Coronavirus, il diario di crisi – giorno 23

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Ventitreesimo giorno senza scuola

Ieri, quando scrivevo della claustrazione dei miei figli, non immaginavo di trovarmi alla vigilia della pubblicazione di una circolare del Viminale proprio sul tema delle passeggiate con i minori, seguita subito da una precisazione dello stesso Viminale e poi da un’altra precisazione del Viceministro Vito Crimi: “Possono uscire solo i bimbi piccoli, non certo i quindicenni”.
Insomma possiamo passeggiere con i bambini, correre da soli e disperarci con gli adolescenti. Assessori e presidenti di Regioni si sono mossi con tutte le loro divisioni per ristabilire l’ordine e rimettere il più velocemente possibile tutti, bambini, adolescenti e genitori, in punizione. Mi rendo conto che quando finirà la crisi sarà difficile rimettere i demoni nel vaso.

Ci sono dei luoghi che i romani hanno cominciato a frequentare – spero di non rivelare un segreto – si tratta dei terrazzi condominiali. Sempre più presenti nelle foto sui social, i vecchi ballatoi, lavanderie e stenditoi, in cui abbiamo visto ambientare più di qualche scena del cinema della commedia all’italiana son tornati di gran moda. Qualche famiglia ci porta i bimbi a prendere un po’ di sole, per sintetizzare la vitamina D. Ma ho visto nel palazzo di fronte al mio anche dei “pericolosi” adolescenti chiacchierare e bersi una birra.
Decido di organizzare una sorta di picnic con la mia famigliola. Preparo uova sode, tramezzini qualche mandarino ed altre piccole cose adatte allo scopo. Prima di partire per la gita decido di andare in avanscoperta con Giuliano. Giunti sul posto scopriamo che gli adorati condomini hanno cambiato portoncino e serratura. Ci ritiriamo in buon ordine e ci accomodiamo sul nostro terrazzo. Per consolarci, prepariamo anche due spaghetti.

Per festeggiare la circolare porto Ettore a passeggio dopo pranzo: per la verità fa un po’ freddino, però lui è entusiasta saluta chiunque passi con qualunque mezzo. Indica tutte le “cacchene”, a dir la verità solo due in 20 minuti, che vede passare. Quando torniamo a casa saluta il fratello con il tono di uno che è appena stato a fare un giro in dirigibile.

Poi ci sono due notizia che devo darvi una buona e una cattiva. Quella buona è che la stampante di Amazon giunse, dopo lunga attesa. Quella cattiva è che Cernia Gialla il nostro pesce rosso con l’infezione alla vescica natatoria, è spirato in quarantena.
Buona fortuna brava gente e, se potete, restate dove siete.

Ventiduesimo giorno senza scuola

Sento la video lezione di scienze naturali delle maestra di Giuliano. Spiega ai bimbi l’habitat e fa loro l’esempio dell’orso bruno, dell’orso bianco e dei loro rispettivi ambienti. Per far loro capire meglio, paragona l’habitat alle nostre case. Vi trovo una certa ironia.

Oggi a casa con i piccoli, sveglia tardissimo, compiti di matematica per Giuliano per Ettore puzzle, corse di macchinine e Superpigiamini su Netflix. Ricordo il mio rapporto di fanciullo con la televisione, capitava non di rado che i miei mi punissero proibendomi di uscire ed andare a trovare gli amichetti del palazzo, e allora io pensavo che, male che fosse andata, qualche bel cartone animato lo avrei potuto vedere. È un po’ come se in nostri figli fossero stati messi in una super punizione dal coronavirus. Punizione che a dire il vero sembra spettare anche a noi. Però loro sono veramente reclusi. Se avete un cane, lo potete portare a fare una passeggiata, se avete un figlio no. Uno di quei casi in cui una vita da cani non è poi così male. Io mia moglie per lavorare o fare la spesa siamo usciti un po’, Giuliano ed Ettore no.

Anche le maestre dell’asilo hanno cominciato a mandare messaggi in cui leggono favole, cantano filastrocche o semplicemente chiamano per nome tutti i bimbi della classe.
Ieri grande mangiata di spaghetti alla chitarra cozze e pecorino, oggi a pranzo loro tortellini al sugo, io rapa rossa. Il prezzemolo e il basilico che abbiamo seminato nel terrazzo hanno cominciato a sbucare dal terriccio. Mia moglie ha fatto invece una riunione di lavoro con una piattaforma per videoconferenze con grande profitto.
Buona fortuna brava gente e, se potete, restate dove siete.

Ventunesimo giorno senza scuola

Sono in ufficio e sento lo spalare degli operai che stanno facendo un lavoro di scavo, credo per qualche tubatura o qualcosa da cablare. Sono proprio davanti al portone che ospita il nostro ufficio. Lascio la finestra aperta per poter continuare a sentire il frash delle palate. Fanno presto, quando vado via già non ci sono più.
Nel mio percorso in bicicletta ho notato tanti piccoli cantieri che velocemente spariscono. Probabilmente c’erano anche prima però li notavo meno, in mezzo al grande caos in cui mi immergevo ogni volta. In ufficio faccio le cose che devo fare, dopo aver disinfettato e lavato tutto quello che potevo. Devo dire che andare a lavorare aiuta a concentrarsi su altro e questo rasserena un po’.
Il mio condominio per la prima volta manda una email in cui lamenta carenza di cassa. Evidentemente, vista la situazione i condomini hanno deciso di tagliare anche lì.

Tornando rallento, mentre attraverso il Tevere, e insieme alla consueta colonia di gabbiani vedo un giovane airone bianco, bellissimo con le sue zampe slanciate il suo becco aguzzo e nero con cui sembra pulirsi il piumaggio.

Prima di arrivare a casa decido di fermarmi per fare un po’ di spesa ad un supermercato diverso e più fornito di quello che ho adottato dall’inizio della crisi. Faccio una discreta fila in Viale Trastevere tra i platani che si inverdiscono ogni giorno di più. Riesco a conquistare delle cozze e del pesce fresco, penso che quando arriverò a casa sarò accolto come il messia e lo dico a Gabriele del banco del pesce, che con la consueta gentilezza mi ha preparato tutto. Abbiamo una amena discussione sulla preparazione della pasta allo scoglio, imparo più di qualcosa, come al solito.

Effettivamente quando scendo carico di doni dalla mia bicicletta vengo accolto da mia moglie molto compiaciuta per la presenza dei mitili. Trovo il piccolo Ettore che gioca con i colori a dito in cucina e Giuliano che fa una videolezione con la maestra “umanistica” .
Dopo un po’ Giuliano mi chiama e trovo che per errore è riuscito a mettere lo schermo del mio pc in verticale, io neanche sapevo che si potesse fare: perdo un po’ la pazienza poi mi metto e lo risistemo, nel frattempo lo mando a fare scuola in un’altra stanza. Sento la voce un po’ chioccia e un po’ elettronica della maestra ‘umanistica’ che fa una lezione mi pare di capire di grammatica, sembra la voce contraffatta del professore de “La Casa di Carta”. Lui urla continuamente IO, IO, IO, Giuliano. Sul Corriere leggo che una lezione delle medie della stessa scuola di Giuliano è stata hackerata da qualche genio del male che si è divertito a mandare immagini oscene ai bimbi. Bah, spero sia stato un altro bimbo.

I capi delle nazioni e i gli uomini medicina dicono che il contagio pur crescendo ha un trend in discesa. Speriamo!!!! Oggi ho scoperto che una mia amica di qualche vita fa è stata male. La cosa mi ha molto addolorato ma lei è forte e sta già meglio. Non vedo l’ora di poterla riabbracciare.
Buona fortuna a tutti brava gente e se potete restate dove siete.

Quarto weekend senza scuola

La mia casa sogna. Se l’attività onirica è la capacità di elaborare e trasformare in simboli quello che ci succede nella vita reale, la mia casa lo sa fare.
Vi racconto l’ultimo sogno che ha fatto per noi. Abbiano in casa da almeno 5 anni dei pesci rossi, o meglio dei carassidi, anche perché nessuno di loro è più rosso, in un piccolo acquario in cucina. È successo che uno di loro si è ammalato, probabilmente ha un’infezione alla vescica natatoria, per questo non riesce più nuotare dritto e, insomma, sta maluccio. Le cause dell’infezione possono essere le più diverse, ma probabilmente sono contagiose, quindi abbiamo dovuto separarlo e metterlo in quarantena in una piccola vasca. Il suo nome è Cernia Gialla perché quando lo abbiamo comprato era appunto giallo e Giuliano, che già si appassionava delle creature marine, aveva scoperto da poco le cernie giganti. Il punto è che anche un altro pesciolino comincia a nuotare a tratti malamente. Se anche l’elegante Linguetta dovesse essere contagiato temo che dopo poco toccherebbe anche a Bruto, il più anziano del gruppo.
Questa piccola vicenda ha molto colpito i miei due piccini che sono molto preoccupati. Per il resto, il weekend è andato avanti tra le faccende domestiche: lavatrici, pulizie varie e qualche gioco con i bambini. In particolare con Ettore abbiamo seminato un po’ di vasi con peperoncini e cetriolini.

Qui chiusi ogni tanto litighiamo, ci disperiamo sia i grandi che i piccini. Poi però ci calmiamo e per il momento ritroviamo l’equilibrio necessario ad andare avanti un altro po’.
Qualcuno tra i capi delle nazioni comincia a pensare che bisognerebbe rincominciare a riaprire qualcosa a breve, un po’ per non morire e un po’ per non impazzire, altri dicono che no, non se può parlare nemmeno per il momento. Non sono in grado di dire quando e quanto si debba ancora restare in questo stato, ma almeno la possibilità di discuterne vorrei che fosse concessa a tutti: capi e non capi. Buona fortuna a tutti brava gente e se potete restate dove siete.

Diciottesimo giorno senza scuola

La notizia di oggi è che nonostante qualche timido segnale dalle nostre parti le cose non migliorano.
Gli Usa ci hanno largamente superato e stanno per passare la Cina per numero di contagiati. Abbiamo raggiunto il mezzo milione di casi nel mondo, 2 miliardi e mezzo di persone si sono chiuse in casa e 25.000 sono morte.
Noi europei dovremmo aiutarci fra di noi ma non sembra che i paesi più ricchi siano disposti ad aiutare più di tanto. Ieri grande Consiglio UE con Zoom o Skype, non so, comunque in videoconferenza, dal quale noi italiani usciamo sbattendo la porta come forse non facevamo dalla conferenza di Parigi del 1919, e allora non fu una scelta felice. La tragedia è che probabilmente abbiamo ragione, ma in politica estera temo che il torto sia un concetto spurio quanto il suo contrario.

Comunque queste sono riflessioni troppo complesse per me, il mio universo è sempre più domestico. Oggi ancora a casa con i bimbi. Giuliano fa un po’ di compiti, sveglia alle 8, ed Ettore gioca con macchinine varie e domino di legno.
Mi accorgo che tutte le cose che ho in casa, ora che siamo costretti, possono essermi preziose per fare qualcosa in più. Prendo la lavagna che tengo chiusa in uno sgabuzzino da un po’, la metto in cucina e la uso per fare matematica con Giuliano e qualche squalo con Ettore.
Dopo pranzo Ettore si fa un pisolino. Mi chiedo quando il mondo esterno sarà per lui un ricordo sfocato. Giuliano vuole che facciamo qualcosa insieme, vado. Giochiamo a Indovina chi, mi piaceva molto da bambino, mi ricorda una vacanza inaspettata, e sfogliamo un librone pieno di animali preistorici che ci piace molto.
Torna Martina, mi racconta di una Piazza Navona vuota solcata da due o tre persone che corrono in tondo, in fondo tanto tempo fa era uno stadio.
Tra i miei appassionati lettori ce n’è uno, di otto anni, che mi ha scritto una letterina che pubblico qui di seguito:

#Restiamoacasaancheseèdura
Questo coronavirus, lo so, è molto stancante ma bisogna rispettare le regole e, dunque, restare a casa.
Lo so che è dura ma questo è il momento in cui tutti dobbiamo sacrificarci.
Questo coronavirus mi provoca tanto fastidio e dolore ma mi consolo pensando alle cose belle fatte con gli amici.
Tanti giorni senza scuola, senza sport e amici sono veramente duri!
Passo il tempo giocando a pallone in salone, guardando qualcosa su Raiplay e giocando alla playstation.
Ogni giorno penso alla Serie A di calcio: quando torneremo a vedere le partite?
Gianluca Falchi

I prìncipi ed i grandi continuano ad ammalarsi, oggi è il turno del biondissimo Boris Johnson. Chissà che in questo periodo così cupo per i prìncipi non possa andar un po’ meglio per i Draghi…
State bene brava gente e restate dove siete se potete.

Diciassettesimo giorno senza scuola

La ragione per cui non ho usato mai le mascherine, nella mia lunga esperienza di ciclista metropolitano, è che mi fanno appannare gli occhiali. Ed è lo stesso anche con il Covid-19. Eppure in Grey’s Anatomy riescono ad usare occhiali bellissimi e mascherine fighissime senza appanno alcuno.

Comunque, questa mattina missione spesa. Decido di collaudare la mia mascherina auto prodotta che dovrebbe farmi appannare gli occhiali un po’ meno. Salgo in macchina, fuori piove a dirotto: in realtà devo andare al supermercato che sta a 300 metri da casa, però la macchina mi consentirà di caricare più spesa e di non bagnarmi. Compro un bel po’ di roba. Del resto, spero ci basti almeno per tre quattro giorni.
Alla cassa non trovo Coletta ma una sua collega, anche lei gentilissima. Con lei c’è un omone gigantesco, con la mascherina, una grande pancia, una grande barba è una grande testa pelata. Lei lo tratta con quel fare brusco e scherzoso che a Roma si riserva ai propri cari. Mentre passa gli infiniti codici a barre, ci dice che è suo fratello. Dopo un po’ capisco che è un disabile e che è lì perché è l’unico posto in cui ora può stare con qualcuno che abbia cura di lui. Enorme, sulle sue gambone, mi guarda mentre pago e imbusto a un certo punto si piega in due e porta le mani sulla testona calva. “Che è na fitta? Dai che mo’te passa”.

Torno a casa e trovo Ettore che tenta con mezzi fisici e psichici di monopolizzare la mamma, “Mia Mamma”. Spinge letteralmente fuori dalla stanza me e il fratello protestando l’esclusività della sua proprietà.
Ricordate Monk, il detective ossessivo compulsivo interpretato da uno spettacolare Tony Shalhoub? È un genio della deduzione con alcune terribili manie legate spesso all’igiene. Cerca di non dare mai la mano a nessuno e se gli capita si pulisce subito con una salvietta umidificata. Non abbraccia nessuno. Insomma, diciamo che mantiene in distanziamento sociale pre Covid-19. Una delle cose che mi faceva più ridere era la pulizia con uno spruzzino di tutta la spesa acquistata. Ora lo faccio anche io.

Sento Martina che stira, Ettore dorme e Giuliano segue la sua lezione di scacchi. Lavoro un po’ . Giuliano mi dice che nel 2019 abbiamo vissuto una vita completamente diversa da quella del 2020. Aspettiamo come sempre il bollettino delle 18. Il governatore della Lombardia Fontana dice che va male. State dove state se potete.

Sedicesimo giorno senza scuola

Decido di svegliare Giuliano presto e di metterlo a studiare subito dopo colazione. La sera prima glielo annuncio. Lo sveglio poi non prestissimo, sono le 8, fa colazione con un uovo, è molto assonnato.
Dopo un po’ si alza anche il fratello, nel frattempo Martina esce e va a lavorare. Dobbiamo studiare l’indicativo: ok, lo facciamo, ma cominciamo con il verbo essere e lo scriviamo in italiano, in inglese e in latino. La cosa lo diverte, sopratutto il latino che, gli faccio notare, è la lingua delle formule magiche di Harry Potter. Sentirgli dire sum, es, est, sumus, estis, sunt e poi eram, eras, erat, eramus, eratis, erant (questa volta il t9 è impazzito veramente…) mi ha fatto un piacere enorme. Volevo che si impastasse la bocca con questa lingua inutile, vecchia e sublime almeno una volta. Ha otto anni e sta vivendo una delle esperienze più strane della storia umana.
Tutto il mondo si sta fermando, tutto il mondo è terrorizzato. Il segretario generale dell’Onu parla di minaccia per l’umanità. Un altro principe si ammala, una teoria interminabile di vecchie stelle del firmamento della fantasia e dell’arte si spengono una dopo l’altra. Migliaia di persone normali come me muoiono nella sorpresa generale. E come se non bastasse il nostro capo della protezione civile, l’uomo dalla bocca del quale pendiamo ogni giorno alle 18 ha la febbre, forse è contagiato, forse no. Fatto sta che sembra che aboliscano la conferenza stampa, che verrebbe sostituita da un comunicato stampa. Poi sembra che la facciano senza di lui. Noi abbiamo bisogno di ascoltare parole autorevoli, di avere la sensazione che qualcuno continui ad occuparsi di questo maledetto virus è un po’ anche di noi. Il punto è che per la prima volta l’emergenza da gestire riguarda direttamente anche i capi. Che uno dopo l’altro si ammalano o finiscono in quarantena. Bertolaso invocato come un semidio è ora ricoverato al San Raffaele.

Ettore, dopo essersi beccato un rimprovero al mattino si ammansisce ed è particolarmente dolce tutto il giorno. Forse voleva solo questo un limite, un no. C’è un bel sole anche se fa freddino Ettore vuole uscire in terrazza, gli metto il piumino e gli organizzo una partita coni birilli. Giuliano ci raggiunge giocano, ridono prendono le biciclettine. Preparo loro il pranzo , mangiamo volentieri tortellini confezionati al sugo.
Torna la mamma, il pomeriggio va via tra il pisolino di Ettore, un po’ di scacchi, altri compiti, la lezione di ginnastica che Martina ci impartisce e la merenda. Quanto fumerei volentieri se non avessi smesso l’anno scorso, fuori dalla mia finestra vedo un signore in vestaglia che come di consueto fuma nel sul terrazzo. Non ci ho mai parlato, non l’ho mai salutato. Riesco a vedere un po’ dentro la sua casa, ha una bella libreria. Chissà, magari mi starebbe pure simpatico. Nel frattempo Amazon continua a dirmi che mi invierà una email quando avrà una data di consegna prevista per la mia stampante. Sono ormai 3 giorni. State dove state se potete.

Quindicesimo giorno senza scuola

Ieri sera mentre guardavamo su Netflix “La casa di Carta” sono stato preso da un raptus sartoriale e mi sono confezionato una mascherina. Ho tirato fuori le enormi forbici che mia mamma e le mie tate usavano quando ero bambino. Ho preso una vecchia maglietta e mi sono messo a tagliare e cucire. Il risultato non è stato grandioso, però tant’è. La questione comincia a diventare seria perché chi è sprovvisto di mascherina è mal visto dal prossimo suo che teme possa irrorarlo con virulente goccioline. Fuori dalle farmacie i cartelli sono passati da “mascherine esaurite” a “Le mascherine non arrivano”. Io ne ho, compresa quella auto prodotta, tre.

Questa mattina ho preso la bici e sono tornato in ufficio. Roma era freddina, le temperature si sono abbassate un bel po’ ma c’era quella luce fantastica che si riesce ad avere solo quando l’aria è più fresca. La popolazione che ho incontrato era piuttosto limitata e si componeva per un terzo di senzatetto, per un terzo di poliziotti e per un terzo di me…

Ogni tanto qualche sirena di auto mediche a tutta velocità e tram che nel vuoto sembrano giganteschi.
Giunto in ufficio, pulisco mani e postazione, tiro fuori il portatile e mi metto a stampare il nuovo modulo per l’autocertificazione. Ormai un genere letterario, vorrei conoscerne l’autore. Mi metto a lavorare: scrivere, telefonare, pubblicare. Chiamo casa e sento che Giuliano ed Ettore stanno dando del filo da torcere a Martina. Giuliano si è impuntato che la lezione live non è oggi ma domani. Vuole rimandare i compiti!
Quando torno lo trovo che ha fatto quasi tutto, finiamo e poi giochiamo un po’.

È tutto un più difficile, i bimbi si innervosiscono dopo quasi venti giorni di cattività. La lezione live lo vede partecipe: lo sento urlare, dire la sua; la voce della maestra questa volta sembra giungere dall’Apollo 13, qualche problema con il microfono. Ettore cerca Batman che, come dice lui, “colle”, e mentre lo dice corre disperatamente per tutta casa. Chissà perché si è così innamorato proprio dell’uomo pipistrello. Ieri mi sono messo a fare un puzzle con lui, è bravo, riesce. Oggi l’ho trovato che faceva un collage con la mamma. Vuole stare con noi. Vuole la scuola cioè uscire, gli altri bimbi e stare con noi.
Quanto tempo facciamo passare ai nostri bimbi davanti ai device? Sempre di più e sempre di più ne passiamo pure noi.

Pare che le cose vadano un po’ meglio in Italia: meno morti, meno ricoveri. Il governo però prepara un provvedimento che consentirà, se necessario di prorogare le chiusure fino al 31 luglio e di governare con più elasticità grazie ai prefetti.
Merenda con latte e biscotti e la mamma che è sua. Superati i 400.000 casi nel mondo. State dove state se potete.

Quattordicesimo giorno senza scuola

Alla fine il mio ufficio non ha chiuso e sono anche riuscito a fare il mio ordine su Amazon, anche se dice che mi manderà una email quando saprà del giorno della consegna.
Oggi ho cercato di lavorare, giocare con Ettore, cucinare e far fare i compiti a Giuliano contemporaneamente. Non è andata benissimo, ma si fa quel che si può. Ho tanto sonno, leggo di notizie tremende da tutto il mondo. Anche dalla Spagna che per una serie di ragioni mi è particolarmente cara.

“Io bimbo, mia scuola vojo” dice il piccolo Ettore e il fratello gli risponde “Forse fra tanto tempo in una galassia lontana lontana riaprirà la scuola.” Mi rendo conto di come Lucas abbia un ruolo sempre maggiore nel nostro ménage…
Fa un po’ più fresco, dal terrazzo vedo i pollini dei platani che il vento sta facendo mulinare un po’ ovunque. Giuliano fa la sua consueta lezione di scacchi su Zoom. Torna mia moglie, e si mette a giocare con i palloncini insieme ad Ettore. La casa si colora un po’ in attesa della conferenza stampa con il bollettino delle sei. State dove state se potete.

Terzo weekend senza scuola

Questa mattina mi sono alzato e ho trovato sul web l’annuncio del Presidente del Consiglio che diceva che avrebbe chiuso tutte le attività non essenziali. Immagino che questa volta chiuda anche il mio ufficio. La cosa non mi fa piacere, anzi. Ieri mi sono accorto che Amazon non consegna più, quindi niente stampantina.

È presto, non sono neanche le sette. Al mio occhio sempre più presbite il display del cellulare sembrava dire le otto, invece sono solo le sei e cinquanta. Faccio le mie abluzioni ascolto la radio e penso che devo andare in ufficio l’ultima volta a recuperare il mio pc. Aspetto che mia moglie si svegli per parlargliene e mi metto a preparare l’impasto per la pizza, attività semiludica che ha visto molti di noi impegnati in questo periodo, in ogni caso l’ho promesso ai miei due piccoletti quindi si fa.
Martina si sveglia, le dico. Dopo un po’ compare Ettore molto assonnato ma bellissimo come sempre. Prendo la bicicletta, il gel, il casco, un bustone di tela e vado. Viale Trastevere è quasi completamente vuota, la percorrono solo rari autobus a tutta velocità. I platani hanno cominciato a fare i pollini e qualche germoglio, sembrano aver visto il calendario, la primavera ai tempi del Coronavirus è cominciata. Trovo solo due carabinieri che chiacchierano davanti al Senato. Salgo, pulisco la postazione, apro la finestra e nel silenzio sento solo lo stridio dei gabbiani sempre più padroni della città. Prendo quel che devo prendere e vado via.
Torno a casa trovo tutti sul terrazzo che giocano. Ettore ha le calosce, credo per fargli innaffiare le piante senza bagnarsi. Bevo un caffè provo a parlare un po’ con Martina.
Poi esco, vado al supermercato ultimo luogo fisico del consumo. Compro un po’ di cose saluto Coletta che ha appena discusso con un mio vicino di casa. Mi accorgo che tutti hanno un po’ i nervi a fior di pelle. Passiamo al tu, mi dice che posso trovare le noci per mia moglie in quello scaffale. Torno, prendo, pago, vado via. Rincontro il mio vicino di casa, gli dico che le cassiere poverine lavorano e rischiano molto di ammalarsi. Mi spiega che hanno sbagliato perché qua e perché la. Si parla del virus, scopro che crede a teorie complottiste per le quali sono statipe deliberatamente attaccate le zone più produttive del Paese. Lo saluto vado a riprendere il carico di passate di pomodoro che giace nel mio portabagagli.

Preparo la pizza, viene benino, pranziamo fuori. Siamo abbastanza allegri. Mi guardò intorno e vedo una signora che fa la ciclette, due che potano i gerani, un uomo che fuma, una ragazza che si fa bella. State a dove state se potete. Buona domenica.

Dodicesimo giorno senza scuola

Sono andato in ufficio, ho disinfettato la mia postazione, lavato le mani e mi sono accomodato alla mia scrivania odorosa di alcool denaturato. Stampo della roba, mi rendo conto che devo comprare una stampantina per casa. Non c’è nessuno, probabilmente verrò raggiunto più tardi.
Lungo la strada poche persone, quasi nessuno, anche se a giudicare dai social avrei dovuto incontrare frotte di corridori e passeggiatori. I gabbiani e i pappagallini volano tranquilli. Chissà che pensano di noi umani improvvisamente spariti.
L’ingresso centrale del Senato è circondato da una nastro giallo della polizia che ricorda vagamente quelli americani con su scritto “CRIME SCENE DO NOT CROSS”. In compenso si vedono i proiettori che immagino coloreranno rosso, bianco e verde la facciata di Palazzo Madama la notte, non so bene per quali occhi.

Per anni mi sono occupato dell’agroalimentare italiano e mi viene in mente che purtroppo non siamo autosufficienti. Il che, detto in due parole, vuol dire che non produciamo abbastanza cibo per la popolazione residente in Italia e difficilmente potremmo farlo, data la nostra orografia. Abbiamo bisogno di importare grandissime quantità di cibo. Se gli stati prima di tutto UE, ma anche extra Schengen, in questa emergenza non trovano il modo di collaborare, per noi non sarà facile. Il che temo valga per molte altre filiere produttive.
In compenso uscendo mi è capitato di incontrare un’ardita dei cuoricini che ha colto l’occasione datale dall’apertura del nostro portone per entrare e incollare nell’androne e sul portone stesso cuori rossi e messaggi di ringraziamento e incoraggiamento a tutti quelli che mettono la musica contro il covid-19 alle 18.
Cuori rossi e musica che sia questo l’antidoto? Non so, oggi ho letto che il vecchio Ennio Morricone dice che c’è poco da far musica. Però può essere di grande conforto, e poi un po’ di casino almeno sonoro c’è lo lascino, pur facendo la tara dell’inevitabile propaganda che il momento porta con se.

Dopo un po’ in ufficio arrivano Flaviano e Luca. Mi dà un piacere inaspettato scambiare quattro chiacchiere con loro. Si parla del virus, delle cose che dobbiamo fare e si scherza un po’. Sempre mantenendo una certa distanza, non simbolica, proprio fisica. Quando vado via mi salutano dalle finestre, fumando e sorridendo.

Ho dimenticato di mettere la catena alla bici, ma l’unico che ogni tanto le passava vicino era un vigile urbano. Torno a casa e mia moglie mi dice che Giuliano vuole uscire, vuole che gli invitiamo a casa almeno un amichetto o la bimba che abita al piano di sopra. La mamma gli ha detto di no, lui non l’ha presa benissimo. Ma purtroppo ha ragione Martina.
Mentre scrivo sento la classe di Giuliano che fa gli auguri prima di iniziare la lezione live. Oggi sono un po’ più giù del solito, forse perché non vedo la fine. Allora vado a prendere il caccia stellare di Giuliano e mi rallegro un po’ pensando a lui che mi ha accolto chiedendomi se mi era mancato, e non intendeva se stesso ma il caccia stellare.
Ciao e state dove siete se potete.

Undicesimo giorno senza scuola

Le cose come è noto sembra che continueranno ad andare così per un po’. Anzi pare che il governo stia approntando misure ancora più restrittive: è che anche i principi delle favole si possano ammalare. Le persone sopratutto in alcune zone del paese, tra le più ricche e le più sviluppate, soffrono e troppo spesso muoiono.
Ho difficoltà a dire che ci dobbiamo ritenere fortunati, anche perché siamo solo all’inizio di questa avventura, per il momento facciamo di tutto per non intristirci troppo.

Oggi era l’ottavo compleanno del mio figlio maggiore, il mio diletto Giuliano. Abbiamo preparato insieme una crostata, una bella pasta al pesto e abbiamo festeggiato in salotto, con la tavola apparecchiata è tutto quello che serviva, compreso un abbigliamento consono. Sarebbe stato bello avere con noi i nonni, gli amici, qualche compagno di giochi o di scuola di Giuliano ma ci siamo accontentati di noi quattro.
Giuliano era contento, Martina gli ha fatto trovare in giro per casa tante candele da spegnere, per tutta la giornata gli ha cantato tanti auguri a te. Ieri aveva chiesto se questo sarebbe stato il suo compleanno più brutto, con un po’ di imbarazzo gli abbiamo detto che tutto sommato saremmo stati bene insieme.
Dopo pranzo ci siamo dedicati a montare il caccia stellare di Star Wars della Lego che la nonna gli aveva regalato. Amici e parenti gli hanno fatto gli auguri per telefono o con video chiamate. Anche la maestra si è ricordata e gli ha inviato un audio in cui gli cantava tanti auguri.
Ettore, il minore ci ha messo un po’ ad accettare che non fosse il suo di compleanno ma poi se n’è fatto una ragione e ha spento le candeline con il fratello.
Avete mai visto Una giornata particolare? È un film meraviglioso di Scola in cui Roma, per motivi diversi dai nostri, è vuota e rarefatta come quella di oggi. Se vi capita guardatelo, oppure riguardatelo, ora vedo se c’è sui miei canali streaming.
State dove state se potete.

Decimo giorno senza scuola

Le agenzie oggi hanno battuto questa notizia “Unesco: metà degli studenti del mondo senza scuola. A causa dell’emergenza scatenata dall’epidemia”. Si tratta di una tragedia vera. La scuola è stata una delle grandi conquiste dell’umanità la sua sospensione ha una gravità incommensurabile. Maggiore di quella delle libertà individuali cui siamo stati costretti a rinunciare in questi stupidì giorni di marzo.

Lei si chiama Coletta ed è la mia eroina. Non mi stancherò mai di ringraziarla ogni volta che la incontro al supermercato vicino a casa, in cui cerco di andare il meno possibile per evitare contatti e le droplet, le pessime goccioline del virus. Sono entrato ho preso il mio carrello, ho incrociato con sospetto gli altri avventori, ho comprato tutto quello che mi serviva e poi sono andato da lei. Era li, al suo posto di lavoro con la sua mascherina, i sui guanti e i suoi occhi scuri e la sua cassa. La conosco da anni, ha visto crescere i mei figli appollaiati sul carrello. Mai però le avevo chiesto come si chiamasse. Oggi l’ho voluto fare e mi sono presentato anche io.

Lei è lì lavora e rischio, molto più di noi, clienti terrorizzati che chiediamo di non mettere la nostra spesa nello scivolo vicino a quella dell’avventore precedente. Vorrei fare qualcosa per lei, per ora riesco solo a ringraziarla e cercare di non andare a trovarla troppo spesso.

Ho preso tante cose ma soprattutto le candeline, il burro, la marmellata, le uova e la farina per preparare la crostata per il compleanno di Giuliano che sarà domani. Pulisco tutte le confezioni di plastica con uno spruzzino. Mi pare eccessivo, ma il temibile Burioni lo consiglia. Giuliano aspetta con grande trepidazione i sui 8 anni, conta le ore non vede l’ora come si suol dire.

Altra novità importante è che ci è arrivato il filtro della lavatrice ordinato online. Funziona benissimo. Abbiamo di nuovo una lavatrice!!!! Anche oggi lezione online. Verbi: tempi semplici, tempi composti. Preistoria, paleolitico, cacciatori raccoglitori. I bambini erano di più quasi tutti, un gran fischiare di microfoni. Questa sera dopo cena vedremo La casa di carta, come dire di altre claustrazioni. State dove siete se potete.

Nono giorno senza scuola – o quasi

Anche oggi Giuliano ha parlato con i suoi compagni e con tutte e due le sue maestre. Stanno carburando, pian pianino entreranno a regime e saranno delle lezioni perfette. Ne sono certo.
Per il momento il gap tecnologico di molti di noi è un problema. Diciamoci la verità, né le famiglie né le insegnanti, nel loro grande numero, hanno la cultura digitale e gli hardware necessari. Oggi ho visto plasticamente il digital divide. Che peraltro non è necessariamente legato al censo o al livello di istruzione generale. Comunque in parte verrà abbattuto proprio dalla resistenza e la resa al Covid-19.

Martina è andata in ufficio, mentre Giuliano fa la sua lezione online io ed Ettore abbiamo improvvisato un meraviglioso pic-nic sul terrazzo. Per dargli maggiore credibilità, ci siamo puliti le mani con il gel disinfettante, davanti ai panini con la marmellata senza rientrare in casa. Poi ci siamo dati al giardinaggio, abbiamo qualche pianta ornamentale ma soprattutto qualche giorno fa abbiamo seminato dei preziosi semini di prezzemolo e basilico. Ettore era molto contento, gli avevo messo anche un giubbotto è stato quasi come uscire. A lui manca molto, continua a ripetere: “Ettore scuola vojo”. Vorrei tanto portarli a fare una passeggiata, Giuliano lo ha chiesto come regalo di compleanno. È stato bellissimo rivedere tutte quelle faccine vestite e lavate come in un giorno qualunque.

Il pomeriggio fanno lezione sulle frazioni, parlano di unità frazionarie. Correggono problemi, insomma è proprio scuola. Ogni tanto strani echi attraversano lo spazio e il tempo della lezione, ma nel complesso funziona. I bimbi non si sottraggono, leggono con il loro tono cantilenante. Per me è un’esperienza notevole: non frequentavo le elementari da più di trent’anni, quasi quaranta. “Se la maestra dice 3 decimi, è una frazione decimale? “.

Vorrei andar via, e ogni tanto lo faccio, perché non mi sembra giusto poter essere lì, mi sembra di invadere un territorio che dovrebbe essere esclusivo di mio figlio. Mi aggiro per casa cercando di evitare i cumuloettore: si tratta di concrezioni semispontanee presenti nella nostra casa di solito composte da giocattoli ed altri utensili casalinghi; possono essere molto pericolose provocando cadute ed altri incidenti.
State dove state se potete. Tutto passerà, anche se non andrà proprio tutto bene, le persone stanno male ed alcuni vanno via.

Ottavo giorno senza scuola, o quasi

infatti oggi Giuliano ha rivisto le sue maestre e molti dei suoi compagni di classe, gli è stato chiesto conto dei compiti ed altre cose da SCUOLA. Il tutto però online, in video conferenza. La maestra Virginia, che insegna matematica, scienze e molte altre cose, oggi, facendosi aiutare da una giovanissima nipote, che le forniva assistenza tecnica in tempo reale, ha fatto una prima scoppiettante lezione. Piena degli intoppi e delle trepidazioni delle prime volte.
Noi ci eravamo un po’ esercitati con lo strumento, perché il maestro di scacchi di Giuliano è riuscito a regalare un paio delle sue ore al giorno a tutti i bambini che segue da qualche giorno. Sì, perché nella scuola di Giuliano fanno una di quelle cose che stanno tanto antipatiche ai più conservatori di noi, i progetti e uno era proprio quello di scacchi. Ettore ha voluto partecipare anche lui e per un po’ ha seguito la lezione. Cosa che gli abbiamo consentito finché non ha cominciato a cantare Batman a squarciagola. Il tutto è durato poco più di un’ora ma ha funzionato, e questo era lo scopo di questo primo contatto.

Siccome il mondo spesso si accanisce, quest’oggi ci si è rotto il filtro della lavatrice. Piccola tragedia, lo abbiamo ordinato online speriamo che arrivi presto. Sono stato io a romperlo, per aprirlo e liberare due calzini di Ettore imprigionati.

Finito di scassare la lavatrice esco, prendo la bicilcletta e vado in ufficio. Il tempo è bellissimo e l’aria sembra pulitissima. Non incontro molte persone però un altro ciclista in Via Arenula, davanti al Ministero, sputa a terra. La cosa mi fa talmente impressione che sbando per evitare lo sputo. Dietro sento il clacson di un motorino, che a sua volta sbanda per evitarmi.
Arrivo in ufficio e mi metto a lavorare. Dopo un po’ mi affaccio alla finestra e noto le graminacee che da un po’ crescono sul tetto del Senato, sempre più robuste. Che sia un anticipazione dei futuri orti di guerra? State dove state se potete.
PS le maestre hanno tutta la mia più incondizionata ammirazione e stima. Da bambino non lo avrei mai detto.

Secondo weekend senza scuola

Oggi per la prima volta dal mio terrazzo non si vede più Porta Portese. Il mercato non c’è più. La strada dei russi (i profughi riuscivano a far entrare splendide Leica) è deserta. Domenica scorsa si vedeva ancora in lontananza un piccolo brulicare di avventori e venditori.
Penso a papà, che ci è andato tutte le domeniche per decenni.

Giuliano ha scoperto le videochiamate e riesce giocare con un suo amico a qualunque cosa: corsa, spadate, morra cinese, lotta dei dinosauri ed altro ancora. Ettore li insegue passo passo per tutta casa.
Per pranzo preparo carne con le mollichine alla palermitana, pasta e cavolini dì Bruxelles. Il tempo è buono decidiamo di mangiare sul terrazzo. Stiamo bene c’è un po’ di sole, chissà che i piccoli non facciano un po’ di vitamina D.

Martina, in un momento di ottimismo, mi fa notare che sicuramente riusciremo a spannolinare Ettore in poco tempo, data la situazione. Esco per fare un po’ di spesa, incontro una coppia di vicini di casa vestiti di tutto punto che fa dello jogging ad alti livelli: le scarpe giuste, i pantaloncini attillati, quasi da ciclista, addosso però hanno i anche gli ormai quasi inevitabili guanti e la mascherina da chirurgo.
Quando torno dalla spesa trovo lei che fa degli scatti davanti al portone. Compulso i miei device alla ricerca di notizie dal mondo e dalla Lombardia. Come tutti sapete, non sono buone: la nostra condizione di reclusi probabilmente durerà ancora un po’ e, cosa peggiore, il Covid-19 giorno dopo giorno si porta via qualcuno in più.

Ieri ho lavorato più di quanto avrei voluto da casa, tra qualche tempo forse mi mancherà. Però, che forza i piccoli “Che facciamo?”. “Giochiamo a sasso carta forbice”. Ora suonano strumenti vari in video conferenza. Il virtuale e il reale si mescolano, le amicizie online prendono peso e quelle sulla terra se non coltivate in rete si affievoliscono, vale anche per noi grandi.
State dove state se potete.

Settimo giorno senza scuola

La novità oggi è che mia moglie è stata fermata per un controllo. Era a piedi mi dice che sono stati gentili e le hanno chiesto l’autocertificazione, che hanno fotografato, e le hanno detto che sarebbero andati in ufficio a controllare.
Sono a casa con i bambini, mi preoccupo un po’ mentre inizia a raccontarmelo. Lei è la mia famiglia, il mio amore, la mia compagna.

Giuliano fa colazione con un uovo, gioca a spadate con Ettore e poi a studiare: ha un po’ di schede. Sono un po’ brusco gli spiego che la mattinata è dedicata ai compiti, mi metto a fare un pò di faccende domestiche. Guardo la Montagna incantata, che avevo cominciato a leggere prima del virus, e mi ricordo di Hans entrato a Berghof (il sanatorio) per un periodo di tre settimane per poi restarci 1300 pagine. Anche li tutto gira attorno ad una infezione respiratoria, la tisi.

Preparo il pranzo, per i prigionieri è un rito importante, Giuliano ed Ettore non escono da domenica scorsa: bistecchina di maiale, patate lesse è un po’ di pasta al sugo.

Ieri Martina, la più ginnica fra noi, ci ha fatto una breve lezione di corpo libero. È stato molto divertente anche se per me faticosissimo, Ettore rideva e ci abbracciava continuamente però qualche esercizio ha provato a farlo pure lui.

Quando la sentiamo rientrare vorremmo andare ad abbracciarla ma prima via le scarpe e lavaggio mani. Partita a scacchi questa volta patto per ripetizione di scacchi al re. Buona serata a tutti, state dove siete se potete.

Sesto giorno senza scuola e primo giorno agli arresti domiciliari

Verso le dieci di sera ieri dopo aver sentito il discorso del presidente Conte capisco, in realtà male, che il virus mi ha fatto prigioniero è che non potrò andare in ufficio. Devo stare a casa. Mi devo organizzare perché comunque delle cose le devo e le voglio fare.
Ne parlo con mia moglie. Giuliano le chiede come faremo a comprare da mangiare se non lavoreremo più. Gli rispondiamo che non è proprio così, però devo ammettere che con i suoi otto anni ha colto il punto. Fino a dieci giorni fa le persone programmavano le vacanze estive, uscivano la sera e accompagnavano i figli a scuola e ora tutti a casa.
Questo servirà allo sforzo collettivo contro il virus, lo spero veramente però certo non mi rallegra. Poi leggo meglio e capisco che gli uffici sono solo oggetto di raccomandazioni non sono stati chiusi di imperio. Decido di andare, ho la mia autocertificazione, mi vestirò bene per fare una buona impressione alle forze dell’ordine.
Nel pomeriggio, dopo il ritorno di Martina, ero uscito per andare a comprare un regalo per Giuliano, che tra un po’ fa il suo compleanno, sapevo che probabilmente sarebbe stata l’ultima occasione. Faccio una chiacchierata con il giocattolaio di Via Fonteiana che è simpatico, dotato di buon senso e preoccupato come tutti noi.

Questa mattina mi faccio coraggio ed esco con bici casco e guanti, niente mascherina: la metterei ma non riesco a trovarla in farmacia. Vedo grandi file davanti ai supermercati, la distanza di sicurezza le allunga.
La verità è che medici e gli infermieri sono sicuramente gli eroi della lotta al coronavirus ma il vero impatto psicologico della nostra psicosi lo hanno retto le cassiere ed i cassieri che sono rimasti lì, a toccare tutto quello che noi avevamo appena toccato e a gestire interminabili file di clienti spaventati.

Roma è silenziosa, vuota e di una bellezza struggente, attraverso Ponte Garibaldi quasi in solitaria, penso a Will Smith in “Io sono Leggenda”. I senza tetto sono più visibili e più soli: noi siamo quasi tutti dentro, loro sono fuori sulle panchine a terra.

Arrivo in ufficio, lavoro per una confederazione di piccole e medie imprese (CEPI), c’è molto da fare: bisogna comunicare agli associati le misure per congelare i mutui, come gestire le questioni di sicurezza legate al virus nei cantieri. Scrivo, posto, invio, telefono. La tastiera nel silenzio ticchetta come non aveva mai fatto mi ricorda la Olivetti di papà.

Dopo il pranzo, che salto, arrivano altre due persone io vado ho più o meno finito tutto quello che dovevo fare anche se c’è quell’intervista… Arrivo a casa. Martina, Ettore e Giuliano hanno risistemato il terrazzo che sarà per noi un po’ d’aria in più. Ettore mi spiega che corre, corre Batman e che quella è la cacchena di Batman. Vuole giocare, mi rendo conto che ho ancora un po’ di belle cose. Le maestre hanno chiesto a Giuliano e ai suoi compagni di fare un disegno con la bella scritta “osserviamo le regole e andrà tutto bene”. Speriamo sia vero è che le regole siano finite qui.

 

Quinto giorno senza scuola

Meno male che sono in due giocano si guardano, si menano si vivono fra loro. Mia moglie mi chiama dall’ufficio, lavorano. Oggi tocca di nuovo a me stare a casa con i miei due fanciulli. Ieri tornando ho visto Roma andare oltre il ferragosto, uno scenario rarefatto, solo code fuori dalle farmacie e gente nei supermercati, leggo che hanno chiuso Fontana di Trevi, è davanti la scuola di Giuliano, è parte del nostro percorso quotidiano due volte al giorno. Mi rattristo, mi sembra una specie di distopia da fumetto, un racconto dell’Eternauta. Mi rendo conto che sotto traccia si gioca una partita politica non gradevolissima. Ogni giorno che passa ci convinciamo di più della necessità di rinunciare a tutto per salvarci la pelle, il che è comprensibile, speriamo di riavere indietro anche le libertà cui abbiamo rinunciato chiudendo ogni giorno un pezzo di paese in più. Giuliano mi ripete la lezione di scienze, habitat , produttori, nicchie ecologiche, consumatori primari, individui, popolazioni, comunità. Vi trovò una singolare attinenza alla nostra distopia quotidiana. Ettore lo ascolta e si ciuccia il suo biberon. Ogni tanto chiede della scuola chissà cosa passa per la sua testolina di duenne. Giuliano sa la lezione, giochiamo partita a scacchi tra le incursioni di Ettore che ci sposta i cavalli, perdo e mi incazzo. Tra un po’ preparo il pranzo: carbonara per tutti grandi e piccini. Buona giornata a tutti, cerchiamo di stare dove stiamo se possiamo.

Quarto giorno senza scuola e primo giorno in cui tutto è diventato rosso, Italia zona protetta

Comunque ieri è finita con un risottino giallo tutti insieme. Qualche discussione la claustrazione semivolontaria la provoca, ma dopo piccola sfuriata passa. Ci mettiamo a vedere una serie su Netflix e mi sorprendo a notare tutti i dettagli, diciamo così, previrus: amiche che bevono dalla stessa bottiglia, prossemiche molto strette, vestiti e automobili condivise. Temo per la simpatica sharing economy dei millennial. Oggi vado io in ufficio e Martina resta a casa con i nostri due fanciulli. Mangio uno yogurt in piedi davanti a Giuliano che si è appena svegliato e a mia moglie che si sta preparando il caffè, Ettore dorme ancora. Prendo la bici qualcuno in giro c’è, sembra agosto non ancora Ferragosto solo agosto.
Arrivo in ufficio, vedo una signora che fa le pulizie in qualche ufficio del palazzo con un armamentario anti NBC di tutto rispetto.
Mi metto a scrivere, telefono. Giunge Flaviano, mio collega e amico. Parliamo lavoriamo, beviamo un caffè ma stiamo comunque lontani un metro forse anche di più. Trovo un metro misuro sono 2,20 m.

Terzo giorno senza scuola

C’è di buono che sono arrivati finalmente i compiti! Dopo la colazione Giuliano fa un po’ di matematica. Con Ettore sfogliamo un libricino sugli uccelli. Il suo preferito è il kiwi, gli è sempre piaciuto forse per l’aspetto un po’ buffo. Provo a disegnarglielo, non sono bravissimo ma a lui piace, lo riconosce, ride. Siamo tutti allo stesso tavolo, Martina è in ufficio. Il fine settimana è passato quasi nella normalità. Fatta anche breve passeggiata a Villa Sciarra tutti e quattro. Ogni tanto leggo i giornali online e mi coglie un po’ di tristezza, le notizie non sono buone. Loro sono tranquilli studiano, giocano, tra un po’ mangeranno ma la loro vita sta per cambiare come quella di tutti noi. Anzi direi che è già cambiata, e non in meglio. Ho preparato brodo di pollo tra un po’ li faccio pranzare, vi lascio… buona fortuna a tutti e se potete state dove state, non partite e non uscite.

Secondo giorno senza scuola

Ieri è stato divertente, il primo giorno di qualunque cosa ha sempre un che di speciale di eccitante. Oggi Ettore e Giuliano stanno con la mamma, io vado in ufficio. E’ strano non doverli accompagnare a scuola, infatti sbaglio strada scendo dall’otto, semi vuoto posso sedermi, una fermata dopo come se dovessi andare a scuola di Giuliano. Giornata uggiosa, pioviccica Roma è bella comunque ma non ha quella sua spettacolare luce che ti dice “Ma davero’. Persone in giro ce ne sono ma non tantissime, trovo anche una comitiva di turisti li fotografo. Salgo in ufficio a piedi, l’ascensore mi sa di promiscuo e contagioso, non ha un gran senso ho appena preso un tram, però.. Comunque varco la porta qualche collega c’è, vado in bagno lavo le mani, anche se ho già usato il gel. Accendo il pc pulisco la scrivania, mi accorgo che nel mondo abbiamo superato i 100.000 casi. Prendo atto che il tempo sarà lungo e mi metto a lavorare. Scrivo telefono.

Primo giorno senza scuola

I bimbi, 2 e 8 anni, stanno con me. Perché da un po’ va così anche da papà, come direbbe un politico con il mojto e il post alimentare facile, si sta con i figli. Loro sono lì a tavola in cucina pronti per la colazione, il bagno, i denti e tutti i riti mattutini. Però dopo non andremo a scuola, quel luogo meraviglioso e terribile in cui siamo cresciuti e in cui abbiamo lasciato fiduciosi e preoccupati i nostri figli. Oggi non c’è e non ci sarà neanche domani. Dovremo inventare qualcosa da fare come in estate ma siamo ai primi di marzo. Per fortuna là fuori c’è Roma uno dei posti più belli del mondo pare che le autorità sanitarie incoraggino le attività all’aperto. Il Circo Massimo per esempio grande, verde, piano e quasi sempre semivuoto. Si potrebbe andare e vedere, come diceva un chirurgo canterino, l’effetto che fa. Che poi a pensarci bene ci sarebbe anche il Bio parco. Lo zaino è lì pieno di libri dove lo abbiamo lasciato ieri all’ingresso, ce ne occuperemo da domani, ora Circo Massimo e Roseto Comunale.

30-03-2020 | © Riproduzione riservata

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