Raggi esulta ma Casapound per ora resta

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Sono passati sette anni, che non sono pochi; però diverse persone ricordano ancora la famosa frase di Beppe Grillo rivolta ai militanti di Casapound, nel gennaio del 2013: “Il nostro è un movimento ecumenico. Se un ragazzo di Casapound volesse entrare nel Movimento 5 stelle e avesse i requisiti per farlo, ci entra. Più o meno avete delle idee che sono condivisibili, alcune meno alcune di più. Questa è la democrazia”.

Nel gennaio 2013 Grillo si preparava a portare una nutrita pattuglia di parlamentari Cinquestelle – molti più di quanti pensasse, per la verità – alla Camera e al Senato, facendo saltare i piani dell’allora leader del Pd Pierluigi Bersani di fare il premier del nuovo governo. 

Nel gennaio 2013, a Roma il sindaco Gianni Alemanno stava per fare posto a Ignazio Marino, vincitore delle primarie del centrosinistra; mentre Virginia Raggi, sconosciuta giovane avvocata con la passione della bici, si preparava a entrare in Campidoglio come consigliera comunale. 

Era un’altra epoca, insomma. E oggi i ragazzi – oddio, ragazzi: ci sono ormai diversi pure quaranta-cinquantenni tra loro – di Casapound, scaricati da varie formazioni di destra con cui avevano flirtato, come la Lega di Matteo Salvini (in particolare con il senatore Mario Borghezio), sono diventati i nemici di Raggi – ormai Raggi Laser – e di buona parte del M5s. Che li vogliono sgomberare dalla storica sede (di proprietà del Ministero dell’Economia, non del Comune) di via Napoleone III, all’Esquilino, quartiere ormai da anni considerato come la Chinatown romana.

Ma insomma, che hanno fatto, quelli di Casapound, che si autodefiniscono, anche solo per provocazione, “fascisti” (copyright Gianluca Iannone), se prima addirittura Grillo era pronto ad aprire la lista elettorale e ora Raggi e la sottosegretaria Laura Castelli li vogliono cacciare (anche se il M5s nell’estate del 2019, quand’era al governo con la Lega, votò in Parlamento contro un ordine del giorno per sgomberare l’immobile)? 

Niente di diverso da quello che facevano nel 2013: sono un gruppo di estrema destra che lancia proclami minacciosi, ce l’ha con gli immigrati e la plutocrazia, difende i “veri italiani” e, soprattutto, conta tra i suoi militanti diversi protagonisti di episodi di violenza. O autori di contestazioni da ultrà, come quella inscenata dal consigliere municipale di Casapound a Ostia per impedire alla sindaca di scendere dall’auto nel corso di una visita (ma lo stesso consigliere aveva già organizzato ronde contro i “venditori abusivi” sulle spiagge lidensi:  migranti, guarda caso).

Casapound alle elezioni romane del 2016. Foto di SIG diffusa con licenza creative commons su Wkipedia.org

Su Casapound nel frattempo la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per associazione a delinquere finalizzata all’istigazione all’odio razziale e all’occupazione abusiva: è il risultato di una denuncia dell’Anpi, l’associazione nazionale partigiani d’Italia, per ricostituzione del partito fascista. Un reato che, nonostante un riferimento molto preciso nella Costituzione, è stato sempre interpretato in modo variabile dalla magistratura. Mentre la legge Mancino, quella che dal 1993 punisce appunto l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, è stata applicata in modo più puntuale (e anche per questo probabilmente è da tempo nel mirino della Lega, che vorrebbe abrogarla).

Per questo, la Procura ha ottenuto il sequestro preventivo della sede del gruppo-movimento-partito (che è anche una galassia di attività commerciali, a quanto pare). Ma il sequestro preventivo non è uno sgombero: è una misura amministrativa che potrebbe poi preludere all’allontanamento degli occupanti.

Casapound sostiene da tempo che la sua occupazione serva anche a dare casa a famiglie italiane in difficoltà economiche. Ma secondo un’informativa della Guardia di Finanza di cui vari media hanno dato notizia, tra i “bisognosi” ci sono diversi dipendenti pubblici.

La sindaca Raggi law & order si sta preparando alle elezioni del 2021, e ha bisogno di un po’ di copertura, probabilmente più a sinistra che a destra. Ufficialmente, se la prende con Casapound non per ragioni politiche, e cioè perché Casapound è un movimento di estrema destra, ma perché occupa illegalmente uno stabile. 

La sindaca si è sempre definita una paladina della legalità, contraria alle occupazioni. Sotto la sua amministrazione ci sono stati vari sgomberi e anche il tentativo di chiudere la Casa Internazionale delle donne di via della Lungara (nata negli anni Settanta da un’occupazione ma poi assegnata regolarmente dal Comune in cambio di un affitto che ora però è enormemente aumentato) e il Lucha Y Siesta, un centro anti-violenza nato dall’occupazione di un deposito Atac dismesso.

Nei mesi scorsi però il partito della sindaca, il M5s, ha sostenuto a larga maggioranza una mozione di Pd e sinistra per bloccare il piano sgomberi che avrebbe dovuto attuare la prefettura. Una lista di 82 occupazioni in gran parte abitative, per una totale di circa 11.000 abitanti, 23 delle quali indicate come urgenti. Nella short list non c’era Casapound, perché il ministero dell’Economia non ha mai manifestato l’urgenza di rientrare in possesso dell’edificio.
Del resto, nel 2007 la giunta Veltroni aveva anche riconosciuto quell’occupazione, con una delibera che riconosceva in quello stabile l’esistenza di 17 nuclei familiari in emergenza abitativa.
L’ex assessore all’Urbanistica Roberto Morassut, parlando l’anno scorso con Open della questione, ha detto che ai quei tempi Casapound “era un’altra cosa”. Ma è probabile soprattutto che la giunta volesse in quel modo anche stabilire una linea di “equidistanza” per non essere attaccabile sul sostegno ai centri sociali e alle occupazioni.

In ogni caso, il 4 giugno, giorno della notifica del sequestro preventivo e anche anniversario della liberazione di Roma dai nazifascisti durante la Seconda Guerra Mondiale, Raggi Laser ha pubblicato su Facebook un post per ringraziare la Procura del provvedimento legando proprio l’iniziativa alla ricorrenza storica.

Raggi e il Movimento Cinque Stelle hanno annunciato l’atto della Procura come un proprio successo e soprattutto come una partita conclusa. Ma, appunto, non è così, lo sgombero non c’è stato, e bisogna capire se sarà possibile davvero, anche per ragioni di ordine pubblico. 

Seppure in difficoltà, Casapound è sempre lì, ed è presente anche in altre città. Alcuni giornali scrivono che è pronta a trasferire la sua sede nazionale a Ostia, dove ha occupato senza colpo ferire uno stabile di proprietà dell’Aeronautica Militare nei giorni del lockdown. Sul litorale romano sarebbe meno visibile che nel centro di Roma, ma il problema non sarebbe risolto.

In realtà Casapound ha più o meno convissuto per anni con un quartiere “multietnico” che si è limitato, e si limita, ad ignorare Iannone e compagni (anzi, camerati…), presenti quasi solo coi loro manifesti attacchinati regolarmente tra l’Esquilino e San Giovanni. 

Ma la tartaruga frecciata (simbolo del gruppo) è stata invece adottata da una serie di giornalisti e personalità, quase tutte di sinistra, che hanno partecipato di buon grado a dibattiti e iniziative, dandogli di fatto una copertura mediatica e politica. Qualche nome: Enrico Mentana, Corrado Formigli, Ritanna Armeni, Paola Concia, Piero Sansonetti, Ermete Realacci.

Perché? Da una parte perché quelli di Casapound non sono “i soliti fascisti”, almeno nelle forme. Hanno sviluppato un loro stile comunicativo e grafico accattivante, hanno un pantheon di riferimenti culturali un po’ più vasto di quello che ci si aspetterebbe (una sorta di “da Che Guevara a Maria Teresa” in versione estrema destra). Dall’altra perché in fondo l’idea che anche “i fascisti” abbiano diritto di parola, in un sistema democratico, ha certamente un fondamento. 

La decisione di Facebook – che è sì un’azienda privata, ma ormai un pezzo importante della comunicazione di massa mondiale – di bandire dalle proprie pagine gruppi di estrema destra come Casapound ha provocato inquietudini anche a sinistra e nel mondo libertario, non solo in nome della libertà di espressione, ma anche per il rischio che una decisione del genere possa costituire un precedente per eliminare in un prossimo futuro anche centri sociali o gruppi di sinistra, in nome di una generica “lotta agli estremismi”.

Ma un conto è accettare l’idea che un gruppo di estrema destra come Casapound (o Forza Nuova, che è un concorrente) possa esprimersi pubblicamente, un’altra partecipare a sue iniziative e andare a fare da testimonial nella sua sede, probabilmente convinti che la propria presenza sia una sorta di “garanzia democratica”. Il risultato, è che a Casapound è stata data una insperata visibilità.

Nel frattempo, il gruppo-movimento-partito ha annunciato che intende abbandonare la via elettorale, che pure gli aveva dato qualche consigliere eletto qui e lì, ma che non gli ha mai consentito di fare grossi exploit, nonostante la presenza mediatica.
Perdere anche la sede nazionale non sarebbe certo di aiuto. Casapound potrebbe quindi tornare nel sottobosco dell’estrema destra, come gruppo informale, un po’ come accadde al Movimento Politico di Maurizio Boccacci, colpito dalla legge Mancino a metà degli anni 90. Ma quadri e militanti di MP e di altre organizzazioni simili non sono spariti: spesso sono entrati proprio nel giro di Casapound.
E bisogna anche capire se, dopo la Lega, qualche altra forza politica sia pronta ad accoglierli sotto la propria ala protettiva.

[la foto del titolo è di josé Antonio ed è stata diffusa con licenza creative commons su Wikipedia.org]

06-06-2020 | © Riproduzione riservata

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