L’erba alla conquista della scalinata

Una scalinata, si sa, congiunge un sopra e un sotto, ovvero due dimensioni spesso molto diverse tra loro, aggiungendo alla città contrasto, sorpresa, movimento.
A Roma succede, oltre che in centinaia di altri casi, con le scale che lambiscono il Palazzo dello Sport, dal lato del Fungo, e che in basso hanno soprattutto lo scorrimento su ruote di chi esce dalla città in direzione del mare, e sopra invece le partite e gli spettacoli che ogni tanto animano quello stadiolo coperto con forma di astronave.

Ci passano, di solito, gli spettatori arrivati in metropolitana, o con l’autobus, e forse anche qualcuno che ha parcheggiato lontano, e terminata quell’ascesa approdano a una piazza brulicante di attesa, t-shirt e pagnottelle.

Ora che il virus ha azzerato quella programmazione, come tutte le altre, al traffico spelacchiato di sotto corrisponde lì sopra la desolazione d’asfalto e cancelli dell’auditorio chiuso sine die.

Dunque quelle scale non le fa più nessuno, e complice la primavera, insensibile al contagio, ci cresce l’erba. Come tra i sampietrini di piazza Navona, che hanno fatto notizia.

Qui però la relativa verticalità dell’insieme dà statura di facciata alla visione, e specie in certe ore il sole ne potenzia il verde. Arrivarci dal centro significa essere appena passati per il bianco dell’Eur monumentale, che senza la gente è quartiere quasi astratto.

Allora è più facile che quella parete di scalini infiltrati d’erba, che se non bosco verticale è almeno prato inclinato, paia rovina di una civiltà precedente, che la vegetazione poco a poco riconquista e avvolge.

Ci si può leggere la rivincita della natura sulla città, specie in tempi venati di catastrofe. E invece quei fili d’erba affioranti nella città-iceberg, che sotto di sé ne ha tante altre, si limitano a farne parte.

Alessandro Mauro è l’autore di Se Roma fatta a scale (Exòrma, 2016) e Basilio – Racconti di gioventù assoluta (Augh!, 2019)

 

 

 

 

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