Queste Olimpiadi non s’hanno da fare

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Vogliamo le Olimpiadi a Roma nel 2024? Non è facile rispondere: chiunque si sia fin qui esercitato sull’argomento, rispondendo in un modo o in un altro, ha fornito motivazioni abbastanza solide a sostegno della propria opinione. Ed anche tra le posizioni concordanti è possibile individuare molteplici sfumature differenti, perché non tutti quanti vogliono le Olimpiadi a Roma per lo stesso motivo, così come non tutti quelli che sconsigliano di intraprendere l’avventura lo fanno adducendo la stessa motivazione.

La voglia di ospitare i giochi olimpici non manca a nessuno, intendiamoci, e non si può certo valutare negativamente l’intenzione di volerlo fare nel migliore dei modi. I conti con la realtà però sono come al solito impietosi e da più parti vengono sventolati a dimostrare che purtroppo i numeri non tornano.
Non si tratta di atavica sfiducia – per quanto sarebbe abbondantemente giustificata – per le nostre capacità di organizzare e gestire l’evento in modo funzionale e produttivo: i dati dimostrano piuttosto che ovunque tali iniziative sono state prese i conti economici sono esplosi restituendo passivi enormi ed opere inutili. Gli esempi non mancano e forse la Grecia è la dimostrazione più lampante.

Gli olimposcettici, chiamiamoli così, non sono comunque solo romani. Sono diverse infatti le città che erano in corsa per contendere a Roma l’organizzazione dell’edizione del 2024 dei giochi e che si sono poi ritirate sotto la pressione delle critiche o addirittura in seguito ai risultati di referendum consultivi appositamente indetti e svolti. E’ accaduto ad Amburgo, dove i cittadini hanno votato contro la candidatura, ed è successo anche a Boston che ha ritirato la candidatura per il 2024 in seguito alle pressioni del movimento “No Boston Olympics”.
E a quanto pare potrebbe accadere anche a Roma, dove ai radicali non deve esser parso vero di potersi lanciare in una nuova campagna referendaria e nella relativa raccolta firme.

07-01-2016 | © Riproduzione riservata