L’indagine scatologica: capitolo 7

di

Settima puntata del romanzo giallo d’appendice “Mario Marco e l’indagine scatologica”. Ovviamente, questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale

9 NOVEMBRE

 

Il telefono squillò. Un collega, una cortesia: ricevere la signora tal dei tali al posto suo, il collega era occupato in un servizio esterno, anche ma il tono diceva che aveva deciso di imboscarsi. La scheda della signora era da qualche parte nell’ufficio. Probabilmente sotto la collezione di “Quattroruote” nascosta in alcune cartelle.

C’era, ‘sta scheda? C’era. Leggerla in fretta, appuntamento alle 10. Cercare di convincere la signora a essere un po’ più “ragionevole”… Ragionevole? Be’, sì, insomma, capisciammé, d’altra parte il marito è un maresciallo dei carabinieri, un collega, alla lontana. Insomma, insomma, trovare un accordo, una sistemazione, passarci sopra.

Mario Marco aprì la cartella della signora Cecilia Ceci, cercando di decifrare gli appunti. La signora Ceci abitava in un condominio rispettabile. Era stata la portiera del condominio rispettabile a rivolgersi alla polizia. Per meglio dire, al cognato di sua cugina. Il problema non era tanto la signora Ceci, ma il di lei marito, Anzio Marchese. Che di nobile aveva solo il cognome, nonostante fosse maresciallo della Benemerita, perché invece era una bestia. Come si definirebbe uno che picchia la moglie? Una bestia, certo. Però: solo una storia di pestaggi familiari, con la complicanza del maresciallume? Tutto qui? Embe’? C’era altro, in quella scheda. Il motivo dei pestaggi rituali, secondo quanto aveva riferito la portiera, il motivo era la passione della signora Ceci, di Cecilia, per le enciclopedie.

Che cazzo c’entravano le enciclopedie? C’entravano, c’entravano. La signora Cecilia, infatti, aveva una vera e propria mania per le enciclopedie, i cataloghi di vendita per corrispondenza, le collezioni di medaglie commemorative. Davanti a un’enciclopedia medica in quindici volumi schiumava come un tossico a rota davanti a una confezione famiglia di brown sugar. Ragion per cui, i venditori sciamavano intorno a casa sua – come mosche sulla merda, pensò inevitabilmente Mario Marco – tanto più che la la famiglia Marchese-Ceci abitava al mezzanino, e dunque i venditori si alternavano sotto le finestre, come sirene omeriche, e nessuno che fornisse pietosamente alla signora un po’ di cera per le orecchie. Da quando il maresciallo aveva convinto la madre a trasferirsi da loro, è vero, andava un po’ meglio. Ma l’ultima volta che la donna si era dovuta assentare, la signora Ceci, Cecilia, l’aveva rifatto. Aveva aperto la porta all’ennesimo venditore, rimanendo abbagliata dalle nuovissime e preziosissime medagliette di Padre Pio, poi aveva capitolato, firmando un contratto già a prima vista impegnativo ed esoso. Tanto esoso che al ritorno da una trasferta di lavoro, e dunque per questo ancora più stanco e spazientito, il maresciallo Anzio l’aveva suonata come una zampogna. E per fortuna che non c’era la bambina. I vicini avevano sentito, ed erano corsi a riferire alla portiera. Come fosse la prima volta che succedeva.

Mario Marco alzò la testa, e s’accorse che la signora Cecilia Ceci era silenziosamente comparsa davanti a lui.

La donna era lì, in penosa e attesa. Portava un paio di occhiali scuri, forse per coprire i segni dell’ultimo assalto del maresciallo. Sopra gli occhiali, una capigliatura incerta. Capelli corti, ma non abbastanza da restare dritti. E infatti le ciocche se ne andavano da tutte le parti. Sotto gli occhiali, il collo biancastro, un maglione giallo che evidenziava ancora di più l’obesità della donna, trattenuta a stento da un marsupio a fantasia. Sulle spalle, una pelliccia maltrattata e spettinata. Mario Marco riusciva anche a intravedere un lembo di tuta da ginnastica.

– Buongiorno, signora.

– Buongiorno – rispose la signora, con l’aria sperduta.

– Il mio collega non c’è. Purtroppo, è dovuto uscire per un servizio urgente.

– Allora torno un altro giorno… – Cecilia Ceci scostò la sedia per alzarsi.

– Ma no, rimanga, me ne occupo io.

– Ah – fece la donna – Rimango? – Sembrava delusa.

– Sì. Conosco anch’io il caso.

Cecilia Ceci riavvicinò la sedia alla scrivania, trascinandola. Poi incrociò le mani sul marsupio.

– Da dove cominciamo? – chiese il commissario.

– Da dove?

Mario Marco si passò una mano tra i capelli. Abbassò la voce. – Senta signora, suo marito l’ha picchiata, e non è la prima volta, no?

La donna rimase in silenzio, guardandosi i piedi.

– Lei non lo ha denunciato, ma lo sappiamo. Il mio collega… – Il mio collega è uno stronzo, avrebbe voluto dirle, invece disse: – Lei ha già parlato con il mio collega?

– Sì – rispose Cecilia.

– E che le ha detto?

– Che mio marito non è cattivo, che è il lavoro, che è stanco, che…

– E lei che ne pensa?

– Che è colpa mia – La donna si coprì il volto con le mani.

– Signora, non faccia così…

– È colpa mia, è colpa mia – ripetè la donna – Ma io non lo faccio apposta, non so resistere, è più forte di me… – Mario Marco prese un pacchetto di fazzoletti di carta che teneva sulla scrivania, lo aprì, ne tirò fuori uno e lo porse alla donna.

– Shhh, si calmi, su, si calmi – continuò a ripetere il commissario, agitando il fazzoletto di carta. Adesso mi tocca pure fare l’assistente sociale, sospirò.

– Mi scusi… Mi scusi… – le parole della signora erano appena comprensibili, in mezzo a quel pianto irrefrenabile – Non volevo… Io ho questa cosa, non so resistere… Non lo faccio apposta…

– A che cosa non sa resistere? A comprare un’enciclopedia?

– Sì, sì… È più forte di me, appena me ne fanno vedere una, la voglio… Per la bambina… Per me… Mi piace, però mi dispiace poi dopo… Io…

– Adesso si calmi… Non succede niente, shhh… Non volevo farla agitare… Guardi, ecco qui un fazzoletto… ce ne sono altri… Non c’è niente che può fare, o che ha fatto, per questa cosa? Andare da uno psicologo, non so… – Disse Mario Marco.

– Da uno psicologo? No, no – l’infelice Cecilia aveva smesso di piangere, e parlava tirando su col naso – Non ci sono mai andata… Mio marito… Non lo so, se mi ci manderebbe… gli psicologi costano.

– Ecco, facciamo così – continuò il commissario porgendo alla donna un altro fazzoletto – Lei dice a suo marito che il commissario Marco le ha detto che è importante andare da uno psicologo, da uno psicanalista, capisce? E se c’è qualche problema, manda suo marito a parlare con me, d’accordo? E se anche lei ha qualche problema, mi telefona, d’accordo? Ecco, mi telefona qui in questura, prima di comprare un’altra enciclopedia. Quando sta per firmare il contratto, mi telefona, va bene? Ha capito?

La donna scosse la testa, continuando a tirare su con il naso. – Sì, sì, ho capito. Sì. Grazie. Posso andare, adesso?

Ho fatto una cazzata, pensò Mario Marco, adesso questa qui mi telefonerà trecento volte al giorno.

La signora si alzò, strusciando la sedia sul pavimento. Mormorò ancora un grazie, grazie, e s’avviò verso la porta. Mario Marco la vide allontanarsi lungo il corridoio. In fondo, ad aspettarla, c’era un uomo con i baffi, altissimo, con uno sguardo preoccupato. Il commissario rivolse al maresciallo un saluto con la mano, quasi festante. Quello lo guardò stranito, chinandosi a dire qualcosa alla moglie.

Puntata 6. Puntata 5Puntata 4Puntata 3Puntata 2.  Puntata 1 e lista dei personaggi.

08-05-2020 | © Riproduzione riservata

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