Referendum Atac, voto contro l’immobilismo

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Il 4 marzo scorso è stato uno shock per buona parte dei democratici e progressisti in tutta Italia. Forse lo è stato un po’ meno per noi romani che due anni prima avevano vissuto il risultato delle elezioni con la vittoria di Virginia Raggi. Quando un’intera città, in modo quasi perfettamente trasversale tra ceti sociali e simpatie politiche, ha infatti preferito affidare la propria vita quotidiana a chi non aveva alcuna esperienza piuttosto che nuovamente alla classe dirigente (di destra o di sinistra) che l’aveva amministrata fino ad allora.

A distanza di due anni l’incapacità della giunta a 5 stelle, la sua completa impreparazione a gestire la città più difficile e complessa d’Italia, è ormai evidente. La Sindaca Raggi addita colpevoli e agita fantomatici nemici del cambiamento, ma in due anni Roma è caduta ancora di più in uno stato inaccettabile, per se stessa e per il Paese. La situazione pregressa non può più essere un’attenuante, e coprire responsabilità politiche dell’attuale amministrazione che vanno denunciate con chiarezza.

Altrettanto evidente però è l’assenza di un’opposizione. Quella attuale, divenuta opposizione anche nel Paese, non riesce infatti a svolgere un ruolo, e quindi nemmeno a riconquistare le parti sociali che evidentemente ha perduto.

Ma non possiamo rassegnarci a questa situazione. Serve un segnale, un momento in cui riconnettersi con tutti i cittadini attraverso il coinvolgimento popolare, con una battaglia politica vicina alle persone che segni una nuova visione di Città, di “comune” e di “pubblico”.

Se lo vogliamo, questo momento esiste già, con un luogo e una data precisi: Roma, 11 Novembre, Referendum Atac. Fra poche settimane, due milioni di cittadini saranno chiamati a esprimersi sul futuro del trasporto pubblico romano, notoriamente indecente per una capitale europea. Sceglieranno se proseguire con l’affidamento fideistico a una municipalizzata irrecuperabile, che produce debiti miliardari invece che servizio pubblico, o se cambiare sistema e rafforzare l’efficacia del Comune nel suo ruolo di decisore sulla mobilità, liberandolo dalla produzione materiale del trasporto, che può essere serenamente affidata tramite gare.

David McKelvey, Metropolitana di Roma. Foto pubblicata su Flickr.com con licenza creative commons

Qualora dovesse vincere questa opzione, votando Sì al referendum, sarà possibile indicare una strada per rifondare il servizio pubblico a Roma: l’amministrazione potrà acquistare forza nella sua attività di programmazione, controllo e sanzione, senza la pressione di una società che, per posizione di rendita, ha indirizzato il Comune a scelte utili solo al suo tornaconto aziendale, in disprezzo degli utenti – che giustamente sono furiosi.
L’erogazione del trasporto sarà allora messa a gara a più operatori, di modo che l’amministrazione non sia più ricattata da un’unica grande azienda, e possa esercitare il ruolo di governo che le spetta.

Il riferimento che molto spesso i comitati del No fanno alla piccola porzione di servizio di trasporto pubblico già affidato ad una azienda privata è completamente fuorviante.  È stata infatti Atac a gestire la gara per l’affidamento a Roma TPL e finché Atac offrirà un trasporto così pessimo gli standard del servizio si adegueranno ad essa.
Inoltre è stata l’amministrazione comunale che ha prorogato il contratto a Roma TPL. Noi vogliamo che tutto il servizio venga affidato con una gara vera, aperta, europea, tra società pubbliche o private sotto il controllo del Comune.

Si tratta di una battaglia politica cruciale.
Nella capitale d’Italia, la mobilità è azzerata, e persino la sicurezza è messa a repentaglio. Con il referendum, i cittadini voteranno e diranno la loro. Sarà una scelta tra avere il coraggio di cambiare per tendere finalmente verso uno status di capitale europea o perseverare nell’involuzione ad area urbana marginale e premoderna; tra il proporre soluzioni e visioni non ideologiche ma precise a problemi sentiti dalle persone o indugiare nella pericolosa illusione del pubblico a prescindere: che nel concreto a Roma vuol dire continuare a proteggere interessi sostanzialmente privati e continuare a pescare in quell’enorme bacino elettorale, senza pensare al bene dei romani.

Simone Sapienza, segretario di Radicali Roma

[La foto del titolo, Man Atac, è di Carlos Felo ed è stata pubblicata su Flickr.com con licenza creative commons]

22-10-2018 | © Riproduzione riservata

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