Good morning Roooma!

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Il primo autografo che abbia mai chiesto in vita mia è stato quello di Luigi Guida, a fine anni Settanta. E una volta ottenuto, me lo sono incorniciato, come un quadretto. Chissà che fine ha fatto. Ora, ovviamente, vi chiederete: ma chi è Luigi Guida? È stato il primo conduttore di una radio libera (commerciale, più esattamente) di cui sono diventato fan, a 13 anni.  E in un libro appena uscito, “Quelli della radio”, Enzo Mauri racconta anche di lui – che in realtà si chiama Gino Moccia – e di Radio Capitale International, che trasmetteva da via dei Promontori, a Ostia.

Mauri è un esperto di radio commerciale, o meglio ancora una sua memoria storica, per il semplice motivo che ha iniziato a fare lo speaker da ragazzino, a 15 anni, come tanti altri in quel periodo. La mattina al liceo, il pomeriggio in radio, ad ascoltare e scegliere dischi, o a leggere e parlare di dischi. E le radio erano così tante e soprattutto sparse in giro per i quartieri che era facile conoscere personalmente una delle tante voci. Per questo mi ricordo anche gli esordi di Enzo, che conosco da quando entrambi frequentavamo le scuole medie.

Prima di Enzo Mauri – che è nom de plume, ma non svelerò la sua vera identità: dirò solo che le iniziali sono R.M. – mio cugino Antonello Piscolla si era lanciato quasi per caso in quell’avventura proprio insieme a Luigi Guida.

“Quelli della radio”, in un centinaio di pagine, racconta l’esordio delle radio commerciali soprattutto a Roma e Milano, intorno al 1975-76, a partire proprio dall’esperienza personale di ascoltatore delle nuove frequenze.

Foto di Mollybob diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

Prima dell’FM, a parte qualche trasmissione Rai interessante, c’era praticamente solo Radio Monte Carlo (che trasmetteva in AM), anche se i più grandi sentivano di notte, in onde corte, Radio Luxembourg. Poi però sono arrivate le radio libere, coprendo la fascia che inizialmente andava dagli 88 ai 104 mhz in modulazione di frequenza. Le radio di noi ragazzini dell’epoca.

“Una volta scoperte le radio libere, i miei orizzonti si ampliarono. Trascorrevo le ore dopo lo studio ascoltando tutte le emittenti possibili, quella cascata di musica e parole mi inebriò al punto che decisi di provare anch’io”, scrive Mauri, raccontando dei primi provini da solo a casa con la musica in sottofondo. Ma credo che fossimo in molti, in quel periodo, a giocare allo speaker (il termine deejay in realtà arrivò più tardi, e in teoria significa un’altra cosa). Ricordo ancora le cassette in casa realizzate con Enzo, Alberto, Marco e altri amici, con un registratore mono e senza neanche un microfono. L’idea era di produrre programmi musicali di mezz’ora da far girare tra gli amici. Una specie di podcast, insomma.

Solo che Enzo poi è passato davvero dall’altra parte del microfono. La prima volta è stato il 6 gennaio 1980, quando aveva da poco compiuto 15 anni, su Radio Antenna Libera, un’altra emittente di Ostia. Poi nel 1983 è passato a Radio Luna, uno dei primi network: non trasmetteva in diretta nazionale, ma col sistema delle registrazioni mandava in onda su tutte le radio associate i programma dei vari speaker.

Il libro è costruito un po’ come una trasmissione radiofonica, alterna il racconto alla citazione di canzoni famose nei vari anni, con tanto di refrain. “Quelli della radio” è in fondo una veloce carrellata di tante radio importanti – e ormai dimenticate – di quaranta o trent’anni fa, in compagnia di alcune delle voci più note (Barbara Marchand, Federico l’Olandese Volante, Marco Biondi, Francesco Acampora, Mario Tagliaferri e tanti altri). Molti sono gli episodi divertenti o comunque curiosi citati da Mauri e dai suoi ospiti, che raccontano una radio artigianale o addirittura casareccia, e di quella che oggi si chiamerebbe la “bolla delle emittenti”, un periodo in cui in tanti si lanciavano ad aprire radio con mezzi spesso scarsi e con l’idea anche di fare soldi con la pubblicità (era un canale completamente nuovo, come quello delle tv private, ma più abbordabile per gli inserzionisti) ma soprattutto, credo, di farsi un nome e di trasmettere quello che si voleva, soprattutto la musica che non si trovava in onda.

Gli studi di Radio FM-10: foto di Elsewhere Artist Collaborative diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

“Quelli della radio” ogni tanto trabocca di nostalgia, il che è normale, nell’epoca attuale dominata dalle catene nazionali, con le loro playlist bloccate, o da Youtube o ancora Spotify.  dove l’intermediazione del conduttore è ridotta ai minimi termini o non c’è più. Per quanto, è interessante l’esperimento di Apple, che insieme al servizio in streaming Music offre anche veri e propri canali radio in diretta globale. Ed è significativa, e si ricollega anche alla radio di un tempo, la via del podcast, che sta cominciando a montare pure in Italia. In fondo può essere anche quello un modo di condurre un programma e scoprire nuova musica, idee e personaggi, non sulle onde della radio ma attraverso la Rete.

Enzo Mauri, Quelli della radio, Book Sprint Edizioni, 14,90 euro, disponibile solo online su www.booksprintedizioni.it

07-01-2020 | © Riproduzione riservata

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