Sagunto brucia e Roma non è da meno

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Senza se e senza ma, e chi ne capisce di storia mi appoggerà in pieno, dato che asserisco che sto pure dalla parte di Nerone, il quale non ha bruciato la Capitale dell’Impero senza alcun criterio, ma ha bonificato con le fiamme alcune zone che ormai avevano raggiunto, pur per i tempi di allora, il concetto dell’irrecuperabilità territoriale e del degrado sociale.

Lo scenario ormai è ben definito: i gommisti che per evitare i costi degli smaltimenti danno loro i copertoni da bruciare. Gli addetti Ama che si trovano il lavoro bello e fatto. I cittadini incivili che ammucchiano la mondezza e se ne fottono. Gli architetti ROM che con la creazione delle loro baraccopoli, hanno fatto diventare quelle pseudo abitazioni veri e propri cardini dell’industria della filiera del riciclaggio dei metalli.

Ecco perchè sto con gli zingari. Ai quali auguro buon lavoro, essendo ormai nettamente favoriti – come egemonia e come monopolio – sul resto delle istituzioni pubbliche, di essere gli unici capaci di rimettere in piedi una città allo sbando, avendo le competenze tecniche necessarie per spargere diossina a 360 gradi e provocare proprio quello che Nerone aveva in mente: azzerare le periferie, stremarle prima e poi distruggerle, subito direttamente con il fuoco e gli incendi, dopo e indirettamente con i tumori e gli avvelenamenti.
Insomma, mentre Sagunto brucia, e che diamine, anche Roma mica è da meno!

19-01-2016 | © Riproduzione riservata