempo migliora, lasciamo le finestre aperte questo, secondo il buon senso, dovrebbe aiutarci anche contro il covid-19.
Ciao e restate dove siete se potete, ancora un po’.

Trentasettesimo giorno senza scuola

Passato aspirapolvere e mocio con candeggina, smosso tappeti, spostato sedie e poltrone. Lottato con aspirapolvere ostruita, per sconfiggerla ho dovuto infilare il tubo dell’acqua del terrazzo nel suo lungo collo per farle zampillare via un discreto bolo di polvere.
Sto anche prendendo confidenza con i nuovi rifiuti che hanno cominciato a popolare i miei cestini: mascherine, guanti, flaconcini.
Quando Ettore si è alzato e ha visto che non c’era la mamma un po’ si è dispiaciuto, ma poi l’orgoglio di aver passato la notte senza fare la pipì nel pannolino ha avuto il sopravvento.
Ieri abbiamo fatto una piccola incursione in una cartoleria vicino a casa: è stato bello comprare, cose colorate e una piccola cartina dell’Italia. Giuliano ha fatto un po’ di compiti extra e giocato pazzamente insieme a me e al fratello a questo strano hockey sul terrazzo che si sono inventati. Inoltre è diventato un temibile giocatore di Monopoli, perdo anche se provo a barare, mi sgama.
Mangiamo pasta al sugo e frittatine, preparate insieme ad Ettore che sbatte le uova con la giusta combinazione di entusiasmo e gola. Giuliano alle 15.30 ha la sua lezione live con la maestra “scientifica”. Li sento, fanno una specie di appello, la maestra li saluta uno a uno. Credo cerchi i loro volti sul monitor. Gli comunica che le ore aumenteranno e praticamente saranno impegnati tutti i giorni sia la mattina che il pomeriggio. Giuliano fa una faccia bellissima è evidentemente contento del nuovo orario.
Oggi il mio giornale preferito, il Corriere, intervista la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina la quale sembra escludere la riapertura della scuola sia a breve che durante l’estate. Anche il primo settembre, minuscolo anticipo, comincia a sfumare. Peraltro poggia questa posizione esplicitamente sul numero dei morti di ieri, parla di 500 morti al giorno. Comprendo, capisco che in fondo tenere le scuole chiuse sia più facile in questo momento che affrontare tutti i problemi connessi alla riapertura. Capisco tutto, anche la retorica che vuole che gli insegnanti e gli studenti abbiano continuato a lavorare e studiare anche durante il lockdown. Tutti sappiamo che sì molti lo hanno fatto, ma certo non è stato come andare in classe tutte le mattine. La scuola è molto nella vita dei bambini, dei ragazzi e delle famiglie se si vuole far ripartire il paese, quando si riterrà, si faccia ripartire anch’essa oppure temo che tutto sarà più difficile. Il mio giornale preferito però oggi titolava “Via libera per moda e auto”.
State dove siete se potete e non dimenticate di essere quello che siete se volete. Buona fortuna.

Trentaseiesimo giorno senza scuola

L’apertura del Corriere della Sera “La Lombardia vuole ripartire” mi ricorda che il mio quotidiano preferito, che non compravo in cartaceo da un po’, è lombardo anche lui. Capisco che i capi delle regioni vogliono, anche questa volta, dettare i tempi ai capi delle nazioni.
Oggi arrivando in ufficio ho visto qualche persona in più in giro, qualche saracinesca semi aperta, cartolerie che si preparano a riaprire, gerenti che ripuliscono i locali, qualche pedone in più.
Vicino a Piazza san Callisto incontro anche i capi della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi e Marco Impagliazzo, anche loro con la mascherina e in fila indiana, rallento la bici li saluto gli auguro buona fortuna.
Su Corso Rinascimento c’è un ristorante, che prima del Covid andava piuttosto bene, che aveva scelto come suo principale mezzo di propaganda delle signore che in vetrina facevano la pasta con le mani, l’acqua e la farina. Dopo la chiusura ha cominciato quasi subito a fare consegne a domicilio e oggi ha rimesso in vetrina una signora che lì sola soletta prepara cavatielli, orecchiette e forse fettuccine.
Spero che il Paese possa riaprire, non so se sia il caso di ripartire proprio dalla regione più colpita e che ha ancora oggi i maggiori incrementi, però vorrei che si ricominciasse. Lo vorremmo tutti. Hans, il protagonista della Montagna Incantata di Thomas Mann, a un certo punto ha l’opportunità di uscire dal sanatorio nel quale è prigioniero da più di un anno ma non vuole, resta lì, preferisce il Berghof alla vita giù al piano, dove non sanno neanche misurarsi la febbre come si deve.
Tra le tante cure che vengono proposte per il covid-19 è riemerso il buon vecchio vaccino per la TBC, il mal sottile la malattia che si curava sulla Montagna incantata. Anche il mio giornale preferito ne dà conto con un titolo che mi spiazza un po’: “Perché sono pochi i pazienti di colore nelle terapie intensive?”.
Il motivo sarebbe che molti extracomunitari sono vaccinati contro la TBC.
Comunque l’idea di riaprire le scuole sembra non sfiorare né i capi delle nazioni né quelli delle regioni, qui in Italia. Noto che invece in alcuni Paesi del resto d’Europa dove, qualche riapertura comincia a intravedersi, la scuola dei più piccoli è la prima cosa. Culture diverse.
A casa mia moglie si barcamena tra videoconferenze e les duex. Giuliano oggi aveva lezione con la maestra di religione che gli ha raccontato di Sara e Abramo e dell’origine del monoteismo.
In ufficio dopo un po’ arriva Luca, parliamo un po’, attività preziosa che mi manca sempre di più. A un certo punto addenta un fantastico pezzo di pizza con la mortadella. M rendo conto di quanto sarebbe impensabile chiedergliene un po’. Il mio verrebbe considerato un atto di irresponsabilità, forse anche giustamente.
Leggo che è morto Luis Sepulveda, di Covid pure lui, mi dispiace molto perché l’ho molto amato quando ero più giovane e ne ho parlato tante volte sia con mio papà che con mio figlio Giuliano, che aveva potuto cominciare ad apprezzarlo almeno nella sua versione più semplice e diretta, che poi forse è la migliore.
Quando torno a casa glielo racconto mi guarda fa una smorfia triste e mi chiede se i libri di Sepulveda sono ormai quelli. Ettore invece vuole ballare accende lo stereo in salotto prende la mamma e balla con lei,
Ciao e restate dove siete se potete, ancora un po’.

Trentacinquesimo giorno senza scuola

Oggi, mentre Giuliano seguiva la lezione con la maestra, mi sono messo a preparare il necessario per il pranzo. Crema di carote per la pasta e un petto di pollo intero da tagliare per la carne alla palermitana, una variante senza frittura e senza uova delle classiche cotolette.
Le carote da sempre parte fondamentale della dieta di Giuliano ed Ettore, che le adorano, grazie al covid-19 hanno aumentato anche del 233% il loro prezzo, per fortuna in origine non altissimo. Gli alimenti hanno subito oscillazioni notevoli ed abbiamo potuto apprezzare dal vivo le leggi della domanda e dell’offerta.
Le persone hanno creduto che alcuni prodotti si prestassero meglio per resistere in casa all’assedio del virus e ne hanno fatto incetta, non solo il lievito e la farina; le carote, i cavolfiori, i broccoli, sono verdure meno deperibili, quindi accaparrate.
Mentre le pelo mi ricordo di un brillante discorso di Carlin Petrini (il fondatore di Slow Food) sull’iniquità dei prezzi troppo bassi dei prodotti della terra. Prese ad esempio proprio il prezzo delle carote, che secondo lui andava decuplicato per aiutare i contadini di tutto il mondo. Arrivò a dire che avremmo dovuto pagare di più per mangiare di meno.
La frase, molto efficace per la platea, suscitò invece qualche sorriso tra chi era reduce da pranzi o cene con lui ed aveva una vaga memoria di quante cose buone fosse in grado di mangiare il simpaticissimo, brillantissimo ma non magrissimo genio di Brà. Chissà se si è accorto che in qualche modo quel suo auspicio si è avverato.
Comunque speriamo di non dover rinunciare al cibo a buon mercato. La fame non è una bella cosa.
Finita la lezione mangiamo: Ettore, che si è un po’ disperato per la mancanza della mamma, fa onore come il fratello sia al primo che al secondo. Il pomeriggio va via tra cartoni, ginnastica e un’indiavolata partita a hockey con tubi di platica come mazze e una palla delle bocce come dischetto sulla terrazza di casa nostra.
Buone cose e restate dove siete se potete, ancora per un po’.

Trentaquattresimo giorno senza scuola

“Mie scarpe, mie scarpe piccole.” Dice il mio Ettore. Oggi ci dovrebbe essere la riapertura dei negozi per bambini, se le trovo, le prendo. Fa tenerezza, vero? Che dolci i piedini dei bimbi che crescono, la vita continua ed altre amenità. Del resto se sei un pubblicitario e sei disperato che fai? Prendi un bimbo e gli fai vendere il tuo prodotto.
Bene, credo che sia stato per questo che si è deciso di riaprire i negozi di vestiti “per bambini e neonati”, una pura scelta di comunicazione. Come lo è quella delle librerie, anni di messaggi sulla bella politica, che poi ci ha portato al populismo un tanto al chilo, non potevano che portare ad altra retorica. Credo ci siano pochi prodotti che si prestano meglio dei libri all’acquisto online, infatti Amazon ha cominciato con quelli. Badate amo i libri, ne ho comprati qualche migliaia nella mia vita, ma quando si scelgono simboli di solito si sbaglia. Comunque comprerò, è radicato in me l’istinto al consumo. Prima o poi dovremo riaprire con un progetto organico e lo dovremo fare con una serietà e un rigore che spero avremo acquisito.
Noi siamo quelli che hanno fatto un’ordinanza regionale per autorizzare le RSA (le case di riposo per anziani) ad accogliere malati di covid-19 per alleggerire gli ospedali. L’inadeguatezza dei capi delle nazioni e dei capi delle regioni è ogni giorno più manifesta.
A Pasqua abbiamo mangiato tanto, troppo come sempre. La gita fuori porta a Pasquetta, come molti l’abbiamo fatta mangiando in terrazzo, davanti alla cucina. Il risultato è che sono un po’ più grasso e un po’ più triste. Soprattutto oggi che il tempo è brutto e piove. Sono venuto in ufficio in macchina, cosa che non faccio mai. Pioveva troppo e la bici non si poteva prendere. Sono qui alla scrivania in mezzo al puzzo d’alcool.
Giuliano ed Ettore credo siano stati bene. Il grande ha scoperto il Monopoli e l’avidità del capitalismo, Ettore è molto preso come sempre da Batman e dalla mamma, però anche l’uovo di Batman lo ha conquistato.
Mentre scrivo suonano le campane a festa, non capisco perché ma mi fa piacere. In ufficio arrivano colleghi, barbe lunghe e vite sospese come me. Uno di loro starnutisce, è in un’altra stanza ma comunque mi fa impressione. Ne usciremo migliori? Non so.
Però qualche buona notizia c’è: una mia amica si è “negativizzata” e suo marito è stato dimesso dall’ospedale. Sono sempre di più le persone che guariscono in tutta Italia. Perché, con ogni evidenza, non è andato tutto bene ma comunque tutto passa anche le cose peggiori.
Restate dove site se potete e non andate via.

Sesto weekend senza scuola

Le mascherine si portano ormai per due motivi fondamentali, il primo è sanitario e non mi metto qui a discuterlo, il secondo è sociale. Qualche giorno fa mi sono reso conto che non è più socialmente accettabile entrare in un luogo pubblico senza. Le vogliamo e siamo disposti a pagarle anche più del dovuto. Qualche giorno fa ho raccontato che ero andato al mercato senza, alcuni dei miei lettori hanno reagito con un certo sconcerto. Fra questi c’è un farmacista che mi ha gentilmente offerto di vendermi le mascherine che ha a un prezzo che ho giudicato più che accettabile. Il problema era, ed è, che la farmacia è piuttosto lontana da casa mia. Noi stiamo a Ripa dalle parti di Trastevere, lui è sulla Palmiro Togliatti, zona est. Normalmente si tratterebbe di un viaggio di un’ora. Sono molto indeciso fino alla fine se andare. Lui mi spiega che è un giustificato motivo. Però penso che le mascherine le hanno anche in farmacie più vicine a casa mia, anche se a prezzi notevolmente differenti. Alla fine mi decido, lo avverto e parto. Siccome sono un ragazzo fortunato appena volto l’angolo, cioè passo Ponte Sublicio, vengo fermato da una pattuglia della municipale. Quando spiego che sto andando a comprare delle mascherine sulla Palmiro Togliatti uno dei due agenti, una vigilessa, mi dice con molta franchezza che non posso andare così lontano. Stanno per farmi il verbale, mi chiedono di aprirgli il portapacchi che ho montato sul tetto. Lo faccio, constatano che non ho nulla, non sto tentando di andare in vacanza. Alla fine l’altro agente che mi ha chiesto la patente e sta registrando i miei dati mi dice che se avessi un documento che attestasse l’ordine allora potrebbe non procedere. Chiamo subito la farmacia, mi mandano immediatamente una mail con l’ordine. Il vigile con grande gentilezza mi fa modificare l’autocertificazione e mi lascia andar via. Riparto contento e in dieci, al massimo quindici, minuti sono davanti alla farmacia.
Guidare con il lockdown è “spettacolare”. Passo davanti all’arco di Tito e al Colosseo preceduto solo da una Jeep Militare e da un’altra utilitaria rossa. Il Raccordo, la Tangenziale, sembrano piste non strade. All’arrivo, Salvatore mi offre anche un caffè. Facciamo due chiacchiere poi compro, pago e vado via.
Un altro quarto d’ora e sono di nuovo a casa. Trovo Giuliano e Martina intenti a mettere in ordine uno scaffale pieno di fumetti ed inserti di giornali. Quel che si dice pulizie di Pasqua. Decido di prendermi Ettore per andare a ritirare l’abbacchio ordinato a San Cosimato. Provo a mettergli la mascherina. Non fa una piega, è felicissimo di uscire e la porta tutto orgoglioso saluta tutti, del resto tutti la portano. I piccoli, tutti i piccoli non necessariamente i bambini, sono conformisti. Dopo una ordinata fila sotto un sole ancora piacevole prendiamo quello che dovevamo prendere e ritorniamo verso casa. A questo punto si consuma la tragedia, Ettore perde la sua mascherina che viene prontamente raccolta da un passante che si offre di restituircela ma al nostro ovvio diniego è ben felice di intascarla, si tratta di un oggetto concupito e bramato anche dai meno fortunati tra noi. Il mio piccolo amore scoppia in un pianto disperato ed inconsolabile dal quale si riprende solo quando gli porgo, qualche minuto dopo, un tarassaco da soffiare via.
“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.” Diceva Gesù che domani risorge come sempre come ogni anno e ogni Pasqua da 2020 anni.
Restate dove siete se potete e Buona Pasqua.

Trentunesimo giorno senza scuola

Anche oggi sole splendente: vuoi vedere che quest’anno che non possiamo andare da nessuna parte a Pasquetta, rompendo ogni tradizione, non piove. Bah, vedremo. Ettore è qui che canticchia Batman Lego ma con la musica della serie anni Sessanta che abbiamo visto noi che eravamo bimbi negli anni Ottanta, e la cui sigla ipnotica gli ho fatto sentire mille volte: Bat maaaaaan du du dududduuu du.
Fatto un po’ di pulizie, letto un po’ e cucinato il pranzo. Preso anche un po’ di sole in terrazza. Pare che il contagio qui da noi vada un po’ meglio, anche in Lombardia; certo le persone continuano ad andar via a centinaia ogni giorno ma gli uomini medicina e i capi delle nazioni, e delle regioni, dicono che siamo in calo per aggiungere però, subito dopo, che non dobbiamo abbassare la guardia.
Niente benedizione Pasquale a casa nostra, di solito venivano i frati di San Francesco a Ripa, questa volta non si è fatto vedere nessuno. I piccoli sono più adattabili di noi: ieri sera prima di andare a dormire ho trovato Giuliano circondato dai su disegno sui draghi, tutto sommato felice e mi sono detto che ce la stava facendo. Martinuccia è un po’ alle prese con il lavoro è un po’ col ferro da stiro. La lavanderia Pirrotta lavora a pieno regime. Nel frattempo nella mia vasca da bagno si sta svolgendo la battaglia di Azio. Grandi galere romane si scontrano contro le navi egizie di Marcantonio e Cleopatra. Credo che anche questa volta abbia vinto Ottaviano.
State bene e restate dove siete, se potete.

Trentunesimo giorno senza scuola

Oggi siamo andati a fare un po’ di spesa a Piazza San Cosimato, prima dal solito fruttarolo-gioielliere e dopo da Mauro e Simonetta, una coppia che gestisce un banco di macelleria da quando ero bambino, per ordinare l’abbacchio per Pasqua.
Ho osato, e mi sono portato Giuliano. Siamo tra i pochissimi senza mascherine, gli ingressi sono contingentati e se ti avvicini troppo, cosa che io faccio, da dietro il banco ti redarguiscono. A terra ci sono strisce bianche e che delimitano con precisione fin dove puoi arrivare.
Provo ad andare in un paio di forni, per comprare pizza bianca, pane e, hai visto mai, anche una pastiera, ma le file sono troppo per me, poi mi scoccia mettere in coda anche Giuliano.
Quando passiamo davanti al parchetto giochi della piazza, mi chiede se l’ho mai visto così vuoto. Effettivamente fa un po’ impressione così di giorno, sotto il sole con tutti i cavalcabili allineati. Tornando mi fermo da un “bengalino” che ci vende anche un Calippo, grande gioia per Giuliano. Oggi niente scuola online e sarà così per un po’, da domani cominciano le vacanze di Pasqua.
Ho ricevuto una videochiamata da mio cugino che vive in Australia, anche lì è cominciata la stretta: scuole chiuse, ristoranti chiusi, meglio lavorare da casa etc. Ha due figli bellissimi ed è giustamente preoccupato. Mi ha fatto piacere vederlo, sembrava fosse in camera mia. Gran cosa, la tecnologia.
Ettore è ancora alle prese con lo spannolinamento, e per la disperazione della mamma ogni tanto si dimentica di dirci che deve fare pipì. Mi è capitato per motivi di studio e diletto di leggere storie di famiglie importanti, e con mio grande stupore mi resi ben presto conto che gli eventi principali per tutti sono: le nascite, i matrimoni, le malattie (con i loro decorsi positivi o negativi) e in ultimo le morti. Anche qualche lite e qualche questione ereditaria o debitoria spesso è degna di nota, ma la sostanza sembra essere altra. La domanda più semplice che ci facciamo quando ci incontriamo: come stai? È la chiave delle storie di tutte le persone e le famiglie. Ora è diventata una questione nazionale o meglio globale.
Nel frattempo il desco della mia cucina è diventato un tavolo da Ping Pong.
State bene e restate dove siete, se potete.

Trentesimo giorno senza scuola

Le notizie buone oggi sono due. La prima è che la maestra “umanistica” di Giuliano si è fatta prestare un computer dalla figlia e questo ha reso la sua lezione meravigliosa. Finalmente la sentivamo bene, sembrava di averla in casa.
Ha fatto con i bambini anche il tradizionale lavoretto di Pasqua. Ritagliare, colorare, incollare; ne è venuto un bell’ovetto di carta che si apre a ventaglio e si può anche appendere. È stato un momento di quasi normalità, i bambini si parlavano tra loro e si mostravano l’un l’altro a che punto erano arrivati. Ettore, quando ha visto forbici e cartoncino, ha strabuzzato gli occhi; onde evitare inutili capricci mi sono messo lì con lui e abbiamo fatto un bel collage: polpo, pesce, medusa e murena.
Ettore soffre un po’ quando il fratello fa lezione e lo dice senza troppi giri di parole: “Anche io scuola”.
Poi c’è questa cosa delle vacanze di Pasqua che ha del surreale, ma tant’è.
La seconda buona notizia è che siamo riusciti a farci dare le nuove chiavi del terrazzo condominiale!
Grande passeggiata al sole. Les deux hanno corso e fatto merenda con due fruttini da astronauti, quei cosi che se li schiacci esce la purea di frutta, come se vivessimo in assenza in gravità. Da lassù si vedono belle cose: vecchie, nuove, blu e prestate. Nel palazzo dirimpetto una signora si aggirava sul terrazzone facendo telefonate al cellulare. Per prima cosa l’abbiamo salutata. Ma il vero spettacolo per me è stato vedere Ettore correre e cadere come non faceva da un po’.
Buona fortuna e state dove siete, se potete.

Ventinovesimo giorno senza scuola

Per la prima volta non ho avuto bisogno di mettermi il berretto sotto il casco in bicicletta, il tempo è buono le temperature migliorano. Sono passato per Trastevere per andare in ufficio e per i vicoli ho visto qualche signora e qualche signore con la mascherina tra farmacie e supermercati. Forse qualcuno in più in giro c’è, ma poca roba, ho passato il Tevere nuovamente in solitaria fra i gabbiani che si lustravano le penne in acqua.
Ieri sera a cena si parlava del virus e io in un momento di folle ottimismo mi ero spinto a dire che magari lo abbiamo già preso e ci è passato, il saggio Giuliano mi risponde che sarebbe meglio non prenderlo proprio. Eppure credo che chi lo avrà già avuto si troverà con un vantaggio competitivo sui siero negativi almeno per un po’.
Questa mattina prima di uscire mi accorgo che les deux hanno scoperto un puzzle intonso regalato chissà quando e chissà per quale occasione. Rappresenta l’Italia. Da un lato politica e da un lato fisica, mi urla Giuliano mentre mi rado. Vado a vedere, l’hanno finita, è bella tutta colorata con le regioni. Alla fine, come si fa non amare il proprio Paese. La retorica patriottarda di questi giorni non mi ha fatto troppo piacere, come sempre, ma mi sorprendo a guardare lo stivale con tenerezza e penso a tutti i miei connazionali ammalati o che in questi giorni non sono riusciti restare con noi. Italiani qualunque come me.
Tornando a casa attraverso Campo dei Fiori, il mercato ha riaperto transennato e con un po’ di regole per la distanza ma ha riaperto, credo non avesse chiuso manco durante la Seconda Guerra Mondiale; mentre passo stanno smontando tutto, è tardi. Passo al supermercato per la spesa e trovo il plexiglas montato davanti alle casse e la distribuzione di guanti all’ingresso. A casa Giuliano fa inglese con la maestra scientifica ed Ettore da un po’ d’acqua alle piante.
Tra un po’ è Pasqua! Buona fortuna e state dove siete se potete.

Ventottesimo giorno senza scuola

Pare che le scuole riapriranno a settembre, forse il primo, per recuperare il tempo perduto. Il nuovo decreto-scuola prevede che nessuno venga bocciato e che venga valutato anche l’impegno per le lezioni a distanza. Tutti promossi!!! Tutti contenti? Bah, non so. Tutti ammessi alle classi successive! Che bello!
Resta ancora una vaga possibilità che il 18 maggio riaprano le scuole, ma appare improbabile. Mentre scrivo, Giuliano sta facendo lezione con la maestra “umanistica” che come spesso capita ha seri problemi audio. Non si arrende e prova a fare lezione con il supporto della chat.

Oggi a casa con i piccoli e Martina in ufficio. Mi dedico a grandi e piccole pulizie, faccio un puzzle con Ettore, cucino due uova per colazione e preparo gnocchetti sardi con crema di carote per pranzo.
A un certo punto mi perdo i figli e li ritrovo insieme chini su un bel libro illustrato, una sorta di guida ai Draghi di Dragons Trainer. Giuliano legge e il piccolo Ettore lo ascolta tutto preso. I libri: vecchi amici analogici, miracolosi parallelepipedi. Sono stati preziosi alleati in questi giorni anche per i piccoli, Giuliano continua a leggere la saga di Harry Potter, ora è al quarto libro: il Calice di Fuoco. Io proseguo lentamente con “La Montagna incantata”, Martina legge Gabriel Garcia Marquez e il piccolo Ettore spesso viene con qualche librettino perché noi glielo si legga.

Ettore fa il suo riposino ed io ho un momento per scrivere il diario. Sembra che si cominci a vedere la fine di tutto questo. Ci vorrà ancora più di qualche settimana ma sembra che il trend, anche quello formidabile della Lombradia, migliori. I capi delle nazioni ed i principi continuano ad ammalarsi, le regine invece se la passano meglio. Dio deve aver preso sul serio gli inglesi con il loro God save the Queen.

Mi chiedo se sarà possibile a un certo punto differenziare le situazioni all’interno del Paese: è oggettivo che le situazioni lo siano tra loro, non so se i provvedimenti potranno esserlo.
E’ tornata mia moglie!!!
Buona fortuna e state dove siete, se potete.

Quinto weekend senza scuola

Ieri ho preso il mio figlio più grande, Giuliano, e l’ho portato a fare un giro in bici. Io a piedi e lui ciclante. Lo guardo andare e mi ricordo di due anni fa, quando ha imparato ad andare senza rotelle.
Dopo attenta lettura di giornali e circolari sono giunto alla conclusione che in dubbio pro reo, che sarei io (il reo), e quindi una passeggiata attorno al palazzo ogni tanto gliela faccio fare. Del resto l’ultima cosa scritta al riguardo è la circolare interpretativa del Viminale che autorizza.
Comunque raggiungiamo la farmacia vicino casa e con mia grande sorpresa trovo in vendita le ormai irrinunciabili mascherine. Due tipi: le chirurgiche sfuse a 2,50 Euro l’una e le FFP2 in confezioni da due a 25 euro. Trovo i prezzi abbastanza sostenuti, ma acquisto. Non posso farne a meno, anche se non siamo in Lombardia dentro ognuno di noi si nasconde un Fontana mascherato.

I nostri fine settimana somigliano un po’ di più a quelli della nostra vita precedente. Certo niente gite, niente musei, niente zoo, (Bioparco per i migliori tra noi), niente Porta Portese, niente amici, però comunque si stava tutti insieme, non si andava a scuola e non si andava in ufficio.
Mangiamo, giochiamo, leggiamo, guardiamo la tv e facciamo i compiti come abbiamo sempre fatto. Giuliano partecipa anche a un torneo di scacchi online. Ettore, vista la bella giornata, domenica passa molto del suo tempo in terrazzo e a un certo punto mi chiama per chiedermi di prendere il passeggino. Si siede, vuole che lo porti. Lo scorrazzo per il terrazzo ma gli dico che ormai è grande e che forse non gli servirà più. Lui ripete “Gande, io gande” e con una certa solennità scende. Giuliano invece mi chiede della domenica delle palme: gli racconto di Gesù che entra a Gerusalemme acclamato dalle genti.

Venticinquesimo giorno senza scuola

Ettore, complice la claustrazione, ha sviluppato una certa mammite. La sindrome non è preoccupante vista l’età del soggetto. In alcuni casi però nelle sue fasi più acute di si manifesta con ostilità e minacce nei confronti degli altri maschi del gruppo. Al grido di “Vojo mamma, mamma vojo” ci spintona e ci intima di allontanarci: “Via sciò, sciò”. Questa mattina durante una di queste manifestazioni edipiche mi sono opposto invocando anche io la divinità ettoresca “mammallah, mammallah, mammallah” le grida dal vago sapore mediorientale hanno riempito tutta la nostra casa. Al rito si è unito anche Giuliano e insieme abbiamo riso e giocato un po’. Lentamente ho cercato di trasformarmi in una donna berbera che esulta con uno zaghroutah. Quello strepitoso grido di gioia che lanciano le donne del nord Africa quando festeggiano qualcuno o qualcosa. Il risultato almeno agli occhi dei piccoli è stato esilarante. Ridiamo come degli scemi e anche Ettore si diverte e ogni tanto si avvicina per farsi investire da quegli strani suoni.

Dov’è finito il mondo? Quello colorato, diverso, profumato ma anche un po’puzzolente che ho conosciuto e frequentato fino alla chiusura delle scuole? Mi manca. Mamma mia, quanto mi manca. Però dobbiamo resistere e arrenderci alla situazione e al Covid-19.

Percorro con la mia bici le solite strade ed arrivo in ufficio. Non c’è nessuno, la distanza di sicurezza è mantenuta. Mi metto a lavorare. È venerdì, un tempo il mio giorno preferito insieme al lunedì, due cominciamenti.

Tornando a casa, su Viale Trastevere, trovo un edicolante patriottico con il tricolore esposto sotto i platani ogni giorno un po’ più verdi. Arrivato a casa mi metto a giocare un po’ sul balcone con i miei figli. Poi Giuliano fa la sua lezione online. Oggi scienze e aritmetica.
Buona fortuna brava gente e se potete restate dove siete.

Ventiquattresimo giorno senza scuola

Oggi grande bagno per i piccoli. Una delle gioie, in fondo ancora numerose, che gli sono rimaste. Vasca piena, acqua ovunque e grandi risate.
Mi dedico a un po’ di lavoro da casa. Qualche tentativo di capire se le passeggiate con i bimbi sono ancora permesse dopo le numerose e diverse versioni sin qui prodotte dalle autorità preposte. Ironica sensazione di vivere in una condizione analoga a chi deve fare la domandina per fare ogni cosa. In fondo le autocertificazioni somigliano un po’ alle “domandine” delle nostre carceri.

Giuliano continua nel suo studio dei verbi, siamo al ripasso del trapassato prossimo. Pranziamo tutti e quattro con pollo, riso e piselli. Giochiamo a nascondino, mosca cieca e scopro che ad Ettore piacciono i fantasmi uuhhhh. Si nasconde dietro le tende a ulula. Decido che è pronto per Ghost Busters. “Fantasma grande uhhhhhhhhhh”, dice il mio piccolotto, gli piace. Giuliano invece mi ha raccontato un sogno, o una fantasia non so bene. “Papà, un carabiniere entra a casa nostra per controllare se rispettiamo la distanza di sicurezza di un metro e visto che non la rispettiamo comincia a urlare Wilma dammi la clava e ci prende a mazzate”.

Oggi niente lezioni live per la classe di Giuliano. In compenso alle 11 Ettore si è collegato con una sua maestra e una compagniuccia di classe che lo voleva vedere.

Ventitreesimo giorno senza scuola

Ieri, quando scrivevo della claustrazione dei miei figli, non immaginavo di trovarmi alla vigilia della pubblicazione di una circolare del Viminale proprio sul tema delle passeggiate con i minori, seguita subito da una precisazione dello stesso Viminale e poi da un’altra precisazione del Viceministro Vito Crimi: “Possono uscire solo i bimbi piccoli, non certo i quindicenni”.
Insomma possiamo passeggiare con i bambini, correre da soli e disperarci con gli adolescenti. Assessori e presidenti di Regioni si sono mossi con tutte le loro divisioni per ristabilire l’ordine e rimettere il più velocemente possibile tutti: bambini, adolescenti e genitori in punizione. Mi rendo conto che quando finirà la crisi sarà difficile rimettere i demoni nel vaso.

Ci sono dei luoghi che i romani hanno cominciato a frequentare – spero di non rivelare un segreto – si tratta dei terrazzi condominiali. Sempre più presenti nelle foto sui social, i vecchi ballatoi, lavanderie e stenditoi, in cui abbiamo visto ambientare più di qualche scena del cinema della commedia all’italiana, son tornati di gran moda. Qualche famiglia ci porta i bimbi a prendere un po’ di sole, per sintetizzare la vitamina D. Ma ho visto nel palazzo di fronte al mio anche dei “pericolosi” adolescenti chiacchierare e bersi una birra.
Decido di organizzare una sorta di picnic con la mia famigliola. Preparo uova sode, tramezzini qualche mandarino ed altre piccole cose adatte allo scopo. Prima di partire per la gita decido di andare in avanscoperta con Giuliano. Giunti sul posto scopriamo che gli adorati condomini hanno cambiato portoncino e serratura. Ci ritiriamo in buon ordine e ci accomodiamo sul nostro terrazzo. Per consolarci, prepariamo anche due spaghetti.

Per festeggiare la circolare porto Ettore a passeggio dopo pranzo: per la verità fa un po’ freddino, però lui è entusiasta saluta chiunque passi con qualunque mezzo. Indica tutte le “cacchene”, a dir la verità solo due in 20 minuti, che vede passare. Quando torniamo a casa saluta il fratello con il tono di uno che è appena stato a fare un giro in dirigibile.

Poi ci sono due notizia che devo darvi una buona e una cattiva. Quella buona è che la stampante di Amazon giunse, dopo lunga attesa. Quella cattiva è che Cernia Gialla il nostro pesce rosso con l’infezione alla vescica natatoria, è spirato in quarantena.
Buona fortuna brava gente e, se potete, restate dove siete.

Ventiduesimo giorno senza scuola

Sento la video lezione di scienze naturali delle maestra di Giuliano. Spiega ai bimbi l’habitat e fa loro l’esempio dell’orso bruno, dell’orso bianco e dei loro rispettivi ambienti. Per far loro capire meglio, paragona l’habitat alle nostre case. Vi trovo una certa ironia.

Oggi a casa con i piccoli, sveglia tardissimo, compiti di matematica per Giuliano per Ettore puzzle, corse di macchinine e Superpigiamini su Netflix. Ricordo il mio rapporto di fanciullo con la televisione, capitava non di rado che i miei mi punissero proibendomi di uscire ed andare a trovare gli amichetti del palazzo, e allora io pensavo che, male che fosse andata, qualche bel cartone animato lo avrei potuto vedere. È un po’ come se in nostri figli fossero stati messi in una super punizione dal coronavirus. Punizione che a dire il vero sembra spettare anche a noi. Però loro sono veramente reclusi. Se avete un cane, lo potete portare a fare una passeggiata, se avete un figlio no. Uno di quei casi in cui una vita da cani non è poi così male. Io mia moglie per lavorare o fare la spesa siamo usciti un po’, Giuliano ed Ettore no.

Anche le maestre dell’asilo hanno cominciato a mandare messaggi in cui leggono favole, cantano filastrocche o semplicemente chiamano per nome tutti i bimbi della classe.
Ieri grande mangiata di spaghetti alla chitarra cozze e pecorino, oggi a pranzo loro tortellini al sugo, io rapa rossa. Il prezzemolo e il basilico che abbiamo seminato nel terrazzo hanno cominciato a sbucare dal terriccio. Mia moglie ha fatto invece una riunione di lavoro con una piattaforma per videoconferenze con grande profitto.
Buona fortuna brava gente e, se potete, restate dove siete.

Ventunesimo giorno senza scuola

Sono in ufficio e sento lo spalare degli operai che stanno facendo un lavoro di scavo, credo per qualche tubatura o qualcosa da cablare. Sono proprio davanti al portone che ospita il nostro ufficio. Lascio la finestra aperta per poter continuare a sentire il frash delle palate. Fanno presto, quando vado via già non ci sono più.
Nel mio percorso in bicicletta ho notato tanti piccoli cantieri che velocemente spariscono. Probabilmente c’erano anche prima però li notavo meno, in mezzo al grande caos in cui mi immergevo ogni volta. In ufficio faccio le cose che devo fare, dopo aver disinfettato e lavato tutto quello che potevo. Devo dire che andare a lavorare aiuta a concentrarsi su altro e questo rasserena un po’.
Il mio condominio per la prima volta manda una email in cui lamenta carenza di cassa. Evidentemente, vista la situazione i condomini hanno deciso di tagliare anche lì.

Tornando rallento, mentre attraverso il Tevere, e insieme alla consueta colonia di gabbiani vedo un giovane airone bianco, bellissimo con le sue zampe slanciate il suo becco aguzzo e nero con cui sembra pulirsi il piumaggio.

Prima di arrivare a casa decido di fermarmi per fare un po’ di spesa ad un supermercato diverso e più fornito di quello che ho adottato dall’inizio della crisi. Faccio una discreta fila in Viale Trastevere tra i platani che si inverdiscono ogni giorno di più. Riesco a conquistare delle cozze e del pesce fresco, penso che quando arriverò a casa sarò accolto come il messia e lo dico a Gabriele del banco del pesce, che con la consueta gentilezza mi ha preparato tutto. Abbiamo una amena discussione sulla preparazione della pasta allo scoglio, imparo più di qualcosa, come al solito.

Effettivamente quando scendo carico di doni dalla mia bicicletta vengo accolto da mia moglie molto compiaciuta per la presenza dei mitili. Trovo il piccolo Ettore che gioca con i colori a dito in cucina e Giuliano che fa una videolezione con la maestra “umanistica” .
Dopo un po’ Giuliano mi chiama e trovo che per errore è riuscito a mettere lo schermo del mio pc in verticale, io neanche sapevo che si potesse fare: perdo un po’ la pazienza poi mi metto e lo risistemo, nel frattempo lo mando a fare scuola in un’altra stanza. Sento la voce un po’ chioccia e un po’ elettronica della maestra ‘umanistica’ che fa una lezione mi pare di capire di grammatica, sembra la voce contraffatta del professore de “La Casa di Carta”. Lui urla continuamente IO, IO, IO, Giuliano. Sul Corriere leggo che una lezione delle medie della stessa scuola di Giuliano è stata hackerata da qualche genio del male che si è divertito a mandare immagini oscene ai bimbi. Bah, spero sia stato un altro bimbo.

I capi delle nazioni e i gli uomini medicina dicono che il contagio pur crescendo ha un trend in discesa. Speriamo!!!! Oggi ho scoperto che una mia amica di qualche vita fa è stata male. La cosa mi ha molto addolorato ma lei è forte e sta già meglio. Non vedo l’ora di poterla riabbracciare.
Buona fortuna a tutti brava gente e se potete restate dove siete.

Quarto weekend senza scuola

La mia casa sogna. Se l’attività onirica è la capacità di elaborare e trasformare in simboli quello che ci succede nella vita reale, la mia casa lo sa fare.
Vi racconto l’ultimo sogno che ha fatto per noi. Abbiano in casa da almeno 5 anni dei pesci rossi, o meglio dei carassidi, anche perché nessuno di loro è più rosso, in un piccolo acquario in cucina. È successo che uno di loro si è ammalato, probabilmente ha un’infezione alla vescica natatoria, per questo non riesce più nuotare dritto e, insomma, sta maluccio. Le cause dell’infezione possono essere le più diverse, ma probabilmente sono contagiose, quindi abbiamo dovuto separarlo e metterlo in quarantena in una piccola vasca. Il suo nome è Cernia Gialla perché quando lo abbiamo comprato era appunto giallo e Giuliano, che già si appassionava delle creature marine, aveva scoperto da poco le cernie giganti. Il punto è che anche un altro pesciolino comincia a nuotare a tratti malamente. Se anche l’elegante Linguetta dovesse essere contagiato temo che dopo poco toccherebbe anche a Bruto, il più anziano del gruppo.
Questa piccola vicenda ha molto colpito i miei due piccini che sono molto preoccupati. Per il resto, il weekend è andato avanti tra le faccende domestiche: lavatrici, pulizie varie e qualche gioco con i bambini. In particolare con Ettore abbiamo seminato un po’ di vasi con peperoncini e cetriolini.

Qui chiusi ogni tanto litighiamo, ci disperiamo sia i grandi che i piccini. Poi però ci calmiamo e per il momento ritroviamo l’equilibrio necessario ad andare avanti un altro po’.
Qualcuno tra i capi delle nazioni comincia a pensare che bisognerebbe rincominciare a riaprire qualcosa a breve, un po’ per non morire e un po’ per non impazzire, altri dicono che no, non se può parlare nemmeno per il momento. Non sono in grado di dire quando e quanto si debba ancora restare in questo stato, ma almeno la possibilità di discuterne vorrei che fosse concessa a tutti: capi e non capi. Buona fortuna a tutti brava gente e se potete restate dove siete.

Diciottesimo giorno senza scuola

La notizia di oggi è che nonostante qualche timido segnale dalle nostre parti le cose non migliorano.
Gli Usa ci hanno largamente superato e stanno per passare la Cina per numero di contagiati. Abbiamo raggiunto il mezzo milione di casi nel mondo, 2 miliardi e mezzo di persone si sono chiuse in casa e 25.000 sono morte.
Noi europei dovremmo aiutarci fra di noi ma non sembra che i paesi più ricchi siano disposti ad aiutare più di tanto. Ieri grande Consiglio UE con Zoom o Skype, non so, comunque in videoconferenza, dal quale noi italiani usciamo sbattendo la porta come forse non facevamo dalla conferenza di Parigi del 1919, e allora non fu una scelta felice. La tragedia è che probabilmente abbiamo ragione, ma in politica estera temo che il torto sia un concetto spurio quanto il suo contrario.

Comunque queste sono riflessioni troppo complesse per me, il mio universo è sempre più domestico. Oggi ancora a casa con i bimbi. Giuliano fa un po’ di compiti, sveglia alle 8, ed Ettore gioca con macchinine varie e domino di legno.
Mi accorgo che tutte le cose che ho in casa, ora che siamo costretti, possono essermi preziose per fare qualcosa in più. Prendo la lavagna che tengo chiusa in uno sgabuzzino da un po’, la metto in cucina e la uso per fare matematica con Giuliano e qualche squalo con Ettore.
Dopo pranzo Ettore si fa un pisolino. Mi chiedo quando il mondo esterno sarà per lui un ricordo sfocato. Giuliano vuole che facciamo qualcosa insieme, vado. Giochiamo a Indovina chi, mi piaceva molto da bambino, mi ricorda una vacanza inaspettata, e sfogliamo un librone pieno di animali preistorici che ci piace molto.
Torna Martina, mi racconta di una Piazza Navona vuota solcata da due o tre persone che corrono in tondo, in fondo tanto tempo fa era uno stadio.
Tra i miei appassionati lettori ce n’è uno, di otto anni, che mi ha scritto una letterina che pubblico qui di seguito:

#Restiamoacasaancheseèdura
Questo coronavirus, lo so, è molto stancante ma bisogna rispettare le regole e, dunque, restare a casa.
Lo so che è dura ma questo è il momento in cui tutti dobbiamo sacrificarci.
Questo coronavirus mi provoca tanto fastidio e dolore ma mi consolo pensando alle cose belle fatte con gli amici.
Tanti giorni senza scuola, senza sport e amici sono veramente duri!
Passo il tempo giocando a pallone in salone, guardando qualcosa su Raiplay e giocando alla playstation.
Ogni giorno penso alla Serie A di calcio: quando torneremo a vedere le partite?
Gianluca Falchi

I principi ed i grandi continuano ad ammalarsi, oggi è il turno del biondissimo Boris Johnson. Chissà che in questo periodo così cupo per i principi non possa andar un po’ meglio per i Draghi…
State bene brava gente e restate dove siete se potete.

Diciassettesimo giorno senza scuola

La ragione per cui non ho usato mai le mascherine, nella mia lunga esperienza di ciclista metropolitano, è che mi fanno appannare gli occhiali. Ed è lo stesso anche con il Covid-19. Eppure in Grey’s Anatomy riescono ad usare occhiali bellissimi e mascherine fighissime senza appanno alcuno.

Comunque, questa mattina missione spesa. Decido di collaudare la mia mascherina auto prodotta che dovrebbe farmi appannare gli occhiali un po’ meno. Salgo in macchina, fuori piove a dirotto: in realtà devo andare al supermercato che sta a 300 metri da casa, però la macchina mi consentirà di caricare più spesa e di non bagnarmi. Compro un bel po’ di roba. Del resto, spero ci basti almeno per tre quattro giorni.
Alla cassa non trovo Coletta ma una sua collega, anche lei gentilissima. Con lei c’è un omone gigantesco, con la mascherina, una grande pancia, una grande barba è una grande testa pelata. Lei lo tratta con quel fare brusco e scherzoso che a Roma si riserva ai propri cari. Mentre passa gli infiniti codici a barre, ci dice che è suo fratello. Dopo un po’ capisco che è un disabile e che è lì perché è l’unico posto in cui ora può stare con qualcuno che abbia cura di lui. Enorme, sulle sue gambone, mi guarda mentre pago e imbusto a un certo punto si piega in due e porta le mani sulla testona calva. “Che è na fitta? Dai che mo’te passa”.

Torno a casa e trovo Ettore che tenta con mezzi fisici e psichici di monopolizzare la mamma, “Mia Mamma”. Spinge letteralmente fuori dalla stanza me e il fratello protestando l’esclusività della sua proprietà.
Ricordate Monk, il detective ossessivo compulsivo interpretato da uno spettacolare Tony Shalhoub? È un genio della deduzione con alcune terribili manie legate spesso all’igiene. Cerca di non dare mai la mano a nessuno e se gli capita si pulisce subito con una salvietta umidificata. Non abbraccia nessuno. Insomma, diciamo che mantiene in distanziamento sociale pre Covid-19. Una delle cose che mi faceva più ridere era la pulizia con uno spruzzino di tutta la spesa acquistata. Ora lo faccio anche io.

Sento Martina che stira, Ettore dorme e Giuliano segue la sua lezione di scacchi. Lavoro un po’ . Giuliano mi dice che nel 2019 abbiamo vissuto una vita completamente diversa da quella del 2020. Aspettiamo come sempre il bollettino delle 18. Il governatore della Lombardia Fontana dice che va male. State dove state se potete.

Sedicesimo giorno senza scuola

Decido di svegliare Giuliano presto e di metterlo a studiare subito dopo colazione. La sera prima glielo annuncio. Lo sveglio poi non prestissimo, sono le 8, fa colazione con un uovo, è molto assonnato.
Dopo un po’ si alza anche il fratello, nel frattempo Martina esce e va a lavorare. Dobbiamo studiare l’indicativo: ok, lo facciamo, ma cominciamo con il verbo essere e lo scriviamo in italiano, in inglese e in latino. La cosa lo diverte, sopratutto il latino che, gli faccio notare, è la lingua delle formule magiche di Harry Potter. Sentirgli dire sum, es, est, sumus, estis, sunt e poi eram, eras, erat, eramus, eratis, erant (questa volta il t9 è impazzito veramente…) mi ha fatto un piacere enorme. Volevo che si impastasse la bocca con questa lingua inutile, vecchia e sublime almeno una volta. Ha otto anni e sta vivendo una delle esperienze più strane della storia umana.
Tutto il mondo si sta fermando, tutto il mondo è terrorizzato. Il segretario generale dell’Onu parla di minaccia per l’umanità. Un altro principe si ammala, una teoria interminabile di vecchie stelle del firmamento della fantasia e dell’arte si spengono una dopo l’altra. Migliaia di persone normali come me muoiono nella sorpresa generale. E come se non bastasse il nostro capo della protezione civile, l’uomo dalla bocca del quale pendiamo ogni giorno alle 18 ha la febbre, forse è contagiato, forse no. Fatto sta che sembra che aboliscano la conferenza stampa, che verrebbe sostituita da un comunicato stampa. Poi sembra che la facciano senza di lui. Noi abbiamo bisogno di ascoltare parole autorevoli, di avere la sensazione che qualcuno continui ad occuparsi di questo maledetto virus è un po’ anche di noi. Il punto è che per la prima volta l’emergenza da gestire riguarda direttamente anche i capi. Che uno dopo l’altro si ammalano o finiscono in quarantena. Bertolaso invocato come un semidio è ora ricoverato al San Raffaele.

Ettore, dopo essersi beccato un rimprovero al mattino si ammansisce ed è particolarmente dolce tutto il giorno. Forse voleva solo questo un limite, un no. C’è un bel sole anche se fa freddino Ettore vuole uscire in terrazza, gli metto il piumino e gli organizzo una partita coni birilli. Giuliano ci raggiunge giocano, ridono prendono le biciclettine. Preparo loro il pranzo , mangiamo volentieri tortellini confezionati al sugo.
Torna la mamma, il pomeriggio va via tra il pisolino di Ettore, un po’ di scacchi, altri compiti, la lezione di ginnastica che Martina ci impartisce e la merenda. Quanto fumerei volentieri se non avessi smesso l’anno scorso, fuori dalla mia finestra vedo un signore in vestaglia che come di consueto fuma nel sul terrazzo. Non ci ho mai parlato, non l’ho mai salutato. Riesco a vedere un po’ dentro la sua casa, ha una bella libreria. Chissà, magari mi starebbe pure simpatico. Nel frattempo Amazon continua a dirmi che mi invierà una email quando avrà una data di consegna prevista per la mia stampante. Sono ormai 3 giorni. State dove state se potete.

Quindicesimo giorno senza scuola

Ieri sera mentre guardavamo su Netflix “La casa di Carta” sono stato preso da un raptus sartoriale e mi sono confezionato una mascherina. Ho tirato fuori le enormi forbici che mia mamma e le mie tate usavano quando ero bambino. Ho preso una vecchia maglietta e mi sono messo a tagliare e cucire. Il risultato non è stato grandioso, però tant’è. La questione comincia a diventare seria perché chi è sprovvisto di mascherina è mal visto dal prossimo suo che teme possa irrorarlo con virulente goccioline. Fuori dalle farmacie i cartelli sono passati da “mascherine esaurite” a “Le mascherine non arrivano”. Io ne ho, compresa quella auto prodotta, tre.

Questa mattina ho preso la bici e sono tornato in ufficio. Roma era freddina, le temperature si sono abbassate un bel po’ ma c’era quella luce fantastica che si riesce ad avere solo quando l’aria è più fresca. La popolazione che ho incontrato era piuttosto limitata e si componeva per un terzo di senzatetto, per un terzo di poliziotti e per un terzo di me…

Ogni tanto qualche sirena di auto mediche a tutta velocità e tram che nel vuoto sembrano giganteschi.
Giunto in ufficio, pulisco mani e postazione, tiro fuori il portatile e mi metto a stampare il nuovo modulo per l’autocertificazione. Ormai un genere letterario, vorrei conoscerne l’autore. Mi metto a lavorare: scrivere, telefonare, pubblicare. Chiamo casa e sento che Giuliano ed Ettore stanno dando del filo da torcere a Martina. Giuliano si è impuntato che la lezione live non è oggi ma domani. Vuole rimandare i compiti!
Quando torno lo trovo che ha fatto quasi tutto, finiamo e poi giochiamo un po’.

È tutto un più difficile, i bimbi si innervosiscono dopo quasi venti giorni di cattività. La lezione live lo vede partecipe: lo sento urlare, dire la sua; la voce della maestra questa volta sembra giungere dall’Apollo 13, qualche problema con il microfono. Ettore cerca Batman che, come dice lui, “colle”, e mentre lo dice corre disperatamente per tutta casa. Chissà perché si è così innamorato proprio dell’uomo pipistrello. Ieri mi sono messo a fare un puzzle con lui, è bravo, riesce. Oggi l’ho trovato che faceva un collage con la mamma. Vuole stare con noi. Vuole la scuola cioè uscire, gli altri bimbi e stare con noi.
Quanto tempo facciamo passare ai nostri bimbi davanti ai device? Sempre di più e sempre di più ne passiamo pure noi.

Pare che le cose vadano un po’ meglio in Italia: meno morti, meno ricoveri. Il governo però prepara un provvedimento che consentirà, se necessario di prorogare le chiusure fino al 31 luglio e di governare con più elasticità grazie ai prefetti.
Merenda con latte e biscotti e la mamma che è sua. Superati i 400.000 casi nel mondo. State dove state se potete.

Quattordicesimo giorno senza scuola

Alla fine il mio ufficio non ha chiuso e sono anche riuscito a fare il mio ordine su Amazon, anche se dice che mi manderà una email quando saprà del giorno della consegna.
Oggi ho cercato di lavorare, giocare con Ettore, cucinare e far fare i compiti a Giuliano contemporaneamente. Non è andata benissimo, ma si fa quel che si può. Ho tanto sonno, leggo di notizie tremende da tutto il mondo. Anche dalla Spagna che per una serie di ragioni mi è particolarmente cara.

“Io bimbo, mia scuola vojo” dice il piccolo Ettore e il fratello gli risponde “Forse fra tanto tempo in una galassia lontana lontana riaprirà la scuola.” Mi rendo conto di come Lucas abbia un ruolo sempre maggiore nel nostro ménage…
Fa un po’ più fresco, dal terrazzo vedo i pollini dei platani che il vento sta facendo mulinare un po’ ovunque. Giuliano fa la sua consueta lezione di scacchi su Zoom. Torna mia moglie, e si mette a giocare con i palloncini insieme ad Ettore. La casa si colora un po’ in attesa della conferenza stampa con il bollettino delle sei. State dove state se potete.

Terzo weekend senza scuola

Questa mattina mi sono alzato e ho trovato sul web l’annuncio del Presidente del Consiglio che diceva che avrebbe chiuso tutte le attività non essenziali. Immagino che questa volta chiuda anche il mio ufficio. La cosa non mi fa piacere, anzi. Ieri mi sono accorto che Amazon non consegna più, quindi niente stampantina.

È presto, non sono neanche le sette. Al mio occhio sempre più presbite il display del cellulare sembrava dire le otto, invece sono solo le sei e cinquanta. Faccio le mie abluzioni ascolto la radio e penso che devo andare in ufficio l’ultima volta a recuperare il mio pc. Aspetto che mia moglie si svegli per parlargliene e mi metto a preparare l’impasto per la pizza, attività semiludica che ha visto molti di noi impegnati in questo periodo, in ogni caso l’ho promesso ai miei due piccoletti quindi si fa.
Martina si sveglia, le dico. Dopo un po’ compare Ettore molto assonnato ma bellissimo come sempre. Prendo la bicicletta, il gel, il casco, un bustone di tela e vado. Viale Trastevere è quasi completamente vuota, la percorrono solo rari autobus a tutta velocità. I platani hanno cominciato a fare i pollini e qualche germoglio, sembrano aver visto il calendario, la primavera ai tempi del Coronavirus è cominciata. Trovo solo due carabinieri che chiacchierano davanti al Senato. Salgo, pulisco la postazione, apro la finestra e nel silenzio sento solo lo stridio dei gabbiani sempre più padroni della città. Prendo quel che devo prendere e vado via.
Torno a casa trovo tutti sul terrazzo che giocano. Ettore ha le calosce, credo per fargli innaffiare le piante senza bagnarsi. Bevo un caffè provo a parlare un po’ con Martina.
Poi esco, vado al supermercato ultimo luogo fisico del consumo. Compro un po’ di cose saluto Coletta che ha appena discusso con un mio vicino di casa. Mi accorgo che tutti hanno un po’ i nervi a fior di pelle. Passiamo al tu, mi dice che posso trovare le noci per mia moglie in quello scaffale. Torno, prendo, pago, vado via. Rincontro il mio vicino di casa, gli dico che le cassiere poverine lavorano e rischiano molto di ammalarsi. Mi spiega che hanno sbagliato perché qua e perché la. Si parla del virus, scopro che crede a teorie complottiste per le quali sono statipe deliberatamente attaccate le zone più produttive del Paese. Lo saluto vado a riprendere il carico di passate di pomodoro che giace nel mio portabagagli.

Preparo la pizza, viene benino, pranziamo fuori. Siamo abbastanza allegri. Mi guardò intorno e vedo una signora che fa la ciclette, due che potano i gerani, un uomo che fuma, una ragazza che si fa bella. State a dove state se potete. Buona domenica.

Dodicesimo giorno senza scuola

Sono andato in ufficio, ho disinfettato la mia postazione, lavato le mani e mi sono accomodato alla mia scrivania odorosa di alcool denaturato. Stampo della roba, mi rendo conto che devo comprare una stampantina per casa. Non c’è nessuno, probabilmente verrò raggiunto più tardi.
Lungo la strada poche persone, quasi nessuno, anche se a giudicare dai social avrei dovuto incontrare frotte di corridori e passeggiatori. I gabbiani e i pappagallini volano tranquilli. Chissà che pensano di noi umani improvvisamente spariti.
L’ingresso centrale del Senato è circondato da una nastro giallo della polizia che ricorda vagamente quelli americani con su scritto “CRIME SCENE DO NOT CROSS”. In compenso si vedono i proiettori che immagino coloreranno rosso, bianco e verde la facciata di Palazzo Madama la notte, non so bene per quali occhi.

Per anni mi sono occupato dell’agroalimentare italiano e mi viene in mente che purtroppo non siamo autosufficienti. Il che, detto in due parole, vuol dire che non produciamo abbastanza cibo per la popolazione residente in Italia e difficilmente potremmo farlo, data la nostra orografia. Abbiamo bisogno di importare grandissime quantità di cibo. Se gli stati prima di tutto UE, ma anche extra Schengen, in questa emergenza non trovano il modo di collaborare, per noi non sarà facile. Il che temo valga per molte altre filiere produttive.
In compenso uscendo mi è capitato di incontrare un’ardita dei cuoricini che ha colto l’occasione datale dall’apertura del nostro portone per entrare e incollare nell’androne e sul portone stesso cuori rossi e messaggi di ringraziamento e incoraggiamento a tutti quelli che mettono la musica contro il covid-19 alle 18.
Cuori rossi e musica che sia questo l’antidoto? Non so, oggi ho letto che il vecchio Ennio Morricone dice che c’è poco da far musica. Però può essere di grande conforto, e poi un po’ di casino almeno sonoro c’è lo lascino, pur facendo la tara dell’inevitabile propaganda che il momento porta con se.

Dopo un po’ in ufficio arrivano Flaviano e Luca. Mi dà un piacere inaspettato scambiare quattro chiacchiere con loro. Si parla del virus, delle cose che dobbiamo fare e si scherza un po’. Sempre mantenendo una certa distanza, non simbolica, proprio fisica. Quando vado via mi salutano dalle finestre, fumando e sorridendo.

Ho dimenticato di mettere la catena alla bici, ma l’unico che ogni tanto le passava vicino era un vigile urbano. Torno a casa e mia moglie mi dice che Giuliano vuole uscire, vuole che gli invitiamo a casa almeno un amichetto o la bimba che abita al piano di sopra. La mamma gli ha detto di no, lui non l’ha presa benissimo. Ma purtroppo ha ragione Martina.
Mentre scrivo sento la classe di Giuliano che fa gli auguri prima di iniziare la lezione live. Oggi sono un po’ più giù del solito, forse perché non vedo la fine. Allora vado a prendere il caccia stellare di Giuliano e mi rallegro un po’ pensando a lui che mi ha accolto chiedendomi se mi era mancato, e non intendeva se stesso ma il caccia stellare.
Ciao e state dove siete se potete.

Undicesimo giorno senza scuola

Le cose come è noto sembra che continueranno ad andare così per un po’. Anzi pare che il governo stia approntando misure ancora più restrittive: è che anche i principi delle favole si possano ammalare. Le persone sopratutto in alcune zone del paese, tra le più ricche e le più sviluppate, soffrono e troppo spesso muoiono.
Ho difficoltà a dire che ci dobbiamo ritenere fortunati, anche perché siamo solo all’inizio di questa avventura, per il momento facciamo di tutto per non intristirci troppo.

Oggi era l’ottavo compleanno del mio figlio maggiore, il mio diletto Giuliano. Abbiamo preparato insieme una crostata, una bella pasta al pesto e abbiamo festeggiato in salotto, con la tavola apparecchiata è tutto quello che serviva, compreso un abbigliamento consono. Sarebbe stato bello avere con noi i nonni, gli amici, qualche compagno di giochi o di scuola di Giuliano ma ci siamo accontentati di noi quattro.
Giuliano era contento, Martina gli ha fatto trovare in giro per casa tante candele da spegnere, per tutta la giornata gli ha cantato tanti auguri a te. Ieri aveva chiesto se questo sarebbe stato il suo compleanno più brutto, con un po’ di imbarazzo gli abbiamo detto che tutto sommato saremmo stati bene insieme.
Dopo pranzo ci siamo dedicati a montare il caccia stellare di Star Wars della Lego che la nonna gli aveva regalato. Amici e parenti gli hanno fatto gli auguri per telefono o con video chiamate. Anche la maestra si è ricordata e gli ha inviato un audio in cui gli cantava tanti auguri.
Ettore, il minore ci ha messo un po’ ad accettare che non fosse il suo di compleanno ma poi se n’è fatto una ragione e ha spento le candeline con il fratello.
Avete mai visto Una giornata particolare? È un film meraviglioso di Scola in cui Roma, per motivi diversi dai nostri, è vuota e rarefatta come quella di oggi. Se vi capita guardatelo, oppure riguardatelo, ora vedo se c’è sui miei canali streaming.
State dove state se potete.

Decimo giorno senza scuola

Le agenzie oggi hanno battuto questa notizia “Unesco: metà degli studenti del mondo senza scuola. A causa dell’emergenza scatenata dall’epidemia”. Si tratta di una tragedia vera. La scuola è stata una delle grandi conquiste dell’umanità la sua sospensione ha una gravità incommensurabile. Maggiore di quella delle libertà individuali cui siamo stati costretti a rinunciare in questi stupidì giorni di marzo.

Lei si chiama Coletta ed è la mia eroina. Non mi stancherò mai di ringraziarla ogni volta che la incontro al supermercato vicino a casa, in cui cerco di andare il meno possibile per evitare contatti e le droplet, le pessime goccioline del virus. Sono entrato ho preso il mio carrello, ho incrociato con sospetto gli altri avventori, ho comprato tutto quello che mi serviva e poi sono andato da lei. Era li, al suo posto di lavoro con la sua mascherina, i sui guanti e i suoi occhi scuri e la sua cassa. La conosco da anni, ha visto crescere i mei figli appollaiati sul carrello. Mai però le avevo chiesto come si chiamasse. Oggi l’ho voluto fare e mi sono presentato anche io.

Lei è lì lavora e rischio, molto più di noi, clienti terrorizzati che chiediamo di non mettere la nostra spesa nello scivolo vicino a quella dell’avventore precedente. Vorrei fare qualcosa per lei, per ora riesco solo a ringraziarla e cercare di non andare a trovarla troppo spesso.

Ho preso tante cose ma soprattutto le candeline, il burro, la marmellata, le uova e la farina per preparare la crostata per il compleanno di Giuliano che sarà domani. Pulisco tutte le confezioni di plastica con uno spruzzino. Mi pare eccessivo, ma il temibile Burioni lo consiglia. Giuliano aspetta con grande trepidazione i sui 8 anni, conta le ore non vede l’ora come si suol dire.

Altra novità importante è che ci è arrivato il filtro della lavatrice ordinato online. Funziona benissimo. Abbiamo di nuovo una lavatrice!!!! Anche oggi lezione online. Verbi: tempi semplici, tempi composti. Preistoria, paleolitico, cacciatori raccoglitori. I bambini erano di più quasi tutti, un gran fischiare di microfoni. Questa sera dopo cena vedremo La casa di carta, come dire di altre claustrazioni. State dove siete se potete.

Nono giorno senza scuola – o quasi

Anche oggi Giuliano ha parlato con i suoi compagni e con tutte e due le sue maestre. Stanno carburando, pian pianino entreranno a regime e saranno delle lezioni perfette. Ne sono certo.
Per il momento il gap tecnologico di molti di noi è un problema. Diciamoci la verità, né le famiglie né le insegnanti, nel loro grande numero, hanno la cultura digitale e gli hardware necessari. Oggi ho visto plasticamente il digital divide. Che peraltro non è necessariamente legato al censo o al livello di istruzione generale. Comunque in parte verrà abbattuto proprio dalla resistenza e la resa al Covid-19.

Martina è andata in ufficio, mentre Giuliano fa la sua lezione online io ed Ettore abbiamo improvvisato un meraviglioso pic-nic sul terrazzo. Per dargli maggiore credibilità, ci siamo puliti le mani con il gel disinfettante, davanti ai panini con la marmellata senza rientrare in casa. Poi ci siamo dati al giardinaggio, abbiamo qualche pianta ornamentale ma soprattutto qualche giorno fa abbiamo seminato dei preziosi semini di prezzemolo e basilico. Ettore era molto contento, gli avevo messo anche un giubbotto è stato quasi come uscire. A lui manca molto, continua a ripetere: “Ettore scuola vojo”. Vorrei tanto portarli a fare una passeggiata, Giuliano lo ha chiesto come regalo di compleanno. È stato bellissimo rivedere tutte quelle faccine vestite e lavate come in un giorno qualunque.

Il pomeriggio fanno lezione sulle frazioni, parlano di unità frazionarie. Correggono problemi, insomma è proprio scuola. Ogni tanto strani echi attraversano lo spazio e il tempo della lezione, ma nel complesso funziona. I bimbi non si sottraggono, leggono con il loro tono cantilenante. Per me è un’esperienza notevole: non frequentavo le elementari da più di trent’anni, quasi quaranta. “Se la maestra dice 3 decimi, è una frazione decimale? “.

Vorrei andar via, e ogni tanto lo faccio, perché non mi sembra giusto poter essere lì, mi sembra di invadere un territorio che dovrebbe essere esclusivo di mio figlio. Mi aggiro per casa cercando di evitare i cumuloettore: si tratta di concrezioni semispontanee presenti nella nostra casa di solito composte da giocattoli ed altri utensili casalinghi; possono essere molto pericolose provocando cadute ed altri incidenti.
State dove state se potete. Tutto passerà, anche se non andrà proprio tutto bene, le persone stanno male ed alcuni vanno via.

Ottavo giorno senza scuola, o quasi

infatti oggi Giuliano ha rivisto le sue maestre e molti dei suoi compagni di classe, gli è stato chiesto conto dei compiti ed altre cose da SCUOLA. Il tutto però online, in video conferenza. La maestra Virginia, che insegna matematica, scienze e molte altre cose, oggi, facendosi aiutare da una giovanissima nipote, che le forniva assistenza tecnica in tempo reale, ha fatto una prima scoppiettante lezione. Piena degli intoppi e delle trepidazioni delle prime volte.
Noi ci eravamo un po’ esercitati con lo strumento, perché il maestro di scacchi di Giuliano è riuscito a regalare un paio delle sue ore al giorno a tutti i bambini che segue da qualche giorno. Sì, perché nella scuola di Giuliano fanno una di quelle cose che stanno tanto antipatiche ai più conservatori di noi, i progetti e uno era proprio quello di scacchi. Ettore ha voluto partecipare anche lui e per un po’ ha seguito la lezione. Cosa che gli abbiamo consentito finché non ha cominciato a cantare Batman a squarciagola. Il tutto è durato poco più di un’ora ma ha funzionato, e questo era lo scopo di questo primo contatto.

Siccome il mondo spesso si accanisce, quest’oggi ci si è rotto il filtro della lavatrice. Piccola tragedia, lo abbiamo ordinato online speriamo che arrivi presto. Sono stato io a romperlo, per aprirlo e liberare due calzini di Ettore imprigionati.

Finito di scassare la lavatrice esco, prendo la bicilcletta e vado in ufficio. Il tempo è bellissimo e l’aria sembra pulitissima. Non incontro molte persone però un altro ciclista in Via Arenula, davanti al Ministero, sputa a terra. La cosa mi fa talmente impressione che sbando per evitare lo sputo. Dietro sento il clacson di un motorino, che a sua volta sbanda per evitarmi.
Arrivo in ufficio e mi metto a lavorare. Dopo un po’ mi affaccio alla finestra e noto le graminacee che da un po’ crescono sul tetto del Senato, sempre più robuste. Che sia un anticipazione dei futuri orti di guerra? State dove state se potete.
PS le maestre hanno tutta la mia più incondizionata ammirazione e stima. Da bambino non lo avrei mai detto.

Secondo weekend senza scuola

Oggi per la prima volta dal mio terrazzo non si vede più Porta Portese. Il mercato non c’è più. La strada dei russi (i profughi riuscivano a far entrare splendide Leica) è deserta. Domenica scorsa si vedeva ancora in lontananza un piccolo brulicare di avventori e venditori.
Penso a papà, che ci è andato tutte le domeniche per decenni.

Giuliano ha scoperto le videochiamate e riesce giocare con un suo amico a qualunque cosa: corsa, spadate, morra cinese, lotta dei dinosauri ed altro ancora. Ettore li insegue passo passo per tutta casa.
Per pranzo preparo carne con le mollichine alla palermitana, pasta e cavolini dì Bruxelles. Il tempo è buono decidiamo di mangiare sul terrazzo. Stiamo bene c’è un po’ di sole, chissà che i piccoli non facciano un po’ di vitamina D.

Martina, in un momento di ottimismo, mi fa notare che sicuramente riusciremo a spannolinare Ettore in poco tempo, data la situazione. Esco per fare un po’ di spesa, incontro una coppia di vicini di casa vestiti di tutto punto che fa dello jogging ad alti livelli: le scarpe giuste, i pantaloncini attillati, quasi da ciclista, addosso però hanno i anche gli ormai quasi inevitabili guanti e la mascherina da chirurgo.
Quando torno dalla spesa trovo lei che fa degli scatti davanti al portone. Compulso i miei device alla ricerca di notizie dal mondo e dalla Lombardia. Come tutti sapete, non sono buone: la nostra condizione di reclusi probabilmente durerà ancora un po’ e, cosa peggiore, il Covid-19 giorno dopo giorno si porta via qualcuno in più.

Ieri ho lavorato più di quanto avrei voluto da casa, tra qualche tempo forse mi mancherà. Però, che forza i piccoli “Che facciamo?”. “Giochiamo a sasso carta forbice”. Ora suonano strumenti vari in video conferenza. Il virtuale e il reale si mescolano, le amicizie online prendono peso e quelle sulla terra se non coltivate in rete si affievoliscono, vale anche per noi grandi.
State dove state se potete.

Settimo giorno senza scuola

La novità oggi è che mia moglie è stata fermata per un controllo. Era a piedi mi dice che sono stati gentili e le hanno chiesto l’autocertificazione, che hanno fotografato, e le hanno detto che sarebbero andati in ufficio a controllare.
Sono a casa con i bambini, mi preoccupo un po’ mentre inizia a raccontarmelo. Lei è la mia famiglia, il mio amore, la mia compagna.

Giuliano fa colazione con un uovo, gioca a spadate con Ettore e poi a studiare: ha un po’ di schede. Sono un po’ brusco gli spiego che la mattinata è dedicata ai compiti, mi metto a fare un pò di faccende domestiche. Guardo la Montagna incantata, che avevo cominciato a leggere prima del virus, e mi ricordo di Hans entrato a Berghof (il sanatorio) per un periodo di tre settimane per poi restarci 1300 pagine. Anche li tutto gira attorno ad una infezione respiratoria, la tisi.

Preparo il pranzo, per i prigionieri è un rito importante, Giuliano ed Ettore non escono da domenica scorsa: bistecchina di maiale, patate lesse è un po’ di pasta al sugo.

Ieri Martina, la più ginnica fra noi, ci ha fatto una breve lezione di corpo libero. È stato molto divertente anche se per me faticosissimo, Ettore rideva e ci abbracciava continuamente però qualche esercizio ha provato a farlo pure lui.

Quando la sentiamo rientrare vorremmo andare ad abbracciarla ma prima via le scarpe e lavaggio mani. Partita a scacchi questa volta patto per ripetizione di scacchi al re. Buona serata a tutti, state dove siete se potete.

Sesto giorno senza scuola e primo giorno agli arresti domiciliari

Verso le dieci di sera ieri dopo aver sentito il discorso del presidente Conte capisco, in realtà male, che il virus mi ha fatto prigioniero è che non potrò andare in ufficio. Devo stare a casa. Mi devo organizzare perché comunque delle cose le devo e le voglio fare.
Ne parlo con mia moglie. Giuliano le chiede come faremo a comprare da mangiare se non lavoreremo più. Gli rispondiamo che non è proprio così, però devo ammettere che con i suoi otto anni ha colto il punto. Fino a dieci giorni fa le persone programmavano le vacanze estive, uscivano la sera e accompagnavano i figli a scuola e ora tutti a casa.
Questo servirà allo sforzo collettivo contro il virus, lo spero veramente però certo non mi rallegra. Poi leggo meglio e capisco che gli uffici sono solo oggetto di raccomandazioni non sono stati chiusi di imperio. Decido di andare, ho la mia autocertificazione, mi vestirò bene per fare una buona impressione alle forze dell’ordine.
Nel pomeriggio, dopo il ritorno di Martina, ero uscito per andare a comprare un regalo per Giuliano, che tra un po’ fa il suo compleanno, sapevo che probabilmente sarebbe stata l’ultima occasione. Faccio una chiacchierata con il giocattolaio di Via Fonteiana che è simpatico, dotato di buon senso e preoccupato come tutti noi.

Questa mattina mi faccio coraggio ed esco con bici casco e guanti, niente mascherina: la metterei ma non riesco a trovarla in farmacia. Vedo grandi file davanti ai supermercati, la distanza di sicurezza le allunga.
La verità è che medici e gli infermieri sono sicuramente gli eroi della lotta al coronavirus ma il vero impatto psicologico della nostra psicosi lo hanno retto le cassiere ed i cassieri che sono rimasti lì, a toccare tutto quello che noi avevamo appena toccato e a gestire interminabili file di clienti spaventati.

Roma è silenziosa, vuota e di una bellezza struggente, attraverso Ponte Garibaldi quasi in solitaria, penso a Will Smith in “Io sono Leggenda”. I senza tetto sono più visibili e più soli: noi siamo quasi tutti dentro, loro sono fuori sulle panchine a terra.

Arrivo in ufficio, lavoro per una confederazione di piccole e medie imprese (CEPI), c’è molto da fare: bisogna comunicare agli associati le misure per congelare i mutui, come gestire le questioni di sicurezza legate al virus nei cantieri. Scrivo, posto, invio, telefono. La tastiera nel silenzio ticchetta come non aveva mai fatto mi ricorda la Olivetti di papà.

Dopo il pranzo, che salto, arrivano altre due persone io vado ho più o meno finito tutto quello che dovevo fare anche se c’è quell’intervista… Arrivo a casa. Martina, Ettore e Giuliano hanno risistemato il terrazzo che sarà per noi un po’ d’aria in più. Ettore mi spiega che corre, corre Batman e che quella è la cacchena di Batman. Vuole giocare, mi rendo conto che ho ancora un po’ di belle cose. Le maestre hanno chiesto a Giuliano e ai suoi compagni di fare un disegno con la bella scritta “osserviamo le regole e andrà tutto bene”. Speriamo sia vero è che le regole siano finite qui.

 

Quinto giorno senza scuola

Meno male che sono in due giocano si guardano, si menano si vivono fra loro. Mia moglie mi chiama dall’ufficio, lavorano. Oggi tocca di nuovo a me stare a casa con i miei due fanciulli. Ieri tornando ho visto Roma andare oltre il ferragosto, uno scenario rarefatto, solo code fuori dalle farmacie e gente nei supermercati, leggo che hanno chiuso Fontana di Trevi, è davanti la scuola di Giuliano, è parte del nostro percorso quotidiano due volte al giorno. Mi rattristo, mi sembra una specie di distopia da fumetto, un racconto dell’Eternauta. Mi rendo conto che sotto traccia si gioca una partita politica non gradevolissima. Ogni giorno che passa ci convinciamo di più della necessità di rinunciare a tutto per salvarci la pelle, il che è comprensibile, speriamo di riavere indietro anche le libertà cui abbiamo rinunciato chiudendo ogni giorno un pezzo di paese in più. Giuliano mi ripete la lezione di scienze, habitat , produttori, nicchie ecologiche, consumatori primari, individui, popolazioni, comunità. Vi trovò una singolare attinenza alla nostra distopia quotidiana. Ettore lo ascolta e si ciuccia il suo biberon. Ogni tanto chiede della scuola chissà cosa passa per la sua testolina di duenne. Giuliano sa la lezione, giochiamo partita a scacchi tra le incursioni di Ettore che ci sposta i cavalli, perdo e mi incazzo. Tra un po’ preparo il pranzo: carbonara per tutti grandi e piccini. Buona giornata a tutti, cerchiamo di stare dove stiamo se possiamo.

Quarto giorno senza scuola e primo giorno in cui tutto è diventato rosso, Italia zona protetta

Comunque ieri è finita con un risottino giallo tutti insieme. Qualche discussione la claustrazione semivolontaria la provoca, ma dopo piccola sfuriata passa. Ci mettiamo a vedere una serie su Netflix e mi sorprendo a notare tutti i dettagli, diciamo così, previrus: amiche che bevono dalla stessa bottiglia, prossemiche molto strette, vestiti e automobili condivise. Temo per la simpatica sharing economy dei millennial. Oggi vado io in ufficio e Martina resta a casa con i nostri due fanciulli. Mangio uno yogurt in piedi davanti a Giuliano che si è appena svegliato e a mia moglie che si sta preparando il caffè, Ettore dorme ancora. Prendo la bici qualcuno in giro c’è, sembra agosto non ancora Ferragosto solo agosto.
Arrivo in ufficio, vedo una signora che fa le pulizie in qualche ufficio del palazzo con un armamentario anti NBC di tutto rispetto.
Mi metto a scrivere, telefono. Giunge Flaviano, mio collega e amico. Parliamo lavoriamo, beviamo un caffè ma stiamo comunque lontani un metro forse anche di più. Trovo un metro misuro sono 2,20 m.

Terzo giorno senza scuola

C’è di buono che sono arrivati finalmente i compiti! Dopo la colazione Giuliano fa un po’ di matematica. Con Ettore sfogliamo un libricino sugli uccelli. Il suo preferito è il kiwi, gli è sempre piaciuto forse per l’aspetto un po’ buffo. Provo a disegnarglielo, non sono bravissimo ma a lui piace, lo riconosce, ride. Siamo tutti allo stesso tavolo, Martina è in ufficio. Il fine settimana è passato quasi nella normalità. Fatta anche breve passeggiata a Villa Sciarra tutti e quattro. Ogni tanto leggo i giornali online e mi coglie un po’ di tristezza, le notizie non sono buone. Loro sono tranquilli studiano, giocano, tra un po’ mangeranno ma la loro vita sta per cambiare come quella di tutti noi. Anzi direi che è già cambiata, e non in meglio. Ho preparato brodo di pollo tra un po’ li faccio pranzare, vi lascio… buona fortuna a tutti e se potete state dove state, non partite e non uscite.

Secondo giorno senza scuola

Ieri è stato divertente, il primo giorno di qualunque cosa ha sempre un che di speciale di eccitante. Oggi Ettore e Giuliano stanno con la mamma, io vado in ufficio. E’ strano non doverli accompagnare a scuola, infatti sbaglio strada scendo dall’otto, semi vuoto posso sedermi, una fermata dopo come se dovessi andare a scuola di Giuliano. Giornata uggiosa, pioviccica Roma è bella comunque ma non ha quella sua spettacolare luce che ti dice “Ma davero’. Persone in giro ce ne sono ma non tantissime, trovo anche una comitiva di turisti li fotografo. Salgo in ufficio a piedi, l’ascensore mi sa di promiscuo e contagioso, non ha un gran senso ho appena preso un tram, però.. Comunque varco la porta qualche collega c’è, vado in bagno lavo le mani, anche se ho già usato il gel. Accendo il pc pulisco la scrivania, mi accorgo che nel mondo abbiamo superato i 100.000 casi. Prendo atto che il tempo sarà lungo e mi metto a lavorare. Scrivo telefono.

Primo giorno senza scuola

I bimbi, 2 e 8 anni, stanno con me. Perché da un po’ va così anche da papà, come direbbe un politico con il mojto e il post alimentare facile, si sta con i figli. Loro sono lì a tavola in cucina pronti per la colazione, il bagno, i denti e tutti i riti mattutini. Però dopo non andremo a scuola, quel luogo meraviglioso e terribile in cui siamo cresciuti e in cui abbiamo lasciato fiduciosi e preoccupati i nostri figli. Oggi non c’è e non ci sarà neanche domani. Dovremo inventare qualcosa da fare come in estate ma siamo ai primi di marzo. Per fortuna là fuori c’è Roma uno dei posti più belli del mondo pare che le autorità sanitarie incoraggino le attività all’aperto. Il Circo Massimo per esempio grande, verde, piano e quasi sempre semivuoto. Si potrebbe andare e vedere, come diceva un chirurgo canterino, l’effetto che fa. Che poi a pensarci bene ci sarebbe anche il Bio parco. Lo zaino è lì pieno di libri dove lo abbiamo lasciato ieri all’ingresso, ce ne occuperemo da domani, ora Circo Massimo e Roseto Comunale.

07-07-2020 | © Riproduzione riservata

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