Territorio, una parola da usare con cautela

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Ci sono parole che scuotono le coscienze, evocano miti, danno speranza. Ma spesso rischiano di essere un vuoto esercizio di stile se non sostenute da persone in carne e ossa. Una di queste parole magiche a cui faccio riferimento è territorio.

Basta sfogliare un quotidiano, ascoltare un telegiornale, leggere i vari blog che si occupano di politiche pubbliche e la parola “territorio” è costantemente pronunciata come un mantra quasi a giustificare le dichiarazioni dei politici di turno.
Il territorio appare come la concreta emanazione di idee, progetti, azioni nel settore pubblico.
Insomma, il territorio è il luogo dove le politiche impattano sulla realtà e dove quindi le idee diventano qualcosa di misurabile, vera, che si può toccare con mano una volta realizzata.
Ma il territorio bisogna conoscerlo, studiarlo, apprezzarlo per provare a migliorare quegli aspetti critici o non rispondenti alle esigenze delle comunità locali (altra parola magica).

Cittadinanzattiva Lazio, nel corso del 2019, insieme a tante associazioni di malati cronici e rari del Lazio, ha partecipato al percorso condotto dalla Regione Lazio nel settore della salute che ha portato a ottobre all’emanazione dell’Atto di indirizzo denominato Partecipazione Act, volto alla creazione di un percorso in cui le associazioni di malati cronici e rari siano parte attiva nella costruzione delle politiche sanitarie di questa Regione. Una sfida rilevantissima, che sosteniamo convintamente. E che però pone delle sfide ai diversi attori in campo.

Foto di Riccardo Romano diffusa via Flickr.com con licenza creative commons

La partecipazione non è un obiettivo in sé, ma nella misura in cui questa diventa la modalità attraverso la quale si concorre a determinare le politiche pubbliche nel rispetto dei ruoli, associando alla democrazia rappresentativa (le elezioni e le sue regole) anche altri elementi che, appunto, concorrono al miglioramento, al completamento e alla qualità stessa della democrazia e delle politiche pubbliche.
L’atto in questione riveste in prospettiva una potenzialità enorme dal punto di vista delle organizzazioni civiche. Lo spirito con la quale dovrà misurarsi è quella della creazione di un percorso e non quella, spesso utilizzata dal sistema partitico, di occupazione di posti.

Qui il fondamento culturale è la generosità delle associazioni di malati cronici e rari; la competenza che hanno sviluppato negli anni a causa dei problemi pratici, spesso difficilissimi da affrontare per vedere riconosciuto un diritto; la disponibilità a vedere il mondo con gli occhi di chi ogni giorno si misura con la realtà. E qui il territorio, interno come luogo fisico di concreta applicazione dei diritti sanciti in Costituzione si misura, si scontra e si confronta.
L’apertura della Regione Lazio è un passo dal quale non si tornerà più indietro.

Ma il percorso si dovrà fondare prima di tutto sui dati epidemiologici, di salute delle popolazioni del Lazio, sui reali bisogni e sulla complessità delle situazioni che hanno sostanziali differenze in quanto a mobilità territoriale, offerta di servizi, numero di personale sanitario dedicato e competente.
Tutto ciò nella pratica, prima che nella forma, avvia in modo sotterraneo ma potente, un processo di riforma della governance delle politiche sanitarie che coinvolgerà in modo definitivo l’attuale “sistema” delle aziende sanitarie locali.

Per questo che vediamo all’orizzonte una sfida, tra le tante, epocale che deve essere riconosciuta, compresa e affrontata: la riforma del sistema sanitario nazionale (e quindi regionale).
Tale sfida non potrà essere elusa o peggio frenata da burocrazie, potentati, interessi di parte. Come organizzazione civica faremo di tutto per aprire confronti, tenere dialoghi, scatenare risorse anche innovative. La partita che si sta per giocare non è semplicemente un essere o meno ai tavoli, è molto di più.

Foto di Jacques Lebleu diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

E qui bisognerà che tutti si adoperino per un supplemento di intelligenza collettiva, che miri a tenere ferma la barra verso l’obiettivo del bene salute come prioritario, imprescindibile e comunitario, dove si potranno concretamente misurare le azioni con il territorio coinvolgendo e non chiudendo, utilizzando la partecipazione attiva dei cittadini nei territori come leva del cambiamento, immaginando una modalità inclusiva di azione di governo nelle politiche pubbliche. Partendo dalla sanità e coinvolgendo in un processo lungo, questo si lungo, paziente e costante, anche altri settori strategici delle politiche pubbliche.

Fare salute significa attivare risorse, persone e territori in un’azione corale. Rischi e sfide sono enormi. Ma insieme e con questo spirito lo possiamo fare.

(Elio Rosati è il segretario di Cittadinanzattiva Lazio)

08-01-2020 | © Riproduzione riservata

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