Sembra un paradiso anche Ostia Lido

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Qualcuno a Ostia Lido si è risentito per la hit dell’estate che alla spiaggia di Roma ha dedicato J-Ax, o forse a ferire è stata la parodia delle Coliche: ma gli ostiensi dovrebbero ringraziare del successo, e quelli che sono tornati a chiedere un Comune autonomo farebbero meglio a ripensarci.

Parlo da ex ostiense, anche se qualcuno dice che ostiensi si rimane per sempre. Ho  passato al Lido oltre metà della vita, da bambino ad adulto, e trascorso moltissime estati in spiaggia, dal lunedì al venerdì (il weekend era per i fastidiosi romani). Tutt’ora continuo ad andarci al mare, anche se a Ostia Centro e Castelfusano preferisco Castelporziano e Capocotta, perché non ci sono gli stabilimenti balneari. E, per quel che vale, ho anche scritto un breve saggio di storia contemporanea per una guida uscita qualche anno fa.

Chiedi alla polvere, foto di Auro diffusa con licenza creative commons su Flickr.com

 

Prima di tutto: fino a qualche settimana fa, parlare di Ostia significava parlare della famosa capocciata, degli Spada, della criminalità organizzata. Ostia è anche quello, come hanno accertato le inchieste della Procura, ma non è solo quello. Ora invece siamo tornati a discettare del ruolo turistico o meno del Lido, e mi pare un grandissimo passo avanti.

La canzone di Alessandro Aleotti, cioè J-Ax, è infatti un inno a Ostia, come ha spiegato lui stesso qualche settimana fa. Leggendo il testo della canzone, si capisce che è così: “Cosa importa se sognavi Puertorico? / Ma se restiamo insieme sembra un paradiso anche Ostia Lido”, dice il tormentone.

E qui bisogna intendersi. Ostia non è mai stata una grande meta turistica di per sé, un posto dove la gente viene in vacanza dal Paese e dall’estero: è sempre stata la spiaggia della Capitale, perché Roma ha il grande vantaggio di essere vicina al mare e non lontana dalle montagne e dalla neve.

È un litorale modesto, occorre dirlo. Non ha rocce, non ha panorami mozzafiato. Le dune e la vegetazione mediterranea che lo abbellivano all’inizio sono state in gran parte sacrificate per fare spazio agli stabilimenti e alla balneazione di massa. La qualità dell’acqua è migliorata negli ultimi 20 anni, grazie ai depuratori, ma non è il massimo. L’arenile si è via via ridotta per l’erosione, colpa soprattutto della cementificazione e anche del fatto che il Tevere porta molto meno materiale di prima, sottratto dalle varie dighe.

Ostia però ha chilometri di spiagge, tutte regolari e facilmente accessibili.

Moon in The Harbour, foto di Stefano diffusa con licenza creative commons su Flickr.com

Ostia – la Ostia attuale, non quella antica, che era il porto di Roma  – è stata costruita proprio a questo scopo all’inizio del ‘900, come cittadina balneare. Poi è stata trasformata in un quartiere popolare con i successivi piani regolatori degli anni 40 ed è diventata una residenza di pendolari verso Roma e verso l’aeroporto di Fiumicino, senza perdere la caratteristica di spiaggia. Una spiaggia mista, dalle architetture ricercate e dalla frequentazione molto popolare, quella dei famosi “fagottari”. A un certo punto il presunto scettro di “reginetta del Tirreno” le è stato tolto da Fregene, coi suoi ristoranti, le discoteche e le ville. Ma la fine di Tangentopoli ha segnato anche il declino di Fregene, e il ritorno in auge di Ostia, negli anni 90.

L’industria della balneazione ha sempre funzionato, nonostante le lacrime degli stabilimentari. Lo dimostra proprio la scelta della criminalità locale di inserirsi a un certo punto nella gestione delle spiagge, grazie anche a burocrati e politici corrotti.

Insomma, la forza di Ostia, anche e soprattutto per le sue spiagge, sta nel fatto di avere alle spalle la Capitale, una città con milioni di abitanti che vanno anche al mare (oltre ai turisti che visitano Roma e passano comunque per le spiagge, perché ce ne sono). Che è l’esatto contrario di quello che dicono i sostenitori di Ostia Comune, secondo i quali per il Lido, che per numero di abitanti potrebbe essere una città italiana di media grandezza, Roma sarebbe un peso.

Ostia dal mare, foto di Fabrizio Ulisse diffusa con licenza creative commons su Flickr.com

È chiaro che se Roma se la passa male, lo stesso avviene a Ostia, a maggior ragione per i 25 km di distanza dal centro. Ed è quello che sta succedendo in questi anni in particolare. Più che l’autonomia di Ostia da Roma, serve soprattutto che Roma sia governata bene. E potrebbe servire anche l’autonomia di tutta la città, quella sorta di Regione Capitale invocata tempo fa dall’ex vicesindaco di Roma Walter Tocci, uno che la città l’ha amministrata per anni, la conosce e la studia ancora.

Insomma, sono partito con J-Ax e ho finito per citare Tocci, chissà cosa penserebbero entrambi. Però l’idea è questa: Ostia Lido può inventarsi un futuro migliore, ma non può fare a meno di Roma. È come Barcelloneta con Barcellona: senza la capitale catalana, non avrebbe senso. E chi visita Barcellona va di sicuro anche a fare un salto o a farsi un bagno a Barcelloneta, che non ha un litorale indimenticabile, va detto, ma lo stesso è un posto che piace.

[La foto del titolo, di Riccardo Cuppini, è stata diffusa con licenza Creative Commons su Flickr.com]

03-07-2019 | © Riproduzione riservata

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