Roma, c’è bellezza anche nella decadenza

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Scambiereste una città sporca, incasinata e, ammettiamolo, decadente, come Roma con una metropoli dinamica, efficiente e ben servita come Milano? Io no, per quanto mi sia riconciliato, dopo decenni di pregiudizio, con il capoluogo lombardo e i suoi abitanti.

Me lo chiedevo sere fa scendendo in scooter dal Pincio verso piazza del Popolo, dopo un sacco di tempo che non passavo di lì, tra lampioni spenti e passanti, credo turisti, pericolosamente disposti lungo la strada.

Lo stato di decadenza della Capitale può aggravarsi? Certo che sì. A pensarci bene, dura almeno dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, vale a dire quasi 1.600 anni fa.

Poi è nato il mito della Seconda Roma, Costantinopoli; e quello della Terza Roma, Mosca. Il Risorgimento ha immaginato di riportare Roma all’antico splendore (come se la città dei Papi fosse una fastidiosa parentesi) ma non ci ha quasi neanche provato. Poi è stata la volta del fascismo, col suo mix di retorica e modernismo che ha partorito l’inutile Eur, l’Expo de’ noantri, mai partito a causa della guerra.

Di tanto in tanto c’è stata qualche fioritura, più o meno lunga, più o meno importante. Con l’Italia Unita, appunto, e i nuovi grandi quartieri. Con le Olimpiadi del 1960. Con la giunta Rutelli nel 1993, che ha riportato un po’ di architettura nuova a Roma.

Ora siamo di nuovo in un periodo di oscurità, si direbbe. Però, personalmente, riesco ad apprezzare anche la Roma delle strade sconnesse e illuminate male, dei vecchi palazzi con le facciate attraversate da qualche crepa e cavi delle antenne tv, delle scalinate abbandonate, dei prati incolti. Poi certo, come tutti mi arrabbio quando piove e le vie si allagano, quando salta la corsa del bus, quando i sacchetti di immondizia si accumulano e iniziano a puzzare.

Eppure, mi dico, tutto questo ha un certo fascino. Come a Napoli, come a Palermo, come a Venezia. Città antiche, belle e in decadenza, nonostante gli sforzi delle varie amministrazioni di riportarle allo splendore, di modernizzarle, di salvarle. Perché in decadenza? Perché erano capitali, città potenti, città simbolo. Oggi sono luoghi di un passato che sbiadisce, e che secondo me dovremmo lasciar sbiadire.

Vent’anni fa, Walter Tocci, che allora era vice sindaco ma che è sempre stato un intellettuale oltre che un politico, profetizzava una nuova età oscura, di perdita d’importanza per Roma nonostante le speranze degli anni 90, perché si erano esauriti i canali fondamentali della ricchezza romana, la rendita fondiaria e il trasferimento della spesa pubblica. E spiegava che non sarebbero servite nuove infrastrutture a costruire una nuova Roma – una città internazionale solo in una dimensione ormai retorica – ma che occorreva invece un’altra idea di città, in un’Europa in cui a competere sono le metropoli .

Insomma, o abbandoniamo questa idea di far rinascere una Capitale che non c’è più, oppure godiamoci la bellezza stupefacente che questa città irradia anche mentre, molto lentamente, si spegne.

[La foto del titolo, Art, è di Riccardo Cuppini, ed è stata diffusa il 24 ottobre 2016 con licenza Creative Commons]

29-11-2016 | © Riproduzione riservata

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