Vivere a Roma? Fa curriculum

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Io sono di Napoli e il mio primo impatto con Roma (prima di trasferirmici nel 2003) lo ho avuto da adolescente. Nel mio quartiere abitava un tale Rosario che, finito il liceo, aveva fatto armi e bagagli e se n’era andato a vivere a Roma. Quando nel rione la gente chiedeva “Che fa Rosario?”, qualcun altro rispondeva semplicemente “Sta a Roma”. Lui stesso, quando tornava a Napoli e qualcuno gli domandava con curiosità “Ma tu che cosa fai?”, rispondeva “Sto a Roma”, come se stare a Roma fosse un’occupazione in sé.

Ci sarebbero voluti anni e mi sarei dovuto trasferire io stesso per capire che aveva ragione Rosario: stare a Roma è un lavoro a tempo pieno. Per lo sforzo che ti richiede ogni giorno per riuscire a viverci, ma anche perché ti elargisce continuamente angoli di bellezza come un’inesauribile cornucopia. Perché muoverti per la città spesso diventa una fatica di Sisifo. Ma anche perché a volte, fermo in mezzo al traffico, ti rendi improvvisamente conto che a pochi passi da te c’è una meravigliosa fontana barocca che non avevi mai notato.

Perché, al di fuori del salotto del centro storico ad uso dei turisti, il resto è sempre più sommerso da sporcizia e degrado. Ma anche perché la persona più spiantata ed abbrutita può varcare, in un pomeriggio qualsiasi, la soglia di una chiesa e trovarsi faccia a faccia con un quadro di Caravaggio o una statua di Michelangelo come se fosse la cosa più naturale del mondo. Perché dappertutto aleggia un’insofferenza diffusa e un’aggressività tale che al confronto i gladiatori sembravano più dediti al pilates. Ma anche perché, in qualsiasi posto capiti (pub, pizzeria, supermercato, metropolitana, laboratorio di analisi), se hai voglia, puoi attaccare bottone con chiunque, senza passare per pazzo.

Roma dovrebbe essere messa come primo punto in ogni curriculum vitae. Esperienze precedenti: tredici anni di residenza a Roma. Altro che ottima conoscenza dell’inglese e buone capacità di lavorare in team.

02-11-2016 | © Riproduzione riservata

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