Tor San Michele, bellezza e degrado a Ostia

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Per decenni, Tor San Michele è stato un simbolo di Ostia – raffigurata nelle foto, menzionata dai libri, nominata nella toponomastica – pur restando rigorosamente chiusa ai visitatori. Ma domenica 28 maggio, per la prima volta, il forte che sarebbe stato progettato da Michelangelo ha aperto i suoi battenti a tutti.

Per me, che l’ho sempre vista da lontano, circondata da una distesa di case e baracche, terreni brulli e mucchi d’immondizia, è stata un’emozione.

In realtà la torre ottagonale, che risale alla fine del Cinquecento (all’epoca era sulla spiaggia, oggi dista alcune centinaia di metri dall’acqua), non ha rivelato alcun tesoro: è una bella costruzione, ma spoglia al suo interno, bisognosa anche di qualche riparazione. Nel corso dei secoli ha svolto diverse funzioni, ha ospitato perfino i contadini che lavoravano i campi degli Aldobrandini. Oggi è affidata a una onlus locale che la gestisce con buona volontà. Ma può bastare, la buona volontà, a trovare i fondi necessari a restaurare e gestire un bene storico così importante per il territorio?

Tor San Michele è un emblema di Ostia com’è: una gemma preziosa semi-nascosta nel degrado urbanistico. Molto più bella e interessante da guardare da vicino rispetto al panorama che offre se si salgono le scalinate fino ad arrivare in cima.

Per arrivarci, infatti, bisogna percorrere via dell’Idroscalo, dopo aver fatto lo slalom tra una serie di strade bloccate, perché il suolo, intorno a via Costanza Casana, sta sprofondando in più punti. La via si restringe sempre più, stretta da capannoni e altri edifici, e sulla sinistra appare la torre, inserita in un lotto difeso da una cancellata.

E dalla torre che si vede? Il porto, sequestrato e ora commissariato, l’oasi naturalistica gestita dalla Lipu (che senza il porto non sarebbe probabilmente nata), un sacco di palazzine, scorci del porto (abusivo) sul Tevere e delle case popolari dell’Isola Sacra, qui e lì terreno sparsi, qualche baracca.  Insomma, non un gran bel vedere.

Ma è obbligatorio che sia così? È obbligatorio cioè essere abituati al brutto (e spesso al fatto che il brutto, come nel caso dell’Idroscalo, è anche degradato e pericoloso, perché esposto all’erosione marina e ai disastri meteorologici)? O ci dobbiamo accontentare al massimo di vedere un giorno qualche pullman di turisti che riesce fortunosamente a giungere fino alla Torre, scarica le persone per mezz’ora e poi riparte alzando la polvere?

 

[La foto della Torre è tratta dal sito del Touring Club Italiano]

29-05-2017 | © Riproduzione riservata

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