Non sparate su Virginia Raggi

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Confesso che ho trovato molto divertente una delle ultime uscite della sindaca Virginia Raggi, quella sul “materiale post-consumo”, cioè la nuova definizione del Campidoglio per quella che tutti noi chiamiamo abitualmente “la monnezza”.
È uno dei tanti effetti del “cambiamento” in atto a Roma dalle elezioni comunali del 2016. Prima si chiamava monnezza, ora si chiama materiale post-consumo. Abbiamo risolto i problemi col materiale post-consumo? No. E il perché è semplice. È colpa delle amministrazioni precedenti. Però intanto abbiamo cambiato nome alla monnezza.
Gli esempi di questo tipo sono numerosi. Prendete le buche stradali. Non vengono ricoperte, o gli interventi sono lenti e limitati, però il Comune ha apposto dei cartelli sulle strade dissestate imponendo il limite di velocità di 30 km all’ora.

Ma sarebbe ingiusto prendersela con la sindaca. Sì, certo, dagli anni 90 il primo cittadino è eletto direttamente, dovrebbe metterci la faccia. Nel caso di Virginia Raggi, invece, lei ci mette soltanto la faccia. Non governa. Al massimo lancia slogan.
Il punto è che questa sindaca è stata soprattutto la personificazione di un’insoddisfazione, l’evocazione di una comunità collettiva, quella romana, che sa ciò che non vuole ma non ha idea di quel che vorrebbe.
Le elezioni del 2016 sono state una passeggiata, per il M5s, perché non esisteva un candidato da battere. Esattamente come due anni prima contro il sindaco Gianni Alemanno avrebbe vinto anche un palo della luce, perché quello di Alemanno era un evidente fallimento, e dunque vinse Ignazio Marino. A sua volta, Alemanno aveva vinto per l’insoddisfazione verso Veltroni e la ricandidatura di Rutelli.

Ora, è vero che molto spesso si vincono le elezioni più per il fallimento dell’uscente che per i meriti dello sfidante, ma il risultato è che le condizioni di vita a Roma sono nettamente peggiorate, come attestano i vari sondaggi realizzati dalla stessa Agenzia per la qualità dei servizi della Capitale.
Da oltre 10 anni Roma, più o meno in contemporanea con la crisi globale, perde pezzi e punti. E lo sta facendo con centrodestra, centrosinistra, M5s. Il che significa che c’è un problema maggiore.

Questo ovviamente non significa che Virginia Raggi, come i suoi predecessori, non abbia responsabilità e che gli elettori non stiano punendo lei e il M5s. Il voto nel municipio III e VIII, anche se con un’affluenza scarsa, lo dimostra. Come lo dimostrano il voto per le regionali e anche quello per le politiche, in cui Roma ha pesato in negativo nei consensi M5s.
Però, come dice qualcuno, quando pensi di essere arrivato al fondo, prendi una pala e comincia a scavare. Non so se la giunta M5s resterà in carica fino al 2021 o, anche a causa di eventi nazionali si scioglierà prima, ma il rischio è che il risultato delle prossime elezioni sia lo stesso: un voto indignato di protesta che però produce un risultato pessimo, un’amministrazione che lancia proclami ma che resta più o meno immobile e dà la colpa a chi c’era prima.

Il problema non è quello dei candidati, che si trovano sempre. Lo stesso M5s potrebbe essere tentato da Alessandro Di Battista, considerato l’antagonista di “movimento” di Luigi Di Maio, dato che Virginia Raggi ha già detto, tempo fa, che non si sarebbe ricandidata (per affetto sincero le auguriamo di mantenere fede alla parola). O potremmo ritrovarci una candidatura di Giorgia Meloni, sindaca de’ noantri. Il Pd potrebbe ripartire dallo sconfitto Roberto Giachetti o dal giovane sgomitante Luciano Nobili o magari da Roberto Morassut (se cambiassero i rapporti di forza nel partito). Ci ritroveremmo magari con il “patriocostituente” Stefano Fassina o con qualche esponente “gauchiste”, eccetera eccetera. Ma resteremmo comunque senza un progetto, un piano per una città che è sì la Capitale, il centro della cristianità, un gioiello archeologico, un ponte sul Mediterraneo ma prima di tutto un luogo dove abitano, lavorano, studiano alcuni milioni di persone.

Quindi il punto non è di tenerci stretta Virginia Raggi per i prossimi tre anni o quanti saranno. Ma è quello di pretendere dalle forze politiche che ci dicano in modo credibile come risolvere il problema del marciapiede rotto, dell’immondizia in giro, trovando insieme i soldi per aumentare il numero di asili nido aperti e di autobus in circolazione, mentre magari pensano a come ridurre l’impatto del cambiamento climatico su Roma.

18-09-2018 | © Riproduzione riservata

2 Comments

  1. In realtà tutti dicono di avere le soluzioni.
    In genere si dice che si reperiranno i soldi eliminando gli sprechi, la corruzione, che si riordinerà il patrimonio ecc. I 5s avevano anche detto che che avrebbero rinegoziato il debito con CDP, insomma avrebbero reperito le risorse e con quelle avrebbero governato puntando soprattutto sulla manutenzione “ordinaria”, evitando pericolose fughe in avanti nella straordinarietà (Olimpiadi, programmi emergenziali ecc.)
    In realtà ci stanno provando ma si scontrano con il problema dei problemi:
    la mostruosa complessità della macchina comunale, vigili compresi.
    E sono caduti nel tranello delle società partecipate, Risorse per Roma-Roma Metropolitane – Agenzia Servizi per la Mobilità. La politica, ritenendo troppo complicato rimettere a posto la macchina comunale, vorrebbe agire attraverso l’attivazione di queste società (operative) direttamente. Si creano cortocircuiti ovunque e tutto si blocca.

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